La questione allogena

La grana dell’immigrazione è centrale nel panorama politico europeo, e questo perché non riguarda solo la politica ma anche e soprattutto la quotidianità, la vita di tutti i giorni di chi con gli immigrati ci deve avere a che fare a stretto contatto. Altro che torri eburnee degli sputasentenze salottieri.

Si tratta dunque di una questione fondamentale nella storia contemporanea europea, poiché investe l’ambito etno-culturale, religioso, sociale, oltre a quello politico ed ovviamente economico. Si tende sempre a ridurre la faccenda ad un fatto culturale; sì, certo, l’immigrazione di massa coinvolge solo il dibattito culturale, come no… Peccato che sono soggetti in carne ed ossa provenienti da altre realtà geografiche a prendere la via dell’Europa, e non certo delle mere mode o idee. Qui non si sta parlando di metafisica, signori, si sta parlando di una vera e propria emergenza che prima o poi rischia di deflagrare seriamente e i cui effetti si sono già visti a Parigi nelle scorse settimane.

Bisogna capire che il primo problema a porsi è quello etno-razziale, da cui poi derivano tutti gli altri: l’immigrazione di massa di gente proveniente dall’Africa, dal Medioriente, dall’Asia, dalle Americhe o da alcune aree periferiche dell’Europa riguarda l’esodo di individui appartenenti ad altre razze ed etnie rispetto a noi Italiani, e siccome siamo biologicamente differenti lo saremo anche in senso etnico, culturale, comportamentale, sociale. Attenzione: non sto facendo del razzismo suprematista spicciolo, bensì sto dicendo che in nome della naturale biodiversità la società multirazziale immigrazionista ed integrazionista non può che essere una blasfemia, un’aberrazione, a maggior ragione perché si alimenta con l’affarismo degli squali nostrani, dei parassiti, che vedono nell’immigrato una “risorsa” per lucrare approfittando della sua vicenda umana e liquidare così il “costoso” lavoratore locale. Lo sappiamo benissimo che il razzismo è la comoda scusa di chi non subisce l’immigrazione, e perché la sfrutta a suo favore, per mettere a tacere il dissenso identitario (o anche solo il buonsenso di chi coglie la distruttiva portata degli esodi, per di più dalle aree più disparate del globo).

Nella sola Italia assistiamo a flussi migratori provenienti da ogni dove e non certo esclusivamente da quelle aree che furono colonie italiane (Corno d’Africa, Libia, Albania); dalla Libia, peraltro, di Libici non ne arrivano di sicuro. Noi abbiamo alle spalle un colonialismo “da burletta” se paragonato a quello degli ipocriti anglosassoni e francesi (od olandesi e belgi); eppure abbiamo in casa di tutto e di più, dai Cinesi agli Indiani, dai Sudamericani agli Africani sub-sahariani, dagli immigrati dell’Est europeo agli Zingari. Siamo vittime di quella classica immigrazione scomposta che travolge l’Europa meridionale, pur essendo questa non certo sviluppata (e colonialista) come il Nord.

Insomma, qui si paga il prezzo dell’adesione alle organizzazioni sovranazionali da parte delle nostre entità statali, che impongono all’Italia e agli altri stati europei il vangelo mondialista fatto di sovversione etno-razziale, culturale, sociale, politica ed economica. Subiamo il tracollo dell’occidentalismo liberaldemocratico e socialdemocratico, che ci spedisce nel tritacarne assieme agli allogeni per produrre quel vomitevole omogeneizzato che rimpinza l’epa del mercato globale. Tanti automi multirazziali e castrati, ligi e obbedienti al gendarme e al banchiere del globo. E subiamo anche i risultati sortiti dalle guerre terroristiche americane nel Vicino Oriente, a cui l’Italia ha sempre partecipato nelle vesti di crocerossina armata.

Eppure i flussi migratori vanno a toccare altri tasti sensibili come la questione appunto sociale ed ambientale. Solo un cretino ignora o finge di ignorare che razza di bomba sia l’afflusso di milioni di immigrati in Europa: il loro arrivo sconvolge il tessuto etno-sociale originale e in più contribuisce alla distruzione ambientale recando cementificazione, inquinamento e a monte la deforestazione, anche perché la loro copiosa presenza numerica rappresenta folle sovrappopolazione, in un’Europa stanca, vecchia, anodina, e minata alle sue fondamenta dal tarlo del multiculturalismo postbellico, cioè del relativismo.

Prendiamo la faccenda dell’islam, di cui tanto si parla recentemente. L’aspetto religioso, a mio parere, è quello meno importante, dal momento che l’Europa è giudeo-cristiana da 2000 anni, ossia intossicata da una religiosità che è sorella di quella musulmana; la vera questione si pone in termini etnici, poiché notoriamente (salvo Balcanici, comunque spesso e volentieri problematici per altre faccende) la stragrande maggioranza di chi emigra ed è islamico non è europea, e in diversi casi nemmeno caucasoide. Questo comporta grandi differenze culturali e sociali, logicamente, ma anche e soprattutto la minaccia di estinzione rivolta al sangue europeo.

In Francia hanno creato quel repubblicanesimo apolide che unisce l’ecumene sotto il tricolore parigino, e tenta di tenere unito quel mosaico etno-razziale e culturale che ha segnato la fine di una Gallia europea. Contenti loro… Io sinceramente non vorrei mai fare una fine simile, e anzi, vorrei fortemente che la stessa Italia si desse un’organizzazione etnofederale per tutelare non solo la Nazione ma anche la sua suddivisione etno-culturale. L’Italia che mi piace è già “multietnica”, dato che riunisce Lombardi, Veneti, Etrurici, Ausonici, Siciliani e Sardi. Siamo quindi a posto così, grazie.

Abbiamo il dovere di contrastare l’immigrazione di massa poiché ogni immigrazione di massa è sbagliata, distruttiva, funzionale a chi campa sulle spalle degli altri, e lesiva sia nei confronti degli indigeni che la subiscono (ma pensiamo ai Pellirosse o agli Aborigeni australiani e alla fine che hanno fatto, diamine) ma anche degli allogeni che prendono la strada dell’esilio volontario ingannati da false promesse e miraggi di utopica felicità, che spopolano le loro terre natie per sovrappopolare quelle altrui contribuendo alla distruzione mondialista della Terra. Sono nei fatti le preziosissime pedine dei nemici dell’uomo.

Lo abbiamo visto con l’immigrazione interna in Italia, dove gli esodi meridionali hanno anticipato quelli allogeni anche in termini di sfruttamento economico e di abbandono a sé stessa della terra d’origine del migrante, lo vediamo con quella che dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso è una immigrazione selvaggia di individui provenienti dalle regioni più disparate del pianeta. Il tutto mirato alla sostituzione etno-razziale di Italiani ed Europei, poco utili alle criminali politiche della globalizzazione.

Dobbiamo dirlo forte e chiaro: l’immigrazione è una piaga che riguarda tutti, indigeni e allogeni, e che non fa altro che arricchire tutti coloro che campano di rendita sulle nostre spalle (preti, industriali senza scrupoli, traditori della Patria, banchieri, politicanti, sinistrorsi e liberali, egualitaristi e altri cialtroni che mentre auspicano invasioni se ne stanno in panciolle nei loro dorati palazzoni o giacciono come stracci nei centri sociali). Sacrosanto è dunque bloccare i flussi e rimpatriare e se proprio proprio permettere il rientro di parte degli Italiani all’estero.

Razzismo? No, razionalismo, contro quell’ipocrita mito dell’uguaglianza che, seppur ammantato di tanti bei propositi, non è altro che capitalismo della peggior specie al servizio di chi vorrebbe ridurre la nostra Europa a succursale atlantica senza più Sangue, Suolo e Spirito. Cioè senza sovranità.

Ave Italia!

La questione allogena

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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