Mondialismo male assoluto

In questi giorni una delle miriadi di risse che avvengono in Italia è divenuta caso nazionale per via del suo protagonista centrale: un allogeno nigeriano perito durante la colluttazione con un indigeno, in quel di Fermo. Risaputo che quando scendono in campo le preziosissime pedine dei governativi e dei mondialisti, per mera propaganda e non per chissà quale fregola filantropica, l’attenzione dell’opinione pubblica deve essere mobilitata e veicolata in favore del “povero immigrato”, al di là di come siano andate realmente le cose.

I media di regime infatti, da subito, hanno fornito un quadro a sfondo razzistico dove un ultrà della locale squadra di calcio, la Fermana, dopo aver dato della “scimmia africana” alla moglie del soggetto trapassato, avrebbe massacrato di botte lo sfortunato Nigeriano avente la sola colpa di aver reagito all’insulto contro la propria consorte. A corroborare questo scenario ecco gli immancabili preti, i “compagni”, la consueta torma di semicolti-ascari del sistema mondialista e i noti politici terzomondisti troppo attaccati alla poltrona per andarsene a fare i missionari in mezzo ai loro adorati forestieri, tutti uniti nell’intento di dare a bere al popolo il fattaccio becero del razzismo da stadio, espressione comunque sia di chi “semina l’odio” per fare campagna elettorale.

Sì, ipotesi suggestive, peccato che stando alle testimonianze disinteressate (non, cioè, di chi grazie all’immigrazione fa soldi e su di essa costruisce i propri squallidi successi) il Nigeriano avrebbe aggredito con la moglie il tifoso fermano dopo l’epiteto verbale e questi, per difendersi dalla furia sub-sahariana così accesa da sradicare addirittura un cartello stradale, gli avrebbe sferrato un pugno all’altezza del volto facendolo cadere; cadendo l’allogeno ha battuto il capo sul marciapiede perendo.

Di cosa stiamo parlando, signori, se non dell’ennesima rissa in cui ci scappa il morto? Se questo fosse stato bianco la faccenda finiva lì e buonanotte al secchio, ma essendo invece negroide (termine enciclopedico, preciso) apriti cielo: l’intera vicenda diventa affare di stato e viene prontamente cavalcata da chi campa di pane e antirazzismo e che di sicuro gongola all’idea di poter strumentalizzare l’accaduto per i propri desolanti fini. Arriva il furbastro di turno che ti dice: “Qual è stata la causa scatenante? L’insulto razzista del tifoso all’immigrato”; ma come? Sin dall’asilo ci tirano su dicendo che “non dobbiamo reagire e metterci sullo stesso piano di chi ci offende” oppure “il fallo di reazione è sempre sbagliato” e poi siete qui a massacrarci l’anima con questa storia nata dal più classico, banale e logoro degli insulti contro gli Africani sub-sahariani? Ma che dovrebbero dire i Meridionali, i Veneti, i Bergamaschi, i Balcanici, gli Slavi che si beccano insulti da quando sono al mondo? Ogni popolo ha la sua bella collezione di nomignoli dispregiativi ma non mi pare che tutti facciano poi la sagra del vittimismo che viene fatta ogni volta che si viene a trattare di immigrati extraeuropei!

Pure io, da quando mi sono reso noto coi miei scritti e le mie posizioni ideologiche, ricevo la mia bella razione di improperi un po’ da ogni parte ma ho di meglio da fare che inscenare tragicommedie per muovere a compassione il pubblico, e lo stesso discorso possono fare tutti gli identitari, tradizionalisti, patrioti e nazionalisti che esponendosi ne beccano di ogni. Fa parte del giuoco, amici, e si deve essere per davvero superiori alla totale banalità di insulti, minacce, calunnie, diffamazioni che piovono il più delle volte da poveri mentecatti anonimi che si fanno leoni dietro ad un videoterminale. Vi immaginate che razza di massacri, altrimenti? E la cosa buffa è che nessuno mostrerebbe con noi la stessa comprensione usata pel Nigeriano, nemmeno se perissimo. Verremmo sprezzantemente liquidati con la più classica delle affermazioni: “Se l’è cercata”. Provate ad usarla per commentare i fatti fermani: vi denunziano.

La verità, cari miei, è che l’opinione pubblica salta subito in piedi gridando al razzismo solleticata dalle castronerie che si sorbisce ogni giorno tramite la scatola magica che vomita boiate di regime (la tivvù), o tramite i pulpiti delle chiese, o le concioni di piazza di demagoghi vassalli del pensiero unico globalista, o ancora tramite le granghignolesche narrazioni antifasciste di tutti coloro che vivono a pane e “resistenza”. Stanno qui a demonizzare tutti quelli che possono essere buttati nel calderone del neofascismo senza rendersi conto che se qui esistono dei negrieri non sono i vari Salvini, Le Pen, Trump, Wilders, Farage e chi più ne ha più ne metta ma sono tutti quelli che fomentano l’immigrazione di torme di disgraziati per poterli sfruttare una volta arrivati in Europa, con buona pace del popolo “bue” che si troverà invischiato in guerre tra poveri, e verrà pure sbeffeggiato e perseguitato se dovesse ribellarsi a questa barbarie.

Preti, pescecani, affaristi, liberali, “democratici”, progressisti, coop e associazionismo vario, banchieri e plutocrati, tutti accomunati dalla smania dell’accoglienza che si può in realtà glossare con un solo termine: business. Mica attivano il cervello quelli che sorvolano sul vero scempio neocoloniale per dilettarsi nella caccia al “neonazzifascioleghista”, nemmeno gli passa per l’anticamera del cervello che chi davvero crepa di fame, miseria, guerra, malattie nemmeno avrebbe la forza per imbarcarsi e arrivare in Europa, poiché infatti tutti quelli che sbarcano non mi hanno mai dato l’impressione di essere particolarmente patiti. Sono tutti giovanotti ben pasciuti e lustri, e che spesso e volentieri una volta qui si dedicano ai “lavori” che per davvero gli Italiani non vogliono fare: spaccio, sfruttamento della prostituzione, terrorismo, rapine, criminalità organizzata.

Del resto penso proprio che ogni essere umano dotato di cervello e buonsenso possa capire come l’immigrazione di massa non sia in nessun modo una soluzione ai problemi del sud del mondo, ma sia solo un modo per accrescere quelli dell’Europa. Poi è chiaro, mica ci finiscono di mezzo i ricchi e gli abbienti, rinchiusi nelle loro belle torri eburnee, ci finiscono di mezzo i poveri disgraziati indigeni che si trovano a fronteggiare la concorrenza di quelli che fanno comodo ai primi proprio perché facilmente sfruttabili. Stiamo parlando infatti del cosiddetto esercito industriale di riserva.

Non fatevi incantare, amici, dalle sirene antirazziste e antifasciste che puntano il dito verso il tifoso da stadio già giudicato e condannato prima del processo (un po’ come col Bossetti, e magicamente rispunta ancora una volta la figura di Alfano) e di coloro che usano questi fatti per far guardare da un’altra parte e coprire le responsabilità di chi sfrutta l’immigrazione e il popolo indigeno per i propri sporchi scopi affaristici. Non fatevi turlupinare da chi sfrutta il dolore stesso degli Africani martoriati dal terrorismo islamico, e che nemmeno possono emigrare, per giustificare il volere esecrando dei mondialisti che usano come pedine i migranti per portare avanti la loro diabolica agenda genocida. E poi, parliamoci chiaro: so che dirlo dal contado bergamasco, nel 2016, seduto dietro ad un pc, possa risultare ipocrita ma chi è maschio, giovane, aitante, grande e grosso e abile al combattimento dovrebbe rimanersene in Nigeria come in Siria ad affrontare, organizzandosi, il terrorismo, invece di scappare e di abbandonare la patria e i famigliari che vi restano per cercare fortuna (o magari delinquere) in Europa.

L’immigrazione e i suoi drammatici risvolti non possono essere banalizzati con la stomachevole retorica di certi sputasentenze al servizio dei novelli negrieri capitalisti, e noialtri abbiamo il dovere di riflettere seriamente prima di unirci al belante coro di pecoroni irregimentati che piagnucola sul morto nigeriano, chiamandolo addirittura per nome come se fosse loro congiunto, e che col proprio scomposto piagnisteo contribuisce a nascondere la realtà dei fatti. A Fermo come ovunque vi siano conflitti tra indigeni e allogeni prontamente strumentalizzati a senso unico, e prima di ogni qualsivoglia processo, per demonizzare intere aree identitarie di veri rivoluzionari “eretici” schierati contro la sovversione antinazionale spacciata per progresso.

Ave Italia!

Mondialismo male assoluto

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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13 risposte a Mondialismo male assoluto

  1. Luca Colombo ha detto:

    Una pappardella esageratamente lunga per dire che sul fatto di Fermo si è montato il solito caso mediatico con annesso gioco delle parti. Va bene, può darsi che sia stata una disgrazia successa nel contesto di una banale rissa di strada, magari scatenata da un eccesso di rabbia del negroide (termine enciclopedico). Embé? Purtroppo sappiamo come sono fatti i mezzi di comunicazione. Invece di farla tanto lunga e di titolare “mondialismo male assoluto” (dov’è il nesso?) si poteva tentare un’analisi un po’ meno grossolana della contraddizione tra lo stato oggettivo di inferiorità sociale degli “allogeni” (su quest blog si riconosce giustamente che son accolti in massa soprattutto per mantenere basso il costo della mano d’opera – ndr di fatto è questa la logica dietro alla politica della solidarietà sbandierata dalla Merkel) e la retorica antirazzista. La verità è che suscitare ondate epidermiche di commozione (sia quando un islamico sia fa saltare in aria, sia quando un pazzo fa fuori decine di gay, sia quando un poliziotto bianco assassina senza ragione un nero) è una forma eccellente di distrazione di massa, utile a far sì che la gente si indigni o si commuova a comando senza andare a fondo di nulla.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Il suo giudizio su quanto scrivo io, non mi tocca, viste le sue posizioni liberali. “Non fatevi incantare, amici, dalle sirene antirazziste e antifasciste che puntano il dito verso il tifoso da stadio già giudicato e condannato prima del processo (un po’ come col Bossetti, e magicamente rispunta ancora una volta la figura di Alfano) e di coloro che usano questi fatti per far guardare da un’altra parte e coprire le responsabilità di chi sfrutta l’immigrazione e il popolo indigeno per i propri sporchi scopi affaristici.” In questo stralcio dell’articolo c’è la risposta al suo asserto finale: sono tutte farse per far guardare l’opinione pubblica da un’altra parte mentre passano sotto silenzio fatti assai più gravi. Ma si dà il caso che l’agenda mondialista (che sta alla base di tutto, ed ecco il titolo dello scritto) non ha nulla a che vedere con coloro che vengono bollati come fascisti, nazisti o razzisti, poiché la sua dittatura è fondata sulla società multirazziale e sulla globalizzazione del meticciato.
      Badi alle sue di grossolane baggianate, caro signore, che in fatto di ovvietà liberal-democratiche e pregiudizi anti-identitari è campione indiscusso. Per di più la sua affermazione sullo “stato oggettivo di inferiorità sociale” è abbastanza semplicistica perché se è vero che vengono sfruttati come esercito industriale di riserva, dall’altra hanno la precedenza su diverse cose e hanno benefici che non vengono concessi ai nativi. Non parliamo poi di tutto l’insieme di leggine liberticide che impediscono all’autoctono di esprimere dissenso e che riguardano sempre tutti coloro che lei giudicherebbe come sfortunati: Ebrei, omosessuali, Zingari, immigrati (specialmente africani), donne.

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      • Luca Colombo ha detto:

        In primo luogo, io cerco di discutere stando ai fatti e commentandoli. Il mio giudizio su quanto lei scrive dovrebbe toccarla se non altro perché lei lo scrive pubblicamente: posto che non so come lei possa attribuirmi posizioni “liberali”, si suppone che qualcuno con opinioni diverse dalle sue possa venire qui a discutere con lei, no? Sai che noia, altrimenti.

        Di lei mi incuriosisce, se mi è permesso dirlo senza che si offenda nessuno, la contraddizione tra un’esposizione formalmente ineccepibile e la pochezza delle argomentazioni. Sarei davvero curioso per esempio di sapere di quali privilegi godrebbero gli allogeni, per usare il suo vocabolario, rispetto ai nativi. Mi affascina anche la contrapposizione tra digressioni colte e l’evidente, quasi totale incapacità di cogliere contraddizioni, sfumature e complessità delle situazioni. Lei in fin dei conti non si eleva granché oltre alle conversazioni da bar, e recita a soggetto nel solito gioco delle parti, perpetuando la formula ben nota: avviene un fattaccio di sangue, se è uno “straniero” che fa male a un “italiano”, è colpa della Boldrini, se è un “italiano” che fa male a uno “straniero” è colpa di Salvini. Che tristezza.

        E’ soprattutto la sua visione del meticciato e della società multirazziale come mezzo strategico delle elite ad essere semplicistica. Sembra sfuggirle che lo sforzo di adattamento culturale ricade al 99% sugli immigrati: sono loro che devono/vogliono imparare la nostra lingua, le nostre usanze, i nostri valori. A volte restano attaccati ai loro, rispettano il ramadan o festeggiano la pasqua ortodossa o cucinano un asado al parco: questo la turba irrimediabilmente? Io non dubito che l’imbecille di Fermo (indagato per omicidio preterintenzionale: la giustizia italiana filo-immigrati ha già riconosciuto che non lo ha ucciso intenzionalmente, contento?) sia vittima della globalizzazione quanto l’immigrato, ma proprio per questo mi rifiuto di fare il tifoso mentre assisto alla guerra tra poveri. P.S. Noterà che non sono entrato nel merito della vicenda, dove al di là di tutti i distinguo e degli opportunismi delle Boldrini di turno è chiarissimo chi è l’aggressore e chi l’aggredito.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Caro Colombo (sempre che lei così si chiami), ma chi pensa di prendere per i fondelli? Mi vuol venire a dire che lei è uno della mia stessa area? Ovvio che no, lei è solo un provocatore o di sinistra, o cattolico o liberale, mi pare chiaro. Altrimenti è uno dei tanti scoreggioni democratici “agnostici” che si sente la verità in tasca perché pende dalle labbra dell’Occidente americanizzato. Ad ogni modo, fortuna che noi non si concordi. Il giorno che la penserò come lei vorrà dire che sarò da rottamare.
        Io farei discorsi semplicistici e da bar sport? Io mi limiterei al tifo da stadio diviso in Boldrini e Salvini? Povero lei, o non sa leggere quel che scrivo o ignora apposta il mio messaggio di fondo limitandosi ad insultare, dandomi del “fascio-leghista” o pensando che mi accodi alle baggianate di un Salvini. Che tristezza lo lasci dire a me, perché si crede un fine analista ma è solo uno dei tantissimi e banalissimi benpensanti che guarda dall’alto verso il basso chi non la pensa come lei, a maggior ragione se si incasella in aree che ovviamente lei disprezza, come l’identitarismo etnico.
        Lei ha la classica spocchia di chi si sente dalla parte del giusto e svilisce il pensiero altrui riducendolo a “chiacchiere da bar”, ma che in realtà rivela quanto viva di opinioni prefabbricate e confezionate appositamente dal sistema euro-atlantico e antifascista; ma per chi mi ha preso? Per uno che addita l’immigrato senza capire che è solo la punta dell’iceberg? Legga meglio quel che scrivo, si levi le fette di salame dagli occhi, perché le mie argomentazioni non sono quelle del frequentatore medio del pratone di Pontida, se permette. Se qui ci sono immigrati e che per di più delinquono prima che essere loro responsabilità è di chi li lascia venire qui e che anzi ne fomenta la partenza, e sappiamo benissimo di chi si parla. Abbastanza risaputo, inoltre, che mentre il nativo deve sudare sette camicie per trovare un lavoro e avere agevolazioni e benefici (alloggi, assegni famigliari, assistenza sanitaria ecc.) la pedina immigrata beneficia persino di denari pubblici, giornalieri, e di fatto viene mantenuta dallo stato. Questo non per chissà quale filantropia ma perché gli immigrati fanno comodo a tutti i parassiti, mentre i nativi costano, sono vecchi, non fanno più figli (e lo credo, sono abbandonati dalle istituzioni), vogliono stipendi decenti (che folli!) e non sono facilmente turlupinabili. Lasci fare: se lei crede che io sia un ultrà che fa il giuoco delle parti il vero superficialotto qui è lei, caro signore. Poi, se voleva invece dire che ho robusto buonsenso popolare ben venga. Sono un figlio del popolo, mica un borghesuccio con la puzza sotto il naso, come forse lei si sente di essere, dall’alto della cattedra da cui pontifica come un Saviano qualsiasi.
        Insiste tanto sul concetto del “tifoso”; guardi che è lei che sta prendendo totalmente le parti del “povero migrante”, mentre io dico sempre che a monte c’è la finanziocrazia rapace che scatena queste guerre tra poveri e sfrutta l’immigrazione per meticciare e indebolire così le nazioni. Solo la difesa dell’Identità ci preserva dalla barbarie capitalista e ci fa apprezzare ogni popolo della Terra quando se ne sta, giustamente, a casa sua. Migrare è sempre un fallimento per tutti. Adesso farfuglierà qualcosa del tipo “Lei la fa facile dietro un pc, non sa quel che dice, vive in un suo mondo autistico, il mondo non gira come vuole lei e bla bla bla”. Senta un po’, io non mi omologo al pensiero unico e per quanto non sia un sublime analista e politologo come forse crede di essere lei (dietro un avatar e un nome probabilmente finto) sono dell’idea che il riscatto di ogni popolo possa passare solo per il rispetto della sovranità di tutti, e quindi anche di noialtri Europei che veniamo sempre liquidati come sporchi razzisti. Ovviamente a livello popolare, chi ci comanda è un cameriere che fa il volere del padrone e piega il capo. Sarà anche a tratti utopico, folle o irreale quanto dico, ma se leviamo l’identitarismo etnico il trionfo distruttivo dell’omologazione unipolare atlantica sarebbe totale.
        Infine, lei si lamenta delle mie pappardelle; dovessi analizzare più a fondo l’intera faccenda dovrei scrivere tomi, altro che articoletti domenicali…

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    • lara.angeletti@gmail.com ha detto:

      questo tizio appare sempre quando si parla di allogeni, che tempismo.

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  2. lara.angeletti@gmail.com ha detto:

    Caro Paolo, tanto per restare in tema di porcate mondialiste dove la scienza ( specie genetica ) è pura utopia, ma guai a smentire libri manipolati e peraltro recenti: su youtube girano video abominevoli come questo:

    fa niente se poi la grandezza della genetica dimostra invece questo:

    http://www.academia.edu/10255180/The_origin_of_the_Pashtuns_Pathans_Russian_Journal_of_Genetic_Genealogy._2011._3._1._%D0%A1.60-63

    oramai tutti possono dire qualunque cosa, nel mirabolante mondo della balle globaliste dove ‘ semo tutti uggguali, ‘ e razze non esistenooooo’

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      I Pashtun tribù dispersa di Israele? Sì, come no, anche i Nuristani e i Kalash, o i Curdi a questo punto. Credo sia abbastanza noto, balle a parte, che si stia trattando di tribù iraniche montanare, spesso dalla pigmentazione chiara e dalla craniometria Corded per via dell’antichità delle loro radici ariane. Lo stesso ramo paterno è sovente R1a (proto-indoeuropeo) e il DNA autosomico segna una cospicua componente etno-geografica delle steppe.

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  3. lara.angeletti@gmail.com ha detto:

    Tu non sai che guerriglia intellettuale ho io in corso su questa cosa. Ci sono ebrei che postano a manetta video deliranti come quello sopra, e i pashtun, che evidentemente non hanno una grande conoscenza della genetica, si bevono perfino la balla. Alcuni innocentemente si chiedono se in effetti non siano degli ebrei dispersi. Altri un po’ meno accecati ricorrono ad antichi detti della loro terra e dicono che vengono dalle armate di Cambise e di Alessandro Magno, quindi da persiani e greci ( e per fortuna ci sono anche queste leggende a smentire le palle ebraiche ). Quando gli si presenta l’ evidenza genetica, sono del tutto sorpresi di scoprire che plottano con Sikh hindu delle caste alte ( Sikh erano antichi Sciti ), iraniani, russi, e ovviamente europei.

    Siamo di fronte alle stesse stupidaggini che girano in America e Inghilterra, dove qualche pazzo giudaizzante, come questi qui, hanno convinto i Nord Europei creduloni ( non tutti ma molti ‘ biblici’ sì ) di essere ‘ le tribù smarrite di Israele’.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Nordic_Israelism

    Ovviamente con conseguente agenda mondialista che chiede loro di ‘ sostenere’ ( anche finanziariamente, come fanno i baluba in USA ) ‘ Israele’.

    il tutto con lo scopo di mettere indoarii contro indoarii.

    Siamo alla follia più pura, dove ci sono arabi e levantini ( vedi i Libanesi ), che hanno haplo J2 ed E1b, che le balle degli ebrei non se le bevono, mentre i figli di Greci e Romani sbarellano. Come diceva Tito Flavio Imperatore ( che li conosceva bene ), ‘ Non ascoltate le follie dei Giudei, o vi porteranno lontano dalla Verità.’

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Gli Ebrei sono un popolo raccogliticcio coeso dall’appartenenza alla religione ebraica, ma per nulla omogeneo. Gli unici che potrebbero aver assorbito geni nordici sono gli Aschenaziti, Ebrei centro-orientali che costituiscono la vecchia classe dirigente israeliana (e che, oltretutto, discriminava gli altri Giudei), ma – salvo convertiti e assimilati – la matrice levantina E1b, J1, J2 ecc. rimane così come l’aspetto fisico medio che tira sull’armenoide-araboide diluito. La linea genetica materna potrebbe però essere in alcuni casi europea, del Mediterraneo, perché prima che costoro giungessero in Renania e poi Polonia e dintorni avevano messo radici in Sicilia e Sud Italia. Il loro autosomico, come anche se meno quello sefarditico, è simile a quello meridionale nostrano, sebbene più spostato verso sud, verso il Levante.

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  4. Mirko ha detto:

    Paolo, il delirio mondialista posto dietro l’omonima filosofia è facilmente rinvenibile e altrettanto semplice da riassumere: costoro odiano, e allo stesso tempo amano la diversità. Sono i primi a promuovere altre culture, cosiddette minoritarie, ma allo stesso tempo demonizzano la loro.

    Gli italiani in particolare devono assolutamente dimostrare di NON essere razzisti. Ogni volta che un italiano procura la morte ad un africano o a un extracomunitario dell’est europa, stai sicuro che gli danno il massimo della pena, perché, per una forzata simulazione di tolleranza verso lo straniero, l’ipocrita italiano medio deve dimostrare di NON essere razzista. Un modo per “dimostrarlo” è quello di condannare duramente chiunque cagioni danni ad uno straniero extracomunitario. Quando un gruppo di poliziotti italiani ammazzano un italiano non gli succede nulla (vedi il caso di Spaccarotella, quello di Genova al G8, i quattro che hanno “bastonato di brutto” Federico Aldrovandi, quello di Giuseppe Uva, quello di Cucchi, eccetera); se però un poliziotto italiano spara ad una gamba ad un africano, evidentemente senza intenzione d’uccidere, e quello, aspettando l’ambulanza che nel centro e sud d’Italia arriva dopo un’ora, muore dissanguato, il poliziotti che ha sparato deve vendere la casa, il terreno, dare tutto quello che ha per risarcire le famiglie africane, farsi dichiarare seminfermo di mente (visto che lavora più degli altri) e farsi pure la galera. Questi sono esempi di funzioni reattive. Gli italiani sono ipocriti e devono dimostrare a tutti i costi che NON sono razzisti, praticando così il razzismo al contrario, punendo gli italiani che fanno danni agli africani e trascurando quegli italiani (e quegli stranieri) che fanno danni ad altri italiani.

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  5. Luca Colombo ha detto:

    Il signor Mirko (a proposito, bel nome, molto italiano, soprattutto con la k) ha dei dati oggettivi su cui basa le sue opinioni?

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    • Mirko ha detto:

      Il signor Mirko (il cui vero nome non è di certo Mirko, né con la c né con la k, ma un ancor più banale Alessandro), vorrebbe prima sapere la sua esatta definizione di dati oggettivi, perché per il lei termine “oggettivo” potrebbe tranquillamente allacciarsi a cose, come ad esempio le statistica o gli ancor più puerili dati pubblicati su qualche quotidiano, che per il sottoscritto potrebbero NON esserlo minimamente.

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      • Luca Colombo ha detto:

        Non so, faccia lei. Un dato oggettivo a scelta, quello che preferisce. Avrà dei dati che dimostrano quello che dice su poliziotti, sentenze, risarcimenti, o parla per sentito dire?

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