La sacra memoria dei confini

Da un anno ormai le vicende migratorie di genti levantine che irrompono in Europa fuggendo da Siria e dintorni tengono banco mettendo in mostra le ridicolaggini dei mentalmente aperti liberal-democratici, impegnati nelle diuturne olimpiadi della fesseria politicamente corretta. I maggiori strali di questi poverini si concentrano sulla demonizzazione di confini, barriere, frontiere, muri, fili spinati e considerando che molti di questi personaggi sono degli egoistici ed individualistici borghesucci fa alquanto tenerezza: i predicozzi vomitati dall’alto di eburnee torri all’indirizzo del popolo vanno rispediti al mittente a suon di fragorose pernacchie.

A parte il fatto che moltissimi di quelli che scappano sono giovani e uomini abili al combattimento che non fanno certo un favore alla propria patria lasciandola in balia del terrorismo del Califfato, così come del resto tra di essi si possono nascondere benissimo veri e propri proseliti dello Stato islamico pronti a fare attentati in Europa, va sempre ribadito a chiare lettere che chi stimola, istiga, incoraggia, approva, giustifica e accoglie le migrazioni di massa non lo fa per filantropia ma per il proprio miserabile tornaconto, sia che si tratti di un prete sia che si tratti di un politico o un industriale. Lorsignori vogliono fare i samaritani col sedere e il portafoglio degli altri e auspicano movimenti migratori di massa per poter sfruttare per i motivi più svariati gli allogeni a scapito degli indigeni. Le loro patetiche e ridicole tiritere le conosciamo benissimo: fanno i lavori che non vogliamo più fare, noi non facciamo più figli, sono risorse, ci pagano le pensioni, sono ricchezza culturale e via delirando, obbedendo in questi isterici riti alle consuete baggianate prive di fondamento della demagogia alla boldrinesca.

Queste esternazioni sono fuffa allo stato puro: gli immigrati non portano alcun guadagno alla gente comune, casomai ai ricchi e ai borghesi, o ai preti, perché anzi vengono proprio usati per speculare ai danni del popolo, vengono sfruttati indegnamente nello schiavismo delle nuove frontiere del neocolonialismo per silurare in un colpo solo i vecchi, esigenti, costosi lavoratori autoctoni. Gli stati abbandonano i nativi a loro stessi dedicandosi ampiamente ai moderni “europei” in nome di meschini pretesti umanitaristici. In verità se volessimo davvero aiutare i popoli del terzo mondo dovremmo promuoverne l’autodeterminazione a casa loro, senza indurli ad emigrare per morire nel Mediterraneo o venire in Europa ad alimentare il disordine e la disintegrazione auspicati dal sistema mondialista, perché solo tutelando la sovranità delle nazioni e il naturale multipolarismo globale si può pensare di far seriamente fronte alle minacce della contemporaneità, per il bene di tutti.

Sicché la retorica antirazzista e filantropica, così come l’umanitarismo stesso d’altro canto, è solo ciarpame ideologico che sta a cuore ai profittatori e ai parassiti e che non va in alcun modo a vantaggio del migrante e soprattutto dell’Europeo. Ed è qui che entra in gioco tutto l’armamentario di sciocchezze antifasciste sulla demonizzazione di muri, confini, barriere, frontiere, demarcazioni, ridotti ad ostacoli diabolici pregni di odio da parte dei deliranti tromboni (nonché ipocriti, badate bene) che auspicano l’abolizione di ogni delimitazione identitaria in favore delle chimere “democratiche” di integrazione, fratellanza, comunanza, uguaglianza e via discorrendo. E meno male che sono chimere perché è proprio tutto quello che distrugge l’Identità ad essere diabolico e maligno.

La memoria dei confini è sacra, così come quella dei legami di sangue. Per essi i nostri Avi hanno versato il loro sangue in innumerevoli contese, si sono sacrificati anche per noi loro posteri al fine di corroborare l’Identità fissandone profili e confini, dando così volto e dimensione, fisionomia, alla propria comunità di appartenenza. Paesi, pertinenze provinciali di città capoluogo, etno-regioni, nazioni, fino allo stesso Continente europeo, da secoli l’Uomo europeo difende a spada tratta l’inviolabilità dei sacri termini patrii per cui ha combattuto di generazione in generazione tramandando appunto la memoria delle frontiere.

Cianciare di ponti al posto dei muri e delle barriere è uno schiaffo, uno sputo in faccia ai nostri antenati ma anche un gesto autolesionistico da parte nostra, sempre meno abituati a ricordare le vicende storiche e a conservare il ricordo identitario di chi siamo, drogati quotidianamente dalla narcosi proveniente dai media a base di quintali e quintali di propaganda buonista, antifascista, antirazzista che, ripeto, non ha nulla a che fare con la solidarietà o la filantropia vere e proprie. Del resto, se uno è incapace di badare innanzitutto alla propria comunità etnica e nazionale come credete possa davvero preoccuparsi di genti che stanno dall’altra parte del globo? Tutta menzogna e ipocrisia a buon mercato, ampiamente smerciata da chi ha tutto l’interesse nel condannare confini e promuovere migrazioni di massa (che sono sempre e dico sempre sbagliate).

Chi siamo non è scritto solo nel nostro DNA e nel nostro sangue, nei nostri volti, ma anche nelle delimitazioni del territorio, a partire dalle nostre più o meno piccole realtà provinciali, il cui processo di definizione affonda le radici nel Medioevo. I confini nazionali ed etno-regionali invece sono ancor più antichi e risalgono all’antica Roma mediante l’azione augustea ma, anche se in assenza di linearità e nettezza, vanno ancor più indietro nel tempo laddove si venga a trattare di identità preromane. Il confine medievale e moderno, o contemporaneo, si costruisce sulle identità etniche e territoriali delle genti, e non ha nulla a che vedere coi confini “tirati giù col righello” che possiamo trovare ad esempio nell’Africa post-coloniale.

E allora chi vomita bile sui confini, le frontiere, i muri farebbe meglio a studiarsi per bene la Storia invece di sputare velenose sentenze da partitello progressista: il Limes, la Muraglia cinese, il Vallo di Adriano, le mura delle città medievali italiane, o anche famosi muri contemporanei soprattutto in funzione anti-immigrazionista sono esistiti ed esistono per dimostrare che senza frontiere e netti confini si darebbe la stura al caos, al disordine e all’anarchia, minando così le fondamenta del vivere civile e della solidarietà comunitaria. Intendiamoci: vi sono muri ridicoli e assurdi come nel caso di Belfast, Cipro, o a suo modo anche Berlino (ma solo in senso etnico perché politicamente la situazione era ben più complessa), per non parlare di quello israeliano in Palestina che è del tutto beffardo e illegittimo (nonché ignorato dai grilli parlanti locali che se la prendono con l’Ungheria o l’Austria), ma quel che si vuol dire è che rientra nel naturale ordine delle cose umane delimitare e affermare la propria sovranità entro precisi confini. La lacrimosa ideologia d’odio per identità e frontiere tipica di moltissimi pennivendoli è antistorica, prima di essere puerile, degna di un asilo arcobaleno e non di un dibattito adulto e maturo. Serio e razionale.

Il dovere dell’identitario, ma anche dell’uomo dotato di un briciolo di buonsenso, è quello di difendere con fierezza ed orgoglio la propria comunità che si delinea anche grazie ai suoi termini storici. E questo vale soprattutto per l’oggi, dove il relativismo e le orge cosmopolite stanno facendo di tutto per distruggere le nazioni e la loro sovranità in favore del meticciato che nasce dalle ondate migratorie di “risorse” in cui si intrufolano terroristi, criminali, lavativi e parassiti. D’altronde, chi davvero sta male e muore di fame è assai dubbio abbia la capacità di reperire i denari utili all’espatrio e la forza per salire su un barcone.

La bestia globalista e plutocratica si batte con la promozione incessante dell’Identità, che passa per i legami di sangue e suolo, e di spirito, nonché con la sacrosanta salvaguardia di quei confini per cui da secoli e secoli gli Europei si sacrificano assicurando così ai loro discendenti un futuro di pace e serenità. La Civiltà signori è questa, al di fuori di essa c’è la barbarie di chi auspica con infame disprezzo dei popoli gli “stati uniti mondiali”.

Ave Italia!

La sacra memoria dei confini

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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