L’Europa del Sangue

Dopo aver passato in rassegna gli areali etno-culturali della nostra Italia, prendo in considerazione brevemente quelli europei, che io sistemerei all’interno di una sorta di consorzio imperiale eurusso, oppure in una grande confederazione europea alleata dell’”impero” russo che arriva fino a Vladivostok. La Siberia non è certo europea tecnicamente, ma è stata conquistata e antropizzata dai Russi, che sono una imprescindibile parte, se etnici, della nostra grande famiglia.

L’Unione Europea di europeo non ha alcunché, giusto solo il nome che però viene quotidianamente diffamato con scellerate politiche anti-europee e auto-genocide; questo ente meramente politico-economico obbedisce all’agenda statunitense e non è che un prolungamento dell’Occidente all’americana caratterizzato da suoi classici disvalori come la società multirazziale, il crogiolo multietnico, il capitalismo distruttore, l’imperialismo funzionale allo strapotere americano e la consueta sudditanza a Israele per questioni che conosciamo tutti molto bene. La UE è l’anticamera dei famigerati Stati Uniti d’Europa, pietra tombale dell’Europa vera e totale cessione della propria sovranità in favore dei finti Europei d’Oltreoceano.

L’Europa non va mortificata da una siffatta accozzaglia di stati moderni ligi al volere del padrone americano, bensì esaltata con una confederazione imperiale che metta insieme (ma in maniera armonica e razionale) le grandi realtà etno-culturali del nostro glorioso Continente. Sul modello italiano, potrebbero essere realtà etno-federali, cosicché si metterebbe d’accordo alfine l’identità macro con quella micro, senza discriminare quelle micro. Si capisce, oggi come oggi è forse una visione un po’ utopica, ma d’altro canto se vogliamo evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca assecondando gli indipendentismi più sciamannati (e funzionali al padrone) appare chiaro che il federalismo serio sia una soluzione da prendere senz’altro in considerazione e perseguire.

A mio parere, gli areali macro individuabili in Europa sono i seguenti: Italia, Iberia, Gallia, Germania/Teutonia, Britannia, Scandinavia/Norrenia, Finnia, Balto-Slavia, Russia, Illiria, Carpazia (Ungheria + Romania), Iugoslavia, Ellade.

Si tratta di zone più o meno omogenee, che potrebbero raggrupparsi all’interno di entità politiche storiche, geografiche e culturali rispettose della Storia europea, certo preferibili all’attuale ammucchiata d’Eurolandia, dove a comandare sono le banche e le manie di grandezza di una Germania etnicamente al capolinea ma gonfia d’arroganza capitalista, che sa molto di affarismo ben poco europeo. Mi vien sempre da ghignare amaramente quando qualche fesso accosta la Merkel a Hitler o l’attuale Germania (farcita di Turchi) al Terzo Reich.

Le entità suddette sarebbero ovvie etnofederazioni, coese da una confederazione imperiale che comprenda la Russia o che comunque con la Russia sia saldamente alleata. E in secondo luogo in buoni rapporti con tutte le realtà indoeuropee eurasiatiche. Vediamo queste etnofederazioni in breve:

  • Italia (capitale Roma): Lombardia, Venethia, Tirrenia, Ausonia, Enotria, Sardegna. Vessillo: Tricolore italico del Sangue – Simbolo: Italia Turrita con Stellone/Lupo e aquila romana;
  • Iberia (capitale Madrid): Galizia storica, Castiglia/Spagna, Catalogna, Paese Basco. Vessillo: Croce nodosa di Borgogna – Simbolo: Toro;
  • Gallia (capitale Parigi): Bretagna, Francia, Belgio, Borgogna, Occitania. Vessillo: Gigli di Francia – Simbolo: Gallo;
  • Germania/Teutonia (capitale Berlino): Sassonia, Prussia, Franconia, Svevia, Bavaria. Vessillo: Schwarz-Weiß-Rot + Croce teutonica – Simbolo: Aquila germanica;
  • Britannia (capitale Londra): Scozia, Irlanda, Galles, Inghilterra. Vessillo: Union Jack  Simbolo: Triscele;
  • Scandinavia/Norrenia (capitale Copenaghen): Islanda, Norvegia, Svezia, Danimarca. Vessillo: Croce scandinava – Simbolo: Valknut e corvo;
  • Finnia (capitale Helsinki): Lapponia, Finlandia, Estonia, Carelia. Vessillo: Bandiera dello Stato Finnico (Leone di Folkung) – Simbolo: Tursaansydän;
  • Balto-Slavia (capitale Varsavia): Lettonia, Lituania, Polonia, Rutenia, Cechia, Slovacchia. Vessillo: Bandiera della Confederazione Polacco-Lituana – Simbolo: Pērkonkrusts baltico, Kolovrat slavo;
  • Russia (capitale Mosca): Russia etnica, Bielorussia, Ucraina. Vessillo: Bandiera imperiale russa – Simbolo: Orso;
  • Ellade (capitale Atene): Grecia, territori anatolici ellenici (Ionia e Ponto su tutti), Cipro. Vessillo: Emblema dei Paleologi – Simbolo: Croce greca.

Ipotetiche capitali morali di un’Europa politica di questo tipo potrebbero essere Atene, per l’antichità, e Vienna per la modernità.

Il bello di queste etnofederazioni è che siano già “multietniche” di per sé, e dunque non hanno alcun bisogno di venir invase da allogeni veri e propri mossi dal grande capitale assassino di matrice mondialista. Queste, in altre parole, sono le uniche società multiculturali che possiamo a conti fatti tollerare.

In aggiunta, vi sono tre aree complesse, facenti parte la “polveriera balcanica”, che sono Illiria, Carpazia, Iugoslavia. La prima potrebbe a ben vedere essere un satellite italiano, essendo formata da Dalmazia e Albania (il Kosovo naturalmente è Serbia), e ovviamente l’Albania che stimo e sostengo è quella di Scanderbeg; la Carpazia consta di Ungheria e Romania, due realtà etniche non certo in buoni rapporti ma accomunate dall’areale carpatico e dalla Transilvania che fa un po’ da ponte tra Magiari e Valacchi (se non proprio una federazione sarebbe davvero impossibile una confederazione ungaro-romena, tenendo conto che i moderni Ungheresi di realmente ugro-finnico han solo la lingua?); infine la Iugoslavia, oggi sbrindellata in diversi stati-fantoccio ad uso e consumo degli Occidentali, che etnicamente comprende Slovenia, Croazia, Serbia e volendo Bulgaria, e che è rappresentata dai colori panslavi blu-bianco-rosso.

Alla luce della complessità etnica di Carpazi e Balcani si potrebbero anche lasciare intatte e indipendenti realtà come Ungheria, Romania e Bulgaria; diversamente, la ex Iugoslavia andrebbe riunita in una federazione poiché sappiamo tutti quanto la moderna frammentazione balcanica sia conveniente agli Americani e non rispecchi certo abissi tra Croati e Serbi, che parlano la stessa lingua seppur divisi da questioni religiose e influenze culturali che si fanno mittel nel caso appunto di Croati e soprattutto Sloveni. Superfluo ricordare che il Montenegro, il Kosovo e la Bosnia sono territori storicamente serbi (e gli influssi ottomani sui Bosgnacchi sono relativi fondamentalmente alla religione e alla cultura, non alla genetica e al sangue) e che la “Macedonia” è bulgara. Stati ridicoli come quello kosovaro sono solo pedine inventate dagli Stati Uniti per controllare la regione, assieme ai loro preziosi alleati Turchi. Come si fa a non simpatizzare Serbia in una situazione simile? Tanto più che loro e i Bulgari sono alleati dei Russi, mentre Croati e Sloveni sono decisamente proiettati verso la Germania e dunque verso l’europeismo da burletta che applaude allogeni invasori e finti liberatori.

Si tratta insomma di dare un volto davvero etnico e nazionale all’Europa senza però buttare a mare le cornici storiche, come ad esempio l’Italia, che “contengono” i popoli succitati. Ecco perché l’idea etnofederale, che può mettere d’accordo sia la realtà etno-culturale che quella nazionale o comunque sovraregionale, all’interno di una grande famiglia europea confederale.

Al di là delle soluzioni politiche, comunque sia, il concetto che voglio far passare è proprio l’importanza della salvaguardia etnonazionale e la lotta contro la banalizzazione di quelle che sono per così dire macroregioni storiche rese grandi da un passato glorioso e che oggi versano in precarie condizioni per via della moderna temperie relativista e nichilista. Pensiamo a quanti stereotipi, insulti, infamie, banalizzazioni e sterili attacchi riceve l’Italia, il cui nome è sinonimo di storia, cultura, fasto, grandezza, esempio e faro di Civiltà per tutta l’Europa. Un vero peccato che oggi certuni accostino tendenziosamente al nostro Paese quei difetti, soprattutto meridionali, che amplificati da Hollywood sono finiti nei cervelli degli Europei, e purtroppo pure di molti Italiani che finiscono per sputarsi addosso facendosi mille complessi ed inventando altrettante identità artificiali.

L’Europa dei forti e dei migliori è quella che si costruisce sul sacro Suolo continentale, che si unisce nel nome del Sangue ario-europeo e che si eleva dalla prosaica materialità odierna grazie al fulgore rinnovato dell’incomparabile eredità spirituale indoeuropea, i cui emblemi sono la sacrale tripartizione funzionale cromaticamente resa con bianco-rosso-nero e il disco solare dei nostri Padri, che a guisa di Svastika o di Sole Nero ci guida ancora lungo il cammino della salvazione dell’Europa e della sua insostituibile vera Identità. Protetti dalle grandi ali dell’imperiale Aquila bicipite che unisce Ovest ed Est.

Signori, siamo Uomini europei fieri del proprio retaggio o burattini apolidi sradicati e gettati in pasto al nulla assoluto globalista?

Ave Italia – AVE EVROPA

L’Europa del Sangue

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a L’Europa del Sangue

  1. Anonimo ha detto:

    La Russia sangue e suolo? Sono imperialisti e multirazziali come gli americani.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      La Russia è un impero, un continente a sé quasi, naturale che non possano essere solo ed esclusivamente russi avendo all’interno svariate minoranze; la Russia etnica come detto comprende Russi, Bielorussi, Ucraini, anche se la Siberia per dire è disabitata di per sé. Non farei azzardati paragoni con gli Americani, primo per il diverso sistema di valori (che anche un miope riconoscerebbe) e in secondo luogo per la storia delle due realtà: gli Usa non hanno alcun passato storico cui rifarsi gloriosamente, perché costruiti a partire dagli sbarchi di corpi tossici calvinisti, che alla lunga hanno pure sterminato i legittimi proprietari di quelle terre. Europei, insomma, sbarcati in un altro continente conquistato con ogni forma di bassezza morale.
      Non a caso comunque ho precisato che, vista la propria sfera di competenza, Europa e Russia potrebbero rimanere due entità separate per quanto (si spera) tenacemente alleate.

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  2. Alex ha detto:

    A parte il richiamarsi a certi simboli che non condivido di un periodo nero e autodistruttivo della nostra storia come la svastica, voglio fare delle osservazioni:
    -alcune di queste strutture già esistono per esempio nel caso dei paesi scandinavi riuniti nel “Consiglio Nordico”
    -il tuo giudizio su Slovenia e Croazia in merito ai cosiddetti “migranti” è frettoloso: la Slovenia che conosco bene è contraria come anche il popolo croato per quanto il loro governo stia portando avanti posizioni opposte come quello serbo d’altronde (l’unico attualmente è il governo ungherese). Più che alla Germania queste terre guardano all’eredita asburgica
    -difficile riunire nazioni storicamente nemiche come l’Irlanda e Inghilterra per non parlare della Jugoslavia o anche la dissolta Cecoslavacchia. Credo sia meglio tenere separate Croazia e Serbia altrimenti scivoleranno in una nuova guerra civile come già avvenuto, meglio piuttosto che ciascuna etnia sia indipendente nel proprio stato, con la Bosnia come zona cuscinetto a separare le due entità.
    non ho ben capito il destino di alcuni stati:
    -In particolare l’area alpina che ha una specificità che trascende gli attuali confini .:Svizzera? Una spartizione tra Italia, Germania e Francia? Difficile convincere gli svizzeri.La Slovenia la vedo molto più unita all’Austria per essendo stato slavo piuttosto che alla Jugoslavia. Mi sembra più verosimile mettere insieme Svizzera, Austria e Slovenia in quanto condividono dei tratti come la neutralità e la cultura alpina e quest’area deve comprendere anche il Trentino, il Sudtirolo, la Carnia e altre aree di montagna venete perché fanno parte dello stesso mondo alpino.
    -Se si fa riferimento alla nazionalità è inevitabile che il Kosovo e buona parte della Macedonia siano ricompresi in una “Grande Albania”, in quanto abitati da albanesi anche se le ragioni storiche rimandano a un Kosovo serbo.
    -La Dacia unita alla Moldavia è troppo distante per essere unita all’Ungheria
    -mi pare logico piuttosto che si estenda il territorio dell’attuale Ungheria a ricomprendere aree storicamente e persino attualmente abitate da etniee ungheresi come la Transcarpazia e parti di Slovacchia, Serbia, Croazia, Austria e Slovenia. Arduo stabilire il destino della Transilvania ma logicamente resterà Romania
    -non penso si possa unire l’intera Ucraina e Bielorussia con la Russia: vaste aree di questi paesi sono state fino a pochi decenni fa polacche ed esistono ancora rilevanti minoranze polacche, alla Russia si possono unire le regioni orientali e la costa dell’Ucraina fino ad Odessa e la Transnistria, Leopoli è un altro pianeta
    -lo status de nazioni come i ladini/romanci e soprattutto i baschi? Immagino una larga autonomia culturale per preservarne la specificità etnica-culturale
    -il destino della Turchia? Immagino fuori dall’ipotetica Europa che tratteggi, d’altronde non si tratta di popoli indoeuropei ma turcofoni.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Simboli millenari che nulla hanno a che fare con la politica recente: ti informo che lo svastika non l’ha inventato Adolf Hitler.
      Rispondo alle tue obiezioni, ma si tenga presente che quanto ho scritto è una mia soluzione ideale, al di là della possibilità o meno di applicarla. Riflette insomma anche i miei gusti e le mie opinioni, e va da sé che il destino dei popoli stranieri nel reale lo debbano decidere i diretti interessati. In questo conservo la priorità e il focus sull’areale italiano.

      1) Consiglio Nordico che non è una Federazione Scandinava;
      2) Non hai capito: ho detto che Sloveni e Croati, ma questo da sempre, sono più orientati verso la Germania (che applaude allogeni) che verso Belgrado, pur essendo slavi, e quindi più ricettivi certo alle boiate d’Eurolandia rispetto alla Serbia, che è invece in ottimi rapporti con la Russia. Eredità asburgica, che comprendeva anche Lombardia e Veneto? Nulla di nazionale ed etnico. Ah, quando dico Germania intendo il mondo germanico dell’Europa Centrale, dunque anche gli Austriaci;
      3) Difficile o meno non importa, sono popoli accomunati da un glorioso passato etnico e culturale oggi divisi ferocemente da sciagurate pratiche di politica mondialista, e ripeto che sono soluzioni in parte ideali (ma come del resto è l’identitarismo), al di là delle contingenze materiali attuali. L’inimicizia tra popoli europei fa sempre il gioco del forestiero. Cechi e Slovacchi sono la stessa gente e sono certo più diversi Lombardi e Campani di quanto lo siano quelli. Idem Croati e Serbi che parlano la stessa lingua. Un federalismo etnico e serio metterebbe d’accordo tutti, senza bisogno di tirare in ballo Tito o chissà chi. La guerra scoppiò perché comunque, nei Balcani, l’egemonia serba era opprimente nei confronti degli altri Iugoslavi;
      4) Tu critichi le mie soluzioni e poi sei favorevole ad una brodaglia “asburgica” che metta insieme Svizzeri (pure? Comunque il popolo svizzero è una finzione), Austriaci, Sloveni, Tirolesi e Friulani perché di cultura alpina? E che vuol dire? Anche Bergamo ha cultura alpina, ma non ho la minima intenzione di tornare a fare il suddito di Vienna. Meglio essere il capo geografico d’Italia;
      5) La Macedonia è bulgara e per il resto sappiamo a chi sia utile il Kosovo indipendente o sotto l’Albania. Bisogna anche badare alla geopolitica, e quel che è accaduto contro la Serbia è la perfetta rappresentazione del macello mondialista contro la sovranità;
      6) Su Ungheresi e Romeni, che in effetti sono diversi, ho detto apertamente che possono anche rimanere indipendenti per i fatti loro, ma vorrei fosse chiaro che l’odio tra popoli europei è funzionale ai corpi estranei;
      7) La Rutenia è rutena, il resto è Russia etnica al pari della Bielorussia. Ucraina vuol letteralmente dire “periferia”, della Russia ovviamente;
      8) Lo status di risicate minoranze passa per il rispetto reciproco, folle pensare di dare stati indipendenti a Romanci, Sorabi, Baschi, Bretoni, Cornici e Isole Åland (noi si scherza ma c’è gente che le vorrebbe davvero indipendenti);
      9) Fantapolitica: riconquista ellenica dell’Anatolia. Non potendo, restituzione almeno di Tracia orientale, Ponto e Ionia + Cipro, e Turchia per i fatti suoi fuor d’Europa, chiaro.

      Queste mie posizioni sono a tratti utopiche, è chiaro, e rispecchiano posizioni ideali e ideologiche più che Realpolitik. D’altro canto, se esiste una Italia unita come cornice storica possono benissimo esistere anche le altre entità federali o confederali, che saranno sempre meglio dell’attuale accozzaglia di stati privi di sovranità targati Ue. O di robaccia come il Regno Unito. Il mio sunto voleva essere innanzitutto etno-culturale e storico, e solo in seconda battuta politico e pratico. Mi rendo benissimo conto che alcune soluzioni, alla luce dei rovesci politici e militari, siano ardue (anche se purtroppo sono spesso funzionali allo zampino americano).

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