Auguriamoci sia colpevole

M. G. Bossetti

M. G. Bossetti

Massimo Giuseppe Bossetti, muratore quarantenne di Mapello (Bergamo), è stato condannato in primo grado all’ergastolo quale presunto assassino della piccola Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate di Sopra, sempre in provincia di Bergamo. Si tenga presente che costui è un magutt, non un americano, uno studente Erasmus borghese, un allogeno come Fikri o un personaggio scomodo e facoltoso.

Essendo il sottoscritto proprio di Brembate di Sopra, ebbi modo di parlare già a suo tempo di questa pagina di cronaca nera bergamasca, esprimendo il mio punto di vista in un articolo riassuntivo del 2014. Il caso lo conoscono ormai tutti e dopo quattro anni di indagini gli inquirenti avrebbero trovato in Bossetti l’uccisore della ragazzina, incastrandolo grazie alla prova del DNA; il tribunale di Bergamo ha così condannato lo scorso primo luglio l’uomo al carcere a vita, emettendo una sentenza che, a ben vedere, era già scritta da quel giugno di due anni fa, quando il Bossetti venne arrestato direttamente in cantiere con tanto di proclama via Twitter da parte di Alfano e video sensazionalistico della cattura. Il ministro dell’Interno condannava così automaticamente, ben prima del processo, il muratore dando il via alla gogna mediatica che da subito ha visto in quel tale il perfetto mostro da sbattere in prima pagina.

Stando alle indagini, Massimo Bossetti sarebbe figlio non del marito della madre ma di un autista seriano con cui la stessa avrebbe avuto una relazione. Questa notizia aprì le danze allo “sputtanamento” totale della famiglia del manovale mapellese: madre poco di buono, padre putativo cornuto, sorella gemella bugiarda, moglie traditrice, e poi ovviamente lui l’erotomane narcisista, lampadato, ossessionato dalle pudenda femminee rasate, amante di ricerche pornografiche via computer come se fosse l’unico in Italia a trastullarsi così. La cornice famigliare del Bossetti, logicamente, non ha nulla a che vedere col processo tanto più che il carpentiere era incensurato e non vi erano precedenti di molestie nei confronti di chicchessia, tanto meno di ragazzine.

Il fatto è che la procura bergamasca ha potuto condurlo a processo e farlo condannare principalmente sulla base della traccia genetica che egli avrebbe lasciato sugli indumenti intimi della Gambirasio, perché tutto il resto è solo un insieme di indizi, più che prove, che dovrebbero servire ad inquadrarlo come potenziale predatore sessuale che si aggira nelle fredde sere novembrine in cerca di tredicenni di cui abusare. Sono peraltro indizi controversi in cui nulla sembra essere cristallino: le celle telefoniche, i video del furgone, la mancanza di alibi (e che diamine, ma voi vi ricordate seriamente di quello che avete fatto in tal giorno quattro anni fa?), le ricerche informatiche appunto, la vita sessuale attiva però in fase calante nel periodo di novembre 2010 in quanto la moglie del muratore avrebbe avuto relazioni extraconiugali… Che c’entra tutta questa roba con l’omicidio di Yara Gambirasio? Nulla. Bossetti ha passato parte della giovane età proprio a Brembate di Sopra, dove abita il fratello, e abita a pochi chilometri dal paese. Pare ovvio bazzicasse nella zona. Di furgoni come il suo la Bergamasca ne è piena, idem con patate per quanto concerne le fibre sintetiche dei sedili trovate sugli indumenti della Gambirasio e attribuite a quelli del suo camioncino. Che poi, non ho capito come mai abbiano insistito così tanto su queste ma abbiano evitato di approfondire tutto il resto fatto di peli et similia trovatole addosso.

A mio avviso per condannare all’ergastolo e oltre ogni ragionevole dubbio un individuo si dovrebbero avere prove schiaccianti a carico dell’imputato, ma qui se togliete il discorso della genetica che rimane in piedi? Pochino, direi. Non vi sono prove di contatti precedenti tra il Bossetti e la Gambirasio e il primo non è nemmeno stato indagato per sequestro di persona; nessuno può dire con assoluta certezza che vi fosse conoscenza pregressa; non esiste un movente, una dinamica, una ipotesi seria e concreta sul perché e sul come Bossetti avrebbe ucciso la ragazzina; Carabinieri e Polizia di stato non concordano su diversi aspetti; all’inizio delle indagini i cani molecolari seguirono la pista del famigerato cantiere di Mapello che venne però poi abbandonata per privilegiare altre soluzioni; vi sono stati i ben noti pasticci col nordafricano Fikri; la stessa prova del DNA ritenuta granitica tanto granitica poi non è perché per quanto vi sia il DNA nucleare del manovale mancherebbe quello mitocondriale (dicono basti il nucleare, e va bene, ma si tratta comunque sia di traccia anomala visto che uno dovrebbe lasciare una traccia genetica completa); e vi sono molte altre cose che lasciano il tempo che trovano, poiché innamoratisi della pista bossettiana gli inquirenti hanno tralasciato del tutto le alternative portando fortissimamente il soggetto a processo, ove è stato condannato all’ergastolo.

Mi si lasci anche dire che, certo, il DNA è una firma, soprattutto se ritrovato in parti del corpo compromettenti per il possibile assassino ma non è una telecamera che incastra come fosse la registrazione completa di un misfatto, voglio dire, non è matematico che se si trova una traccia genetica di uno egli è al 100% il responsabile di un delitto. Figuriamoci se poi è una traccia bizzarra.

Per carità signori, potrebbe benissimo essere stato lui a macchiarsi di un siffatto crimine, e state certi che non farò l’errore di dimenticarmi di come qui la vera vittima sia l’innocente ammazzata in maniera atroce e bestiale, abbandonata moribonda in un campo ripieno di pattume e sporcizia, abbandonato da dio e dagli uomini, e naturalmente subito dopo la sua famiglia. Ma l’augurio di tutti quanti i componenti della società civile, in casi simili, è che venga imprigionato e punito duramente il VERO responsabile, e non un possibile responsabile che si incastra in un certo profilo potenzialmente criminale, e proprio per rendere innanzitutto giustizia alle vittime. Di sicuro se è davvero stato il Bossetti questi sta pagando dal primo giorno di detenzione per l’odioso reato perpetrato, e si può tranquillamente dire che la sua vita è ridotta ad un cumulo di fumanti macerie, condannato fino al resto dei suoi giorni all’inferno di un’esistenza da sorcio chiuso in trappola e da individuo totalmente screditato (epperò si pensi alle conseguenze sui famigliari, soprattutto sui figli). Me lo auguro che sia lui il vero responsabile, e mi auguro anche che non stia parando le terga a qualcun altro, per paura di ritorsioni…

Non oso nemmeno immaginare cosa vorrebbe dire avere incarcerato e condannato al carcere a vita un innocente la cui colpa è quella di non essere uno specchiato esempio di moralità (ma circa quello, chi può dire di esserlo?), e aver messo la parola “fine” su una vicenda giudiziaria i cui veri protagonisti sono invece a piede libero e magari in lande esotiche, ove se la sghignazzano alla faccia di tutti noi. Auguriamoci sia Massimo Giuseppe Bossetti il barbaro criminale che ha soppresso una giovane vita, colpevole solo di essersi fidata della persona sbagliata. In caso contrario ci sarebbe veramente da mettersi le mani nei capelli, poiché oltretutto difficilmente la sentenza di primo grado potrà essere ribaltata successivamente.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Auguriamoci sia colpevole

  1. Anonimo ha detto:

    Non è stato condannato perché presunto colpevole, una persona è presunta colpevole fintanto che non viene condannata in via definitiva. La prova del DNA è paragonabile ad aver trovato Bossetti con Yara nel furgone, è una prova che unita agli altri indizi (numerosi) rendono davvero difficile pensare che non c’entri nulla.
    Lo sputtanamento televisivo è una costante dei media che non riescono a tenere la gente incollata allo schermo se non andando a solleticare la curiosità morbosa, ma questo è un discorso a se stante.
    Bossetti è inquadrabile come la classica bomba pronta ad esplodere, nella maggioranza dei casi chi si macchia di questi crimini è incensurato e insospettabile, ce ne sono tante di persone così, per fortuna pochi passano dai pensieri ai fatti.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Appunto, è stato condannato in primo grado perché il tribunale ha deciso di sposare la tesi della procura, ma uno è presunto fino all’ultimo grado di giudizio. Si vedrà negli altri due gradi ma sicuramente quello marcirà in galera finché campa. Numerosi indizi che però non sono prove schiaccianti, l’unica è quella del DNA che certo, è clamorosa, ma insomma il tizio non aveva legame alcuno con la vittima e non vi sono prove di una frequentazione; viene inchiodato con una traccia genetica controversa come se questa fosse il filmato del misfatto. Siamo certi che una traccia genetica valga come essere l’assassino? Fortunato chi può dire che Bossetti è colpevole al 100%.
      Non è uno di quei casi lineari, normali, regolari in cui tutto si incastra alla perfezione perché di lati oscuri ce ne sono eccome, e ne ho ricordato qualcuno. Se è stato lui, comunque, tanto di guadagnato. Certo poco furbo, avesse raccontato da subito il tutto si sarebbe risparmiato un bel po’ di anni (e di “sputtanamenti” presumo) optando per il rito abbreviato, perché è chiaro che non fosse uscito con l’intenzione di uccidere la ragazzina, se è stato lui è stato un delitto d’impeto (poi, chiaro, l’ha abbandonata a sé stessa dopo averla probabilmente seviziata per sviare magari, rimane qualcosa di letteralmente aberrante). Ad ogni modo, mah, non v’è una ricostruzione completa dei fatti, una dinamica, un movente. C’era la precisa volontà di chiudere in fretta e furia e di dare l’ergastolo al tizio. Se è stato davvero lui, ripeto, giusto così; in caso contrario sarebbe veramente imbarazzante, a dir poco.

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