Bergamo contemporanea

Quartiere piacentiniano

Quartiere piacentiniano

La Provincia di Bergamo del Regno Lombardo-Veneto venne istituita nel 1815, ed esistette dal 1816 al 1859, anno in cui venne annessa al Regno di Sardegna. Il capoluogo era ovviamente Bergamo, e a differenza dell’attuale provincia italiana vi rientravano anche tutta la Val San Martino (storicamente bergamasca) e la Val Camonica (storicamente bresciana). Nel 1859 la gran parte della valle camuna tornò nell’ambito bresciano.

Con gli Austriaci la Bergamasca si sviluppò ulteriormente: industrializzazione del territorio, coltivazione del baco da seta, filande, manifatture, anche grazie all’impulso di imprenditori stranieri di origine svizzera e austriaca.

Rimaneva però un baratro, anche solo restando in città, tra le classi di nobili e patrizi che risiedevano in Città Alta in ville signorili e ricchi palazzi e quelle medio-basse dei Borghi, al piano, dove si poteva anche incontrare la miseria più nera aggravata da problemi igienico-sanitari ed epidemie di colera.

I moti anti-austriaci del 1848, in contemporanea con le Cinque giornate di Milano, riguardarono marginalmente anche Bergamo. Tra alti e bassi, e con la presenza di Garibaldi e Mazzini, le ribellioni furono infine soffocate nel sangue e i patrioti italiani vennero dispersi o fucilati dai soldati austriaci, che ripresero le redini della situazione dopo gli iniziali rovesci.

Col Lombardo-Veneto giunse a Bergamo la ferrovia (1857), si costruirono i Propilei di Porta Nuova e la via Ferdinandea (oggi viale Vittorio Emanuele II) collegò la stazione a Città Alta.

L’8 giugno 1859 Garibaldi entrò in Bergamo con i suoi Cacciatori delle Alpi ponendo fine al dominio austriaco. La Pace di Zurigo inserì il territorio orobico e gran parte dell’attuale Regione Lombardia nel Regno di Sardegna sabaudo. L’anno successivo 174 volontari bergamaschi partirono con Garibaldi nella famosa spedizione dei Mille per l’affrancamento delle Due Sicilie, e grazie al loro numero e al loro valore Bergamo venne ribattezzata “Città dei Mille”. Le camicie rosse garibaldine incontrarono forte ostilità, nelle nostre vallate, da parte dei preti che tentarono di dissuadere i giovani dal partire (e si capisce, dato che Garibaldi era anticlericale e mirava alla conquista di Roma).

Nel 1872 la sede comunale venne spostata nei Borghi, divenuti ormai vero e proprio centro urbano; nel 1887 entrò invece in funzione la funicolare cittadina di Bergamo alta. Nel 1901 vennero demolite le medievali Muraine, al piano, per costruire la strada di circonvallazione.

Negli anni della Grande Guerra molti Bergamaschi vennero arruolati tra le truppe alpine ed impiegati al fronte, partecipando attivamente all’affrancamento definitivo del Triveneto dal giogo austriaco.

Tra 1912 e 1927 venne applicato il nuovo piano regolatore realizzato da Marcello Piacentini: viene demolita l’antica fiera di Sant’Alessandro, e al suo posto ecco il nuovo centro cittadino, il quartiere piacentiniano, sull’asse tra stazione e Città Alta. Sono gli anni del Fascismo e Bergamo si arricchì di diversi edifici e monumenti secondo il gusto fascista; tra i principali ricordo la Torre dei Caduti, il Palazzo di Giustizia, il Palazzo Littorio, le Poste, i palazzi di Camera di Commercio e Banca d’Italia, la Torre dei Venti sull’autostrada A4, lo stadio dove gioca la squadra di calcio cittadina (l’Atalanta, nata nel 1907) e il monumento in onore di Antonio Locatelli, eroe cittadino del Ventennio. Venne varato anche un piano di risanamento del centro storico posto sui colli.

Bergamo non subì devastazioni e bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale, a differenza del vicino centro industriale di Dalmine, per quanto pagasse invece il suo debito di sangue in termine di soldati spediti al fronte.

Agli anni ’50 del secolo scorso risale il piano regolatore generale cittadino, per sbloccare la città verso varie direzioni della provincia ed espanderla costruendo quartieri periferici autonomi. Tale piano venne revisionato negli anni ’60 e approvato nel 1972; si basava sullo sviluppo dei centri dell’hinterland che in Bergamo vedono il centro motore dell’area metropolitana (per così dire). Lo sviluppo totale sarebbe di 150.000 abitanti per la città e 400.000 per quello che era l’antico contado. Nasce anche il Parco dei Colli di Bergamo finalizzato al recupero e alla tutela delle aree verdi di città e dintorni. Sempre nel 1972 viene inaugurato l’aeroporto civile di Orio al Serio.

Negli anni ’70 e ’80 l’area urbana si espande ulteriormente sfociando in un nuovo piano regolatore elaborato tra 1995 e 1999, basato su conservazione e trasformazione di Bergamo come insieme di sistemi. Grande valorizzazione viene data al nuovo ospedale dedicato al pontefice bergamasco Giovanni XXIII, all’Università, alla nuova fiera presso la Celadina, e al nuovo Palazzo di Giustizia, e viene inoltre individuato un sistema di parchi di contorno.

Bergamo e il suo territorio sono oggi tra le aree più ricche e benestanti d’Italia, e questo principalmente grazie alle qualità lavorative ed imprenditoriali degli intraprendenti e laboriosi Bergamaschi; oltre alle piccole-medie imprese e alla presenza di grandi industrie che vanno dall’agroalimentare al settore metalmeccanico, Bergamo ha molto investito nell’arte, nel turismo, nei servizi, sfruttando l’aeroporto e la sua vicinanza a Milano, senza dimenticare l’agricoltura e l’artigianato del suo territorio provinciale. E dovrebbe stare bene attenta a non fare la fine di dormitorio del capoluogo meneghino, come a volte sembrerebbe…

Grandi sfide sono sempre all’orizzonte per Bergamo e la Lombardia: lotta a inquinamento, cementificazione selvaggia, devastazione dell’ambiente; questione immigrazione e sovrappopolazione con degrado conseguente; equilibrio tra tradizione ed innovazione per mantenere radici e competitività; Italia ed Europa alle prese con la globalizzazione; ingerenze clericali che a Bergamo hanno sempre rappresentato un problema, e così via. Ebbene, dal mio modesto punto di vista l’unico modo per poterle vincere è quello di riformare lo stato italiano in senso federale, garantendone sovranità ed integrità mediante etnonazionalismo. E naturalmente battendosi per un mondo multipolare e non unipolare dove l’Identità e l’autorità di ogni Nazione vengano rispettate e non più calpestate dal mondialismo eradicatore di marca atlantista, scatenando tra le altre cose i fenomeni migratori che stanno travolgendo il nostro Continente.

Questo, scontato dirlo ma è così, vale anche per ottenere quella pace e giustizia sociale cui tutti dicono di bramare ardentemente.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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