Serenissima, Italia ed Europa: una lezione ancora attuale

Riporto un mio articolo di argomento storico pubblicato dal sito Azione Culturale, concernente l’epopea storica della Repubblica di Venezia nel contesto segnatamente bergamasco.

“Viva San Marco!” ebbe ad esclamare l’insubre Renzo Tramaglino quando mise piede sulla riva bergamasca dell’Adda, lasciandosi alle spalle i tumulti e gli inseguimenti dei birri in quel di Milano, il cui stato era all’epoca dell’ambientazione de I Promessi Sposi del Manzoni dominato dagli Spagnoli.

Mentre infatti il Ducato di Milano, dal 1500, passava di straniero in straniero (Francesi, Svizzeri, Spagnoli, Austriaci), la terra orobica, cui chi scrive appartiene per vincoli di sangue e di suolo, veniva governata dalla Repubblica di San Marco, dalla Serenissima, e ciò quasi ininterrottamente dal 1428 al 1797.

Per quanto l’attuale Lombardia orientale non sia etnicamente e linguisticamente veneta perché parte dell’areale celto-ligure e gallo-italico dell’Italia nordoccidentale, ha conservato un positivo ricordo del buongoverno veneziano, grazie alla liberalità e alle ampie autonomie concesse dai dogi, ma anche grazie alle politiche fiscali, agrarie e commerciali, nonché alla gestione di gravi crisi come quella insorta in Lombardia tra 1627 e 1630, dove la grande carestia che colpì la regione fu seguita dalla spaventosa peste di manzoniana memoria.

A Bergamo, grazie anche ai provvedimenti in materia sanitaria della Serenissima, poterono essere evitati gli sfracelli occorsi nel Milanese, vessato dal malgoverno del ramo spagnolo degli Asburgo e attraversato dalle truppe lanzichenecche dell’Impero che, impegnate nella Guerra di successione di Mantova, seminarono morte e distruzione soprattutto diffondendo il contagio (che comunque riuscì a penetrare anche nel Bergamasco).

Sempre per rimanere nel territorio orobico, che era il baluardo di terraferma di Venezia e perciò di cruciale importanza per essa, sul confine tra Milano e Grigioni, sarà utile ricordare come i dogi concessero alla città di Bergamo ampie autonomie e tutta una serie di misure che portarono ad una fioritura, anche culturale, del capoluogo orobico: sopravvissero le antiche magistrature locali e le istituzioni politiche, con la supervisione di un reggente veneziano; venne completata la fortificazione delle mura medievali della città bassa, le Muraine; vennero costruite le famose Mura Venete (1561-1588) che cingono il nucleo antico di Bergamo alta e che presto potrebbero essere considerate patrimonio dell’umanità, assieme ad altre fortificazioni venete tra Italia e coste della ex Jugoslavia.

Vennero inoltre costruite la via Priula e la via Mercatorum, importanti arterie commerciali che sfruttavano la posizione bergamasca di confine coi Grigioni, ritenuti alleati di Venezia a differenza della vicina Milano perennemente in lotta con San Marco; sotto il Leone alato va anche ricordato il rigoglio pittorico bergamasco che trova in Lorenzo Lotto il culmine dell’artisticità realizzatasi in epoca veneziana.

Mi si consenta anche di ricordare una figura emblematica come Bartolomeo Colleoni, condottiero passato alla storia soprattutto per i servigi offerti alla Serenissima in lotta con i milanesi Visconti; ho preso in considerazione l’ambito bergamasco perché a me familiare ma anche perché in virtù dell’importantissima posizione strategica risulta esemplare nell’illustrare i benefici del dominio veneziano, contrapposto alle vessazioni che troppo spesso il Ducato di Milano mise in atto contro la Bergamasca.

Come si capisce, in questo quadro si inseriscono i conflitti tra guelfi e ghibellini, coi primi schierati dalla parte della tollerante Repubblica e i secondi dalla parte dello Stato milanese, fedele all’Impero. Per quanto la Repubblica Veneta non fosse un potentato per così dire etnico, anche perché fortemente proiettato al dominio del Mediterraneo orientale per scopi primariamente mercantili, sarà assai utile ricordare come proprio grazie a Venezia l’Europa poté adeguatamente difendersi contro il pericolo musulmano rappresentato in particolar modo dai Turchi, che nel 1453 assediarono e conquistarono Costantinopoli portando al crollo dell’Impero Romano d’Oriente.

Dalle Crociate a Lepanto, Venezia fu sempre in prima fila nella lotta contro il nemico della mezzaluna, e ciò rappresenta un lascito importante agli odierni patrioti europei, che facendo tesoro di questa esperienza storica sappiano ancor oggi contrastare vittoriosamente ogni forma di aggressione esterna all’Europa, che come ahimè sappiamo trova spesso sponda nel marciume ideologico interno.

La Serenissima Repubblica di Venezia durò dal 697 (con la nascita del dogado) al 1797, ben 1100 anni di incontrastata autonomia che l’hanno resa la repubblica più longeva della storia. Solo Napoleone riuscì a piegarla e liquidarla frettolosamente col Trattato di Campoformio, cedendo Venezia e suoi territori all’Austria; mentre gli altri staterelli italiani preunitari passavano da un padrone forestiero all’altro, la città lagunare e i suoi possedimenti custodivano gelosamente la propria indipendenza, fronteggiando lo strapotere di Francesi, Spagnoli e Austriaci e senza rinunziare alle proprie tradizionali politiche di ampia autonomia concessa in particolar modo ai domini di terraferma. In aggiunta, come già ricordato, Venezia si impegnò nelle guerre contro gli Ottomani e si contrappose anche all’oscurantismo controriformistico dello Stato della Chiesa, che voleva di fatto ficcare il naso negli affari interni di San Marco, come di ogni altra entità politica italiana o comunque cattolica.

Per quanto il sottoscritto abbia a cuore l’identità lombarda di tutti quei territori nordoccidentali caratterizzati dall’eredità celtica, ligure, gallica e longobarda, essendo bergamasco non può che tributare onore alla storia di Venezia e della sua Repubblica, poiché ha plasmato col buongoverno la Bergamo moderna (e basta prendersi la briga di visitare Città Alta per notare l’importante testimonianza del passato marciano, ma vale anche per le altrettanto lombarde Brescia e Crema) contribuendo al suo patrimonio artistico e culturale, e dunque alla sua fama, anche grazie alla Commedia dell’Arte.

Del resto il prestigio di Venezia era riconosciuto non solo dalle creature letterarie nate dalla penna di un Lombardo occidentale come Manzoni, ma pure da quei numerosi baggiani in carne ed ossa che si trasferirono dal Milanese nel Bergamasco, per sfuggire al malgoverno forestiero che opprimeva la vicina città ambrosiana e i suoi territori storici. Unendomi dunque all’esultanza del fu Fermo Spolino, non possiamo che innalzare uno stentoreo Viva San Marco!, roboante grido di battaglia della bellicosa Venezia repubblicana che seminò terrore e distruzione tra le fila degli invasori Turchi.

http://www.azioneculturale.eu/2016/03/serenissima-italia-ed-europa-una-lezione-ancora-attuale/

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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