Italia, recupera la tua sovranità!

Non passa giorno senza che si sentano notizie tremende sulla situazione industriale italiana, caratterizzata dalle sciagure della globalizzazione, del libero mercato e di quell’europeismo economico e fiscale che avvantaggia i soliti (Francia e Germania) a scapito di tutti gli altri.

Di questo passo finirà in vendita pure il nome dell’Italia, dato che sempre più industrie italiane finiscono in mani straniere e che sempre più industriali (spesso per sfuggire alle politiche fiscali “svedesi” della Repubblica Italiana) decidono di delocalizzare gettando così sul lastrico migliaia di lavoratori.

Ogni tanto, per di più, si parla di svendere pezzi di patrimonio artistico ai forestieri, che vedono nell’Italia una sorta di dormitorio turistico dove compiere nuove barbariche scorrerie per accaparrarsi quanto di buono sia rimasto. Incredibile come questo Paese non sappia sfruttare al meglio, e a proprio vantaggio, l’enorme mole di opere d’arte e monumenti che contraddistinguono la Penisola, unita ovviamente al turismo che dalle Alpi alla Sicilia è un vero e proprio punto di forza italiano, su cui mai si investe abbastanza. E purtroppo la scarsa sensibilità non coinvolge solo le istituzioni ma anche gli stessi Italiani, che privi di cultura non valorizzano abbastanza il patrimonio inimitabile che ci rende così unici e speciali, nel mondo.

Ci manca vera sovranità in un’Italia che è di fatto imprigionata da enti sovranazionali come UE, NATO e ONU, al soldo degli Stati Uniti e sottomessa al volere degli stati più forti dell’Europa, e quindi di conseguenza le grandi industrie non godono di buona salute e finiscono inesorabilmente, una dopo l’altra, nelle fauci delle società straniere. E mica solo di Paesi ormai abituati al supermarket in casa nostra, ma pure di terre come la Turchia! Per non parlare degli Asiatici e degli immancabili Americani.

Cari miei, è la globalizzazione, ma non sembra giovare particolarmente all’Italia che è ormai ridotta a dopolavoro dei “grandi” della Terra e a cumulo di stereotipi melodrammatici visti con simpatia (o compassione) da stranieri spesso e volentieri senza alcuna acculturazione. Obama che scorrazza per il Colosseo, per l’occasione chiuso al pubblico e tutto a disposizione sua, è un’immagine terribile nella sua icasticità.

Ovviamente il fatto più disdicevole e drammatico riguarda la condizione dei lavoratori nostrani, che per colpa del liberismo si ritrovano senza lavoro da un giorno all’altro; questo non solo per il perverso fenomeno della delocalizzazione verso Paesi di secondo mondo o in via di sviluppo (ovviamente per giovare alle tasche degli imprenditori) e della svendita ai forestieri la cui sensibilità per il lavoratore italiano è quella che è, ma anche per la scellerata opzione di sfruttare la manodopera immigrata (dequalificata, naturalmente) che come sappiamo si fa anche vessare gratuitamente o per pochi danari in cambio di permessi di soggiorno. Si sa, è meglio fare i negrieri in incognito, magari con la tessera del Pd in tasca, che adeguare gli stipendi agli standard europei  e aiutare le nostrane famiglie a sbarcare il lunario decentemente.

L’Italia, e così ogni altro Paese europeo, si dovrebbe liberare dal giogo internazionalista e globalista impostole dal ’45, dovrebbe uscire da ogni ente sovranazionale (dunque antinazionale) e recuperare la propria sovranità monetaria ed economica; si deve tornare ad optare per una intelligente autarchia frutto di protezionismo, mettendo in cima ad ogni interesse il benessere della Comunità e dei suoi lavoratori indigeni e armonizzando il tutto grazie ad una guida social-nazionale del Paese, e comunitarista, tesa al recupero della dimensione rurale che ha sempre contraddistinto una realtà come quella italiana. Reputo fondamentale il recupero di quella dimensione naturale e selvaggia che ogni Italiano cela nel profondo del suo cuore, nonostante sia oggi annacquata dal deturpamento di città massacrate dal mondialismo.

Nondimeno, aree depresse come il nostro Mezzogiorno andrebbero industrializzate e ripopolate con i Meridionali migrati a Nord (e per arricchire i soliti, non certo per chissà quali fini filantropici), assieme magari ad un’auspicabile occupazione militare tesa a sradicare le mafie e combattere l’immigrazione di massa. La difesa di confini e frontiere, come dazi e dogane, è fondamentale per il recupero della propria sovranità, e in questo senso ben vengano i muri, e non i ponti. I ponti avrebbero senso solo in un’Europa ben diversa dall’attuale, consapevole del proprio valore “imperiale” ma al contempo del sacrosanto valore nazionale di ogni realtà etno-culturale storica.

Ogni volta che un marchio italiano viene comprato dagli stranieri l’orgoglio patrio riceve una coltellata, e ogni volta che un imprenditore nostrano decide di chiudere i battenti in Italia per andarsene nell’Est, o ancor più fuori, si dà un calcione nel sedere alla comunità dei lavoratori italiani, traditi e abbandonati per il denaro e lo sfruttamento di Paesi da secondo, terzo mondo.

Capisco bene che spesso ciò sia dettato da ragioni fiscali dovute ad una pressione esagerata da parte dello stato, e in questo senso anche la RI dovrebbe darsi una regolata perché o si migliorano i servizi (e gli stipendi) o si abbassano le tasse, ma rimane un fatto ben triste che decine di migliaia di persone che contribuiscono al benessere del Paese si ritrovi col sedere per terra per via di inique politiche economiche sia dello stato che di chi investe.

Ben venga un po’ di sano dirigismo (e soprattutto la nazionalizzazione delle grandi industrie) se mirato al progresso non delle tasche degli industriali, dei banchieri e dei tecnocrati ma della Nazione, al suo benessere sociale e materiale, senza dimenticarsi di promuovere una sana cultura del lavoro finalizzata a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare. Ci sono cose più importanti del lavoro come la Patria, la Famiglia, lo Spirito.

Ma il lavoro è sacro, è la forza economica di un Paese, e deve essere protetto e tutelato non per avvantaggiare quei pochissimi che lucrano per il proprio tornaconto ma i moltissimi che costituiscono la Comunità nazionale e che sono dunque indigeni.

Assieme a ciò fondamentale è l’uscita dall’Unione Europea e dall’euro, affinché si riconquisti la sovranità monetaria e la lira torni ad essere la valuta italiana.

Che se ne vada al diavolo la globalizzazione, perché se proprio dovesse esistere qualcosa di “universale” ed “internazionale” ciò potrebbe essere solo una fondamentale triade su cui dovrebbero reggersi le sorti di ogni (serio) Paese della Terra: etnocrazia, endogamia, autarchia.

Ave Italia!

Italia, recupera la tua sovranità!

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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