Il ruralismo, risposta identitaria al sistema-mondo

L’Italia è da sempre un Paese a vocazione agricola, un’appendice rurale del Continente europeo che anche da questo aspetto trae quella sua arcana forza vitale che la rende unica nel panorama mondiale.

Gli scenari alpini, la Pianura Padana, la campagna toscana, la collina umbro-laziale, l’interno appenninico del Meridione, il caratteristico aspetto selvaggio di Sicilia e Sardegna la dicono lunga sulla natura italica, che ovviamente si riflette anche nell’indole dei suoi abitanti; se in Italia si è maggiormente conservato un certo identitarismo unito allo schietto tradizionalismo patriarcale non lo si deve solo al perdurare della moralità cattolico-romana ma anche all’attaccamento all’ambiente naturale che contraddistingue il Paese.

Peraltro, proprio nella dimensione più selvaggia e dunque genuina della Nazione si può attingere quel salutare spirito ancestrale dei Padri ariani che riemerge qua e là (ancorché imbastardito dalla Chiesa e dalle sue superstizioni esorcistiche) in usanze, riti, feste, costumanze, ricorrenze, e che testimonia ancor oggi il profondo legame che unisce le genti italiane al loro habitat. Senza dimenticare la devozione anariana per la Dea Madre, il cui ventre è stato poi fecondato dall’arrembante impeto indoeuropeo dando vita alla inimitabile Civiltà europea.

Credo che, in particolar modo oggi, sia più che mai necessario recuperare questa dimensione così peculiare dell’Italia, poiché solo dalla riscoperta della genuinità della natura incontaminata si può rinascere, ripartire, gettare un seme di speranza per un futuro che si delinea alquanto fosco ed incerto per via della tirannica agenda globalista; il ruralismo ci viene in soccorso, ed inserendosi nella più ampia cornice del comunitarismo etno-culturale (propaggine Sangue e Suolo del socialismo nazionale che dovrebbe guidare le sorti di ogni Paese europeo, e non solo) ci indica la strada da percorrere al fine di preservare la Razza (qui intesa nel senso più elevato e nobile, non meramente “zoologico” e materialista), lo Spirito e naturalmente la Terra natia.

Le nostre vite, soprattutto quelle di chi vive nei grandi centri abitati, sono caratterizzate da un contatto sempre più impoverito con la natura, nonostante l’Italia offra in ogni dove spettacolari scenari naturali che sono anche la forza attrattiva, assieme all’arte, di questa Nazione. Spoetizzante appare l’ignoranza dei più giovani in materia di bestie, flora, agricoltura, specialità enogastronomiche, paesaggio naturale, rintronati come sono dai media e da una degradata “cultura” cittadina fatta solo di consumismo, cemento, inquinamento, sovraffollamento e crogioli multirazziali e multietnici. Naturalmente non tutti hanno la fortuna di poter vivere a stretto contatto con l’ambiente incontaminato, ma diventa colposo poter avere la possibilità di immergersi ogni tanto nella cornice naturale italica snobbandola però in favore di borghesi rituali annoiati che non fanno altro che svuotare e renderci ancor più insipidi di quanto lo si sia ora.

Nonostante questo vedo con piacere che molti movimenti metapolitici, formati soprattutto da giovani, stanno riscoprendo questo fondamentale aspetto dell’esistenza europea e italiana, proprio perché non esiste Sangue senza Suolo (e viceversa, data l’esiziale portata dell’immigrazione) e quindi appare necessario riscoprire la natura in modo particolare nell’ambito dell’armonica coesione con l’elemento antropico. Non è certo l’ambientalismo pezzente dei verdi (che comunque prediligono trattare Zingari, omosessuali e allogeni più che prendersi a cuore le sorti dell’ecosistema italiano, e non certo a caso vanno a braccetto con la sinistraglia), o l’isteria di certi “animalari” e vegetariani/vegani, bensì la presa di coscienza della necessità per la nostra gente di recuperare la sfera dell’interazione con flora e fauna, anche perché la possibilità di un futuro tracollo per ragioni energetiche ed economiche non deve essere preso troppo alla leggera.

Cosa buona e giusta, senza per questo estraniarsi dalla vita di tutti i giorni e dalle nostre città che anzi vanno sempre difese e salvate in un modo o nell’altro per preservarle dalla distruzione totale operata dal mondialismo, rieducare gli Italiani (i più giovani in particolar modo) all’amore, al rispetto e al recupero della vita tradizionale rurale che i nostri vecchi hanno potuto conoscere ed apprezzare, sebbene troppo spesso tra mille stenti. I miei nonni paterni, ad esempio, negli anni ’20 del secolo scorso divallarono dalla Val di Scalve alla volta dell’Isola Bergamasca e qui si stabilirono in un cascinale dove potevano contare su terreni, vite, boschi, bestie, apicoltura, orti e frutta. Capite bene che proprio in situazioni simili si può preservare, assieme al legame terragno con la natura, il tradizionalismo patriarcale e l’ordine della famiglia naturale, nonché quell’indole sanguigna che proprio a contatto con l’ambiente ci consente di difendere noi stessi e il nostro popolo, lottando contro ogni barbarie modernista finalizzata alla distruzione capitalista del territorio (e di chi lo abita, che viene angariato e poi spazzato via mediante immigrazione forzosa delle preziose pedine allogene del mercato libero).

Un individuo non esiste al di fuori della propria comunità etnica, perché allontanandosene diverrebbe un’anarcoide scheggia impazzita conficcata nei fianchi dell’Identità e della Tradizione, un soggetto sovversivo intriso di veleni mondialisti che finirebbe per gettarsi come un attentatore suicida contro la sua stessa Patria rinnegata, contro la sua famiglia e la sua gente. Mai recidere il legame con la propria terra natia, altrimenti si diventa facilmente strumenti di quella temperie attuale che vede nell’esaltazione del “diverso”, della minoranza, dell’allogeno un prezioso strumento atto a plagiarci e confonderci per instillare in noi il diabolico dubbio anti-identitario.

Non smetterò mai di dirlo che la Libertà non sta nel dare sfogo ai propri bassi appetiti, agli istinti animaleschi che giacciono in ognuno di noi, ma invece nel fare il bene di ciò che ci ha resi, qui ed ora, Italiani ed Europei. Proprio perché al di fuori delle nostre comunità non possiamo esistere come soggetti ben definiti, appare doveroso prendere le distanze dal distruttore relativismo che è tipico di una società occidentale disintegrata dal grande capitale e dal liberalismo, e per farlo al meglio ci viene in soccorso il comunitarismo unito al ruralismo, che sono ciò che possono permetterci di salvare la nostra identità, le nostre tradizioni e quell’atavico legame che come ricordato già in questo scritto è inscindibile nei confronti della più genuina natura italica: l’equilibrato connubio tra uomo e ambiente.

Il vero burattino, cari amici, non è chi rispetta un consolidato sistema valoriale che plasma l’Italia da secoli e millenni garantendole di essere Italia (e non discarica pluralista e dunque apolide come troppo spesso sembra voglia questo stato senza Nazione), ma chi recide le proprie radici per assecondare l’epa del villaggio globale, facendosi così manovrare dai burattinai, nemmeno troppo occulti, che sono a capo del proteiforme mostro atlantico. Chi si sente libero e realizzato sguazzando nella Disneyland euro-americana è in realtà un servo dei servi e non fa che alimentare la distruzione nichilistica spacciata per “diritto alla felicità”. Lo stesso che negli Stati Uniti convive ipocritamente con la pena di morte, la violenza più cieca e aberrante, l’esportazione delle guerre, l’imperialismo unipolare, e la devastazione naturale operata dalle multinazionali.

Recuperare un rapporto genuino con la Terra è recuperare la nostra dimensione più intima, e fondersi armonicamente con l’ambiente incontaminato di montagne, foreste, valli, contadi, fiumi, laghi e mari senza per questo annullarsi ma anzi acquisendo maggiore coscienza su chi siamo, da dove veniamo e dove rischiamo di finire calpestando le nostre radici e gettandosi in pasto alle nefande mostruosità del sistema capitalista.

Ave Italia!

Il ruralismo, risposta identitaria alla barbarie del sistema-mondo

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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