L’Europa non è islam, l’islam non è Europa

Mentre a Bruxelles l’ennesimo attentato islamico contro l’Europa seminava morte e distruzione nel cuore del Continente, all’Aia si preparava la condanna a 40 anni di carcere per l’ex presidente dei Serbo-Bosniaci Radovan Karadzic, colpevole secondo il tribunale internazionale di genocidio e altri crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati durante le guerre nei Balcani.

Il Benelux è un’area inesistente da un punto di vista nazionale e andrebbe spartita tra Francia e Germania, questo anche perché non è null’altro che un contenitore di società multirazziale, di vizi libertini e di soggetti allogeni “integrati” che, come serpi in seno, preparano attentati terroristici contro la terra che li ha accolti in pompa magna. E questo logicamente per colpa degli spiriti illuminati che hanno fatto del Benelux anche il centro della politica di Eurolandia e il brodo di coltura ideale per allevare giovani apolidi occidentalizzati mescolati alle “risorse”… esplosive. L’allogeno si adegua, e se ne approfitta. D’altro canto, non puoi certo rimproverare i sorci se i gatti di casa dormono.

Sicché, per l’ennesima volta, la risposta dell’Europa ridotta a Occidente e colpita nel proprio cuore dal fanatismo musulmano è stata il solito polpettone di retorica lacrimosa e alla John Lennon, con tanto di oscene e puerili manifestazioni d’isteria collettiva come la farsa dei gessetti colorati o lo sgomento dei politicanti nostrani, icasticamente simboleggiato dalle lacrime di un’inutilità politica come la Mogherini o di chi come Renzi pensa di opporre alla violenza, all’odio, al fanatismo, alla delinquenza allogena su vasta scala la “cultura del dialogo, della tolleranza e dell’integrazione”. Sì, la stessa che ha integrato i vari attentatori suicidi e il resto della barbarica accolita di beduini.

E, dopo il danno, la beffa della condanna di Karadzic, uno che ben prima degli Europei occidentali si è trovato a dover gestire in casa sua il problema del fanatismo islamico, che con l’Europa c’entra come i cavoli a merenda. La Serbia ha pagato per tutti, come fosse stata l’unica protagonista delle guerre iugoslave a macchiarsi di atrocità, e le efferatezze di Croati e musulmani balcanici, tra cui quei galantuomini dei Cossovari, sono finite sotto silenzio, sommerse dalla gigantesca demonizzazione anti-serba orchestrata dagli Stati Uniti. Peraltro la condanna dell’ex leader è arrivata nel giorno dell’anniversario dei mostruosi bombardamenti terroristici NATO sulla Serbia durante la guerra del Cossovo, attuati con la zelante collaborazione del “comunista” filo-americano D’Alema. Un caso o l’estremo tentativo di umiliare e ferire nel profondo il popolo serbo, legittimando la violenta crociata condotta dall’atlantismo contro di esso?

I Serbi sono stati l’ultimo baluardo europeo nella lotta contro l’invasore musulmano, e hanno tentato di riconquistare il terreno perduto per colpa della disgregazione iugoslava fomentata dalla comunità internazionale: dietro gli Sloveni la Mitteleuropa e la CEE, dietro i Croati il Vaticano e i cattolici in genere, dietro Bosgnacchi e Albanesi gli Stati Uniti e la Turchia, nonché l’Onu e il terrorismo salafita. I Serbi, appoggiati dai Russi, erano contro tutto e tutti e si sono visti attribuire tutti gli scempi della guerra nella ex Iugoslavia, complice il vittimismo dei Bosniaci musulmani prima e degli Albanesi del Cossovo poi che è stato sposato dai gendarmi del globo per seminare la loro mafiosa zizzania nei Balcani, ovviamente in funzione anti-russa. Le bandiere americane sventolate dagli Albanesi si sprecavano, così come il connubio tra stelle e strisce e simboli dell’Uck del criminale Thaci. Il Cossovo indipendente è la più orrida delle creazioni postbelliche nei Balcani, un giocattolo occidentale che tracima criminalità e che è un insulto ai Serbi, in particolar modo alla loro minoranza laggiù perseguitata, massacrata o costretta ad andarsene.

La Serbia di Milosevic, Karadzic e Mladic andava liquidata a tutti i costi e annichilita, con tanto ovviamente di una nuova Norimberga atta ad occultare i crimini degli altri, Occidentali inclusi. Vedremo mai, infatti, i macellai americani, israeliani o salafiti/wahhabiti (inclusi quelli europei e caucasici) sul banco degli imputati del TPI? Domanda del tutto retorica, si capisce.

Ad ogni modo, per quanto la Serbia (o meglio, la Repubblica Serba di Bosnia) possa essersi macchiata di massacri e crimini di guerra, ci si dimentica che se oggi abbiamo un’Europa quasi del tutto priva di islamizzazione storica lo dobbiamo alle spade, non ai gessetti colorati o alle preghiere interreligiose, lo dobbiamo al valore guerriero degli Europei che a Poitiers, Lepanto e Vienna diedero il meglio di sé respingendo il pericolo allogeno musulmano. Perciò Bergoglio e i bergogliani o quelli che cianciano di tolleranza ed integrazione a tutti i costi farebbero meglio a ricordarsi grazie a chi possono fare i pacifisti indisturbati: a chi è morto anche per loro, per ereditarci un’Europa senza islam e sua cultura levantina e mediorientale in mezzo ai piedi. Per non parlare delle aliene torme che lo praticano.

Attenzione: questo non è il solito discorso islamofobo fallaciano o salviniano, tutt’altro, è un discorso volto al rispetto di sé stessi e della propria identità, che non è musulmana; dialogare con le realtà islamiche (sciite) anti-mondialiste è doveroso oggigiorno, per tenere lontana la mafia americana dal Medioriente e dal Mediterraneo ma ciò non dev’essere MAI sudditanza e masochismo, MAI. Lo spettro della balcanizzazione voluta fortissimamente dall’Occidente atlanto-europeo e filo-sionista è dietro l’angolo e potrebbe travolgere, un domani, anche l’Italia, che un tempo era il supermercato dei potentati forestieri grazie alla divisione nazionale tanto cara al Vaticano.

Anche per questo motivo non vorrei che si facesse la fine di Costantinopoli, sommersa e massacrata dai Turchi mentre discuteva di sesso degli angeli; tematica oggi ampiamente sostituita dai distinguo operati dai “preti” salottieri e dai benpensanti per separare l’islam dall’islamismo. Sì, come se il vero problema fosse l’estremizzazione di una religione comunque straniera e composta per lo più da genti extra-europee ancorate a superstizioni semitiche e non la religione stessa. Al pari delle altre due sorelle abramitiche. O forse chi fa differenze ama calare le brache per non innervosire le copiose comunità allogene islamiche che tempestano l’Europa? Sia detto soprattutto nei riguardi di ambienti terminali di certa destra…

Ave Italia!

L’Europa non è islam, l’islam non è Europa

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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