Contro il dispotismo della religione antifascista

Tre anni fa, quando ancora professavo idee lombardiste radicali, venni intervistato dalla trasmissione di La7 “Le invasioni barbariche”, circa il mio particolare cammino ideologico all’interno del mondo identitario.

Chiaro: l’intento di una trasmissione del palinsesto della rete di De Benedetti, di fronte ad uno che potrebbe sbrigativamente essere inquadrato come leghistoide, è quello di ridicolizzare e/o demonizzare, di liquidare alla stregua di un dissociato perché non accetta pedissequamente la moderna vulgata post ’45 imperniata sulle balle dei vincitori e sulla inondazione di politicamente corretto che frustra ogni giorno le nostre vite.

Tuttavia trovai necessario espormi per poter dire la mia e per mostrare come, nonostante tutto, debba ancor oggi esserci una resistenza totale al pattume ideologico dell’antifascismo, o della statolatria itagliona incarnata dai professionisti della “cultura” e della politica italiane.

Attenzione: ciò non significa che io sia portatore di chissà quale verità, anzi, ma semplicemente che chi sente di aver qualcosa da dire per modificare in meglio il sentimento identitario nostrano deve farsi coraggio e portare avanti la sua testimonianza per rintuzzare con ogni mezzo possibile il dispotismo del pensiero unico borghese partorito dal conformismo postbellico.

Naturalmente quella trasmissione fece il solito “taglia e cuci” per cercare di sbarazzarsi sbrigativamente del sottoscritto derubricandolo a “caso umano”; e qui vorrei puntualizzare subito due aspetti: 1) Il mio “non aver mai visto il mare” non è un richiamo al solipsismo misantropo e talassofobico ma la necessità di denunciare quella subdola sindrome da mentalità aperta che strumentalizza alcune qualità del nostro Paese per ridurlo a caricatura; 2) Il mio dirmi “disadattato volontario” non è un delirio autistico ma una fortissima condanna della moderna temperie sociale, dove sembra aver successo solo chi si prostituisce alle peggiori qualità dell’Occidente euro-americano, tutto imperniato su consumismo, edonismo e materialismo becero da basso appetito nichilistico.

Immancabile, in alcuni passaggi dell’intervista, il sottofondo lugubre condito con berci hitleriani, perché si sa: la reductio ad Hitlerum è lo sport preferito dei mediocri bigotti di quella untuosa religione (in)civile che domina in Europa da 70 anni, una religione laicissima ma nondimeno dogmatica e oscurantista peggio dell’Inquisizione quando si viene a trattare di “nazismo”, fascismo, razzismo, leghismo e così via. Insomma, se tu non la pensi come l’ospite medio da trasmissione alla Fazio sei un povero derelitto da compatire ed internare affinché il tuo cervello venga lavato dalle litanie “partigggiane” ed antifasciste. Guardate che è proprio vero: i sostenitori di questa visuale si dicono atei e laici fino al midollo ma sono in realtà i sacerdoti di un liberticida culto anti-europeo completamente irrazionale che divora tutto quanto diverge dalla vulgata “democratica”, finendo per denunciarlo e sbatterlo in tribunale, nemmeno si trattasse di mafie e terrorismo. Si sa, lo stato senza Nazione teme come la peste i pensieri forti realmente patriottici, perché sono un pugno nello stomaco dei benpensanti sopiti da decenni di sbrodolate egualitariste. Sia mai che qualcuno si svegli…

A fare da sputasentenze, nella trasmissione sunnominata, c’era tal Michele Serra, commentatore de La Repubblica noto per le piazzate antifasciste e un’ironia (che fa ridere solo lui) finalizzata al conformismo più abbietto, teso a sfornare miseri automi all’interno del panorama ideologico moderno; senza dilungarsi troppo sulla sua patetica e ridicola stroncatura del sottoscritto (in sostanza una scontatissima predica da quattro soldi che poteva vomitare qualsivoglia fenomeno arcobalenato da “piazza 25 aprile” o da salottino borghese antirazzista ma decisamente classista, le solite castrate che ogni giorno sentiamo dai professionisti dell’antifascismo) sia detto che in quel programma mancò totalmente il contraddittorio in diretta (giusto per ricordarci cosa sia la democrazia di lorisgnori) e che in secondo luogo l’omelia laica ma oscurantista del soggetto in questione fu tutta tesa alla condanna di qualsiasi idea identitaria e tradizionalista non in linea con il dispotismo relativista che domina nel nostro Paese. Insomma: finché tratti di polenta e folclore va tutto bene, ma se alzi troppo la cresta qualche bella bastonata è giusto che te la prenda. Manganello e olio di ricino erano solo fascisti, come no…

Non sto a ripetere il pistolotto di Serra ma in buona sostanza fu una reprimenda dell’etnonazionalismo Sangue e Suolo che a detta del tizio è un pericolo gioco razzista e gonfio di paranoie che produce solo morte e distruzione, naturalmente costellata da insulti da borghesuccio piccolo piccolo nei riguardi del sottoscritto (secondo lui un povero bambinone da rieducare a schiaffi e perché no, magari galera e TSO, come capita a chi contrasta anche solo a parole lo stato piddino che ci ritroviamo in mezzo ai piedi). Perché è chiaro, no? Morte e distruzione l’hanno seminata i “fascismi” mica i liberatori di Dresda, Gorla e Hiroshima… O i loro dipendenti badogliani e partigiani.

La cosa che colpisce negli astiosi predicozzi di questi “signori” è la loro albagia da individui che si sentono sempre moralmente superiori a chi non la pensa come essi, e semplicemente perché sfuggono a quell’ideologia dominante sfornata da una repubblichetta coloniale americana cui invece si dedicano anima e corpo i vari Serra della situazione; di conseguenza colpisce il becero classismo, antirazzista ma al contempo tutto piegato a sfottere e fustigare le ribellioni del Popolo di fronte alle angherie di chi ci campa a vita su antifascismo e antirazzismo. Questi tali sono bravi scolaretti al servizio dei maestri mondialisti, stipendiati per prendere in giro tutto quello che a loro detta finisce nel calderone del neofascismo. Leghisti, leghistoidi, neofascisti, neonazisti, patrioti, socialisti nazionali, identitari, tradizionalisti, berlusconiani, filo-russi tutti dentro nella stessa zuppa che essi trovano disgustosa e che viene etichettata come “sbobba nazifascioleghistarazzistaomofobba” e bla bla bla.

Non dobbiamo farci intimidire, amici, dalle rappresaglie di chi odia, e ripeto odia, coloro che escono dal gregge di pecoroni irregimentati perché vogliono ribellarsi al grigiore standardizzante che svuota le nostre vite di ardore e le prostra sul fondo di un’incolore esistenza da morto vivente. Non deve mai venire meno la testimonianza di chi, anche solo nel proprio piccolo come me, vuole sfidare innanzitutto culturalmente la temperie attuale contraddistinta dal servaggio mondialista e informe che è prerogativa dei moderni stati-apparato dell’Europa occidentale. Non dobbiamo lasciarci castrare dalla mentalità da “tengo famigghia” che ci blocca e ci sospinge in una vuota esistenza costellata da passatempi borghesi ma senza alcun sussulto carico di solari rimandi ad una vita eroica non perché avventurosa ma perché diversa, anticonformista, e benedetta da quell’identitarismo che spodesta le ipocrisie democratiche per mettere la Comunità nazionale al di sopra di tutto, al di sopra di ogni menzogna politicamente corretta (leggi corrotta).

Al diavolo i chierichetti e i pretaioli del mondialismo, che si fingono dalla nostra parte ma sono in realtà totalmente schierati dalla parte dei padroni: la nostra esperienza terrena deve rilucere di testimonianza ed esempio positivi, affinché le tenebre dell’oscurantismo antifascista vengano vinte. E questo non perché neofascisti ma perché l’antifascismo è la spietata forma di dispotismo anti-europeo ed anti-italiano che domina nell’Europa di oggi, ridotta a sgabello delle zampe di banchieri e gendarmi del globo. Il disprezzo della massa di zombie mesmerizzati dal pensiero unico contemporaneo rappresenta la nostra forza, e la bontà delle nostre idee.

Ave Italia!

Contro il dispotismo della religione antifascista

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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