Facciamo pace con l’Italia

Padania

Padania

Settimana scorsa se n’è andato Gilberto Oneto, ideologo e “druido” della Lega Nord vecchia maniera, quella dell’epoca padanista. Non lo conoscevo personalmente e non ne condividevo tutte le posizioni ma gli riconosco di aver rappresentato il buono che poteva esserci nel leghismo, poiché anche grazie a lui c’è stata una riscoperta delle radici alpino-padane (o meglio, granlombarde) soprattutto presso i giovani. Il suo impegno culturale è stato prezioso. Naturalmente al netto di certe esagerazioni sfociate nelle note pagliacciate da pratone della base.

Egli è colui che ha lanciato culturalmente e ideologicamente il concetto di “Padania” come federazione di realtà etniche indipendenti da Roma, a cui sia la Lega che i suoi replicanti hanno attinto per dare giustificazione storica alle proprie velleità politiche. Velleità che nel caso della Lega sono state abbandonate nel 2000, quando Bossi e compagnia tornarono alla corte del Cavaliere con la coda in mezzo alle gambe. Il padanismo celodurista durò insomma quattro anni (1996-2000).

Oneto aveva le sue ragioni per quanto riguarda il dibattito sulla questione identitaria settentrionale, rimarcando come il Nord abbia una sua precisa specificità etno-culturale diversa da Centro, Sud e isole; a mia detta errava utilizzando il termine “Padania” che è solo una banalizzazione geografica di quella che a tutti gli effetti è (Grande) Lombardia, Lombardia storica, ossia tutto il Nord, e in secondo luogo sbagliava liquidando l’Italia ad una nera favoletta risorgimentale senza storia e senza senso. In realtà il Risorgimento è stato il naturale approdo di tensioni unificatrici durate per secoli, per quanto ci sia stato di mezzo lo zampino straniero.

Questa banalizzazione della questione ha ingenerato confusione tra il concetto di stato e quello di Nazione, sdoganando così la cagnara anti-italiana cui anche io, a suo tempo, avevo contribuito. Non che sia colpa di Oneto, naturalmente, ma negli ambienti leghisti c’è sempre stata questa superficiale smania di ridurre l’Italia ad una congiura, un complotto giacobino-massonico, una truffa ai danni dei popoli della Penisola spediti alla rinfusa nel contenitore tricolore. Che poi, sai che novità, sono le stesse tesi sostenute dagli sciamannati neoborbonici. Ripeto: una cosa è l’Italia millenaria costruita sì da eventi politici ma innervata su millenni di comune storia etnica e culturale, da non sottovalutare e non da derubricare come fantasie “fascio-terroniche”, ed un’altra cosa è l’edificazione dello stato italiano nato nel 1861, che italiano è fino ad un certo punto e soprattutto oggi.

Credo che sia sacrosanto difendere le nostre radici celto-germaniche, ma non va dimenticato che anche il Nord Italia è Europa meridionale, bacino del Mediterraneo, territorio cisalpino solo superficialmente germanizzato e con qualche influsso mitteleuropeo (e in questo caso vi pare che la Val Padana sia centro-europea? Andiamo…).

Altresì va rammentato come le Lombardie siano da 2000 anni inserite nell’organismo italico di matrice romana, che era perno augusteo dell’Impero Romano, e da almeno 3000 territorio rinsanguato dalle invasioni indoeuropee anche italiche (latino-falische, osco-umbre, umbro-liguri, protovillanoviane). Per non dimenticare l’elemento etnico etrusco che sia coi Reti che con gli Etruschi veri e propri unì saldamente il Nord al Centro del Paese (e volendo anche al Sud, visto che il gruppo tirrenico riguardò anche le coste campane). Geneticamente, sebbene differenziati, gli Italiani sono tutti quanti più neolitici che continentali e indoeuropei.

Che poi, parlando di Germani, come possiamo dimenticare Goti e Longobardi che unirono, o quasi, l’Italia dopo i tracolli imperiali? E la colonizzazione settentrionale della Sicilia, stimolata da altri Germani (i Normanni) per rinsaldare l’elemento latino dopo aver scacciato gli Arabi? E ciò un bel po’ di tempo prima degli esodi meridionali al Nord.

Non dimentichiamoci dalla questione della lingua, che riguardò e unì Sicilia, Toscana e Pianura Padana, e di quella culturale tra Umanesimo, Rinascimento e Controriforma (pure il cattolicesimo ha avuto un suo peso nelle sorti di tutta Italia). La politica ha fatto il resto grazie al Regno d’Italia medievale, alla Lega Italica, all’epopea napoleonica, al Risorgimento e al Fascismo.

E sapete tutti benissimo che fine abbia fatto l’Italia dilaniata dalle lotte particolaristiche ed incapace di unirsi su faccende di vitale importanza per ogni suo territorio: dittatura papista, “Francia o Spagna…”, ventre molle d’Europa, terra di scorribande, peso internazionale inconsistente, scarso valore militare e via dicendo.

Capisco che chi si sente orfano di Gilberto Oneto voglia continuarne la battaglia ideale contro i mulini a vento, ma mi sentirei di rivolgermi ad ogni indipendentista dicendogli di non indugiare oltre con fantasie irrealizzabili e soprattutto inutili, deleterie, oltremodo disfattiste, perché l’unico effetto prodotto da padanismo radicale e dintorni è quello di sputarsi addosso fantasticando improponibili soluzioni secessioniste, che fan ridere i forestieri confermando la litigiosa ed inconcludente natura degli Italiani.

Non sarebbe molto ma molto meglio salvaguardare sia l’identità locale che quella nazionale mediante un salutare federalismo etnico che eviti di buttare il bambino con l’acqua sporca, e che crei una repubblica italiana etnofederale retta da un auspicabile presidenzialismo che garantisca unità laddove serva? Ce lo chiedono anche le future sfide geopolitiche, che necessitano di un’Italia robustamente coesa e che sappia tutelare al meglio ciò che le appartiene, i suoi confini e i suoi “satelliti”, quelle aree cioè che per svariati motivi orbitano attorno alla Nazione, e che alla fin fine ne sono parte (Corsica, Istria, Malta e così via).

Il nazionalismo di cartapesta dei neofascisti non ha nulla a che vedere con tutto questo. Io dico semplicemente che si deve prendere atto dell’esistenza storica dell’Italia, come dell’Europa e delle nostre piccole patrie etno-culturali, dando così finalmente vita ad una rivoluzione nazional-federale che sgomini innanzitutto la temperie mondialista di cui si nutre l’attuale Repubblica Italiana. Essa necessita di una radicale rifondazione allo scopo di garantire l’integrità italiana ma anche quella delle parti che la compongono (Lombardia, Venethia, Etruria, Ausonia, Sicilia, Sardegna), necessita di un patto etnonazionale nel nome di quanto di più alto, nobile e glorioso renda grande il nome italiano.

O che forse preferite un’Unione Europea serva dell’America, ridotta a spezzatino di popoli senza alcun peso internazionale, e dunque facilmente preda di tutto quello che sconvolge il mondo odierno? L’Europa ha bisogno di solidi pilastri che si chiamano Italia, Gallia, Germania, Iberia, Britannia e così via, pilastri di quell’impero europeo alleato della Russia che sappia farsi valere e rispettare da tutti gli altri attori del palcoscenico terrestre.

Oneto possa riposare in pace e trovare sempre riconoscimento da parte nostra per la sua opera culturale, ma credo sia il caso di fare pace con l’Italia concependola, prima che come stato, come millenaria realtà etnonazionale che riguarda tutti quanti i suoi popoli storici, inclusi quelli “padani”, delle Lombardie.

Advertisements

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Nord, Politica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...