Toponimi celtici e germanici del Bergamasco

Milite bergamasco con il Sole raggiante

Milite bergamasco con il Sole raggiante

Ad integrazione degli articoli precedenti sulla toponomastica bergamasca, presento questa rassegna di nomi di luogo orobici tratti da archivi e di cui ormai si è persa quasi del tutto conoscenza. Sono toponimi medievali che riprendono antichissime denominazioni protoceltiche, celtiche, galliche più o meno latinizzate oppure di etimologia germanica per cagione gotica o francone, ma soprattutto longobarda.

Poleonimi, coronimi, idronimi e oronimi sparsi un po’ per tutto il territorio bergamasco e che in diversi casi sono nomi appartenenti a comuni rurali medievali poi scomparsi o ridotti al rango di contrade in comuni di più recente formazione o in altre entità territoriali; davvero un peccato che molti di questi toponimi siano andati perduti, poiché narrano la storia di Bergamo e dei Bergamaschi e descrivono il territorio orobico che ci circonda. Nei miei articoli ho cercato di raggruppare i nomi di luogo più notevoli o che comunque trovano ricorrente attestazione documentaria, ma tenete conto che come in tutte le province lombarde e italiane di (micro)toponimi se ne trovano a iosa e riemergono oggi sotto i nomi di vie, strade, piazze, sperdute frazioni, canali, cascine e caseggiati, baite e rifugi, luoghi di culto e così via.

Nelle mie rassegne non ho scelto le località i cui nomi sono di etimo celtico o germanico per chissà quale capriccio nordicistico ma perché i toponimi latini sono “banali” essendo i più diffusi ed essendo presenti ovunque in Italia e nell’Europa romanizzata, non rappresentano una specificità bergamasca/lombarda insomma. Caso diverso dunque per gli etimi liguri (protoceltici?), celtici (leponzi) e gallici e per gli apporti medievali dovuti alle conquiste germaniche della Cisalpina di Goti, Longobardi e Franchi, in particolar modo dei secondi. Meritano menzione anche quei pochi toponimi, prevalentemente alpini, di origine anariana (di solito chiamata alpina o mediterranea) e ai parimenti sparuti nomi di luogo tirrenici, reto-etruschi, che anche in questo caso sembrano confinati alla montagna bergamasca. Ciò trova spiegazione, naturalmente, nel fatto che i fossili sopravvivono meglio nelle aree isolate, mentre le valli, la fascia collinare e la pianura diventano terra di conquista nel corso dei secoli. Tuttavia non sembra che, nel caso etrusco, vi fossero insediamenti nel Bergamasco a differenza del caso retico, e quel che va segnalato è l’influsso culturale che si estendeva un po’ in tutta la “Padania”.

Ecco ora la carrellata di nuovi toponimi, piluccati da archivi, atlanti e mappe antiche del territorio orobico.

Amberete (Brusaporto, Val Cavallina): Celtico. Perduto. Da un termine idronimico *ambra, che dà il lemma gallico ambe, “fiume”.

Ammellina (Trescore Balneario, Val Cavallina): Ligure? Potrebbe derivare da un mellum di origine celto-ligure, indicante “collina”, sebbene vi sia una variante Amalina che potrebbe lasciare spazio ad un’ipotesi germanica (termine gotico amal, “lavoro”, che dà il nome personale femminile Amalia).

Artighera, Monte (Lenna, Val Brembana): Germanico. Forse da un nome personale Hardger, che suona come “forte lanciere”.

Assa (Carenno, Val San Martino): Celtico. Mostra affinità con la voce as, che pare indicare la presenza di una sorgente.

Barca (Berbenno, Valle Imagna): Ligure. Dall’antica voce barga, “capanna di argilla”.

Bedesco (Isola Bergamasca): Celtico. Potrebbe discendere dalla voce gallica bedo-, “canale, fossato” + suffisso aggettivale germanico -isk.

Beltrame (Valbondione, Val Seriana): Germanico. Dal nome personale maschile Beltrame, variante di Bertrando, entrambi dal composto germanico berth + hraban ossia “illustre come il corvo”, animale sacro per la mitologia germanica.

Benago (Sedrina, Val Brembana): Celtico. Avrà sicuramente a che fare con la voce gallica *bennacos, ossia “cornuto”, e in senso lato “dai molti promontori”. Una località dal nome identico si trovava anche nel territorio di Medolago (Isola).

Berlinghetti (Adrara San Martino, Val Cavallina): Germanico. Chiaramente da un cognome “barbarico” derivato dal nome maschile di persona Berling.

Bert, Punta del (Parzanica, Sebino bergamasco): Germanico. Dall’elemento antroponimico berth, “splendente, illustre”.

Bisighe (Brembilla, Val Brembana): Germanico. A mio parere potrebbe riconnettersi alla voce dialettale bisigà che significa “lavoricchiare”, e il cui etimo sembra in relazione con un longobardo bisig/besig ossia “attivo, dinamico, impegnato”. L’inglese busy dovrebbe derivare da una voce germanica analoga.

Blancone, Val (Schilpario, Val di Scalve): Germanico. Naturalmente dal germanico blank, “lucente” e quindi “bianco”.

Bleggio (Caprino Bergamasco, Val San Martino): Celtico. Sembra provenire da un lemma prelatino blese, “pendio erboso”, di probabile origine celtica.

Blene (Trescore Balneario, Val Cavallina): Celtico. Perduto. Potrebbe avere un nesso col teonimo gallico Belenos, nome del dio della luce.

Boga (Chiuduno, Valcalepio): Germanico. Ricorda il longobardo bauga, “anello di ferro, collare”.

Bognaviso, Monte (Schilpario, Val di Scalve): Celto-germanico. Pare formato da un termine di origine celto-germanica bug/bun che significa “curvatura, rigonfiamento” + radice celtica *ves, indicante un prefisso oronimico.

Bologna (Val Brembilla, Val Brembana): Celtico. Dal nome personale maschile Bononius, “prospero”.

Bosanisinga (Curno, Contado di Bergamo): Germanico o celtico. Perduto. Attestato anche come Bolsianisica, potrebbe essere nel primo caso un composto in -ing (suffisso prediale germanico) preceduto da un antroponimo nordico in Bos-, che significa “cattivello, birbante”, e nel secondo un toponimo celtico latinizzato il cui primo elemento potrebbe derivare da un antroponimo celtico come Bautius/Baudius, col significato di “comandante vittorioso”.

Bradalesco (Romano di Lombardia, Bassa bergamasca): Germanico. A mio parere da un latino medievale di derivazione longobarda braidalia, “appezzamenti di terreno, piane”, con suffisso germanico -isk.

Bragazzo, torrente (Luzzana, Val Cavallina): Celtico. Come un altro piccolo toponimo dell’area dei Colli di Bergamo quale Braghizza, potrebbe avere a che fare con la voce latina di origine celtica bracae, qui da intendersi per traslato come “striscia d’acqua o terreno”, forse biforcata?

Bramati (Canonica d’Adda, Gera d’Adda): Germanico. Presumibilmente da un cognome di origine nordica afferente alla voce *brammon, “muggire”, da cui il verbo bramare.

Bregogna, torrente (Valle Imagna): Celtico. Detto anche Borgogna, potrebbe suggerire in questo caso uno stanziamento di germanici Burgundi lungo il suo corso, ma nella versione iniziale farebbe pensare ad una radice celtica breg- da intendersi come “fenditura, crepa” o anche un’allusione ad un luogo scosceso e sassoso (tra Bergamo e Brescia si usa bréghegn o anche grébegn per indicare luoghi impervi, sassosi e sterili con voce di origine ariana; in bergamasco c’è anche brègn, nel senso di “edificio diruto, rovine”).

Bretta, torrente (Torre de’ Busi, Val San Martino): Celtico. Forma contratta di Beretta che deriva a sua volta da Beveretta ossia bevera, lemma di origine celtica che sta ad indicare un corso d’acqua (bebros è il termine celtico per designare il castoro, animale legato all’acqua).

Bretto (Camerata Cornello, Val Brembana): Germanico. Fa venire in mente il gotico bretan, “stringere, premere” da cui anche l’italiano bretto nel senso di “stretto”. O che forse alluda ad un nome celtico del tipo di Bricto, ossia “magico”? Si veda il gallico bricta, “magia”.

Brione (Monasterolo del Castello, Val Cavallina): Celtico o germanico. Rifletterà o un gallico bri(g)a, “rocca, fortificazione” o un longobardo braida, “campo, pianura, appezzamento di terreno”.

Cambline, Colle di (Viadanica, Sebino bergamasco): Celtico. Evoca il termine *camba, “curvatura, stortura” che dà vita anche a degli antroponimi come il gallo-romano Cambellius.

Canzanica (Adrara San Martino, Val Cavallina): Celtico. Da un nome gallo-romano Cantius, interpretabile come “colui che vive sul confine” (vedi cantus, “orlo, limite”).

Carchenno, Monte (Bergamo): Ligure. Perduto. Si può accostare alla località grigionese di Carschenna, luogo di incisioni rupestri di rilevanza internazionale. Sarà probabilmente legato alla classica base protoceltica *karra, ossia “sassaia, pietraia”. Il suffisso enno porta seco suggestioni etrusche.

Carniatica (Curno, Contado di Bergamo): Celtico. Perduto. Un prediale in cui si intravede il nome gallo-romano Carnius, che parte da un termine celtico carno-, “corno, rupe”. Tale toponimo è attestato anche come Carninga/Carlinga ma il suffisso prediale -inga che parrebbe germanico potrebbe essere la volgarizzazione orobica di un latino -inica.

Carsano (Calolziocorte, Val San Martino): Indoeuropeo. Come già visto in altri casi ha a che fare con la base indoeuropea *kar-, che sta per “rupe, roccia”. Etimo similare per Carisole (località dell’analoga Carona, Val Brembana, ove anche il suffisso -ona è assai ricorrente in insediamenti di origine ligure o celtica).

Casco (Cenate Sopra, Val Cavallina): Ligure. Da un aggettivo aquascus, accostamento di un ricorrente tema ariano *akwa con il classico suffisso ligure -asco.

Casiraga (Casirate d’Adda, Gera d’Adda): Gallo-romano. Indicherà la presenza di una casera intesa come magazzino per la stagionatura dei formaggi, con suffisso forse di gallica memoria -aca (vedi -acum).

Chu (Val Cavallina): Indoeuropeo. Perduto. Trattasi di toponimo scomparso che parrebbe derivare da un tema ariano kub da cui “covo”.

Clemo, Monte (Solto Collina, Sebino bergamasco): Celtico. Da una radice *clema-/glema-, che sta per “cocuzzolo tondeggiante”.

Costalottiere (Erve, Val San Martino): Germanico. Nella seconda parte del toponimo si può intravvedere un nome di persona maschile Chlothar vale a dire “esercito vittorioso” (in latino Lotharius).

Cremlina (Calolziocorte, Val San Martino): Celtico. Perduto. Forma contratta di Cremellina, località scomparsa, il cui etimo pare analogo a quello di altre più note località lombarde come Crema, Cremona, Cremosano, Cremeno, Cremella e così via la cui base è il gallico crama cioè “fior di latte, panna, burro” e dunque indicavano fattorie burraie. Ed è risaputo quanto il burro sia consumato lungo le Alpi e nella Pianura Padana, già in epoca preromana.

Dardellis de, Monte (Bergamo): Germanico. Perduto. Potrebbe derivare dal lemma bergamasco dard o dàrder che indica il balestruccio, un vocabolo che risale al germanico antico *darod, “dardo, freccia”.

Duago, torrente (Predore, Sebino bergamasco): Celtico. Classico toponimo prediale in gallo-romano -acum, dove il primo elemento potrebbe riflettere un antroponimo gallico del tipo di Dous (che forse a sua volte riflette il termine “braccio”).

Francesca, Strada (Pianura bergamasca): Germanico. Percorso medievale che collegava Milano a Brescia passando per il territorio bergamasco. Il toponimo risale all’etnico francone (a sua volta dal germanico frank, “libero”) e indicava le vie dei pellegrinaggi e dei commerci seguite da chi giungeva in Italia dalla Francia.

Fudris, (Roncola San Bernardo, Valle Imagna): Germanico. Da leggersi Füdrìs, deriva dalla voce longobarda fodr, “foraggio”; il fodro indicava nel Medioevo il diritto del sovrano e degli ufficiali pubblici di farsi dare dalla popolazione foraggi e biada per i cavalli.

Gallavesa, torrente (Val San Martino): Celtico. Dovrebbe avere a che fare col lemma celtico alpino *galav, che indica il freddo, un po’ come nel caso della denominazione della famosa galaverna, la brina ghiacciata.

Gailone, torrente (Valle Imagna): Celtico. Trovo una similarità tra l’idronimo in questione e la base galo-, gallo- (la stessa dell’etnonimo gallico) a significare “furioso, impetuoso”, anche “vaporoso”.

Gallica, Via (Contado occidentale e Isola Bergamasca): Celtico. Antico itinerario commerciale che collegava la pianura tra Bergamo e il Ticino passando per l’Isola Bergamasca. Il nome, ovviamente, deriva da quello dei Galli cisalpini, il cui etnonimo è stato indicato sopra.

Gambaretho (Bergamo): Germanico. Perduto. Ha a che fare con l’antroponimo maschile Gambaro, un nome medievale che per quanto virile ha a che fare con la mitologica madre dei Longobardi, Gambara, da un germanico *gamahal, “consigliere, testimone, compagno”. Etimo analogo presenta la località Gambirago (Pontida, Val San Martino), caratterizzata dal classico prediale gallo-romano -acum.

Gazzenda (Adrara San Martino, Val Cavallina): Germanico. Come molti altri toponimi bergamaschi e lombardi ha a che fare con la voce longobarda gahagi, “bosco recintato, tenuta di caccia”.

Gorzanica (Valbrembo, Contado): Celtico. Perduto. Ricorda un gallico *gorto-, “recinto, luogo chiuso”.

Grem, Monte (Val del Riso-Val Serina, Val Seriana): Celtico. Dal classico prelatino celtico grom, assai ricorrente in tutto il bergamasco e che in origine indicava un cumulo di pietre o di tumuli ma nel tempo è passato a designare generiche alture, e poggi.

Grini (Ardesio, Val Seriana): Germanico. Se non è contrazione del cognome Guerini, dal nome Warin, “difensore” o da *werra, “guerra” potrebbe discendere da un *grinjan, “fare boccacce, storcere la bocca” dunque un soprannome (vedi anche bergamasco grignà, “ridere”).

Grione, Monte (Sovere, Sebino bergamasco): Celtico. Forse accostabile al toponimo friulano Griglons, dalla radice celtica indicante l’erica.

Groaro, torrente (Gandino, Val Seriana): Celtico. Credo derivi dal celtico grava, “ghiaia, terreno alluvionale” indicando anche il greto del corso d’acqua.

Gru, Val del (Vertova, Val Seriana): Celtico. Similmente ad altre località lombarde come le Groane milanesi, il toponimo allude a luoghi incolti e sterili e discende da una base gallica *graucus affine al sopracitato grava.

Lentino, Pra (Sovere, Sebino bergamasco): Celtico. Forse da un nome gallico Lentos o gallo-romano Lentius, che varrà “curvo, gobbo”.

Lerano (Viadanica, Sebino bergamasco): Celtico. Potrei vederci un laro-, da intendersi come “piana, suolo” e anche “luogo incavato”, procedendo da un indoeuropeo *plaro-, “largo, piano” (che forse si intravvede anche nel toponimo Piario, in Val Seriana). Non escludo neppure un nome personale Larius o Lerius.

Leten, Cima di (Ardesio, Val Seriana): Celtico. Sarei propenso a vederci un gallico litano-, ossia “largo, spazioso”.

Lolzio, (Sant’Omobono Terme, Valle Imagna): Celtico. Mostra affinità col gallo-romano aucia/augia (da cui toponimi come Olgia), indicante un terreno arativo.

Lueno (Calolziocorte, Val San Martino): Celtico. Perduto. Probabilmente dallo zoonimo loeurnos, “volpe”.

Maicco (Entratico, Val Cavallina): Celtico. Deriverà da mago-, “campo” o da nomi gallici come Maius, “il più grande”.

Manna, Valle della (Vilminore, Val di Scalve): Celtico. Si accosta ad altri toponimi come quello sempre scalvino della Manina e quello valdimagnino di Valmana; potrebbero avere a che fare con un tema gallico mano-, “buono, favorevole”.

Marigolda (Mozzo, Contado di Bergamo): Germanico. Chiaramente derivato da un nome personale germanico del tipo mar + wald “famoso potente/comandante”.

Masconzano (Almenno San Salvatore, Bergamo): Germanico. Azzardo una connessione con l’arte della mascalcia, il cui nome deriva dai due termini mar + scalc che potrebbe suonare come “addetto ai cavalli”.

Mena, Corna (Lenna, Val Brembana): Celtico. Potrebbe ricordare un gallico meno-, “dolce”, riferito a qualche elemento geografico.

Mezzasco (Strozza, Valle Imagna): Ligure. Magari da un latino medius + classico suffisso toponimico ligure -asco.

Motella, Cascina (Calcio, Pianura bergamasca): Incerto. Dal termine latino medievale mutta* che vale “collinetta, poggetto”; i più lo ritengono di origine preromana anariana “mediterranea”), eppure sembra ben presente in tutte le lingue indoeuropee occidentali. Segnalo però anche il termine vernacolare mòta (forse celtico) indicante una quantità di formaggi molli, butirrosi.

Nero, torrente (Valbondione, Val Seriana): Indoeuropeo. L’idronimo parrebbe mostrare una correlazione con un vocabolo ariano *nar, che indica un corso d’acqua.

Pertiche, Valle delle (Tavernola Bergamasca, Sebino bergamasco): Germanico. Un coronimo germanico nel senso che allude all’usanza longobarda di origine pagana di piantare dei pali di legno, delle pertiche, sopra le sepolture dei guerrieri longobardi caduti in battaglia.

Poninga, Prata (Zogno, Val Brembana): Germanico. Perduto. Località scomparsa in cui l’elemento con prediale germanico -inga rimanda ad un ipocoristico nordico Appo, forma abbreviata con rotazione consonantica longobarda di nomi in adal- (“nobile”).

Poyachi, Castellum (Bergamo): Celtico. Perduto. Forse deriva da un cognome legato alla scomparsa località di Polliacum, da un gentilizio romano Pollius con suffisso gallo-romano -acum.

Pranzera (Gromo, Val Seriana): Germanico. Reputo probabile una derivazione dal nome germanico Prando, dal germanico brant cioè “spada”.

Rancho (Gandino, Val Seriana): Germanico. Perduto. A mio avviso potrebbe rimandare ad un antico alto tedesco rank, “storto, curvo”, magari riferito ad un viticcio.

Retoldi, Pratum (Trescore Balneario, Val Cavallina): Germanico. Viene dal nome germanico latinizzato Redoldus, forse composto dalle voci rad, “consiglio” e hold, “gentile, amorevole” o wald, “potente”.

Richetti (Colere, Val di Scalve): Germanico. Avrà sicuramente a che fare con un cognome derivato dal germanico rich, “potente, dominante” con classica desinenza lombarda in -etti.

Righenzolo (Onore, Val Seriana): Germanico. Dal nome personale Reginzo, connesso al vocabolo ragin, “consiglio”.

Rudello (Sarnico, Sebino bergamasco): Germanico. Potrebbe trovare connessione col nome germanico Rodo, da hrod, “gloria”, oppure coi latini Rutilius o Rudius 

Sardegnana, Lago di (Carona, Val Brembana): Curioso limnonimo delle Orobie bergamasche, non ha a che fare col celtico o il germanico ma ricorda da molto vicino l’etnonimo sardo (come anche la località di Sardagna, in Trentino); chissà se avrà a che fare in qualche modo con le genti reto-etrusche, dal momento che l’arcaico sostrato paleo-mediterraneo accomunava i Sardi antichi ai gruppi etnici tirrenici.

Secchia (Palazzago, Val San Martino): Ligure. Prende il nome da un corso d’acqua del posto che pare essere in relazione con la più nota Secchia dell’Emilia (Secula, in antico) e fors’anche con la Sesia; alla base c’è una radice indoeuropea sec- che vale “tagliare” e che dà la voce secula, “falce”, talché nel caso del fiume avrà voluto indicare le sue anse (l’italiano falcato vale “piegato a guisa di falce”).

Sei, rio (Zandobbio, Val Cavallina): Celtico. È attestato un antico Seyo che potrebbe essersi evoluto da una radice *seu- che sta per “sinistra”, anche se non vedrei male nemmeno un accostamento con l’etimo della scomparsa località di Isione, nella stessa Val Cavallina, ove “isio” testimonia la prossimità all’acqua.

Seniga, rio (San Paolo d’Argon, Val Cavallina): Celtico. Fa venire in mente un gallico *seno- che sta per “vecchio, antico” con suffisso latino -ica volgarizzato alla lombarda.

Siva (Corna Imagna, Valle Imagna): Celtico. Una suggestiva ipotesi conduce alla volgarizzazione di un celtico ceva, “vacca”, che forse più probabilmente potrebbe avere a che fare con la voce gallica cebenna, ossia “altura, cresta, cima”.

Spedone, Monte (Val San Martino): Germanico. Chiaramente mostra connessione con la versione antica del vocabolo tedesco Spitze, “punta”, da cui pizzo e spiedo.

Tassone (Costa Serina, Val Seriana): Germanico. Da un nome di persona maschile Tasso, forma abbreviata di nomi nordici (probabilmente baiuvari o longobardi) come Taginbert o Taginbald, ove il primo elemento allude alla voce protogermanica dagaz, “giorno”. Nella storia di Bergamo si segnala un vescovo longobardo Tachimpaldo, il cui nome presenta i mutamenti della seconda rotazione consonantica dell’antico alto tedesco, che riguardò anche la lingua longobarda.

Tirna, torrente (Valcalepio): Indoeuropeo. In esso si può leggere il classico tema idronimico ariano ater che sta per “fiume, acqua” (vedi il parallelo con l’abruzzese Aternum).

Tomenone, Monte (Val Cavallina): Celto-germanico. Dovrebbe derivare da tonimen, voce latinizzata tratta dal francone tun, “siepe” e in senso lato “palizzata”, posta a difesa di un castello. Non posso certo escludere che il lemma sia passato ai Franchi dai Galli tramite la voce gallo-romana dunum, “fortificazione”.

Trobbiate, Cascina (Covo, Pianura bergamasca): Celto-germanico. Indicherebbe la presenza di torbiere, da torba, una voce di supposta origine germanica in *turba indicante materiale organico fossile dei bacini palustri.

Truchel (Algua, Val Brembana): Celtico. Essendo dialettale sarebbe da leggersi come Trüchèl e parrebbe da ricondursi al microtoponimo truc presente anche in Piemonte, ed indicante una piccola altura, un colle.

Varisco (Ardesio, Val Seriana): Germanico. Potrebbe derivare da un nome teutonico sul tipo medievale di Guerra, da werra, in questo caso con tanto di squisito suffisso aggettivale germanico -isk.

Varro, Monte (Onore, Val Seriana): Celtico. Esiste anche un Lago Varro, nelle Orobie bergamasche, e l’etimo di questi toponimi è da ricercare nel termine var, che sta per “acqua”. Toponimo similare, Varandino.

Vazze (Bergamo): Germanico. Toponimo imparentato con la voce guazza che trova stretta affinità col tedesco Wasser, “acqua” e allude ad un luogo umido e nebbioso.

Vendul (Foppolo, Val Brembana): Celtico. Sicuramente ha a che fare col lemma orobico vandöl, ossia “valanga”, che discende dal celtico vindo-, “bianco”. Nei pressi di Oltre il Colle si può trovare un analogo Vandullo.

Verghi (Calusco d’Adda, Isola Bergamasca): Celtico. Forse v’è una filiazione col tema uerco- o uergo-, “campo lavorato”, a meno che si tratti di un fitotoponimo latino. Presso Bariano, località di pianura, sorgeva un vicus Averga di origine romana, che potrebbe presentare etimo similare a quello del teonimo Vercana, dal gallico verga, “collera”.

Viandasso (Ranica, Val Seriana): Celtico. In realtà il toponimo sarebbe Biandazzo e si ricollega al cognomen Blandii, di origine gallica (vedi nome Blandiro, che potrebbe valere “amabile, dolce, caro”).

Vodala (Gromo, Val Seriana): Germanico. Dal lemma nordico wald, “bosco, foresta”, similmente ad altri toponimi alpini come Vaud e Vaudala.

Nell’immagine allegata, potete apprezzare l’antica raffigurazione di un milite medievale bergamasco che porta sullo scudo lo storico emblema orobico del Sole raggiante, simbolo questo cristologico ma che a me piace interpretare come un solare rimando alle nostre radici ariane celto-liguri, italico-romane e germaniche. Del resto, la solarità del Cristo stesso non è che una derivazione dalle radiose e uraniche divinità indogermaniche.

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Bergamo, Territorio e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Toponimi celtici e germanici del Bergamasco

  1. Pingback: Toponomastica celtica del Bergamasco | Il Sizzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...