La malignità del dogmatismo antifascista

Il mito resistenziale, al pari della controversa questione olocaustica, ha assunto nel dopoguerra le proporzioni di un irritante dogmatismo ideologico, pseudo-religioso, dove chi si sottrae alla vulgata viene bollato come reprobo, inquisito, trascinato in tribunale e condannato. E per di più in nome della “libertà e della democrazia”. E dell’assoluta laicità, si badi.

Lo stato italiano punisce reati d’opinione, inclusi quei casi in cui un normale cittadino si “azzarda” a mettere in discussione alcuni fatti relativi alla cosiddetta Resistenza partigiana e, naturalmente, alla cosiddetta Shoah del popolo ebraico durante il periodo nazista della Germania. In altri stati, come appunto quello tedesco o austriaco, va anche peggio a chi si erge a revisionista (sbrigativamente liquidato col termine di negazionista o persino di sterminazionista), e alla condanna segue una pesante incarcerazione, con tutte le ricadute sociali del caso. Certo è che qui, la vera debolezza, è quella della politica, che ha bisogno di inventarsi delle leggi per difendere la “verità” che fa più comodo a chi ha vinto l’ultimo conflitto mondiale, anche per coprire le proprie responsabilità in termini di massacri, atrocità, terrorismo. I dogmi servono per impedire liberi e sereni dibattiti storici che potrebbero condurre a conclusioni alquanto scomode a chi regge le redini del sistema.

Quando un’entità statuale manifesta la necessità di controllare la libertà d’espressione dei propri cittadini, la fragilità delle istituzioni risulta palese, e questa realtà viene negata in nome di valori democratici che (guarda caso) funzionano ad intermittenza e non riguardano mai coloro che sottraendosi alla vulgata dei “liberatori” pensano con la propria testa e desiderano analizzare in profondità ambigue vicende storiche. E questo anche perché l’aspetto propagandistico di tali vicende è sempre più evidente e serve per stroncare sul nascere la ribellione ai moderni padroni di un’Europa ridotta ad Unione Europea. Italia inclusa.

Si prendano in considerazione i tristi rituali del 25 aprile di ogni anno, dove le piazze italiane si affollano di variopinti personaggi che tentano goffamente di occultare il proprio conformismo al volere del padrone con una retorica patriottarda alquanto patetica: sinistrorsi, liberali, centri sociali, associazionismo vario, cristianucci, rappresentanti del mondo ebraico, tricoloriti amministratori locali con la fregola dell’esibizionismo, tutti accomunati da una tragica farsa (con tanto di zuffe tra i vari attori manovrati come burattini dall’alto) orchestrata da chi vede nella Resistenza un “secondo Risorgimento”, senza capire che l’Italia perse su tutta la linea nella Seconda guerra mondiale.

Sì, costoro amano festeggiare una sconfitta imbarazzante che a mio avviso non è tanto quella del Fascismo e della RSI quanto quella di chi pensa di aver vinto saltando furbescamente sul carro dei vincitori alleati; guardate che i vari partigiani, il regio esercito del dopo 8 settembre, la monarchia sabauda e tutti coloro che tradirono Italia, Germania e Giappone con il vergognoso voltafaccia del 1943 perché le cose stavano mettendosi male, non hanno vinto proprio un bel niente, si sono limitati ad attaccarsi al carrozzone alleato o bolscevico per elemosinare le briciole che cadevano dal tavolo dei veri vincitori. I veri eroi erano quanti lottavano con le armi in pugno senza arrendersi, pur essendo stritolati tra capitalismo borghese occidentale e comunismo sovietico orientale. Uno scontro epico ed epocale che rende ancor oggi onore ai combattenti italici e germanici fedeli all’Idea.

Lo stesso, tanto osannato ed ingigantito, fenomeno resistenziale partigiano riguardò qualche migliaio di “ribelli”, non portò alla liberazione di alcunché e si amplificò negli ultimi giorni della guerra, quando decine di migliaia di tizi imboscati e rinchiusi in casa fino al giorno prima scesero in piazza con fazzoletti al collo spacciandosi per liberatori d’Italia. Patetiche illusioni di banderuole che qualche anno prima inneggiavano al Duce e che nell’aprile ’45 si ritrovarono tutti in piazza, con annesso sventolio di drappi americani, a celebrare le vittorie di altri credendole proprie. Infatti a cosa sarebbe servita la mitica guerra di liberazione se non ad agevolare la consegna dell’Italia agli Americani per riempirsi poi di decine e decine di basi militari statunitensi? Questi si sarebbero liberati dei nazifascisti per darsi in pasto agli Americani? Esecravano l’occupazione tedesca per calare le brache di fronte all’invasore d’oltreoceano? Complimenti vivissimi, dei geni. Per non dire delle modalità della guerriglia partigiana, fatta di imboscate e attentati che si ritorcevano contro la popolazione civile lasciata al suo destino…

La più squallida rappresentazione di questa fenomenologia è certo il macabro scempio di Piazzale Loreto, a Milano, dove i corpi, precedentemente fucilati in fretta e furia e arbitrariamente, di Mussolini e altri gerarchi della RSI (ma anche di soggetti del tutto estranei, come la Petacci) vennero appesi ad un distributore di benzina, a testa in giù, come fossero quarti di bue in una sozza macelleria da terzo mondo. Curioso davvero come chi rivendichi diversità e verginità rispetto all’agire di una dittatura finisca per macchiarsi di irrazionali porcherie degne delle peggiori satrapie del Vicino Oriente.

E chissà quanti voltagabbana c’erano in quel piazzale milanese il 29 aprile del 1945, conformisti vestiti di nero fino a qualche tempo prima e conformisti di pancia dopo la “liberazione”, bardati di rosso, bianco, azzurro, verde all’ombra della triste bandiera a stelle e strisce, emblema di quello che è da sempre il più funesto degli imperialismi (poiché globale ed intriso di ipocrisia). Eccoli lì tutti intenti ad ostentare la propria democrazia e liberalità sparando a dei cadaveri, orinandovi e sputandovi addosso, insozzandoli e deturpandoli vilmente sino a sfigurarne i connotati, per poi appenderli a testa in giù e celebrare una scandalosa orgia sotto di loro, e per di più in nome di una presunta alterità nei confronti del precedente regime dipinto come pura brutalità e sudditanza ad un dispotismo ancor peggiore, che sarebbe stato quello hitleriano.

Codesti forcaioli, sotto mentite spoglie di soggetti democratici e civili, li possiamo incontrare ancor oggi tra quelli che da una parte si esibiscono in battute di cattivo gusto sulla fine del Duce e dall’altra vorrebbero far fare la sua stessa fine ai “fascio-leghisti” attuali. E naturalmente in nome della democrazia e della libertà, sia chiaro! Anzi, c’è da dire che oggi sembrano tutti antifascisti proprio in assenza di Fascismo, un po’ come settant’anni fa alla fine della guerra, dove i partigiani sembravano moltiplicarsi per scissione.

Sapete, al di là delle intemperanze verbali di soggetti simili, di ieri e di oggi, la cosa più squallida rimane il fatto che non sono altro che idioti funzionali al regime imperialista americano, bestie da macello troppo prese a demonizzare il passato per capire che il presente zuccheroso dell’Occidente americanizzato è solo una mortale trappola per una massa amorfa di sorci anestetizzati dal troppo benessere.

Si riempiono la bocca di anatemi verso Mussolini e Hitler, i poveri mentecatti, ma nel mentre accettano pedissequamente ogni bruttura e stortura partorita dai gendarmi e dai banchieri d’oltreoceano. Ma tanto, a loro che importa? Conta poter godere di Hollywood e del mito americano fatto di “diritto alla felicità”. Certo, ditelo a chi morì tragicamente a Gorla, Dresda, Hiroshima e Nagasaki quanta felicità gli regalarono i terroristici bombardamenti dei “liberatori”… E pensare che ci sono persino vermi che addebitano la barbarie aerea alleata ai regimi che contro tale barbarie lottavano, difendendo i propri popoli.

L’antifascismo è divenuto un oscurantismo in piena regola, una religione assoluta che vincola la libertà di esprimersi e di associarsi in nome di un fumoso periodo storico che è solo servito al mondialismo americano per estendere del tutto i propri tentacoli sull’Europa. E chi appoggia l’antifascismo spacciandolo per qualcosa di genuino, che per davvero liberò l’Italia, o finge o è davvero così ottuso al punto di non rendersi conto che sta solo eseguendo come una marionetta il volere del padrone atlantico: ha vinto la guerra, una guerra provocata e stuzzicata da esso per annientare la Germania con la complicità del bolscevismo, e la prosegue oggi fino a che il Continente non capitolerà definitivamente nelle sue mani.

Tutto è perduto e la lotta patriottica è inane? Manco per sogno. Nel recupero della sovranità nazionale, della propria identità etno-culturale e in una visione “imperiale” dell’Europa che si imperni lungo l’asse Roma-Berlino-Mosca ci sono i germi della riscossa patriottica, doverosa e necessaria se vogliamo che la nostra radiosa Civiltà non muoia sotto i colpi della mondialista tirannia finanziocratica e guerrafondaia all’americana, sostenuta dai locali ascari che si riconoscono nei “valori” antifascisti per conformismo e convenienza. Per infame opportunismo e acritica omologazione al capriccio letale del padrone.

Ave Italia!

La malignità del dogmatismo antifascista

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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