Chi è il vero rivoluzionario?

Quelli che scendono in piazza con le sveglie per reclamare i “diritti civili” (in verità capricci lobbistici) o quelli che accolgono i “rifugiati”, i “profughi”, con cartelli e striscioni di benvenuto (salvo poi pentirsene amaramente di fronte alla barbarie) si credono dei rivoluzionari perché a loro detta si opporrebbero alla mentalità comune e omologata, conformistica, di chi invece si oppone strenuamente all’imposizione di tale nefande mode sovversive. Così essi presumono.

Quelli citati sono due esempi nel panorama del cosiddetto progressismo e di tutte le sue varie correnti socialdemocratiche o liberali, e anche qualora si trattasse degli utili idioti da centro sociale, bassa manovalanza annoiata e viziosa, la musica non cambia: questa gente si crede originale e rivoluzionaria e accusa di conformismo gli avversari ma, scusate, oggi come oggi fa più comodo essere progressisti o tradizionalisti? A me non sembra proprio che la temperie moderna sia tradizionalista, conservatrice nel giusto, identitaria, anzi, l’esatto contrario e questo ovviamente nei Paesi occidentali dell’Europa che sono mesmerizzati dall’America, patria di ogni disvalore antinazionale e antisociale.

Siamo praticamente sommersi e angariati ogni giorno dalla propaganda mondialista basata sull’unione degli omosessuali e sull’affido di bambini ridotti a bambolotti, sull’accoglienza indiscriminata per ogni singolo individuo che compone l’immigrazione di massa che travolge l’Europa, sull’antifascismo e l’antirazzismo che non sono altro che etichette politicamente corrette sotto cui si radunano tutti i nemici della Patria; e vogliamo forse parlare della legislazione in materia di libertà d’opinione? Non mi pare proprio che lo stato europeo occidentale sanzioni il pensiero liberale, progressista, antifascista, perché sanziona quello opposto e ogni giorno si inventa nuovi reati per mettere a tacere il dissenso identitario e tradizionalista, sbrigativamente liquidato come “nazifascista, razzista, suprematista”. Per la serie: chi vince la guerra si inventa le balle che vuole, e le impone con il dogmatismo e l’oscurantismo.

Prendiamo la questione delle unioni “civili”: a me sembra che tra Stati Uniti, Unione Europea, politiche governative, enti sovranazionali, multinazionali, mondo dello spettacolo e della “cultura” siano tutti schierati in difesa di questa storia, spacciando finti bisogni per bisogni di prima necessità. E questo perché? Perché così vuole l’agenda mondialista, nei suoi intenti sovversivi di demolizione di Identità e Tradizione, di Sangue e Suolo, di Popolo e Nazione, di accelerazione del distruttivo processo di sradicamento con globalizzazione dei disvalori capitalistici e consumistici, che passa anche per la denigrazione e la svalutazione della famiglia naturale, tradizionale. Fateci caso: ultimamente è di continuo spernacchiata col “benaltrismo” dei tromboni della mediocrità di stato.

Mero materialismo, unito alle fregole del grande capitale, che è poi lo stesso che stimola gli esodi allogeni verso l’Europa al fine di sostituire etnicamente i “costosi”, sterili e vecchi indigeni per poter sfruttare fresca manodopera immigrata, giovane, prolifica e vigorosa (e soprattutto schiavizzabile in cambio di un piatto di lenticchie o poco più). La filantropia dei ricconi? Null’altro che business.

Per questo mi viene francamente da ridere quando sento dire che i rivoluzionari, quelli originali e non omologati, sarebbero coloro che scendono in piazza con i cenci arcobaleno; ma se questo caspita di arcobaleno è praticamente ovunque ed è sponsorizzato da chiunque abbia influenza politica e “culturale” o sociale! Per non parlare del liberticidio che aleggia minaccioso sulla libertà d’espressione in materia di orientamenti sessuali, e che potrebbe concretizzarsi così come già si sono da tempo concretizzate le leggine contro l’istigazione all’”odio”… All’odio sì, un sentimento, perché la psico-polizia vuole imporre chi amare e chi odiare, e così le passioni si mescolano alla legge, che dovrebbe invece essere asettica e razionale.

Questa faccenda dei “diritti civili” non è altro che un capriccio imposto dall’alto, dai ricchi, e pedissequamente accettato dalla massa informe perché introiettato nella sua testa a suon di prese di posizione dei moderni beniamini del qualunquismo, che ovviamente va di moda presso il ceto medio semi-colto. Chi si oppone a questo omosessualismo diventa facile bersaglio della propaganda di regime e squalificato come barbaro retrivo, omofobo, razzista e chi più ne ha più ne metta.

Sono epiteti che diventano medaglia al valore quando pronunciati dai pappagalli variopinti, ma non corrispondono alla realtà dei fatti poiché chi difende la famiglia, quella vera, difende la verità e la natura, mentre i suoi detrattori non possono che appecoronarsi al volere del padrone reclamando la parificazione tra normalità e anormalità, solleticata dal capitalismo e dal libero mercato senza frontiere. Non è odio per l’omosessuale quanto sostengo, ma tutela della famiglia e dei più deboli, i bambini, che qualcuno vorrebbe mercificare per soddisfare vizi borghesi. E del resto a cosa serve la manipolazione genetica e la porcata di laboratorio se non a soddisfare i bassi appetiti di chi dispone di grosse somme di denaro per comprarsi la vita di un embrione? Siamo al mercato, cari amici, perché il relativismo materialista, zoologico, riduce la vita umana a merce, balocco, bizza di irrazionali individui che si sentono il padreterno perché facoltosi.

In un’Italia, un’Europa, un Occidente cosiddetto prostrato di fronte ai ricatti degli Americani, esce dal coro chi alza la testa per difendere ciò che è un ostacolo, un baluardo lungo il cammino distruttore del pensiero unico globalista, e non chi si accoda al politicamente corretto che blandisce Ebrei, allogeni, omosessuali, donne ridotte a femministe, Zingari, e altre minoranze prontamente strumentalizzate dalla temperie politica e culturale da salotto.

Ecco, potremmo dire che nella stanza dei bottoni v’è un’infima minoranza di plutocrati che però ha il potere di condizionare le pance di chi si riduce a massa amorfa ed è disposto a trangugiare cucchiaiate su cucchiaiate di aberrazioni solo perché le vogliono i ricchi. E si sa, oggi il modello sono i furbastri che si arricchiscono, magari senza sforzo, e gli ominicchi senza qualità penderanno dunque dalle labbra di chi, con l’arroganza dei quattrini, vuole sovvertire la natura per imporre dall’alto nuovi bisogni per nuovi consumi, finendo per accantonare ciò che manda avanti realmente il mondo dalla notte dei tempi.

Non mi si venga dunque a dire che il tradizionalismo è omologazione perché l’omologazione è il suo esatto contrario: il modernismo materialistico, da basso ventre, completamente privato di una dimensione spirituale o anche solo culturale (logicamente non funzionale al sistema, ma anticonformista).

Oggi la Tradizione e la sua salvaguardia sono del tutto fuori moda, così come l’identitarismo e la preservazione intelligente del territorio. Prova ne è la costante ridicolizzazione e demonizzazione di chi si professa tradizionalista, e viene messo alla gogna come caso umano, poveraccio, disadattato, mostro, criminale “nazzzista”, e perché? Semplicemente perché non è disposto a ridursi, come i mediocri e le acque chete oggi imperanti, alla stregua di miserabile strumento nelle mani della dittatura del pensiero unico antifascista e capitalista.

Ave Italia!

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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