Alla ricerca della Roma perduta

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di soggiornare a Roma per una settimana, potendo così riassaporare l’impareggiabile atmosfera storica e culturale, epica, che ivi si respira.

Dico riassaporare perché mancavo dalla Capitale da dieci anni e passa, quando calai nella Penisola per ragioni clericali dovute al trapasso del papa polacco e all’elezione di quello bavarese (all’epoca puzzavo ancora di sacrestia, che volete che vi dica).

Una visita dunque doverosa, poiché un conto è vivere Roma in ottica cattolica e dunque papista omaggiando quella che è una bimillenaria forma di parassitismo anti-italico ed anti-europeo, un altro è viverla e gustarla intensamente in chiave paganeggiante e patriottica al fine di cogliere il vero significato di quella città che è l’anima dell’Italia e la sua degna corona, nel bene come nel male.

Naturalmente vale per Roma e gli immediati dintorni, come la zona dei Colli Albani, dove ogni inviolato scorcio storico e naturale ci parla della grandezza di latinità e romanità e questo nonostante la fastidiosissima presenza di chi, usurpandole, ha tentato di affermarsi come continuatore di Roma antica pur essendo null’altro che un invasore semitico goffamente agghindato con le nobili vestigia della gentilità italico-romana.

La Chiesa ha infatti parassitato in lungo e in largo la genuina romanità finendo per piegarla e pervertirla mettendola al servizio di quelle desertiche fandonie che fanno parte anche degli altri due grandi credi abramitici, vale a dire giudaismo e musulmanesimo. Ficcare chiese e chiesine e croci e crocifissi ovunque è il tangibile segno di quanto sto dicendo, assieme al patetico culto mariano che è sintomatico di quella sgradevole mentalità femminea tipica del cattolicesimo.

Nel bellissimo e suggestivo territorio che si adagia alle pendici del Monte Cavo, la montagna sacra dei Latini ove c’era il loro santuario precipuo dedicato a Giove (poi immancabilmente tramutato in costruzione cristiana), si può respirare a pieni polmoni un clima intriso di sacralità indoeuropea pagana, grazie alla via Sacra originale, alla sommità del monte, ai due laghi vulcanici sottostanti (Albano e Nemi) e allo stupendo panorama che si può contemplare da Rocca di Papa. Peccato solo per l’invadenza chiesastica secolare e per quella commerciale più recente, che sfrutta anche la presenza della residenza estiva del papa, a Castel Gandolfo. I mondialismi vanno sempre a braccetto.

In questo ambiente il degrado, ben conosciuto, che ha investito la Capitale appare ancor più vistoso e dunque necessitante di drastica risoluzione poiché blasfemo insulto alla vera sacralità di una Capitale europea che nulla ha a che fare con le religioni mediorientali usurpatrici.

Credo infatti che il soqquadro romano attuale vada di pari passo con la retorica evangelica tanto cara al Vaticano perché non si può certo pensare di contrastare la feccia con le fiabe desertiche partorite da una cricca di Semiti alcuni millenni fa, e sbarcate in Europa grazie alle infiltrazioni di personaggi che oggi a ben vedere potrebbero tranquillamente essere inquadrati come dei clandestini fanatici carichi di “terrorismo”, psicologico e non. Insomma: “Credi nel dio di Gesù Cristo o arrostirai all’inferno”, che è poi un modo come un altro per tenere assoggettato il popolino.

D’altronde di questo succitato degrado fa ampiamente parte anche il mondo pretesco coi suoi scandali, le sue meschinità, le sue oscure manovre finanziarie, la sua corruzione morale, i suoi torbidi legami con la malavita e la politica dei palazzi, senza contare che predicare pace, amore, perdono e altre baggianate cristiane (per di più ipocritamente) non può che essere velenosa inutilità a fronte dello sfacelo che è sotto gli occhi di tutti, Romani e Italiani.

Certo, Roma è una metropoli, e non può essere paragonata ad una cittadina, pertanto i problemi che possono trovarsi – per dire – a Bergamo a Roma saranno notevolmente amplificati; ma nonostante questo nessuna giustificazione possono trovare fatti come il pullulare di allogeni del subcontinente indiano presenti ovunque nelle strade di Roma, la malavita zingaresca, l’abbandono di intere aree alla mercé di criminali stranieri, l’indisciplina stradale, la spazzatura disseminata in aree verdi, l’abusivismo, il rilassamento dei costumi e lo scarso spirito civico, e naturalmente la scelleratezza di chi comanda, poiché il disordine si sa, viene dall’alto.

Da una parte il Vaticano e i suoi scandali (e prima di questi la sua stessa presenza, che è scandalo identitario), dall’altra una classe politica sia a livello di stato e governo che di amministrazione comunale romana completamente marcia e decadente, frutto di una temperie “culturale” che più che mediterranea è levantina, rotta ad ogni meschinità e furbizia e ben poco propensa a fare il bene della collettività indigena perché troppo presa a fare quello delle proprie tasche.

Sono questioni annose e che non possono certo essere risolte con i partiti e gli uomini politici attuali ma che inevitabilmente possono trovare risoluzione solo nella forma del commissariamento: intendiamoci, non quello delle soluzioni tecnocratiche alla Monti ma quello che passa per il recupero di identità e sovranità, di autorità genuinamente italiana e finalizzata al repulisti anche militarizzato della Capitale, utilizzando ogni mezzo possibile. E tanti saluti al renzismo e al bergoglismo.

A Roma ci vorrebbe proprio un po’ di quello spirito nobile ed elevato del Ventennio che non è altro che amore patriottico e civico per l’Italia e la romanità, per quell’eredità che ci ha reso così unici e speciali e che non può essere lasciata in pasto agli sciacalli e ai parassiti. Non si tratta naturalmente di recuperare le camicie nere, i fasci, i saluti romani o la retorica mussoliniana ma semplicemente di mettere in cima a tutto Roma e il suo significato più profondo e non più quel vomitevole universalismo che diventa suicidio e disco verde per ogni forma di criminalità e parassitismo, sia nostrani che allogeni (soprattutto oggi).

Ave Italia!

Alla ricerca della Roma perduta

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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2 risposte a Alla ricerca della Roma perduta

  1. kakka225 ha detto:

    Quella del ventennio era un italia molto più libera di quella odierna.
    Mussolini Craxi, Aldo Moro, Enrico Mattei e altri, sono esempi di Italiani che, pur essendo pieni di difetti e pur essendo, a loro volta, comandati dagli stessi padroni, ogni tanto si svegliavano al mattino e pensavano di poter fare qualcosa di testa loro. S’immaginavano di avere le capacità, o il potere, per fare qualcosa secondo le proprie voglie o idee. Da Berlusconi in poi, se ci fai caso, il livello d’incapacità e incompetenza dei politici selezionati dai padroni è calato e cala sempre di più. Li selezionano sempre più analfabeti, sempre più ignoranti e cretini. Questo vale anche per Stati Uniti e resto del mondo, vedi Obama, il più stupido burattino del pianeta, o il suo predecessore, o Tony Blair, o Maroni, o Bossi, Fini, gente con la testa assolutamente vuota. Quando uno è cretino, mente meglio, perché non sa se e quanto mente, e, soprattutto, non fa mai niente di testa sua, perché non saprebbe proprio cosa fare.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Quanto dici si è mirabilmente applicato in Russia nell’era Eltsin, con l’ubriacone tenuto in pugno dagli Americani. Fortuna che poi le cose sono decisamente cambiate (anche se con Medvedev qualche tentennamento c’è stato, essendo in odore di liberal-democrazia).

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