L’Italia, straordinario laboratorio di Civiltà

L’Italia, al di là delle entità statuali che dicono di rappresentarla e che non sono certo la Nazione, è da millenni uno straordinario laboratorio di idee, di cultura, di civiltà, di sviluppo e progresso (veri), di ricchezza etno-identitaria grazie alla peculiare storicità del nostro Paese: gli svariati contributi di diversi popoli, non in senso “meticcio” ma etno-regionale, costituiscono l’insostituibile forza dell’Italia che la rende unica in Europa e nel mondo. Un vero e proprio faro di civiltà eretto sotto il segno di Roma.

Malgrado spesso, noi Italiani, ci si diletti nella masochistica arte dello sputarsi addosso (operazione di una certa difficoltà, anche alla luce della propria storia) prestando attenzione alle sole magagne che provengono in massima parte dalla strutturazione politico-amministrativa e fiscale della Repubblica, a testimoniare la nostra fortuna stanno le gelosie, le invidie, il disprezzo di chi compra e il piccato sussiego di chi farebbe immediatamente cambio tra casa sua e la nostra e naturalmente, soprattutto, l’immensa ammirazione di cui il Paese – al di là del suo stato – può godere. Sarebbe davvero il caso di sottolineare gli aspetti positivi dell’Italia, che sono la maggioranza, invece che continuare a soffermarsi su quelli negativi come ottusi piagnoni senza speranza.

L’Italia, certamente, non è una realtà omogenea: per motivi storici, geografici, ambientali, etnici, linguistici, culturali da Nord a Sud ma anche da Ovest ad Est abbiamo un quadro variegato, dove un Nord sub-continentale parte della Romània occidentale e caratterizzato da una certa mentalità tesa all’imprenditoria e alle autonomie si contrappone ad un Centro-Sud squisitamente mediterraneo e italo-romanzo con una grande tradizione monarchica e accentratrice. La Toscana, italo-romanza e mediterranea, si stacca però dal Centro-Sud per via della storia comunale, mentre il Centro puro orbitante attorno a Roma porta seco la pesante tradizione papale dello Stato della Chiesa. E poi ci sono differenze interne anche in questi territori come il Nord-Ovest lombardo e il Nord-Est veneto, o il Sud estremo grecizzato rispetto al Sud continentale italico, con la Sardegna per conto suo.

Queste sono le diversità che ben conosciamo e che sovente divengono oggetto di polemiche politiche e banalizzazioni da osteria ben poco utili al Nord come al Sud o a Roma. Si aggiunga pure l’influsso transalpino sul Nord e quello sudorientale ellenico sul Mezzogiorno, ma sono influssi appunto, non l’identità maggioritaria delle nostre genti. Ma perché invece, assieme alla giustificata esaltazione delle proprie peculiarità etno-regionali, non mettiamo l’accento anche su ciò che ci unisce e ci rende coesi, da millenni? Non è una contraddizione, sapete, perché le identità vanno integrate non cancellate o odiate, vanno armonizzate in un quadro politico federale che non butti via il bambino con l’acqua sporca e che eviti così anche di appiattire tutto su un centralismo statolatrico che sta facendo danni dal secondo dopoguerra. Anche perché non si tratta nemmeno di qualcosa di autonomo ma di un pezzo del catastrofico Occidente euro-americano schiavizzato dalla NATO.

Come esiste una Iberia celto-romanza, una Gallia celto-franca, una Germania unita da popoli germanici così abbiamo un’Italia unita dagli Italici e dalla romanità che ha eletto la nostra Terra a sua patria prediletta. Gli Italici unirono Nord e Sud, dai Venetici fino ai Siculi passando per il gruppo latino-falisco e quello osco-umbro, e interessarono anche il Nord con la civiltà protovillanoviana e umbro-ligure, per non dimenticare come i Liguri medesimi, stando alle ricerche moderne, siano stati un popolo a metà strada tra Celti e Italici (un tempo parte della stessa macro-famiglia ariana centro-europea). Lo strato iniziale ligure peraltro, che sarebbe quello paleo-mediterraneo, accomuna ai Liguri-Euganei del Nord Corsi, Sardi antichi, Elimi e Sicani, Rutuli e strato autoctono etrusco dell’Italia centrale. Radici profonde e condivise corroborate dall’azione di Roma, con deduzione di colonie, nonostante la celtizzazione a settentrione e la grecizzazione a meridione (fenomeni più culturali che etnici, tuttavia) e con una intensa romanizzazione e latinizzazione che fuor d’Italia non ha di certo paragoni.

E l’Alto Medioevo, dopo il dissolvimento dell’Impero romano d’Occidente, contribuisce a rinsaldare il legame tra genti romaniche d’Italia prima coi Goti di Teodorico e poi soprattutto coi Longobardi diffusi in tutta la Penisola e giunti al proprio apogeo politico e socioculturale italiano con Liutprando. L’unità politica sfumò per colpa dei maneggi sotterranei tra il nemico papale e i Franchi e prima ancora naturalmente per via dei rimasugli bizantini in alcune risicate aree del Paese. Quell’Italia però era divenuta guida dell’Occidente “barbarico” segno che l’azione germanica non fu sciagurata, alla lunga, ma anzi si rivelò fondamentale per riorganizzare il nostro Paese dopo il crollo di Roma.

Per quanto vi siano ovvie differenze tra i vari areali etno-culturali del Belpaese, anche la modernità è erede di fenomeni di coesione quali il consesso imperiale romano-germanico, Comuni e Signorie, Umanesimo, Rinascimento, Lega Italica, diffusione del volgare fiorentino come lingua nazionale e mettiamoci pure (ahinoi) il cattolicesimo romano e la sua cultura, anche controriformistica. Successivamente la diffusione delle idee giacobine prima e il Risorgimento poi portarono alla rinnovata unità politica italica secoli dopo i tentativi longobardi e quasi due millenni dopo Augusto. Lasciando perdere la monarchia sabauda, bisogna ricordare l’epopea fascista sfociata nella RSI restituendo dignità al Fascismo e alla sua originalità che funsero da laboratorio inedito di italianità per tutta la Nazione. Fascismo oggi vituperato o del tutto dimenticato, liquidato come sciagura o addirittura “male assoluto” persino da squallidi figuri che con esso hanno costruito la propria carriera politica.

Fu un laboratorio di idee e progetti in parte messi in atto, stroncati violentemente dalla terroristica azione dei “liberatori” angloamericani che lasciarono dietro di sé una lunghissima scia di sangue, in Italia e in Germania, mediante indiscriminati e criminali bombardamenti, con la collaborazione dei traditori anti-italiani; l’eredità che la Repubblica sociale ci ha lasciato è quella, oggi più che mai inestimabile, del socialismo declinato a livello nazionale e non internazionale, con l’accento sul patriottismo italiano e la necessità del recupero di tutti i positivi fattori di coesione tra genti italiche. A questo andrebbe aggiunto il mio più sentito auspicio di un progetto etno-federale che scavalchi le diatribe statali per unire a livello comunitario il nostro Popolo.

Come e prima ancora del Fascismo, l’Italia è da millenni un laboratorio formidabile di cultura, anche etnica, che plasma la Nazione conferendogli l’aspetto caratteristico di unicum europeo a cui tutti, per un motivo o per l’altro, guardano. Proprio da questa sua natura particolare dobbiamo trarre la soluzione alle nostre magagne nazionali e globali, per uscirne più forti che mai difendendo il buon nome di Roma e della Patria. Serve la collaborazione e l’unità di tutte le genti d’Italia, senza più inutili campanilismi o separatismi da burletta che fanno ridere il forestiero e portano ad una dispersione totale di energie che andrebbero impiegate sì per salvaguardare le particolarità locali ma anche per irrobustire lo spirito d’appartenenza italiano oggi vieppiù fiaccato da disfattismi di ogni genere.

L’Italia si salva e diventa grande solo col socialismo nazionale arricchito dal federalismo etnico e con un salutare affrancamento dalle nebbie dell’oblio della nostra inestimabile eredità italico-romana, e questo indipendentemente dal suo attuale stato che come sappiamo di italiano ha sempre meno. Ma per farlo non basta limitarsi all’arte, alla cultura, al cibo, al paesaggio, al turismo, ai soliti stereotipi, cioè, da cartolina: occorre farsi militi del più genuino dei patriottismi etnici nel solco della rivoluzione identitaria, al netto di tutte le inflazioni da italietta caricaturale schiava di certi atavici difetti che continuano a mantenerla ancor oggi succube di potentati stranieri e mondialisti la cui benzina è l’odio per le nazioni.

Ave Italia!

L’Italia, straordinario laboratorio di Civiltà

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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