Chi ama l’ambiente ama il suo Popolo

Quando si viene a trattare di questione allogena, generata come sappiamo dai massicci fenomeni migratori che hanno investito l’Europa nel secondo dopoguerra, sembra che magicamente dal dibattito scompaia un problema fondamentale che è quello riguardante l’ambiente e la sua tutela. Come si può infatti non capire (o fingere di non capire) che l’immigrazione di massa, soprattutto, non porta solo a sconvolgimenti etnici e sociali ma anche ad uno sconquasso ambientale?

Questo può essere dovuto al fatto che la moderna società europea, castrata com’è dall’isteria buonista, se da una parte è fin troppo delirante su argomenti come gli animali, il vegetarianismo e derivati, l’ecologismo pezzente da “decrescita sostenibile ed egualitarista”, la caccia, la lotta contro tutto ciò che secondo certi fulminati è regresso perché cagiona sofferenza agli animali (pur essendo finalizzato al benessere delle persone) e via dicendo, dall’altra bolla come fascismo, razzismo e nazismo tutto ciò che vuole difendere l’ambiente senza dimenticarsi del Popolo che lo abita. Ma scusate, che senso ha fare gli ecologisti se poi ci si dimentica colposamente (o volontariamente) di noi, della gente indigena che affonda le proprie radici nel territorio e che ivi nasce, cresce, interagisce e muore lasciando eredi?

Beh, è chiaro, per gli intellettualoidi al cachemire la questione ha senso solo ed esclusivamente se si tratta di popoli originari dell’altra parte del mondo, come quelli amazzonici; se invece il problema riguarda noi Europei ecco i mille distinguo razzisti del caso, come se noi fossimo figli di un dio minore ed indegni di tutela etno-razziale perché geneticamente malvagi. Certamente diversi popoli della Terra si sono estinti per colpa di colonizzatori europei, ma forse questo dovrebbe significare che il Continente da cui costoro provenivano andrebbe tolto agli indigeni (da estinguere “democraticamente”) per essere affidato agli allogeni (come se poi tutte le nazioni europee avessero avuto un passato colonialista…)? La follia ideologica dei “democratici” sembra proprio propendere per questa diabolica soluzione.

Ad ogni modo, bisogna capire, cari signori, che se io voglio tutelare la natura che mi circonda lottando contro l’inquinamento e la devastazione, devo pensare anche alla mia gente, lottando contro il fenomeno contemporaneo (ovviamente solleticato dalle classi parassitarie della plutocrazia) dell’immigrazione di massa proveniente dalle parti più disparate del pianeta Terra; infatti, l’immigrazione segnatamente di massa, quando riguarda un territorio già densamente abitato come potrebbe essere la Pianura Padana, non può che scatenare tutta una serie di fenomeni dovuti alla sovrappopolazione (dato che, notoriamente, beneficiando anche dell’assistenzialismo statale, gli allogeni sono assai prolifici, a differenza di noi che dallo stato veniamo tartassati e/o abbandonati): disboscamenti, espropri di terreni per costruire infrastrutture inutili, cementificazione, ghettizzazione con conseguente creazione di città nelle città, inquinamento atmosferico, avvelenamento dell’ambiente dovuto all’aumento dei rifiuti spesso abbandonati dall’inciviltà di chi non essendo nativo se ne frega del territorio,  e altre faccende ben poco simpatiche.

Perché è logico, più aumenta la popolazione allogena, più aumenta la densità demografica e quindi il cemento, l’inquinamento, il traffico “indiano”, il surriscaldamento, i rifiuti, ecc. Per non parlare dei problemi etnici, culturali, sociali, politici, dell’aumento della criminalità, del meticciamento di ogni tipo e di quel pluralismo “democratico” che finisce per azzittire gli autoctoni in favore dei “poveri immigrati”, visti sempre come vittime e martiri dell’egoismo capitalista degli Europei. Peccato sia l’esatto contrario: il grande capitale internazionale è la rovina degli Europei, che si ritrovano sommersi da torme di migranti di ogni dove voluti da chi comanda dietro le quinte per sfruttarli a basso costo (o gratuitamente), come manodopera priva di qualifiche. Stiamo parlando delle stesse carogne che per farci accettare il suppostone migratorio (fatto di gente proveniente da ogni dove ripeto, e non solo da quelle aree che l’Italia avrebbe potuto sfruttare in passato) vogliono fare leva sull’immigrazione degli Italiani in giro per il mondo.

Ci sono aree dell’Europa, come appunto il nostrano triangolo industriale, che stanno collassando anche per cagione dell’immigrazione: a Torino, Milano e Genova, sono arrivati a milioni tra Meridionali, Veneti, Europei dell’Est, Nordafricani, Sub-Sahariani, Mediorientali, Sudamericani e Asiatici vari, che logicamente si riproducono e portano alla liquidazione delle aree verdi e intonse delle città, cagionando anche un’ovvia degradazione urbana dovuta al fenomeno dei ghetti. Naturalmente non metto sullo stesso piano l’emigrazione interna con quella esterna ma gli effetti materiali sono analoghi. La sovrappopolazione è distruzione di chi la subisce e sarebbe il caso di aiutare a casa propria, se davvero ci teniamo, chi emigra anche per cercare di recuperare aree depresse come quelle del nostrano Meridione che andrebbero industrializzate per far respirare il Settentrione, rimpatriando almeno in parte i soggetti migrati o figli di immigrati. Parlo degli Italiani del Sud, nel caso degli allogeni tout court sarebbe invece il caso di rimpatriare senza troppi complimenti, e di bloccare una buona volta i flussi migratori.

Con la scusa della povertà del Sud del mondo, invece di aiutare esso promuovendo il riscatto della propria gente dove nasce (che sarebbe poi la vera giustizia sociale, visto che migrare è una sconfitta), si fomenta l’immigrazionismo e dunque i suoi nefasti effetti, perché tanto è benvoluto da chi non lo subisce, mica da chi è poi costretto a farci quotidianamente i conti, ossia i poveri disgraziati indigeni; il migrante di massa e massificato-integrato nella società ospitante fa comodo a chi ama maneggiare soldi perché può abilmente sfruttarne la vicenda umana per arricchirsi sulla sua schiena e su quella del lavoratore indigeno che si ritrova discriminato e silurato perché troppo costoso. E magari anche accusato di razzismo, dai, così Gad Lerner è contento.

Infatti gli intellettualoidi pari al “simpatico” Israelita citato amano far ricadere sul “popolaccio” le colpe delle malefatte allogene, perché la “plebe” si macchierebbe di intolleranza, razzismo, populismo invece di promuovere l’integrazione. Capito? Gli scribacchini al servizio dei potenti ci pigliano pure per i fondelli con la loro ossessione del fascio-leghismo e del populismo, coprendo le infami colpe di preti, antifascisti, industriali, banchieri, politicanti, borghesi, parassiti “mentalmente aperti” e da salottini buoni, che vivono sulle nostre spalle agitando i fantasmi del passato per non perdere i loro privilegi. Ci siamo intesi, gli antifascisti in assenza di fascismo, che senza la loro ossessione dovrebbero con tutta probabilità andare a lavorare seriamente, per la prima volta nella loro vita.

Tutta questa marmaglia, per quanto ben vestita e titolata, alimenta quindi anche la distruzione del nostro ambiente fomentando l’accoglienza dei “fratelli migranti”, cosicché un domani ci si ciberà direttamente di cemento, respirando tumori e bevendo liquami alloctoni. Oddei, per certi versi lo facciamo già.

Il vero difensore di flora, fauna e ambiente europei sarà dunque colui che si batterà per la preservazione dei gruppi umani indigeni che abitano le terre d’Europa dalla notte dei tempi ostacolando l’imposizione della presenza allogena e l’immigrazione di massa in genere, e non il povero mentecatto borghese o pseudo tale che si crede “verde” ma non è altro che un rosso sbiadito tendente al rosa, un colore che va oggi molto di moda tra la sinistraglia internazionalista che affolla la Leopolda e i parlamenti europei occupati dalla socialdemocrazia.

Ave Italia!

Chi ama l’ambiente ama il suo Popolo

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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Una risposta a Chi ama l’ambiente ama il suo Popolo

  1. Mirko ha detto:

    Il problema poi non riguarda la sola pianura Padana, scandalosamente sovrapopolata. Per una penisola come l’italia, stretta, allungata, con un territorio prevalentemente montagnoso e collinare, con elevati rischi sismici e vulcanici (basti pensare solo alle abitatissime pendici del Vesuvio, vulcano attivo), 60 milioni di persone sono già troppe.

    Non si tratta di “razzismo” verso i non europei, perché, nell’eventualità che una catastrofe climatica di natura glaciale colpisse il Nord’ Europa, vedrei male anche l’esodo in massa di scandinavi e lettoni.

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