Bergamo medievale

Longobardi a Bergamo

Longobardi a Bergamo

Nel 493 era volgare, Odoacre e il suo dominio sull’Italia vennero liquidati dalla calata degli Ostrogoti di Teodorico, che diede vita al regno gotico sul Paese. La distrutta (dai Visigoti di Alarico) Bergomum romana, fu comunque ricordata in quell’epoca per le sue opere difensive, probabilmente per via delle stesse mura romane sorte in precedenza. Il capoluogo orobico e il suo territorio erano a cavallo tra quella che veniva denominata Liguria (Italia nordoccidentale) e quella che veniva chiamata Venetia (Italia nordorientale).   

La terribile guerra tra Goti e Bizantini (535-553) portò al tracollo dell’Italia e di Bergamo, in uno scenario devastato da atrocità, fame, miseria ed epidemie, sino a che, dopo un effimero governo di Bisanzio, irruppero sulla scena padana i Longobardi di Alboino che conquistarono via via tutte le principali città settentrionali, tra cui Bergamo nel 569.

Ivi posero, come altrove, un ducato, peraltro tra i più forti ed influenti della scena norditaliana e questo perché a Bergamo si stabilirono nutriti gruppi di arimanni longobardi, guerrieri organizzati in fare (unità base del popolo longobardo, sul modello della Sippe germanica) e capeggiati da un dux. La città orobica rientrava nell’Austria longobarda, dall’Adda alle Alpi Orientali.

Il ducato di Bergamo fu tra i più bellicosi, turbolenti, conservatori (sia in senso cristiano ariano che pagano germanico) e non a caso, per via delle congiure dei suoi duchi, venne ridotto a gastaldato, direttamente controllato dal re che stava a Pavia, nei primi anni del secolo VIII. I nomi dei duchi bergamaschi a noi giunti sono Wallari, Gaidulfo e Rotharit, mentre una leggenda vorrebbe che i primi in assoluto fossero Clefi e suo figlio Authari, rispettivamente secondo e terzo re dei Longobardi.

Con i nuovi conquistatori provenienti dalla Pannonia, vi fu un periodo di relativa stabilità e prosperità, soprattutto dopo che avvenne una graduale fusione tra l’elemento germanico e quello gallo-romano, certamente anche grazie alla conversione al cattolicesimo caldeggiata da personaggi del calibro di Teodolinda e Liutprando.

A Bergamo, oltre a diverse fare e a villaggi fondati dagli arimanni (basti pensare al territorio meridionale confinante col Cremonese che all’epoca rientrava sotto il dominio del ducato orobico, ossia in sostanza il Cremasco) e caratterizzati, a livello toponomastico, dal classico suffisso germanico prediale in -ing (-engo ed -ingo in italiano), troviamo tre corti regie, possesso della monarchia longobarda: la prima era sita in Città Alta, nella zona in cui c’era il foro romano (oggi tra la chiesa di San Pancrazio e il Mercato del Fieno); la seconda nella parte bassa, nei Borghi, nell’attuale Borgo Palazzo che allora prendeva il nome di Curtis Murgula per via della vicinanza del torrente Morla, e che deve il nome attuale alla presenza di un palatium imperiale dell’epoca romana; la terza si trovava nel territorio degli Almenno, all’imbocco della Valle Imagna, nell’area denominata Curtis Lemennis (dove “Lemine” indicava con toponimo celtico un bosco di olmi).

Il dominio monarchico longobardo cessò con la conquista franca del regno nel 776, sortita dai complotti tra Chiesa e Carlo Magno, e con i Franchi giunsero anche a Bergamo le contee e il regime feudale, nonché l’ingerenza sempre più forte del potere vescovile negli affari laici della comunità. La contea franca bergamasca fu appannaggio quasi totale della dinastia longobarda dei Gisalbertini.

Nell’epoca carolingia venne ad abbozzarsi la Lombardia (da Langobardia) storica, che nel Medioevo definiva tutto il Nord Italia ma segnatamente la parte occidentale (Piemonte, Liguria, attuale Regione Lombardia e territori “svizzeri”, Emilia, ma pure Trento e Verona), e che assunse anche un volto marchionale tra Impero Carolingio e Sacro Romano Impero germanico. Con i Teutonici la Lombardia era parte del Regno d’Italia figlio del Regno Longobardo assorbito dai Franchi, e la capitale era ancora Pavia.

Nei travagli del Regno Italico medievale il momento più drammatico per Bergamo fu senza dubbio l’assedio patito per opera di Arnolfo di Carinzia, pretendente al trono d’Italia, e in cui si distinse dalla parte dei difensori il vescovo Adalberto. La disperata difesa della città servì solo in parte perché il re dei Franchi orientali riuscì a penetrare e distruggere in parte Bergamo.

Nel 1098, con il simoniaco Arnolfo, finì l’autorità vescovile sulla città e Bergamo divenne libero comune, retto dai cittadini più influenti. L’esperienza comunale legò le città lombarde culminando nella famosa Societas Lombardiae (la Lega) nata nel 1167 nella bergamasca Pontida per far valere i propri diritti e la propria autonomia (per mere questioni economiche, si capisce) davanti all’imperatore germanico, nella fattispecie il Barbarossa. L’episodio più noto di questo scontro è rappresentato dalla Battaglia di Legnano (1176), dove l’esercito della Lega sconfigge quello degli imperiali. Questo accadimento rappresenta appieno il fermento civile della vita comunale e la voglia di autonomia dei Lombardi, ma è stato certamente ingigantito sia dal Risorgimento in chiave unionista che dal leghismo più tardi in chiave indipendentista. Più che la coscienza italica o lombarda poterono gli interessi economici della ricca Pianura Padana.

La vita del comune di Bergamo, il cui emblema è il sole raggiante in campo rosso-dorato, era caratterizzata dallo sviluppo dei commerci e delle attività artigianali (sebbene gli Orobici fossero più rustici, tradizionalisti e conservatori rispetto a città come Milano, Cremona o Pavia) nonché dalla costruzione di chiese (Santa Maria Maggiore), conventi, fontane, porte, palazzi del potere, rogge, una nuova cinta muraria allargata a parte dei Borghi al piano e soprattutto di torri, simbolo delle famiglie più in vista della città che verranno poi coinvolte nelle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini; da ricordare, pel partito guelfo, Rivola, Bonghi e Colleoni e per quello ghibellino, Suardi, Lanzi, Terzi. Questi casati erano, per ovvie ragioni, di origine longobarda o comunque germanica.

La Bergamo comunale era suddivisa in vicinie (istituzioni socio-politico-amministrative di origine longobarda) e retta da un podestà forestiero assistito da un vicario, due giudici, un referendario ed un cassiere. La comunità dei cittadini riuniti in assemblea si radunava attorno all’olmo, emblema della libertà comunale, e albero sacro presso gli stessi Longobardi. Questo popolo germanico influì a livello di superstrato sulla popolazione bergamasca, sia in senso etnico (e genetico) che in senso culturale e linguistico, ma lasciò una certa impronta ancora visibile nel nostro territorio, segno tangibile di controllo capillare del nostro territorio e considerevole presenza di nuclei longobardi. Cospicui i ritrovamenti archeologici, tra cui diverse sepolture sparse per il Bergamasco e alcune necropoli (Fornovo San Giovanni, Castelli Calepio, Zanica, Bolgare, Caravaggio). Si pensa anche che lo stesso nome dialettale di Bergamo, Bèrghem, possa essersi sviluppato da una variante germanica del toponimo latino Bergomum (erroneamente Pergamum, nel Medioevo); per gli imperiali era Wälsch-Bergen.

Quello comunale era anche il periodo delle lotte con le città vicine, soprattutto con la (pre)potente Milano e l’aggressiva Brescia, culminate in due sfortunate battaglie coi Bresciani per il controllo dei confini orientali. La rivincita bergamasca su Milanesi e Bresciani, che erano alleati, si ebbe con la Battaglia di Cortenuova (1237), dove Federico II appoggiato da Bergamaschi e Cremonesi sconfisse la Lega Lombarda. Questi scontri testimoniano l’esistenza di milizie cittadine preposte alla difesa della libertà comunale, composte da fanti e cavalieri.

Nei primi del ‘300 l’autorità comunale svanì lentamente per fare spazio alla signoria viscontea su Bergamo, principiata nel 1331 con Azzone Visconti e con l’appoggio dei ghibellini Suardi. A questo passo si giunse per l’esplicito volere cittadino di sottrarsi all’instabilità dovuta alle ostilità tra guelfi e ghibellini, quando Bergamo si donò spontaneamente a Giovanni re di Boemia, che aveva feudi in Lombardia ma che venne sconfitto proprio da Azzone.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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