Antifascismo e anticomunismo come malattie capitalistiche dello Spirito

L’odierno anticomunismo che conosciamo per via della propaganda liberale, leghista o pseudo-fascista, è un qualcosa di abbastanza stucchevole, anche se non raggiunge i sublimi livelli di demenza dell’antifascismo; è un banale e grossolano sentimento di ostilità per le sinistre contemporanee (che col comunismo, soprattutto in Europa, non hanno nulla a che vedere) che si basa sui capricci borghesi del capitalismo, inquadrato come qualcosa di positivo e motivo di vanto. In assenza di Fascismo e comunismo, i loro antagonisti risultano straordinariamente ridicoli, e si rivelano inguaribili utili idioti.

Il principale megafono di questo fenomeno è stato il berlusconismo, espressione di quella fetta settentrionale di Italia ricca, avida, egoista, nichilista e libertina, spregiatrice dei valori sociali e della solidarietà nazionale, tutta incentrata sull’affarismo all’americana ed indifferente alle ragioni degli strati medi e popolari delle genti italiane (talvolta blanditi con un populismo libertario da quattro soldi). L’anticomunismo di Berlusconi, a ben vedere, è euro-atlantismo, occidentalismo, ciò che dipende dall’America e strizza l’occhiolino ad Israele, ed è imparentato col giudaismo e il calvinismo nella loro ottica farisaica di “paradiso per ricchi”.

Assieme a questa visione c’è quella leghista o neofascista, che confonde il comunismo genuino con l’euro-comunismo alla Berlinguer, la matrice cioè della sinistraglia italiana contemporanea che preferisce (in maniera molto snobistica) anteporre omosessuali, Zingari, femminismo, anarco-individualismo e allogeni ai diritti dei lavoratori nostrani e che si rivela perciò in tutta la sua velenosa portata di carrozzone neomarxista dipendente dai Democratici americani, ma anche franco-tedeschi. Stiamo parlando della squallida socialdemocrazia di gusto scandinavo, lontanissima parente del marxismo, tanto da preferire allegramente la mentalità statunitense a quella russa vecchio stampo. In questo senso i primi anticomunisti sono proprio i sinistrati europei, perché alla faccia dei padri del socialismo mercanteggiano amabilmente i loro (presunti) valori con le aperture all’occidentalismo più smaccato. Contadini, operai, proletari? Cos’è questo vecchiume? Oggi vanno di moda i gay!

I destrorsi che cadono in questa trappola si rivelano per ciò che sono: babbei neocon, chierichetti del papa, parodie di reazionari che mescolano Mussolini coi muscoli americani pompati di Hollywood, e dall’altra parte Che Guevara con Obama o Renzi. L’asilo della destra, che di per sé rimane qualcosa di peggiore della sinistra, essendo storicamente la fazione dei ricchi, dei prelati, dei parassiti coronati. Ma stiamo parlando di etichette ormai superate, e la tricotomia destra-centro-sinistra è solo una gamma di sfumature di un sistema rapace e diabolico incentrato sulla dittatura del pensiero unico antifascista.

Cosicché abbiamo destrorsi fossilizzati sulle loro posizioni conservatrici “feudali”, centristi che pendono dalle bavose labbra di Bergoglio, sinistrati col mito della Resistenza e del “Fascismo-male-assoluto” che NON sono in nessun modo comunisti ma semplici flatulenze socialdemocratiche sparate nel cosmo delle degenerazioni del pensiero socialista marxista, scese tranquillamente a patti coll’unipolarismo americano, dunque col capitalismo. Il grande sogno americano che eccita Berlinguer, Veltroni e Renzi, per capirsi.

Intendiamoci signori, lungi da me l’elogio del marxismo-leninismo e soprattutto di quel giudeo-bolscevismo che in Russia, prima di Stalin, predicava cosmopolitismo sovversivo e apolide, anti-europeo, e che nella obbrobriosa figura di Trotski ha trovato il suo perfetto portabandiera, epperò non possiamo mettere sullo stesso piano figure come Gramsci e Bertinotti, altrimenti sarebbe come accostare Starace a Storace.

Nel panorama comunista (reale) possiamo mostrare rispetto per chi diede una dimensione patriottica al socialismo, e quindi Stalin, Mao, Che Guevara stesso, Bolivar, Sankara, opponendosi così strenuamente al blocco occidentale mondialista i cui fili sono manovrati dai pescecani di sempre… Fermo restando che la genesi del comunismo mostra una chiarissima matrice giudaica che fa leva sulla condizione apolide, cosmopolita, errante degli Ebrei internazionali a scapito di chi li accoglie, ossia l’Europa nel nostro caso. Sappiamo, oltretutto, benissimo quanto col marxismo-leninismo siano scaturite le note tendenze nichilistiche del materialismo ateo, del relativismo, della sovversione valoriale, identitaria e tradizionale in nome di un universalismo malato che capovolge la salutare normalità della Patria, della Famiglia, della Religione civile permeata di nazionalismo e razionalismo. Credo sia un fatto storico acclarato che l’ebraismo internazionale, strumentalizzando la condizione delle genti ebraiche sparse per il globo, si sia fatto promotore di uno spaventoso relativismo che va ad interferire in ogni ambito della nostra vita: dalla sessualità alla famiglia, dai valori alla questione etno-razziale, dalla Nazione ai tradizionali ruoli di uomo e donna. Per questo dobbiamo comunque distinguere tra la lotta al bolscevismo di un tempo e l’anticomunismo che ci sorbiamo oggi, visto che quest’ultimo fa solo un favore all’americanismo.

Il socialismo marxista, ma meglio ancora il neomarxismo della Scuola di Francoforte (e siamo ancora in contesto alquanto ebraico), usa le cosiddette minoranze e gli “oppressi” per distruggere e sradicare Identità e Tradizione dai Paesi del globo, sconvolgendoli con l’immigrazione di massa e l’auspicio di una società orripilante che trova in cantori alla John Lennon l’espressione più tipica della tendenza ad assecondare il nulla assoluto che avanza. Gli stessi pensieri originali di Marx e Lenin, in alcuni contesti, sono stati pervertiti per dare (inconsapevolmente?) un’immagine del tutto negativa del socialismo, come se fosse in toto spazzatura bolscevica funzionale all’agenda di chi vuole un’Europa devastata dal mondialismo, ma al contempo uno Stato d’Israele auto-ghettizzato e circondato da muri in mezzo al mare arabo, e che si permette il lusso del militarismo razzista più becero. Loro possono, noi no.

Vedete amici, non abbiamo bisogno di Marx, Lenin e nemmeno di Stalin per capire che il socialismo sia qualcosa di necessario e vitale, ma piuttosto grazie alla lezione del Fascismo e del Nazionalsocialismo possiamo dire che esso, senza la componente nazionale, rimane carta straccia e rischia pericolosamente di andare alla deriva dell’internazionalismo anti-patriottico e trotskista, o alla Luxemburg. Non di lotta di classe ma di Sangue abbiamo bisogno, perché oggi le sorti delle nostre Nazioni si giocano sull’istanza comunitarista e sulla salvaguardia del Sangue, del Suolo e dello Spirito, in opposizione ai veleni del capitalismo e anche delle sinistre “democratiche”, due facce della stessa medaglia mondialista. Ad integrare il quadro ecco il cattolicesimo bergogliano che assume l’aspetto più francamente distruttivo del cristianesimo che è quello di agente universalista coinvolto nella cospirazione atta a far precipitare le nazioni nella rovina di un mondo assoggettato ai voleri dei poteri forti.

La società deve strutturarsi in base alla natura della comunità etno-culturale indigena, facendo così coincidere la cittadinanza con la nazionalità, e mettendo al riparo il popolo dalla catastrofe del sistema-mondo; non abbiamo bisogno né del capitalismo né di quella lotta di classe apolide, due cose che fanno il medesimo gioco del globalismo di cui trattiamo e che hanno in totale non cale le sorti degli uomini e delle donne indigeni, eterosessuali, normodotati, lavoratori, di quella normale maggioranza insomma che viene tiranneggiata dai parassiti in nome di minoranze usate come pedine antinazionali. Basta vedere come destra-centro-sinistra concordino ormai su faccende che ritengono trasversali e in buona sostanza si riassumono nell’antifascismo, per non parlare delle priorità di chi (bestemmiando, direi) si ritiene erede dei padri del comunismo stesso ma ai diritti dei lavoratori preferisce quelli “civili” (va molto di moda questo termine negli ambienti dei leccapiedi USA) degli omosessuali, delle donne ridotte a quote rosa, degli allogeni, dei Rom, e di molti altri disagiati che rispecchiano il concetto dell’identitarismo etno-razziale-culturale-sessuale, e psico-fisico anche, ridotto a “costrutto sociale”. Certo, è tutto un costrutto sociale: la razza, l’etnia, il sesso, l’orientamento sessuale, la salute, la religione, la cultura… eccetto i soldi dei pensatori radical-chic che se ne escono con queste boiate, chiaro.

A ben vedere, oggi, nell’Occidente che fagocita l’Europa non esiste più il comunismo (checché ne dicano gli sciroccati berlusconiani o leghisti) ma solo sottoprodotti pasticciati dell’inciucio tra capitalismo e fumose sinistre “marxiste”, ossia il progressismo, la socialdemocrazia. In cima troviamo i petomani salottieri che ci tediano con i loro contorti pensieri neomarxisti, rinchiusi nelle loro belle torri d’avorio, a metà troviamo politicanti e camerieri vari di sinistra che dipendono da quelli sopra di loro (che a loro volta dipendono dai finanziocrati), quasi in fondo i centri sociali e la loro teppaglia criminale anarco-individualista, e in fondo alla piramide la bassissima manovalanza rappresentata dalle pedine di chi sta sopra: immigrati, omosessuali, donnicciole, disadattati vari. Il tutto comodamente funzionale ai banchieri e gendarmi globali.

Il socialismo o è nazionale o non ha alcuna ragion d’essere, e il nerbo d’una Nazione, che è il Popolo indigeno dei lavoratori, può trovare solo nell’etnonazionalismo (con le sue istanze genuinamente socialiste e comunitariste) ciò che riscatta la sua condizione di cattività cagionata da settant’anni di occupazione militare, economica, culturale e politica dei veri padri dell’antifascismo postbellico, che sono gli Americani.

Ave Italia!

Antifascismo e anticomunismo come malattie capitalistiche dello Spirito

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Antifascismo e anticomunismo come malattie capitalistiche dello Spirito

  1. Franco Treni ha detto:

    Grande Paolo. Lo stesso Mussolini veniva da ambienti socialisti.

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