Charlie Hebdo, ovvero la caricatura della libertà

Prima del famigerato attacco alla loro redazione, dei vignettisti di Charlie Hebdo e del loro giornaletto satirico grondante perversione (da segnalare un’ossessione particolare per la sodomia e le feci) si sapeva poco o nulla; personalmente l’unica cosa che ricordo a tal riguardo, prima dei fatti del gennaio 2015 appunto, è di un Borghezio che distribuiva copie della rivista presso il Parlamento europeo, rivendicando la libertà d’espressione contro l’islam, nel settembre del 2012. Ed è forse per questa nomea islamofoba che, superficialmente, il giornaletto in questione riscosse qualche simpatia agli inizi presso ambienti piuttosto grezzi e pressapochisti come quelli della Lega Nord. Del resto ci ricordiamo tutti del Calderoli con la maglietta anti-Maometto, un decennio fa.

E così fu dopo l’assalto terroristico alla redazione parigina di Charlie, quando milioni e milioni di Europei (e di Italiani) si schierarono compatti dalla parte della satira e della libertà proclamando di essere essi stessi Charlie per settimane e settimane, sull’onda dell’emotività. Francamente, né io né soprattutto questo sito di controinformazione eretica da cui scrivo, così come ogni altro vero identitario assennato, ci dichiarammo Charlie perché pur condannando, naturalmente, la violenza e il fanatismo di immigrati islamici blanditi dalla Republique mediante integrazione non potremmo certo stare dalla parte di un genere di satira che nascondendosi dietro la libertà d’espressione e il pensiero radical e sinistrorso si permette di dileggiare pesantemente tutto e tutti, lasciando però intravvedere una filigrana dalla matrice ben precisa: il relativismo libertario.

Sarebbe del resto come schierarsi dalla parte di Vauro e compagnia, o della Guzzanti, di Ascanio Celestini, di Staino, Zerocalcare cioè di tutti quelli che ripropongono in salsa italica alcune disgustose uscite di Charlie Hebdo (al netto ovviamente di islamofobia e intolleranza circa i diversi, da bravi paraculi), a beneficio di una ben precisa componente politica che è quella della sinistra europeista berlingueriana.

La paradossale fortuna in termini di fama del giornaletto satirico francese, dunque, sta nell’attentato alla sua redazione nel gennaio del 2015, che fece una dozzina di morti tra cui il direttore e disegnatore di CH e quattro vignettisti; non fosse stato per questa mattanza si continuerebbe a sapere poco o nulla di esso, cosicché anche l’orripilante vignetta anti-italiana di questi giorni sarebbe passata quasi inosservata, sebbene nell’era dei social tutto diventi ipertrofico, anche la baggianata più insignificante.

Lo scarabocchio in questione lo abbiamo tutti presente: sfottendo l’Italia pel tragico terremoto di Amatrice e dintorni, raffigura due Italiani superstiti malconci e ricoperti di sangue e un mucchio di cadaveri stritolati dalle macerie stratificate presentandoli a mo’ di ributtante menu all’italiana: penne al sugo, penne gratinate e lasagne. Ora, mettendo da parte lo stucchevole qualunquismo stereotipico in stile pizza-pasta-spaghetti-pomodoro ecc., così come le lasagne, piatto emiliano, accostate ad uno scenario centro-italiano e le penne gratinate che possono esistere solo nella testa di uno che ti mangia la pizza bevendo un cappuccino, dove starebbe l’arguzia della satira intelligente che irride e ridicolizza i potenti? Come già qualcuno in questi giorni ha ricordato, la satira è prendere di mira impietosamente gli intoccabili, i poteri forti, i ricchi inducendo alla riflessione catartica chi vi assiste, veicolando così messaggi importanti che sappiano arrivare al cervello delle persone e al cuore delle problematiche prese in considerazione. Voi forse vedete qualcosa di simile nella vignetta di cui parlo? Io, onestamente, vi vedo solo un’orgia di volgarità squallida e senza costrutto, una sorta di vomitevole pornografia che accosta le straziate carni umane dei terremotati ad un’imbandigione di sciacalli alquanto kitsch. Perché poi, signori, il vignettista francese irride e ridicolizza gli ultimi, i morti addirittura, degli innocenti periti sotto le macerie di quelle che dovrebbero essere le loro oasi di pace e serenità famigliare.

Per correggere maldestramente il tiro, un’altra vignettista di Charlie ha completato l’opera di demenziale italofobia da quattro soldi tirando fuori la mafia che costruisce case distrutte dal sisma. Certo, la famosa mafia della Sabina, del Piceno e dell’Umbria, che addirittura viaggia nel tempo erigendo costruzioni secolari. Cari amici, questa non è satira, è solo becerume che qualsiasi reietto sarebbe capace di produrre e che potrebbe portare ad una miriade di disegnini anti-francesi tirando in ballo le varie pecche stereotipiche d’Oltralpe. Non c’è arguzia, non c’è originalità, non c’è un costrutto e un filo logico, soprattutto non c’è lo scopo primario della satira che è appunto quello di castigare de-ridendo perché nemmeno si prendono di mira i primari destinatari dell’irrisione che sono i forti. Qui si maramaldeggia indecentemente su dei poveri disgraziati colpiti da una terribile tragedia, gente che merita rispetto, compassione e soprattutto aiuto e non lo sciocco sciacallaggio di chi vive in un Paese come la Francia che di pericoli sismici ne corre ben pochi.

L’indignazione quasi unanime dell’Italia per le squallide vignette prese in considerazione dimostra che il nostro Paese non è castrato, passivo, libertario, cinico e relativista; ci sono però anche diversi soggetti esterofili e progressisti che difendono Charlie Hebdo anche in questa circostanza, santificando la libertà d’espressione e la satira libera da qualsivoglia legaccio e restrizione. A parte il fatto, comunque, che un conto è offendere una religione e i suoi profeti e un altro la memoria di 294 vittime innocenti (tra cui diversi bambini) e i loro congiunti rimasti in uno scenario di rovine e devastazione, fateci caso: i “mentalmente aperti” che confermano la loro solidarietà a CH infischiandosene dell’Italia e degli Italiani e tessendo le lodi della libertà d’espressione sono però gli stessi che difendono a spada tratta i reati d’opinione, di vilipendio, di negazionismo (cosiddetto), ossia tutto quell’apparato di leggi ideologiche tese a stroncare il dissenso e la ribellione al pensiero unico eretto a dogma intoccabile, feticcio di stato, dimostrando ancora una volta come chi si crede “spirito libero” sia in realtà un povero schiavo idiota del regime mondialista e dei suoi tabù, un mentecatto utilissimo pel sistema che si straccia le vesti per la libertà d’esprimersi solo quando questa riguardi i suoi eroi progressisti, liberali, libertini, antifascisti, relativisti e via dicendo.

Guai a rappresentare secondo stereotipi nazisti gli Ebrei o gli Zingari, e poco importa se a venir dipinti in quel modo sono invece i propri connazionali: nasuti, irsuti, scuri, brutti, ecco come la genialità dei fratellini transalpini di Vauro ritrae gli Italiani. E mi scappa una risata se penso a quanto poco francese sia la fisionomia dell’attuale Francia multirazziale. Badassero agli affari loro, che sarebbe meglio per tutti.

La vera libertà non è fare quel che si vuole ma fare il bene dei propri simili affinché la comunità sia per davvero libera e sana; libertà non è libertinaggio così come il giacobinismo delle origini non ha nulla a che vedere con la distorsione dei suoi valori operata dopo Robespierre e allargata all’ecumene (stesso discorso si potrebbe fare tra marxismo ed euro-comunismo). Charlie Hebdo sforna le sue idiozie spacciate per satira brillante e costruttiva? E allora non reagisca piccato con patetiche contro-vignette di riparazione (dopo aver capito di averla fatta fuori dal vaso) se solleva ondate di sdegno in chi è vittima della situazione vigliaccamente derisa. Io non posso difendere soggetti del genere, che insultano pesantemente e vilmente occultandosi dietro al paravento satirico e questo perché o si restringe la libertà d’espressione di tutti o si dà il diritto a tutti di esprimersi liberamente, senza il rischio di ritrovarsi l’indomani in tribunale o direttamente in galera come sovente accade ad esponenti della nostra cosiddetta “area”, perché a parer della magistratura euro-italiana si dicono cose che non si devono dire riguardo i veri intoccabili di cui parlavo sopra.

D’altronde, se sei Charlie puoi dire quel che vuoi e come vuoi perché innocuo impastatore di feci anarcoide che non turba certo il sonno delle lobby (vi consiglio di dare un occhio all’Affaire Siné), ma se sei un lepeniano, un “fascio-leghista” o un “nazista” la tua libertà d’espressione si va a schiantare contro il totem dell’antifascismo, innalzato da chi vincendo una guerra ha deciso cosa è giusto e lecito e cosa non lo è, a dimostrazione di come per sapere chi comanda davvero ci si debba chiedere chi non si può criticare. Ed è per questo che la vera libertà è bandita, mentre la sua triste caricatura alla Charlie Hebdo è ampiamente sdoganata e difesa lancia in resta da ogni semicolto di sinistra o liberale, spacciata per satira e santificata con la cascata di hashtag divenuti emblema della mediocrità social, ma non certo socialista, di chi è servo del pensiero unico massificatore, pur credendosi detentore della verità assoluta.

Ave Italia!

Charlie Hebdo, ovvero la caricatura della libertà

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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