Areali etnici italiani: l’Ausonia

Veniamo al Meridione d’Italia, al Sud continentale con l’esclusione della sua parte estrema “siciliana”, a quello che potrei definire come Ausonia (usando un termine storico).

Per via del dominio del Regno di Napoli e dell’egemonia politica e culturale esercitata dalla città di Napoli, qualche bello spirito soprattutto neoborbonico ha estratto dal cilindro il termine “Neapolitania”, per indicare questo areale, il che però mi fa alquanto sorridere; ogni volta che lo sento mi par di scorgervi un sinonimo di Quirinale, quando era occupato da Napolitano.

Peraltro quel nome si ammanta di valenze secessioniste, e finisce per suonare un po’ come Topolinia o Paperopoli, ma anche come Padania.

In realtà il Sud è pienamente Italia, non foss’altro perché molto più italico di zone come estremo Sud o Nord Italia, grazie all’apporto osco-sabellico e prima ancora latino-falisco. Questa mania tutta italiana di sentirsi identità diverse dall’essere Italiani sembra contagiare un po’ tutta la Penisola, con l’esclusione della sua area interna, centrale. Se si dovessero seguire dunque le fole secessioniste andrebbe a finire che di italiano rimarrebbe solo la Capitale.

Altra tendenza infantile e patetica è quella di esagerare quegli apporti etno-culturali al Paese che non siano autoctoni, italici (o etruschi), latini e romani; e così, se al Nord c’è una mania celto-germanica, al Sud si trova quella magnogreca (ma anche normanna), quando va bene, e quando va male spuntano fuori gli Arabi, gli Ebrei e i Saraceni. Eh sì, avete capito bene: c’è qualche sciroccato a Sud che pur di vomitare bile contro Roma o il Nord si inventa mitologiche origini arabe o semitiche in genere, nonostante i Semiti abbiano lasciato pochissimo o nulla, in termini etnici.

Questi “signori” non si rendono conto che propagandando balle belle e buone avallano i peggiori pregiudizi anti-italiani, secondo cui saremmo meticci, rimescolati razzialmente, bastardi senza Patria, figli degli schiavi romani, fratelli degli Aschenaziti e altre castronerie di tale portata. E capite bene che queste nefande bugie alimentano anche i settori più… sinistri della nostra società. Sapete com’è, la solfa dei migranti moderni blanditi perché anche noi siamo stati migranti e perché (secondo questi imbecilli) non avremmo radici essendo da sempre terra di immigrazioni e di svariati popoli storici. Ovviamente sono piazzate che colpiscono in primis il Meridione, dato che lì qualche contatto storico con popoli extraeuropei c’è stato. Ma nulla di serio e di concreto, come dimostra pure la genetica che ridimensiona addirittura l’apporto greco.

Tornando all’Ausonia, i territori appartenenti a questo areale sono l’Abruzzo, il Sannio, l’Opicia/Campania, l’Apulia/Puglia, la Lucania/Basilicata. “Ausonia” era termine usato dai Greci per designare l’Italia meridionale, e gli Ausoni erano l’insieme di popoli ario-italici stanziati nel Mezzogiorno continentale. Popoli primariamente appartenenti al ceppo osco-umbro e sabellico (Sanniti). In Ausonia gli strati etnici sedimentatisi nel tempo sono il paleo-mediterraneo, il neolitico, l’italico, l’etrusco (in parte), il greco (in parte), il romano. Nel Medioevo, inoltre, contatti con l’elemento longobardo e normanno. Da menzionare anche l’apporto illirico in area pugliese (gli Iapigi, quindi Dauni, Peucezi e Messapi del Salento).

Nel Medioevo ci fu il Ducato di Benevento, longobardo, e l’area meridionale interessata dal dominio di questi Nordici venne ribattezzata dai Bizantini Langobardia Minor (così come quella settentrionale, del Regno Longobardo propriamente detto, venne da loro detta Maior). Successivamente si ebbero apporti dalla componente germanica normanna e sveva. Interessante notare come l’apporto longobardo sia risultato più concreto nell’area sannitica di Campobasso, Benevento e Irpinia, dove si trova discreto biondismo e diffusione di linee paterne genetiche tipicamente germaniche. Da ricordare anche che nel Sannio vennero deportati dai Romani 50.000 Liguri Apuani.

I contatti coi Greci riguardarono, ovviamente, soprattutto le aree costiere, e così anche per gli Etruschi in Campania. L’Abruzzo, area centro-meridionale, non ebbe apporti etnici né etruschi né greci ma per ragioni storiche e anche linguistiche rientra nell’areale meridionale “napoletano”. Parlando di lingua, l’elemento etnico osco risultò determinante e, anche mediante l’azione accentratrice di Napoli, unificò tutto il Sud.

Esiste un certo stacco genetico tra la parte centro-settentrionale dell’Italia e quella meridionale, ma aree come Frusinate, Aquilano e Ascolano scolorano nel Sud pur essendo centrali. Questo stacco genetico, comunque sia, non è dettato tanto dall’influenza greca (o di altro) quanto dall’isolamento e dal minore apporto continentale (mesolitico, indoeuropeo e germanico) che riguardò il nostro Meridione. Esso, insomma, è più neolitico e mediterraneo.

Dovendo ripartire l’Ausonia in province procederei come segue:

  • Abruzzo. Territori di: Pescara (capoluogo, l’antica Aternum), Chieti, Teramo e un brandello molisano. Vessillo storico quello dell’Abruzzo Citeriore, testa di cinghiale su sfondo dorato. Diversi popoli osco-umbri interessarono l’Abruzzo: Pretuzi (da cui l’etnonimo), Vestini, Marsi, Peligni;
  • Sannio. Territori di: Benevento (capoluogo), Avellino, Campobasso, Isernia + Matese, Vulture e alcuni brandelli pugliesi. Il Sannio storico dunque, che ingloba il Molise, la parte appenninica campana e l’estremo settentrionale lucano, e che è caratterizzato dalla sovrapposizione dell’elemento medievale longobardo a quello indoeuropeo sannitico. Vessillo etnico bianco-rosso con cinghiale calidonio (cinghiale comunque animale sacro di alcuni Sanniti, assieme al lupo irpino), e da ricordare anche il ruolo totemico del toro, sacro per i Sanniti in genere (e da cui deriva l’etnonimo italico);
  • Opicia/Campania. Territori di: Napoli (capoluogo), Caserta, Salerno (senza Cilento), + Frusinate orientale, Ausoni-Aurunci, Terra di Lavoro e Isole Ponziane. Questo territorio fu caratterizzato dalla sovrapposizione dello strato osco su quello latino-falisco proprio degli Opici, e divenne un po’ il fulcro degli Oschi. Vessillo etnico la Croce Amalfitana; da sottolineare il legame osco con Marte (Mamers);
  • Apulia/Puglia. Territori di: Bari (capoluogo), Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto e l’Arcipelago di Pelagosa, oggi extra-italiano. Vessillo storico può essere tratto dallo scudo normanno degli Altavilla. Gli antichi Iapigi (Dauni-Peucezi-Messapi), provenienti pare dall’Illiria, mostrano connessione totemica al lupo;
  • Lucania/Basilicata. Territori di: Potenza (capoluogo) e Matera + Cilento, un brandello di Puglia e la Calabria settentrionale. Vessillo etnico l’aquila federiciana nera, su sfondo rosso con croce bianca di Gerusalemme (una ipotesi). Da ricordare il lupo, animale totemico degli antichi Lucani.

Il simbolo, l’insegna globale, di questo territorio potrebbe essere tratta da uno degli antichi vessilli del Regno di Napoli, o potrebbe anche essere il famoso cavallo nero rampante napoletano, su sfondo dorato, uno dei simboli più classici della città partenopea e del territorio soggetto alla sua influenza.

Gli Italiani meridionali sono primariamente figli degli Italici (osco-umbri e sabellici), con un influsso greco che comunque riguarda principalmente il territorio enotrico dell’estremo Sud (Messapia/Salento, Bruzio/Calabria, Sicilia), che vedremo nel prossimo articolo.

Ave Italia!

Areali etnici italiani: l’Ausonia

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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8 risposte a Areali etnici italiani: l’Ausonia

  1. Marco ha detto:

    Semiti hanno lasciato poco o niente? ha presente quanti ebrei ci sono in campania!? se le posso dare un consiglio si basi anche sul gruppo sanguigno e tenga conto delle forti migrazioni e scoprirà che il gruppo B a cui appartengono buona parte degli ebrei è molto concentrato in campania. Non che abbia qualcosa contro questi popoli, il mio interesse per le varie sottospecie umane non è altro che una passione.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Corbellerie pure. Il B è il tipico gruppo sanguigno neolitico, il che spiega l’alta frequenza nel bacino del Mediterraneo. Peraltro la sua concentrazione nel nord dell’India e nell’est europeo potrebbe tradire anche una filiazione indoeuropea.

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      • Marco ha detto:

        Adesso ricordo chi è, a prima vista sembrava un bel blog ma poi se ne esce con inesattezze non da poco. Il gruppo B è nato in asia e non ha nulla a che vedere con l’europa..leggendo il suo blog mi ha colpito anche la questione della tolleranza al lattosio…partendo dal presupposto che il latte non lo tollera nessuno al mondo, sono solo le persone di gruppo B e quindi in prevalenza orientali e medio-orientali che lo tollerano in discrete quantità, come ad esempio il popolo mongolo. L’inizio della pastorizia non coincide assolutamente con l’inizio del consumo di latte che tra l’altro è cominciato per condizioni avverse. Cordialmente

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Tu sei completamente ubriaco, e devi essere il vecchio troll che infestava queste pagine: il gruppo B pare sì nato in Asia Centrale ma in Europa è presente soprattutto nell’est e nell’area mediterranea; ad est potrebbe essere benissimo frutto di espansione indoeuropea dato che è fortissimo nell’India settentrionale. Ad ogni modo il primo indizio è certo neolitico, ed è quella l’origine del B in Italia. Gli Ebrei non c’entrano proprio nulla. Riguardo la tolleranza, sei completamente fuori strada: sono quasi solamente i popoli del Nord Europa a tollerare bene il lattosio, e invece proprio quelli asiatici a non tollerarlo quasi per niente in età adulta. La tolleranza al lattosio è un chiaro segnale indoeuropeo e nordico, frutto della dieta e dell’adattamento ad un clima in cui è difficile reperire cibarie dove è contenuta in buone quantità la vitamina B, abbondante anche nel latte che è invece ampiamente consumato in scenari nomadici basati sulla pastorizia. E in climi ovviamente ben poco soleggiati. Informarsi prima di scrivere cialtronerie, grazie.

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  2. Andrew Smith ha detto:

    Paolo essendo ciociaro, ho notato che sia nella mia famiglia che tra i ciociari doc ho riscontrato un fenotipo vagamente dinamorfo accompagnato da tratti cromagnoidi ,come nel caso del mio nonno paterno e di suo fratello: il primo affine a un danubiano e il secondo a un Dinarde con gli occhi chiari…
    e possibile che gli italici fossero affini a questi fenotipi? La ciociaria è stata terra di italici quali volsci, aurunci,

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