L’omologazione all’inciviltà omosessualista

A volte mi è capitato di pensare che, dopotutto, una legge che regolamentasse le unioni tra omosessuali (ovviamente, senza parificarle al matrimonio e soprattutto senza aprire all’affido di bambini avallando porcherie quali l’utero in affitto) potesse anche starci, per quanto francamente la mia idea sull’omosessualità non sia per nulla in linea con la modernità del politicamente corretto, che la inquadra come qualcosa di naturale, normale e accettabile. A mio avviso è quantomeno una sofferenza, per quanto possa essere una realtà di fatto ormai ampiamente sdoganata e riconosciuta.

Infatti, se proprio volessimo essere moderati sull’argomento, si potrebbe aprire ad una legge atta a vigilare sul fenomeno e controllarlo, non per assecondare i capricci omosessualisti bensì per stabilire un preciso discrimine tra queste “unioni civili” e quello che è il vero matrimonio (tra uomo e donna), da cui poi nasce la Famiglia, l’unico nucleo sociale base possibile, che consiste in padre, madre e prole. Un qualcosa di fondamentale che chiaramente la natura (prima che la Tradizione) preclude agli omosessuali, a meno che la si voglia violentare in nome delle contemporanee aberrazioni relativiste.

Il problema, però, sta nel fatto che queste unioni tra omosessuali, per quanto appunto nettamente differenziate e messe su un piano diverso rispetto alla salutare normalità sancita dal matrimonio, sarebbero solo il primo passo verso la dissoluzione di quei valori che devono reggere le sorti di una società sana e forte, poiché le cosiddette minoranze prima ti prendono un dito, poi la mano, poi un braccio intero, facendosi forti dell’appoggio incondizionato di chi le strumentalizza per il proprio tornaconto. Una situazione analoga a quella delle migrazioni allogene e all’integrazione forzata di chi le anima, un qualcosa che sembra più stare a cuore a chi sfrutta gli immigrati, piuttosto che agli immigrati stessi; e così per gli omosessuali, sovente meno propensi a vessarci con certe pretese assurde rispetto a chi li sfrutta come pedine per portare avanti la distruttiva agenda mondialista. Non a caso un conto è un omosessuale che non rinuncia alla sua dignità un altro il “finocchio”, la parodia dell’omosessuale che si umilia ai gay pride e umilia l’omosessualità medesima.

Pertanto rischia di presentarsi una situazione similare a chi finisce per diventare tossicodipendente: si comincia con la sigaretta, si passa allo spinello, poi alla cannabis, poi all’hashish, alla cocaina ed infine all’eroina, giù giù sprofondando nell’inferno dell'(auto)distruttività. Perché una volta imboccata la strada della degenerazione non si può più tornare indietro, e qui non sono in ballo le sorti di un singolo ma della collettività comunitaria, della Nazione.

L’altra cosa assurda che viene a presentarsi in una situazione in cui gli “sposalizi” tra omosessuali vengono consentiti a norma di legge, è che le lobby non si accontenterebbero di queste unioni ma vorrebbero pure mettere la mordacchia al dissenso, con le solite leggine liberticide in stile manciniano; ecco così il ddl omofobia targato Scalfarotto, dove l’arbitrarietà del piddismo e della magistratura stabilisce cosa è omofobo e cosa no, restringendo sempre più il confine tra ciò che si può dire e cosa no. I reati d’opinione sono qualcosa di altamente strumentale e politico che viene impiegato per intimidire l’avversario, evitando che si occupi di cose serie e ripieghi sulle inutili facezie che vengono consentite al popolino. Non un segno di forza, da parte dello stato, ma di debolezza, che rivela tutta l’ipocrisia di una democrazia spudoratamente pilotata dall’alta finanza, tutta presa a badare al tornaconto del capitalismo (di cui le derive omosessualiste sono frutto) e per nulla interessata al destino nazionale di un Paese.

Il dispotismo arcobalenato non lascia spazio a dubbi: giusto sposare omosessuali, giusto affidare loro bambini, giusto aprire all’utero in affitto, giusto mercanteggiare sulla vita e la dignità degli altri pur di soddisfare capricci alla Elton John. Le sinistre europee spacciano per socialismo l’apertura ai “diritti civili” (che valgono solo per le minoranze, badate bene) nascondendo quel che in realtà non è altro che una deiezione nata dalle viscere del sistema mondialista. Così un domani per qualcuno sarà più che naturale aprire alle più svariate forme di parafilia, in nome dell’amore (?). Uno potrà essere libero di unirsi con i parenti, con sé stesso, con un morto, con un animale o un elettrodomestico e magari con un bambino? Qualche esterofilo pervertito col pallino per gli islamici potrebbe essere assai favorevole.

Capirete che i rischi, in questi contesti, sono altissimi perché il relativismo col suo subdolo pungiglione mira ad instillare il velenoso dubbio che porta una società allo sbando, al lassismo, alla cinica indifferenza e al pervertimento dei più elementari valori, del comune buonsenso. Buffo evocare un sentimento, l’amore, quando si viene a trattare di convivenze, sposalizi e figli; la legge deve essere razionale e asettica, tesa al benessere della Patria e del suo stato, dei suoi cittadini, e non esiste che in nome di un sentimento, e non della ragione, si faccia largo ad ogni moda contemporanea che dietro la facciata solidale nasconde il marcio della corruzione dei costumi. Sanzionare l’odio (?) e premiare l’amore (?) sarebbero criteri accettabili nel legiferare? Ma non scherziamo. Chi mescola emozioni alla razionalità di ciò che dovrebbe essere il più asettico possibile vuole solo strumentalizzare fenomeni del momento per far dei piaceri a qualcuno di influente, che non sono certo le coppie omosessuali che vorrebbero giocare alla famigliola felice.

Perciò no, non sono favorevole alle “unioni civili” e la pasticciata legge passata qualche giorno fa con il ricatto della fiducia è un fallimento della società civile italiana. Gli omosessuali italiani non sono discriminati, sono trattati come chiunque altro, e non reputo discriminazione impedire loro di fare gli eterosessuali che si sposano e hanno una famiglia. Ci sono cose che la natura non consente e che se ostinatamente ricercate la catastrofe s’abbatte sulla comunità per colpa di poche teste calde. Distinguo l’omosessuale dall’omosessualità e ho massimo rispetto per la dignità umana della persona, ma certe mattane sarebbe meglio abbandonarle per badare al vero benessere, alla vera realizzazione, alla vera libertà che è quella del benessere comunitario e nazionale.

Provo solo immensa pena per i poveri burattini manovrati dall’alto che esultano dicendo che l’Italia non è più “il fanalino di coda dei diritti”, essendosi in parte adeguata al mare di relativismo e nichilismo che la circonda, omologata all’omosessualismo. Sono solo dei miserabili che non si rendono conto di come la modernità etica globalizzata (lo stile di vita all’occidentale, insomma) sia solo la volontà di cricche internazionali coperte d’oro per controllare l’Europa e stroncare sul nascere ogni sussulto patriottico e sovranista. Cari miei, se c’è qualcuno di discriminato in Europa non è ebreo, allogeno, omosessuale, femmina, disabile, ma indigeno nazionalista.

Ave Italia!

L’omologazione all’inciviltà omosessualista

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a L’omologazione all’inciviltà omosessualista

  1. Mirko ha detto:

    La questione è molto semplice: l’istruzione è un diritto, l’assistenza medica è un diritto, il voto è un diritto (inutile, ma sempre un diritto); l’utero, e la possibilità di procreare, no.
    La sodomia è una perversione umana (ne esistono di più disparate), e ultimamente la si sta proponendo in pompa magna solo perché Tavistock lo impone.

    Mi piace

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