Redimere il Sud per liberare l’Italia

È da quando esiste questo sciagurato stato che in Italia si pone una “questione meridionale”, a cui ha fatto seguito una “questione settentrionale” strumentalizzata dalla Lega Nord. I più drastici vedono nella via secessionista la soluzione all’intramontabile problema del Mezzogiorno in ritardo (sia che siano leghisti, sia che siano duosiciliani) ma questa finta soluzione ha tutta l’aria di essere un fuggi fuggi generale dalla propria natura di Italiani e dalle proprie responsabilità.

L’esistenza della “questione meridionale” è connaturata alla realtà di questo stato, nato male e cresciuto peggio. Del resto, se in Italia è sorto un fenomeno come il leghismo è per via del sistema-Italia, una forma di statolatria condita da tassazione spropositata, servizi carenti, reati d’opinione, e apolide sudditanza per i “vincitori” del secondo conflitto mondiale. A cui sicuramente giova uno stato italiano siffatto, ridotto a loro colonia costellata di basi militari e privato di tre elementi basilari per essere un vero stato nazionale: Identità, autorità, sovranità.

Lo stato italiano, esistente dal 1861, pur essendo stato partorito da un fenomeno storico che ha avuto anche grandi lampi di nobiltà patriottica e che non può certo essere derubricato a ciarpame come sogliono fare gli indipendentisti neoborbonici (parlo del Risorgimento naturalmente), ha preso da subito una brutta piega per via della straniera monarchia sabauda, i cui torbidi legami sono risaputi da tempo; invece di seguire l’opinione illuminata di un Cattaneo, che saggiamente proponeva un ovvio federalismo, si è creata un’entità politica che nel tempo ha calpestato e fatto a pezzi il concetto genuino di Italia, che non è quello di unica famiglia indistinta dalle Alpi alla Sicilia, ma di complessa realtà etno-culturale, seppur coesa da una romanità di cui casa nostra ha certo il primato.

Stato centralista piegato sulla moderna Roma (ahimè anche in senso religioso), non poteva che scatenare la questione suddetta, finendo per angariare sia Nord che Sud e facendo pesare l’un l’altro le proprie problematiche ed esigenze. Con la repubblica, in uno scenario disastrato dominato dai padroni d’oltreoceano, il Mezzogiorno è stato desertificato e spopolato, abbandonato a sé stesso, e privato dei propri abitanti che con flussi copiosi sono stati quasi deportati a Settentrione, per riempire le fabbriche di ricchi industriali. Così facendo il Nord si è ritrovato scombussolato da milioni di migranti interni, che hanno anticipato la moderna immigrazione allogena e i problemi che ogni esodo comporta.

Sicché ad un Mezzogiorno abbandonato a sé stesso, ai suoi problemi, alle mafie, a certo malcostume e degrado, risponde un Settentrione sovrappopolato e preso d’assalto da torme di disgraziati, cementificato, inquinato e privato del suo elemento autoctono rimescolato o vessato da uno stato centralista ottuso e anti-identitario. Oggi come ieri, facendo ovviamente le debite proporzioni tra Meridionali e allogeni, seppur i primi siano stati in maggior numero.

La disoccupazione è un altro grave problema che affligge il nostro Sud, e Roma ha pensato bene di ovviare a ciò inserendo Meridionali in gran numero in ogni posto pubblico, anche nell’area settentrionale. Il risultato a me però sembra tutt’altro che positivo, perché abbiamo esercito e forze di polizia monopolizzati dall’elemento meridionale, e così anche per scuola, impiego pubblico, prefetture e così via. Sono tutti aspetti che corroborano la propaganda leghista (di un tempo, ormai) e sviliscono il genuino concetto di italianità, che deve essere equilibrato e armonico. Si creano inutili tensioni che rischiano di banalizzare l’italianità riducendola allo stato targato 1861 e soprattutto alle sue odiose magagne.

A completare un po’ il quadro l’assistenzialismo, che deresponsabilizza il Sud e gli impedisce di camminare con le proprie gambe, grazie anche a statuti speciali che invece di promuoverlo foraggiano individui ed enti non proprio cristallini.

A mio modesto avviso, una soluzione ideale per risolvere gli annosi problemi meridionali, è quella di responsabilizzare il Sud, smettendola di considerarlo un peso morto improduttivo, una zavorra, in cui la situazione non può cambiare e che quindi deve continuare a vedere il Mezzogiorno languire mediante emorragia di suoi figli, che finiscono al Nord o altrove. Le mafie vanno messe al muro e liquidate una volta per tutte con l’impiego delle forze armate; gli enti parassitari vanno tagliati assieme all’inaudito sperpero di denaro pubblico che ogni tanto salta fuori nelle regioni estreme; l’elemento meridionale immigrato a Nord andrebbe riportato a Sud per contribuire alla promozione del proprio territorio d’origine, portando lavoro, industrializzazione, servizi, e soprattutto fiducia nel futuro; l’assistenzialismo va silurato, assieme ad altre tare che il Meridione pare non riuscire a scrollarsi di dosso, anche per cagione delle scellerate politiche stataliste.

Tutto questo dovrebbe far parte di un disegno etnofederalista in cui finalmente ogni popolo italiano prende in mano il proprio destino senza più pesare sulle spalle di altre regioni, che è poi l’unico modo per evitare ridicolaggini indipendentiste e salvaguardare il buon nome d’Italia andando davvero fieri di esso. L’alternativa è continuare sulla strada intrapresa nemmeno 200 anni fa, ritrovandosi fra 50 anni ancora con gli stessi problemi di oggi e di ieri.

L’etno-federalismo, badate bene, non inficia l’italianità, ma la corrobora, poiché concilia l’orgoglio della piccola Patria con quello della grande, e garantisce cooperazione tra Italiani (senza più inutili guerre intestine) con lo scopo di lottare uniti contro quelle che sono aberrazioni moderne che tutti riguardano perché tutti affliggono: la mancanza di sovranità, la sovversione anarco-individualista, l’immigrazione di massa, il giogo europeista e atlantista, il mondialismo e la sua dittatura del pensiero unico post ’45.

E la soluzione della “questione meridionale” ha un ruolo basilare in tutto ciò, poiché eliminando una volta per tutte ciò che ostacola una sincera coesione interna nazionale ci si può meglio dedicare a quelle sfide che per essere affrontate e vinte necessitano di agire all’unisono, ponendo fine alle banalizzazioni e ai deleteri campanilismi che fan ghignare soprattutto chi ci priva di sovranità da 2000 anni. L’Italia è garanzia di libertà per tutti: senza di essa il rischio di tornare al “Francia e Spagna” in chiave contemporanea è assai concreto.

Ave Italia!

Redimere il Sud per liberare l’Italia

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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6 risposte a Redimere il Sud per liberare l’Italia

  1. Mirko ha detto:

    Forse, il periodo in cui il sud funziono meglio, fu il ventennio fascista.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sicuramente non con i Savoia e la repubblica dei partigiani, che l’hanno ridotto ad una zavorra spopolata e in procinto di essere regalata alle “risorse” dei barconi, a fronte di un Nord sovrappopolato, cementificato ed inquinato, dove dopo i Meridionali è arrivato tutto il mondo.

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      • Mirko ha detto:

        Infatti, il sud fu ricompensato con il trasferimento forzato delle sue industrie migliori al centro-nord, con le decine di migliaia di giustiziati senza processo o con processi sommari in base all’accusa di brigantaggio, l’imposizione di tasse tali da fargli pagare molto più che al nord, il quale venne beneficiato per contro da una massa enorme di investimenti pubblici, grazie proprio all’azione della burocrazia piemontese che aveva il compito di depredare ogni ricchezza del sud.
        In una parola la mezzogiornificazione di un’area che in precedenza era florida e avanzata. Ovvero il destino dell’Italia nell’eurozona nei nostri giorni, in base alle parole di Helmut Kohl che temeva la permanenza dell’Italia fuori dall’euro al punto di fargli dichiarare che la sua concorrenza all’industria tedesca sarebbe stata rovinosa e pertanto sarebbe dovuta entrare subito nella moneta unica, alle stesse condizioni degli altri.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sia chiaro che il Nord s’è arricchito fino ad un certo punto sulle spalle del Sud, con l’Unità; non è che come vorrebbe far credere qualche duosiciliano la Lombardia o il Piemonte fossero terzo mondo prima dell’unificazione, dato che qui di tradizioni imprenditoriali ce ne son sempre state, e industrie (tessili soprattutto), binari ferroviari, casse di risparmio e banche, e alfabetizzazione/maggiore aspettativa di vita erano più qui che nel Mezzogiorno. Il fatto qual è? Che i Borbone non spendevano quattrini, e avevano i forzieri pieni, mentre il popolo languiva inchiodato al latifondo schiavizzato prima da preti e baroni, poi da ricchi borghesi foraggiati dallo stato centrale. Nessuna riforma applicata, a partire da quella agricola. Il latifondismo è la rovina dei poveri disgraziati e la stagnazione economica. A unificazione compiuta, ovviamente, i Piemontesi che svuotarono le proprie casse con le guerre d’indipendenza fecero bottino delle risorse dei Borbone e usarono il pugno di ferro contro il brigantaggio, ma senza fare quello scempio che denunciano i vari Pino Aprile, comunque. Fenestrelle non era un’antesignana dei lager per capirsi. Questo non toglie che Savoia prima e repubblica poi abbiano preferito puntare tutto sul Nord abbandonando il Mezzogiorno a sé stesso, e solleticando così esodi verso il Settentrione che hanno complicato la vita agli autoctoni di qui e inguaiato quella dei migranti interni costretti ad abbandonare tutto per mancanza di industrie, servizi, risorse, opportunità di lavoro. Nord sempre più distrutto, Sud sempre più desertificato, con un Centro Italia in balia delle sinistre, dei preti e del malgoverno romano.

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  2. Mirko ha detto:

    Pino Daniele in certe cose esagera nettamente, ma d’altra parte non mancano le verità storiche, come la distribuzione della spesa pubblica tra il 1860 e il 1898:
    Lombardia 92.165.574
    Veneto 174.066.407
    Emilia 130.980.520
    Sicilia 1.333.296
    Campania 465.533
    Ecco come si è creato un gap irrecuperabile a favore dell’Italia del nord.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’Italia doveva strutturarsi in maniera federale, da subito, così ognuno poteva gestirsi armonicamente senza far ricadere sugli altri le proprie necessità, problematiche e scelte. Si è puntato tutto sul Nord finendo per abbandonare il Sud e sovrappopolare il Settentrione, con lo scopo di riempire le fabbriche dei vari Agnelli. E oggi ci ritroviamo uno stato del menga privo di coesione ed equilibrio, che continua imperterrito a commettere gli stessi errori senza varare serie riforme definitive che mettano la parola fine sulla questione meridionale e quella settentrionale.

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