Bergamo moderna

Leone di San Marco

Leone di San Marco

Nel 1561, sotto il dominio della Serenissima, cominciarono i lavori per la costruzione delle famose Mura Venete di Bergamo, atte a sostituire le vecchie mura medievali ormai inefficaci alla difesa della città, visti anche i progressi delle nuove tecnologie belliche; Venezia aveva necessità di fortificare il suo baluardo occidentale di terraferma, posto com’era sul confine con lo Stato di Milano che era in mani straniere ed era periodicamente attraversato da turbolenze.

Purtroppo la costruzione di dette mura portò alla demolizione di 7 chiese e 400 e più abitazioni, generando malcontento tra la popolazione ed impiegando una trentina d’anni. In più, da un punto di vista realmente strategico, contarono ben poco e passarono alla storia più per l’estetica dell’opera architettonica che per gli scopi bellici.

Nello stesso periodo vennero edificati nuovi borghi e palazzi signorili, e le arterie stradali vennero prolungate, garantendo migliore collegamento tra la parte alta della città e quella bassa che metteva Bergamo in comunicazione con le altre città lombarde. Vengono altresì ristrutturate le rovinose abitazioni medievali, integrando il barocco con gli stili precedenti, e anche l’antica fiera di Sant’Alessandro posta al piano venne ampliata e rinnovata.

Bergamo, grazie a Venezia, era in condizioni decisamente migliori rispetto all’oppressivo dominio spagnolo sul Milanese, che bloccava ogni progresso civile della città meneghina. Il fiorire di arte, architettura, e il sorgere di numerose famiglie patrizie ne è una dimostrazione lampante, grazie anche ad una certa liberalità in materia religiosa tipica della Serenissima rispetto al pugno di ferro controriformistico degli Spagnoli. Diversi protestanti svizzeri e tedeschi trovarono rifugio nel Bergamasco, tra ‘500 e ‘600.

Anche la famigerata peste “manzoniana” del 1630 non fece nella Bergamasca gli scempi vissuti dal territorio di Milano, che si trovò a fronteggiare i disastrosi effetti di malgoverno iberico, immiserimento, carestia, calata dei lanzichenecchi e conseguente devastante pestilenza.

Durante i tre secoli di governo veneziano su Bergamo e territorio la città si risollevò, prosperò, si arricchì e considerata la distanza dal capoluogo dei Veneti ebbe sempre una certa autonomia rispetto ad altre città, che le garantirono sviluppo e fioritura economica e civile. Anche la decadenza di Venezia, quindi, riguardò marginalmente il centro orobico, che visse quasi con indifferenza il fulmineo passaggio dai Veneziani del Doge ai Francesi di Napoleone, seguito al Trattato di Campoformio (1797).

Così i Bergamaschi si ritrovarono nella napoleonica Repubblica Cisalpina nel luglio del 1797, dopo essersi costituita repubblica autonoma il 13 marzo dello stesso anno (la Repubblica Bergamasca). A ciò si arrivò per via del contagio illuministico e giacobino che proveniva dalla Francia, e che riguardò innanzitutto la vicina Milano. Distruggere il feudalesimo, abolire i privilegi di aristocratici e uomini di Chiesa, il desiderio di libertà e uguaglianza infiammarono i cuori dei Bergamaschi, soprattutto cittadini, mentre reazioni diverse si ebbero nelle valli, gelose della propria autonomia a suo tempo garantita da Venezia.

Perciò le milizie francesi penetrate nel nostro territorio nel 1796 se agirono quasi indisturbate in città ebbero dei problemi nella parte alta della Bergamasca, dove i valligiani offrirono un contingente di 10.000 uomini per difendere Bergamo. La parte del leone fu rivestita dai Valdimagnini, che entrarono nel capoluogo per contrastare i giacobini francesi inneggiando a Venezia. La reazione transalpina fu però durissima e sfociata nella cattura e fucilazione dei ribelli; gli scampati si diedero al brigantaggio unendosi ai sacerdoti anti-giacobini delle vallate. I napoleonici infatti colpirono gravemente il clero, sopprimendo diversi conventi.

Il dominio veneto termina dopo 371 anni e il 12 marzo 1797 venne proclamata la Repubblica Bergamasca sunnominata. Effimera esperienza, durata fino al 30 giugno, quando nacque la Repubblica Cisalpina.

Nacquero i primi giornali bergamaschi e tra i rivoluzionari orobici si misero in luce Mascheroni, Bettoni, Alessandri e altri, che nutrivano grandi attese verso Napoleone e la Rivoluzione Francese che lui stesso cavalcava. Pian piano però la popolazione stessa, inizialmente entusiasta, cambiò atteggiamento nei confronti dei Francesi e della loro conquista.

Nel 1799 calarono in Lombardia le truppe austro-russe di Suvorov che sbaragliarono i Francesi ricacciandoli oltre l’Adda; al seguito dei primi vennero anche i Cosacchi che si abbandonarono a saccheggi e violenze proprio a Bergamo. Chi aveva appoggiato i Francesi ebbe a pentirsene, mentre i nuovi occupanti distrussero quanto di transalpino vi era in Bergamo.

Il potere passò agli Austriaci, accolti a Bergamo il 22 aprile 1814. Nel 1815 divenne parte del Lombardo-Veneto, inserito nell’Impero austriaco. Da notare che da Napoleone fino al 1859, la Valle Camonica, storicamente bresciana, rientrava nei territori orobici.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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