Il culto della Costituzione e l’ipocrisia democratica

In Italia vige il culto della “sacra” Costituzione antifascista, vergata nel dopoguerra da tutti coloro che hanno deciso di accodarsi al volere dei vincitori e che già facevano parte delle accolite partigiane: comunisti, “socialisti”, liberali, democristiani e altra robetta repubblicana.

È la costituzione di una repubblica postbellica i cui valori sono quelli universali, e non nazionali, del cristianesimo laico, dove la Patria sia sottomessa al mito dell’uguaglianza, della fratellanza globale, della cessione di sovranità in favore di enti sovranazionali il cui unico fine è quello di perseguire un disegno globalista capeggiato da banchieri e gendarmi d’oltreoceano.

La natura della Repubblica Italiana si riassume nell’antifascismo dunque e in tutto quello che tale etichetta significa; nulla a che vedere con il genuino patriottismo (senza tirare in ballo il nazionalismo) poiché nei fatti la RI è un soggetto euro-atlantico che esegue la volontà dei suoi padroni americani, che d’altronde occupano la Penisola con 113 installazioni militari. Dove starebbero libertà, democrazia, giustizia in Italia, stando sotto il tallone degli anfibi statunitensi? Coloro che tanto osannano i partigiani dovrebbero aprire gli occhi così magari capirebbero che dai cosiddetti “nazifascisti” si è passati semplicemente ad un altro regime, che è quello mondialista dell’Occidente americano.

Beh certo, quelli sono i “liberatori”, guai a criticarli, anche se a condannarli eternamente ci saranno i massacri piovuti dai cieli italiani, tedeschi e giapponesi. E chi si è ribellato al Fascismo e al Nazionalsocialismo per vendersi a lorsignori ha collaborato al piano di distruzione dell’Asse messo in campo dagli Alleati, che ovviamente ha sancito la distruzione dei suoi Paesi.

Il culto della Costituzione italiana riguarda ogni mentalmente aperto, ogni benpensante, ogni perbenista omologato che ragiona col cervello altrui, e che non riesce a comprendere come la Repubblica Italiana di italiano abbia ben poco (o forse lo comprende benissimo e se ne compiace). Non è che un tassello di quell’ordine mondiale (al di là dei complottismi) che vige dal 1945 e che fondamentalmente si basa sulla standardizzazione occidentale di tutti coloro che obbediscono pedissequamente alla volontà atlantista. L’Italia statale è inquadrata nell’Unione Europea, nel Patto Atlantico, nell’ONU, e dove sarebbe dunque la sua libertà d’azione? Siamo ridotti a schiavi del volere di pochissimi, intontiti con le ciarle ipocrite su libertà e democrazia, salvo svegliarsi bruscamente quando i presunti democratici bastonano il Popolo con le loro scandalose leggine liberticide. Perché si sa, lo stato italiano teme come la peste la libertà d’espressione, che tollera solo quando si viene a parlare di baggianate, e chi alza la testa per criticare viene trascinato in tribunale e tacciato quasi di terrorismo. Per non parlare delle critiche al Presidente della Repubblica o ai simboli, piuttosto artificiali, dello stato.

Poi qualche trombone del regime ogni tanto sbotta lamentandosi che manchi “senso dello stato” nei cittadini che da questo stato vengono vessati e presi in giro, nonché caricati di tasse “svedesi” in cambio di servizi “albanesi”, ma a mio modesto parere verrebbe da rispondere: “Siamo sicuri che più che senso dello stato non manchi senso a questo stato?”.

Lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica è più che altro simbolico, eppure si circonda di fasti, di privilegi, di stipendi dorati e di reati d’opinione. Questo perché quel ruolo incarna i valori costituzionali del suddetto antifascismo, e guai dunque ad opporvisi, magari auspicando un serio presidenzialismo dove il capo dello stato venga eletto per davvero dal Popolo e possa davvero rappresentare così una Nazione e la sua sovranità sacrosanta. E nemmeno parliamo della situazione riguardo la magistratura…

Il fatto è che questa repubblica viene tanto indicata come laica quando in realtà è soggetta al nuovo monoteismo mondialista e antifascista, una implacabile religione che vuole punire duramente tutti coloro che non vogliono lasciarsi lavare il cervello dalle trite e ritrite chiacchiere “democratiche”, perché pretendono di poter ragionare con la propria testa mettendo in discussione la concezione di Italia e di stato italiano che vige ormai dal secondo dopoguerra.

È un po’ come il discorso relativo alla cosiddetta Shoah, dove chi si sottrae alla vulgata per condurre studi indipendenti, a seconda dei Paesi in cui si trova rischia incriminazioni di negazionismo e conseguente incarcerazione. Come se qualcuno si sognasse di ingabbiare uno che nega la sfericità della Terra o che predica l’esistenza degli alieni. Che davvero esista una “verità” bisognosa di leggi atte a stroncarne la negazione? E poi ci indigniamo per la sorte di Galileo?

Viviamo in un sistema occidentale che si regge su alcuni intoccabili dogmi (pur professandosi, ripeto, laico), e lo stato italiano repubblicano ne fa appieno parte, perché in linea con i desideri anti-sovranisti dell’euro-atlantismo e dell’europeismo di cartapesta che ha sede nel Benelux. L’antifascismo, la “Resistenza”, l’Olocausto, gli Alleati, sono i “cani da guardia” posti a difesa del potere su cui si basa l’Europa occidentale liberata (?) da Fascismo e Nazionalsocialismo, che oggi prosegue la sua campagna d’odio verso la Russia, l’Ungheria, la Bielorussia, l’Iran, lo sciismo, la Siria di Assad e tutti quei governi patriottici che si sottraggono alla perversa morsa del regime atlantico.

E poi, a fare da degno corollario a tutto ciò troviamo, ad allietarci, le varie basse manovalanze del regime, quali politici, magistrati ideologizzati, pennivendoli, sputasentenze da salotto, ribelli da cesso sociale, “pensatori” e guitti dello spettacolo prestati alla politica, con l’immancabile amorfa massa di grigi borghesucci (veri o presunti) che si lasciano vivere dal sistema senza porsi alcun problema, poiché l’importante è avere la pancia e il portafoglio pieni. E poco importa se i nostri governi eseguono gli ordini degli stranieri e non il volere della Nazione.

La Nazione giustifica lo stato, non il contrario, perciò ogni entità statuale deve rappresentare al meglio quello che è il volto etnico e nazionale di un Paese. In caso contrario si avrà solamente uno stato-apparato, come quello italiano, dove a contare sono i miti dell’Occidente e non il Sangue, il Suolo, lo Spirito, insomma l’Identità e la sovranità, di una Nazione.

Il sottoscritto ha aperto all’Italia nella sua più squisita accezione etnonazionale, il che nulla ha a che vedere con lo stato che tra alti e bassi esiste dal 1861, e che nella prima e seconda Repubblica trova la sua più triste realizzazione. Uno stato repubblicano che può solo prendere esempio da quello che fu l’avanzato progetto di socializzazione portato avanti dalla Repubblica Sociale Italiana: a Salò si respirava aria sociale e nazionale in nome del Popolo italiano, che è poi la vera temperie che dovrebbe contraddistinguere una “sinistra” anti-reazionaria, un socialismo patriottico sempre e comunque dalla parte della gente e non delle classi parassitarie che la vessano.

Ave Italia!

Il culto della Costituzione e l’ipocrisia democratica

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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3 risposte a Il culto della Costituzione e l’ipocrisia democratica

  1. Mirko ha detto:

    Il nuovo gioco democratico dà l’illusione a chi vota di essere responsabile di qualche cambiamento. Di essere protagonista. Secondo taluni studiosi, una popolazione di schiavi contenti produce di più, lavora meglio e crea meno disagi per i padroni nella sua gestione.
    Prendiamo la contrapposizione artificiale fra destra e sinistra, o fra bianchi e neri, o fra ebrei e musulmani, fra cattolici e protestanti… perché il principio del “dividi et impera” funziona? Perché le masse non sono intelligenti, e si tengono impegnate azzannandosi fra loro senza un vero motivo. Nel frattempo, vengono espropriate ed oppresse, senza accorgersi più di tanto, perché sono troppo impegnate a sfogarsi contro altri oppressi. Il gioco democratico individua sistematicamente falsi bersagli. Questo credo bene di averlo detto solo io, fino adesso. Ogni atto di oppressione emanato dai pupi ai governi è seguito dalla frase idiota: – “avete voluto quel tale? Tenetevelo. Ora pagate le conseguenze” – oppure – “avete votato quel tale? Ogni popolo ha il governo che si merita…” – o altre cretinate del genere. In realtà, quando non si dà la responsabilità al candidato, la si dà a quelli che lo votano, che sono altri falsi bersagli. Se la popolazione è oppressa, frodata ed espropriata, la responsabilità di chi è? Ma evidentemente – “è di quella metà della popolazione che ha voluto votare per quel tale candidato che…” – e si dà la colpa ad altri cittadini anziché andare alla ricerca di chi è veramente responsabile.
    Che dire, forse erano preferibili le monarchie costituzionali, che gli attuali padroni hanno saggiamente demolito in favore di burattini stupidi del calibro di Renzi, Hollande, Obama ecc.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non va però dimenticato che riguardo i problemi razziali o culturali, ad esempio, l’immigrazione non è altro che uno strumento nelle mani dei suddetti “potenti”, perciò le guerre tra poveri che si scatenano nei quartieri periferici delle nostre città vanno nella direzione del mondialismo eradicatore, che vuole sostituire gli indigeni in favore dei più sfruttabili allogeni. Poi beh, l’Italia e il resto dell’Europa occidentale sono nell’occhio del ciclone euro-atlantico, quindi nulla di “strano”. Dividere il popolo in dx-sx, atei e religiosi, interisti e milanisti, panettone e pandoro non è che un modo per seminare zizzania diciamo pure classista tra corrazziali e connazionali.

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      • Mirko ha detto:

        Vale lo stesso, in cospicua maggior misura, per il cosiddétto terrorismo internazionale. Gli islamici, morti di fame, pur se molti, non hanno proprio nessun mezzo di fare danni a Israele (potenza atomica) e tanto meno al resto dell’occidente. Ancora una volta i deboli, i musulmani, sono scelti come bersaglio per la nuova guerra che si vuole fare.

        D’altra parte, l’immigrazione ha il duplice scopo di accrescere la tensione e di sovvertire le basi di ciò che definisce una nazione (cultura, tradizioni degli indigeni). I giornalisti, al loro soldo, sono i primi che creano instabilità interna, falsi bersagli, scontri, persecuzioni, situazioni di pericolo. E tutto ciò avviene di proposito. I frustrati, gli sfigati, i disoccupati, le persone sole, sottomesse, ignoranti, gli schiavi costretti a lavorare in fabbrica (o in ufficio) per pagare imposte e tasse non dovute, cercano di superare il proprio senso d’impotenza comportandosi da bestie negli stadi, aggredendo qualcuno più debole, facendo le ronde, armandosi, sparando a qualche ladro di polli. Sempre falsi bersagli.

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