Saluu Lombardia! – Ave Italia!

Il Lombardista

Il Lombardista

Ho approfittato del primo di marzo scorso, data antica di tradizione indoeuropea che segnava il capodanno e l’arrivo della primavera, per rendere noto il mio ritorno nelle fila di Grande Lombardia, il soggetto etnonazionalista dei Lombardi.

Non si tratta, naturalmente, di un’abiura dell’Italianesimo ma della necessità di cercare di fare qualcosa di concreto sul territorio assieme ai miei camerati storici, che hanno accettato di eliminare l’istanza indipendentista e sopratutto l’ostilità all’Italia e la negazione del suo concetto sacrale plurimillenario.

Grande Lombardia nasce il 6 novembre del 2013, data mediana tra equinozio d’autunno e solstizio d’inverno, nella cornice dell’antica capitale longobarda, Pavia, ad opera del sottoscritto e di altri quattro Granlombardi, tra cui Adalbert Roncari, già fondatore sempre con me del Movimento Nazionalista Lombardo (2011). Questo si sciolse in Grande Lombardia, per via della necessità di estendere la nostra azione  metapolitica e culturale a tutto il mondo granlombardo, ossia alpino-padano, settentrionale, che si distingue dalla Penisola propriamente detta per tutta una serie di motivi storici, etnici, culturali, geografici, climatici, ambientali, linguistici e così via.

Ero uscito da Grande Lombardia dopo pochi mesi dalla fondazione per elaborare la mia personale svolta italianista, e da allora (aprile 2014) ad oggi mi son preso una sorta di periodo sabbatico per sviluppare al meglio la coesione tra l’istanza lombardista, etno-regionale, e quella italianista, etnonazionale. Il mio ritorno è dettato non solo dalla responsabilità di aver comunque fondato un soggetto per uscirne dopo poco (assieme all’impiego di risorse mie e degli altri) ma anche dalla necessità di poter fare qualcosa di concreto assieme a coloro che da più tempo conosco e con cui si può ricreare davvero un clima fruttifero per il benessere delle Lombardie e dell’Italia stessa.

GL è dunque un movimento che si batte per la salvaguardia delle peculiarità etno-culturali e territoriali della Lombardia etnica (Nord-Ovest) e della Grande Lombardia (Nord), proponendo un salutare comunitarismo che miri alla solidarietà etnica tra Lombardi, in nome del comune passato e anche del futuro che si prospetta; sappiamo bene quanto l’attuale stato italiano sia ben poco italiano, ossia sovrano e schierato dalla parte del suo Popolo, pertanto appare necessario rinsaldare i vincoli che legano gli Italiani e soprattutto gli Italiani settentrionali, che tra le altre cose sono stati più volte buggerati e strumentalizzati indegnamente da quei cadregari romani della Lega Nord.

Ruralismo, contadinato, solidarietà etnica, comunitarismo sono preziosissime armi finalizzate alla difesa e alla preservazione della Lombardia, che non è un ente regionale inventato da Roma ma un territorio storico che va dalle Alpi all’Appennino e dalle Alpi occidentali a quelle orientali, bisognoso oggi più che mai di tutela, di promozione, di azione politica e culturale incentrata in particolar  modo sull’identità dei Lombardi. Tale identità si fonda sull’ambito preromano celto-ligure e reto-venetico, sulla romanizzazione, sullo sviluppo dunque di culture linguistiche romanze occidentali (e non orientali) e anche oserei dire sul Medioevo germanico caratterizzato dalla presenza longobarda, che se non proprio etnicamente ha certo influito in senso militare, politico, amministrativo, culturale. D’altro canto, a chi dobbiamo l’etnonimo della nostra Terra?

Questo Lombardesimo si inserisce poi nel più ampio contesto sociale e nazionale italianista, impegnandosi per una diffusione della visione etno-federalista italiana, ossia ciò che sappia, finalmente, conciliare il particolare col generale senza che né il primo né il secondo debbano essere lasciati per strada in nome di fanfaluche propagandistiche, legaiole o neofasciste.

Ci sono molti movimenti, peraltro animati da giovani di buona volontà, ma direi che solo Grande Lombardia può rispecchiare al meglio la mia visione, poiché da diversi mesi io e gli altri contubernali stiamo lavorando proprio in una direzione non più inficiata dal secessionismo ma corroborata dall’Italianesimo federale che riconosce il fatto (purtroppo nemmeno tanto ovvio) che l’Italia è una Nazione con tremila anni di storia alle spalle e non un semplice stato ottocentesco che, sappiamo bene, ha più e più volte perso per strada il concetto nazionale. E figuriamoci quello etnico…

Indi, se l’Italia è la Nazione, la Lombardia è la nostra “piccola” Patria etno-culturale, l’identità più rustica, genuina ed immediata che accomuna, in particolar modo, coloro che rientrano nello spazio gallo-italico, longobardizzato, cioè gli Italiani nordoccidentali. Appare però necessario includere, assieme a questi, anche i Liguri, i Romagnoli e gli Italiani nordorientali, poiché anch’essi parte di quel continuum cisalpino che si distingue nettamente dall’ambito peninsulare propriamente italico, italico-romano.

Tra le altre cose la nostra visione non taglia fuori Val d’Aosta, Nizzardo, Alto Adige, e Venezia Giulia storica, che sono tutti territori storicamente e geograficamente italiani, perciò granlombardi, solo in un secondo momento occupati da genti francesizzate, germanizzate e slavizzate. E naturalmente la Grande Lombardia include i brandelli “svizzeri” lombardofoni.

Non voglio fare il ganassa in merito a questo rientro, anche perché per ora siamo pochi, sparsi, e “nuovi”, e preferisco mantenere un basso profilo ed un minimo di umiltà, però mi piacerebbe davvero riuscire ad organizzare qualcosa di concreto e di collaborare con tutti i Lombardi desiderosi di fare bene per la propria Terra e per l’Italia. Torno come militante, poiché il presidente è, da due anni, il Roncari e il segretario l’amico Achille Beltrami. D’altro canto siamo tutti militanti lombardisti ed è anche sterile darsi arie da generaloni quando manca l’esercito. La figura di riferimento è comunque Adalbert Roncari che, ininterrottamente dal 2011 ad oggi, ha conservato il Lombardesimo militante senza rotture, pur accettando certo (anche se in maniera diversa dalla mia) l’apertura all’italianità e all’etnofederalismo al posto del secessionismo.

Si capisce, le mie posizioni non sono al 100% quelle di GL, però nel grosso si concorda senza dubbio alcuno e si può tranquillamente prospettare una sinergia molto costruttiva per tutti quanti. Vi segnalo da subito il sito ufficiale dell’associazione che consta di versione in fiorentino letterario, inglese e lombardo (da noi inteso come milanese classico volgare); la versione inglese è in costruzione. Per ogni domanda e/o curiosità fate pure riferimento a ciò.

Grande Lombardia è un’associazione politica, poiché anche se non si partecipa attivamente alle competizioni elettorali e al governo del territorio la politica si concretizza anche nella metapolitica, nella cultura, nel comunitarismo, nella testimonianza identitaria che si attua giorno dopo giorno, che sono la base di ogni seria coscienza davvero matura e politica. Da un punto di vista prettamente amministrativo, politico, io personalmente auspico la creazione a livello nazionale di un soggetto che sappia battersi per il socialismo nazionale irredentista declinandolo in senso federale, spazzando via alfine la miseranda pochezza dell’attuale centrodestra, le scorie del berlusconismo, e il leghismo che in tutti questi anni non ha concluso un bel nulla, trasformandosi di continuo per mantenere salde le poltrone sotto al sedere. Fondamentale deve essere la visione eurasiatica che si possa consolidare su basi di cameratismo indoeuropeo tra tutte le realtà nazionali, serie, anche per liquidare l’unipolarismo americano che sta facendo scempio dell’Europa dal ’45 del secolo scorso. L’Italia ha davvero una ghiotta occasione in questo senso, smarcandosi così dall’Unione Europea e, si spera, dalla NATO per ritrovare la sovranità e l’autorevolezza perdute.

Ad ogni modo, non vedo alcuna contraddizione tra italianità e lombardità e penso che si abbia davvero il dovere di preservare il buon nome dell’Italia e della Lombardia senza più tirare in ballo pagliacciate post-fasciste o da pratone pontidese. Che la romanitas e la lombarditas ci guidino lungo l’aspro cammino che conduce alla salvazione dell’Identità e della Tradizione mediante la ferrea Volontà di chi ancora crede nei valori etnici, culturali e nazionali, e sotto l’egida di quello spirito imperiale europeo di cui si sente ancora il bisogno.

Saluu Lombardia!Ave Italia! 

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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21 risposte a Saluu Lombardia! – Ave Italia!

  1. Otto ha detto:

    Anche nell’ordierno ordinamento di GL sono compresi i territori che avevi designato nel precedente articolo “La grande Lombardia” ?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Esattamente; la scorsa estate mi sono rimesso in contatto coi miei soci storici per cercare una mediazione tra la mia posizione italianista etnofederale e la loro di comunitarismo (più che indipendentismo) lombardista. Ed abbiamo così raggiunto la quadra: salvaguardia del Nord Italia inteso come Lombardia medievale, Grande Lombardia, in tutte le sue peculiarità (sempre più minacciate mortalmente di estinzione od imbastardimento) e rispetto per il concetto, plurimillenario, di Italia intesa come realtà storica plasmata, soprattutto, da Italici e Romani (ma anche dai Longobardi, se non fossero stati ostacolati dalla pretesca “mafia” vaticana). Niente più posizioni sprezzanti verso l’italianità e il Sud, senza comunque nascondere il fatto che la formazione storica dell’Italia ha principalmente riguardato il Centro-Sud, legato al Nord dai Romani. Ma al di là della politica storica, comunque, l’italianità nasce ormai 3000 anni fa sulle ali delle espansioni ario-italiche, da cui principia il grande ed inimitabile epos della Saturnia tellus.

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  2. Otto ha detto:

    Penso che siano posizioni compatibili, sopratutto nel caso dell’italianismo etno-federale che può essere tranquillamente accettato dai lombardisti. Secondo me ripartire dal modello dell’Italia Augustea contestualizzato con l’odierno potrebbe essere un buon punto di partenza per un armoniosa intesa.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Assolutamente. Bisogna essere onesti con la storia patria, laddove sia positiva oltretutto, e francamente io di negativo nella romanizzazione e nell’inclusione dell’ex Gallia Cisalpina nell’Italia augustea non vi vedo alcunché di negativo. Anzi… Così facendo il Nord ha potuto divenire protagonista, perché altrimenti avrebbe rischiato di far la fine del cugino sfigato dei Francesi o dei “terroni” dei Tedeschi. Si cerca insomma di rendere coese le varie identità: quella territoriale più immediata (es. Bergamo), quella etno-regionale (Lombardia), quella nazionale (Italia) e poi quella continentale europea, dunque anche razziale ossia europide.

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  3. Mauro ha detto:

    È vero che il Nord Italia si differenzia dal resto del paese per tutte le questioni elencate, ma vorrei farvi notare che anche tra Centro, Sud e Sardegna esistono differenze altrettanto rilevanti dal punto di vista razziale, ambientale, linguistico, storico e culturale. Io sono di Roma e i nipoti dei calabresi si distinguono a occhio nudo per tutta una serie di ragioni (abbigliamento, modo di fare, mentalità, aspetto fisico, ecc). Fino al Medioevo si parlava greco nel Meridione, mentre voi settentrionali avevate adottato il Latino già da secoli. L’unica vera discriminante che peserebbe in favore di un’autentica particolarità dei settentrionali sarebbe il fatto di parlare lingue di ceppo occidentale rispetto all’orientale che accomuna centrali e meridionali, ma francamente su internet si trova solo un testo di un autore conosciuto per le sue idee secessioniste a sostenere questa tesi. Puoi suggerire ulteriore materiale in proposito? Senza contare che la lingua non può essere il solo e unico metro di paragone, detto fra razzialisti.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Le differenze tra Nord e Centro-Sud? Tra i due c’è uno stacco netto, soprattutto nei riguardi del Sud; si consideri la geografia (non siamo Penisola), il clima (subcontinentale vs. mediterraneo), la lingua appunto (romanzo occidentale vs. orientale), la genetica (basta guardare su Internet o leggere le opere di Cavalli-Sforza per rendersi conto come l’Appennino sia uno spartiacque non solo a livello linguistico, per quanto non vi sia un abisso tra “padani” e Toscani, che storicamente hanno avuto diversi contatti, non così con Umbria e Lazio), il fenotipo (al Nord c’è una indiscutibile influenza mitteleuropea assente nel Centro come nel Sud), la mentalità e la cultura (vi è una più netta impronta indoeuropea al Nord, soprattutto se confrontata con quella a Sud, che si riflette anche in certi tenebrosi rituali funerei, nelle superstizioni, nelle corna e negli iettatori e in espressioni che tirano in ballo i morti, e ne avete anche voi a Roma; peraltro Roma è stata toscanizzata nel ‘500, altrimenti sarebbe più prossima a Napoli, probabilmente, quantomeno a livello di lingua). Ad ogni modo, come reputo io medesimo, anche GL suddivide l’Italia in 6 tronconi: Lombardia ovest (Liguria antica), Lombardia est (Venethia), Etruria (Centro), Ausonia (Sud), Enotria (estremo Sud), Sardegna. Mai detto che il Centro e il Sud e la Sardegna siano la stessa identica cosa.

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      • Mauro ha detto:

        Ho drizzato le orecchie dopo aver letto Centro-Sud in opposizione al Nord. Le differenze del Nord con il Centro sono certamente notevoli, ma sono altrettanto notevoli (molto di più secondo me) quelle con il Sud. Da Roma a Como bene o male domina l’influsso italo-celtico, mentre in Meridione è del tutto assente. Poi gli influssi mitteleuropei al Nord sono bazzecole rispetto agli influssi levantini al Sud. Riguardo la questione del fiorentino portato a Roma nel 500: da dove hai preso questa informazione? Sei al corrente che l’Etruria è legata a Roma sin da epoca regia?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        E dagli… Non sto dicendo che Centro e Sud siano la stessa cosa ma che entrambi si distanziano nettamente dal Nord, soprattutto transpadano. Non è certo un caso che l’Italia primigenia fosse il Centro-Sud (esclusa la Toscana) in quanto fulcro degli Italici latino-falisci e osco-umbri, parte della Romània orientale (mentre il Nord è occidentale). Fatti linguistici che vanno di pari passo con l’etnia dal momento che il Nord ha ricevuto maggiori apporti ariani grazie a Celto-Liguri e Galli (e poi popoli germanici). Fu Cesare ad aggregare la Transpadana all’Italia romana. Il Sud è sicuramente più levantino del resto d’Italia ma con Etruschi e immigrati di epoca imperiale un certo dato simile è presente anche al Centro (il che non vuol dire che gli Etruschi fossero al 100% del Levante, anzi…, e tanto meno che ci fosse stata un’ondata di liberti nordafricani e mediorientali, queste sono balle). Fatto risaputo la toscanizzazione del romanesco e di Roma nel ‘500: grazie ai papi medicei la Capitale fu approdo di una nutrita colonia di Fiorentini che, a corte, contribuirono a staccare il romano dalla sfera meridionale agganciandolo alle parlate mediane. Ci sono svariati testi, anche graffiti, dove si può notare come il volgare romano dei primordi fosse assai simile al napoletano.

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      • Mauro ha detto:

        Latino-Falisci e Osco-Umbri, così come Roma successivamente, avevano il loro fulcro nel Centro Italia, con qualche infiltrazione negli Abruzzi ed entroterra campano. La repubblica romana ha conquistato prima il sud per ragioni strettamente militari ed economiche, ma i magnogreci erano altrettanto forestieri come i galli al nord. E a differenza dei galli, non furono romanizzati in quanto ellenici e quindi non-barbari. Se i galli fossero stati quelli che praticavano commercio e i greci fossero stata una società guerriera, oggi faremmo il discorso al contrario. Riguardo i Medici a Roma mi informerò meglio, ma basta ascoltare i dialetti per notare le differenze: il napoletano è una cantilena dai toni alti e squillanti, mentre il romanesco è rozzo, mascolino e dalle tonalità basse. Qui il fiorentino non c’entra nulla.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Si rammenti che l’Italia antica indicava la punta della Calabria e tale termina ha poi lentamente risalito la Penisola venendo ad indicare soprattutto il territorio di massima concentrazione latino-falisca e osco-umbra ossia Centro e Sud (il Sannio è italico alla grande); certamente il coronimo “Italia” nasceva da un epiteto greco che si riferiva alla religiosità totemica italica, che era rivolta verso il bue/toro. Il legame italico col Nord derivava dai Venetici e dalla presenza protovillanoviana e umbro-ligure che caratterizzava in particolar modo l’Emilia, con qualche penetrazione in Piemonte o nel Bergamasco. Questo studio (http://www.nature.com/ejhg/journal/vaop/ncurrent/full/ejhg2015233a.html) mostra come i Toscani tendano al Nord mentre il Lazio sia intermedio (il che ha senso); i Toscani si sovrappongono al Nord, il Lazio sta per conto proprio o scolora nel Sud. Si veda questo plot: http://www.nature.com/ejhg/journal/vaop/ncurrent/extref/ejhg2015233x2.jpg. Nord, Centro e Sud sono tutti gruppi a sé stanti e si sovrappongono scarsamente (lo stacco più netto è nei confronti dell’estremo Sud calabrese, e lì sì che sono stati grecizzati, visto che è l’unica zona d’Italia, eccetto la Sardegna, dove la linea paterna principale è J2).
        Il romanesco attuale è un idioma a tutti gli effetti mediano, perché è stato appunto toscanizzato nel ‘500; nel Medioevo era più simile al napoletano che al toscano. Logicamente Roma, da un punto di vista genetico, non fa più testo da secoli, e i vari campioni genetici che riguardano il Lazio sono presi altrove (credo proprio Viterbo nel caso suesposto).

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      • Mauro ha detto:

        Il nome Italia è di origine greca e dimostra poco o nulla. I romani lo usavano per indicare, senza alcuna ufficialità, i territori sotto il loro diretto controllo, i quali per lungo tempo si fermavano al Rubicone. Quando Cesare inglobò la Gallia Cisalpina, ecco che anche quella diventò Italia. Augusto creò la vera e propria Italia, in modo istituzionale, e arrivava alle Alpi. Fosse per me avrei preferito il nome Romania, prima che diventasse sinonimo di Zingaria. Comunque sono questioni linguistiche che hanno poco valore etnico e culturale. Fatto sta che il Meridione è da sempre staccato dal resto d’Italia: in epoca romana era greco, in epoca medievale fu prima bizantino e poi normanno, infine i regni siculo-napoletani.

        Il Sannio sarebbe l’Abruzzo e l’entroterra campano di cui parlavo prima. In Puglia c’erano i Messapi, in Calabria, Basilicata, Sicilia e coste campane c’erano i greci.

        Per leggere il primo studio bisogna avere un account pagato, mentre l’immagine conferma quanto dico: Tus e Lat raggruppano insieme, mentre i meridionali sono più staccati dei settentrionali.

        Finisco con i dialetti: se hai un’infarinatura di linguistica, saprai meglio di me che per cambiare pronuncia e tonalità non bastano un gruppo di intellettuali fiorentini alla corte del Papa. La grammatica scritta è un altro paio di maniche, ma devo ancora trovare conferma di quanto dici.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non è di origine greca: nasce da un termine italico preso in prestito dagli Italioti (i coloni greci del Meridione) per indicare gli Italici, e si riferisce ai loro culti religiosi.
        Che il Meridione sia sempre stato isolato è pacifico ma, che ti piaccia oppure no, da un punto di vista linguistico e culturale siete più prossimi a esso che alla Lombardia. Se ciò ti fa schifo non è un problema mio. Il Sannio non è l’Abruzzo: è Molise + Benevento e Irpinia, area interna montuosa schiettamente italica. Circa i Greci c’è da dire che più che immigrazione di massa si è trattato di un’acculturazione greca del Meridione, che ha influito su lingua e costumi, ma anche a Sud parlano romanzo, che è Romània orientale al pari del Centro e della Toscana.
        I Meridionali sono staccati dai Settentrionali sì, ma il Lazio non scolora nel Nord mentre la Toscana sì, in parte. Toscana e Lazio non sono Settentrione.
        https://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_romanesco: alla voce “Cenni storici”.

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      • Lorenzo ha detto:

        In Fiorito 2015 il campione toscano è stato preso nella Toscana meridionale, Siena, mentre quello laziale è stato preso nel Lazio settentrionale, Viterbo. La provincia di Siena e quella di Viterbo addirittura confinano, c’è persino fin troppa differenza tra Tus e Lat. Senza considerare che a livello di IBD il campione senese condivide più IBD con l’Emilia (Ferrara, la provincia più distante dalla Toscana) che con la vicinissima Viterbo. Siena ha un livello di IBD in comune con Ferrara simile a quello che i campioni lombardi condividono con l’Emilia. E senza considerare che un reale valore medio toscano è un po’ più a nord del senese, mentre quello laziale è più a sud di Viterbo. Con una campionatura più articolata, quello che correttamente sostiene Paolo sarebbe persino ancora più evidente.

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      • gianluca ha detto:

        anche i sardi sono notevolmente differenti sia etnicamente che culturalmente dal nord italia. ho passato molte estati in sardegna e i sardi sono molto distinti dai turisti e villeggianti del nord italia e li riconosci facilmente.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Beh, direi. I Sardi sono un mondo a sé stante.

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    • Marco ha detto:

      Non parlerei di differenze razziali ma ci sono certamente differenze tra nord, centro e sud. Anche se non nette, per esempio tra Liguria di Levante, Emilia-Romagna appennica da una parte e la parte settentrionale di Toscana e Marche. Quello che vedo più problematico è la collocazione di Roma. Immagino che Firenze, Pesaro-Urbino e Perugia non accetteranno mai di finire insieme a Roma in una ipotetica macro regione con il rischio di finire stritolate dal pachiderma romano ed ereditarne tutti i peggiori difetti.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sono etniche, non razziali, comunque la Nazione è una. A noi, intesi come GL, non interessa troppo la suddivisione amministrativa ipotetica dell’Italia, siamo più attenti ai fattori etno-culturali, e in questo senso Lazio, Umbria, Piceno e Sabina sono la stessa gente (ci metterei anche la Toscana, per quanto abbia le sue peculiarità, ma è comunque Centro insieme alla Corsica). Pesaro-Urbino sono Settentrione; fino a Senigallia è Nord Italia a nostro avviso (vedi linea di von Wartburg).

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      • Marco ha detto:

        Paolo, se Pesaro-Urbino sono Settentrione allora anche Massa-Carrara sono Settentrione, mentre il Piceno invece è già Italia meridionale, il dialetto ascolano è un dialetto abruzzese. Da un punto di vista linguistico l’Italia centrale è divisa in due. Da una parte la Toscana che è un mondo a sé stante, mentre dall’altra parte ci sono i dialetti mediani che sono i veri e propri dialetti dell’Italia centrale: Marchigiano centrale (Ancona, Macerata-Fermo), Umbro (Umbria e Lazio settentrionale), Laziale, Sabino (Lazio e parte della provincia dell’Aquila). Ma il Piceno (Ascoli), parte del Lazio meridionale (parte di Latina e Frosinone) e 9/10 dell’Abruzzo sono appunto già Italia meridionale.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Certo che Massa e Carrara sono settentrionali. In questa pagina c’è una suddivisione dell’Italia che combina proprio criteri storici, etnici e linguistici: https://ilsizzi.wordpress.com/litalia/.

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  4. Otto ha detto:

    Secondo me la romanizzazione fu un processo necessario per riunire tutte le genti arie della penisola sotto l’egida ala dell’aquila legionaria.

    P.s tu sembri più un romano dell’elite repubblicana che di un germano, cosi a occhio..

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Un tratto distintivo delle genti germaniche è la forte componente cromagnoide e/o nordide perciò sì sembro decisamente più uno della famiglia italo-celtica che germanica.

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