Una palestra di vero patriottismo

L’ambito sportivo non ricopre certo l’importanza che hanno quello politico, sociale, economico e culturale, eppure non va trascurato: può divenire un potente veicolo di valori nazionali ed etici su cui si impernia la ragion d’essere più profonda di un organismo statuale.

Se lo sport non si fa promotore di patriottismo, agonismo, disciplina, virtù, moralità, lealtà, salute psico-fisica diventa quello che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi parlando dell’italico (e non solo) pallone: mercificazione, prostituzione ai denari, soldi, sporchi interessi, slealtà, corruzione, frode, spettacolarizzazione del calciatore che diventa un semidio e tutto il resto dei disvalori pallonari attuali.

Tra questi disvalori rientra in pieno l’annichilimento del valore etnico e patriottico del calcio o di qualsivoglia altra disciplina sportiva, soprattutto parlando delle compagini “nazionali”. Virgoletto, poiché ormai di nazionale che è rimasto in buona parte delle squadre europee che dovrebbero rappresentare le proprie Nazioni? La Francia, l’Olanda, il Belgio, l’Inghilterra, hanno compagini “nazionali” che sono farcite di allogeni provenienti da ex colonie, e dove gli Europei son sempre meno, a cominciare dagli indigeni. Seguono a ruota squadre le cui patrie hanno tradizioni coloniali meno importanti o nulle ma che parimenti si legano all’andazzo multirazziale di quelle dell’Europa occidentale: la Germania, la Svezia, la Svizzera, l’Austria, da anni incorporano i figli degli immigrati provenienti da ogni dove, ad esempio dai Balcani, dalla Turchia, e anche da posti ben più esotici.

E poi ci sono le squadre dell’Europa meridionale come le iberiche o l’Italia, che per non essere da meno degli “evoluti” Nordici ingaggiano l’allogeno di ordinanza, magari spacciato per oriundo, cercando anche di far sì che sia bello esotico (alla Balotelli) per mostrarsi mentalmente aperti e “progrediti”. Vogliamo forse essere in costante ritardo su cose di così fondamentale importanza? Sia mai.

Io mi chiedo: che senso ha tutto ciò, se non portare avanti l’agenda mondialista di chi vuole un’Europa meticciata fatta di apolidi dotati di cittadinanza di cartapesta? Una cittadinanza senza nazionalità, svuotata di ogni valore patriottico, etnico, terragno, utile solo per costituire quella schiera di automi insipidi che reggono le colonne del sistema globalizzatore nemico dei Popoli.

Anche solo a livello di agonismo, che senso può avere far rappresentare una nazione europea ad una squadra che di europeo non ha più alcunché? Ricordo i trofei vinti dalla “nazionale” di calcio francese anni addietro, conquistati con le reti di allogeni “naturalizzati” spacciati per figli della grandeur parigina: siamo sicuri che se li sia guadagnati la Francia e non qualcos’altro, ossia un’accozzaglia di Africani e altro?

Immaginatevi, che so, una Nigeria fatta di Europei: che senso avrebbe? Son sicuro che molti griderebbero allo scandalo, molti di quelli che invece fanno sogni bagnati circa una bella Italia calcistica fatta di Balotelli, Ogbonna, Okaka, El Shaarawy ecc. L’agonismo se ne va a quel paese, e non ha più senso competere per conquistare traguardi e trofei poiché non col merito degli indigeni ma degli allogeni si vincerebbe (o si perderebbe, naturalmente).

Logicamente, se uno dei tanti fanatici dell’antifascismo e dell’apertura mentale (o anale, stessa cosa nel loro caso) leggesse queste mie parole mi prenderebbe per il solito infelice nazzi-fascio-leghista-razzista intollerante. Eppure credo che quanto stia dicendo sia la pura verità: non avrebbe più senso parlare di Francia, di Olanda o di Italia se le loro compagini sportive, nazionali per di più, fossero rappresentate da personaggi che con l’Europa non c’entrano un bel nulla. Già l’idea di far militare Europei stranieri è a mio avviso ridicola, figuriamoci in casi più estremi. Anche perché poi non è che qui si stia parlando di un forestiero, ma di una pletora di forestieri che “colorano” le rose delle “nazionali”.

Queste sono statali, non nazionali, e per quanto mi riguarda in assenza di un’Italia fatta di Italiani e con una divisa che riprende l’azzurro madonnaro sabaudo, non voglio nemmeno perdere tempo pensando di parteggiare per essa. L’Italia non è il suo stato, e tanto meno è una squadra calcistica, e non, che si spaccia per nazionale ma che in realtà è internazionale e quindi apolide.

La cosa ilare, si fa per dire, è che ad esempio una squadra basca fatta di soli Baschi va benissimo, e viene pure esaltata dalla nostra sinistra “illuminata”; se lo stesso ragionamento venisse applicato ad una squadra di calcio lombarda e poi alla nazionale, apriti cielo: nazi-leghismo e fascismo imperanti, perché il meticciato è un valore, la Lombardia è nazista, l’Italia è fascista e via discorrendo. I Baschi o i Catalani invece sono dei poveri martiri oppressi dallo stato franchista spagnolo.

Il calcio, che in Italia è religione e questo è un altro capitolo circa il degrado raggiunto, e tutti gli altri sport dovrebbero essere palestre di amor patrio perché soprattutto indirizzati ai giovani. Giovani che oggi non hanno più esempi positivi da seguire e ripiegano sugli eroi di cartapesta del calcio o dello spettacolo. La disciplina sportiva deve aiutare il giovane ad elevarsi con l’azione, la riflessione, il sacrificio, il miglioramento di sé e l’abbattimento dei propri limiti e difetti, che è poi quello che primariamente andrebbe ricercato nell’esercito e nelle accademie militari. In mancanza di leva obbligatoria, che almeno le strutture sportive addestrino all’esercizio fisico e psichico, educando non solo al miglioramento psico-fisico del singolo, ma della comunità, con quello spirito di squadra che deve essere collante per riscoprire il patriottismo e l’etnicismo europei. Naturalmente anche le attività individuali dovrebbero comunque essere tese al patriottismo e all’agonismo nazionale.

Razzismo? No, coscienza razziale ed etnonazionale, che è una cosa ben diversa dalla discriminazione violenta e fanatica, in nome di fumisterie suprematiste, che peraltro è più facilmente rintracciabile presso coloro che si spacciano per fari di democrazia e libertà (America e Israele) e macellano da decenni i popoli di mezzo mondo in nome del loro imperialismo unipolare, antinazionale ed anti-sovranista.

Ave Italia!

Una palestra di vero patriottismo

Annunci

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Identità, Il Soledì e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Una palestra di vero patriottismo

  1. Mirko ha detto:

    In vari Blog di antropologia, ai tempi dello scorso mondiale (non ricordo se l’ultimo o il penultimo),trovavo lo stesso schema di composizione facciale, fotografico, di tutti i giocatori delle nazionali europee, in modo da fornire un quadro mediamente generico dei fenotipi medi. L’unica nazionale assente era la Francia, per ovvi motivi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...