Areali etnici italiani: la Tirrenia

Eccoci all’area mediana del Paese, il Centro Italia, a quello che è il fulcro spirituale e culturale del Paese. Lo indico come Tirrenia (non tanto per il mare omonimo ma per l’accezione etnica del termine), che in altre parole allude all’Etruria. I Tirreni o Tirseni, gli Etruschi, da cui poi è derivato l’etnico toscano, erano etimologicamente “costruttori di torri”, una cosa che li accosta ai Sardi dei nuraghi.

I territori appartenenti a questo areale sono la Toscana, la Corsica, l’Umbria, il Piceno e il Lazio, tutte quante regioni da ridefinire a livello di confini. La Tirrenia prende il nome dai popoli tirrenici (o tirsenici) che non sono altro che le genti etrusche, per l’appunto. Come sapete esiste un’annosa questione sulle origini di questo popolo, troppo spesso sbrigativamente liquidato come popolo preindoeuropeo di provenienza anatolica; in realtà la faccenda è molto più complessa, e risulta indigesta a chi ama confondere storia e archeologia con le leggende. Magari per scopi ideologici.

Per come la vedo io, e molti studiosi recenti soprattutto, gli Etruschi erano un popolo fondamentalmente indigeno d’Italia che ha ricevuto diversi apporti, soprattutto culturali: la loro identità precipua era risultato del rimescolamento mesolitico e neolitico del bacino occidentale del Mediterraneo, dunque affine a Iberi, Liguri e Sardi. Spicca la parentela con le genti retiche, che parlavano nord-etrusco, e non erano che un fossile alpino di base neolitica collegato ad altre popolazioni dell’arco alpino orientale. Un secondo apporto è quello italico protovillanoviano e villanoviano, che ha diffuso peraltro in Etruria linee paterne genetiche centro-europee (famiglia italo-celtica). Un terzo, superficiale, è quello mediante cui forse gli Etruschi hanno ricevuto un apporto elitario di elementi ellenici grazie al contatto con le colonie italiote della Magna Grecia (d’altronde, l’alfabeto ai Latini è giunto tramite Etruschi in contatto con l’ambiente magnogreco del Sud Italia).

Il nerbo tirrenico era certamente autoctono, e sarebbe anche ora di cominciare a vedere spostamenti antichi da ovest verso est, e non sempre da est verso ovest come vorrebbero soprattutto le leggende giunte fino ai nostri giorni e filtrate dalla storiografia greca. Prendete i cosiddetti Popoli del mare, una confederazione piratesca indoeuropea che con tutta probabilità aveva base in Italia e ha poi seminato terrore e distruzione in Grecia, Palestina ed Egitto. Gli stessi Filistei che hanno dato il nome alla Palestina trovano riscontro toponomastico in alcune aree del Piceno.

Ad ogni modo, l’areale etnico tirrenico non è solo caratterizzato dagli Etruschi ma anche dagli Italici, latino-falisci giunti prima e osco-umbri successivamente: protovillanoviani in Toscana, Umbri e Sabini nell’Umbria storica (tra cui l’area orientale del Lazio attuale e L’Aquila), Piceni nelle Marche, Latini nel Lazio e altri noti popoli minori con cui duellarono i Romani per il controllo della cosiddetta Saturnia Tellus, un altro prestigioso sinonimo riferibile a tutta Italia ma primariamente alla sua area mediana e laziale. Tutti popoli ariani ascrivibili alla grande famiglia italica, latino-falisca od osco-umbra.

Degna di menzione, medievale, è la Tuscia longobarda, parte della Langobardia Maior, e il Ducato longobardo di Spoleto, parte della Langobardia Minor.

La Corsica è invece una terra indubitabilmente italiana: si tratta di una isola etnicamente a metà strada tra Liguria e Tuscia, con un influsso sardo proveniente da sud e una celebre toscanizzazione medievale per opera soprattutto pisana. La lingua corsa deriva dal toscano medievale parlato nell’isola.

Siamo dunque nel cuore dell’Italia, dove è fiorita la potenza romana su base italica ed etrusca, dove era il fulcro etrusco e italico peninsulare, dove più tardi è fiorita la nostra lingua nazionale basata sui prestigiosi modelli del fiorentino letterario, che nel ’3-400 ha dominato la scena culturale europea. Siamo nel centro culturale e spirituale del nostro Paese, senza cui sia Nord che Sud sarebbero come pesci fuor d’acqua, a livello prettamente nazionale, privi della insostituibile carica latina, romana, toscana su cui si innerva il patriottismo italiano. La Patria nella sua accezione più elevata nasce qui, tra Roma e Firenze.

I noti valori del mos maiorum e dell’italo-centrismo di un Catone, ma soprattutto di Augusto, nascono nel fulcro culturale italiano, e quale altra nazione europea e non può vantare un cuore che ancor oggi batte così forte animando una Patria nobile come poche altre?

Peraltro, la Toscana, è come un ponte tra Nord e Centro-Sud; essa ha molto in comune con la Pianura Padana, grazie alla Civiltà protovillanoviana, agli Etruschi, anche ai Liguri oserei dire, ai Longobardi che la colonizzarono più di diverse aree settentrionali, e alla Civiltà comunale fiorita qui come in Lombardia. Anzi, nel Medioevo non era del tutto insolito che venissero considerati lombardi anche i Toscani (i cui stemmi comunali presentano un cromatismo bianco-rosso proprio come nel territorio alpino-padano, genuinamente lombardo). Il Sacro Romano Impero inoltre accomunava Nord e Centro in un’unica entità, che era poi quella del medievale Regnum Italiae.

Lo stacco tra Nord e Centro non è per nulla brusco, pur esistendo barriere geografiche ed etno-linguistiche, e dimostra come una certa cesura esista solo tra il Settentrione e il Meridione (anche se comunque, sia chiaro, non si parla di due mondi agli antipodi e incompatibili).

Dovendo ripartire la Tirrenia in province procederei come segue:

  • Tuscia/Toscana. Territori di: Firenze (capoluogo), Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e territori minori “umbri”.  Vessillo etnico la bandiera di Ugo di Toscana, a strisce verticali bianche e rosse alternate;
  • Corsica. Territori di: Aiaccio (capoluogo), Bastia, Corti, Sartena. Vessillo la nota bandiera Testa Mora, ovviamente con benda calata sugli occhi, in ricordo della sottomissione medievale dei Saraceni che infestavano Corsica e Sardegna (il politicamente corretto la solleva quella benda, anche nel caso sardo);
  • Umbria. Territori di: Perugia (capoluogo), L’Aquila, Rieti, Terni (la Sabina dunque). Simbolo il grifone perugino, non avendone di migliori e più onnicomprensivi;
  • Piceno/Marche. Territori di: Ancona (capoluogo), Ascoli (e Valle del Tronto), Fermo, Macerata. L’area ascolana sarebbe linguisticamente meridionale, ma è il fulcro del Piceno. Vessillo etnico la croce bizantina anconitana, gialla su sfondo rosso, ma da ricordare anche il picchio totemico dei Piceni, popolo umbro distaccatosi mediante Primavera sacra;
  • Lazio. Territori di: Roma (capoluogo e capitale d’Italia), Frosinone (ma senza parte meridionale della provincia), Littoria/Latina, Viterbo (un tempo Tuscia ma ormai romanizzata e umbro-laziale, includendo Orbetello). Simboli di quest’area animali totemici cari agli Ariani come aquila e lupo, ma anche la dicitura romana dorata SPQR circondata dall’alloro anch’esso dorato e in campo rosso, come nel labaro imperiale. Ideale per un vessillo.

Il simbolo, l’insegna, che potrebbe designare al meglio la Tirrenia/Etruria è l’aquila romana che stringe tra gli artigli il fascio littorio, un simbolo squisitamente etrusco e caro alla Roma repubblicana. Cromatismo ovviamente quello rosso-dorato tipico del mondo mediterraneo di impronta romana, poi ripreso anche dai Bizantini, un cromatismo imperiale che esprime nobiltà, prestigio, ricchezza e maestà.

L’areale tirrenico è peninsulare, mediterraneo (ma anche appenninico), schiettamente italico-etrusco, e facente parte la Romània linguistica orientale, ma si salda al Nord mediante la Toscana, e al Sud mediante la fascia picena e frusinate che scolorano nel mondo ausonico del Sud osco-sabellico.

Ave Italia!

Areali etnici italiani: la Tirrenia

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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17 risposte a Areali etnici italiani: la Tirrenia

  1. Lorenzo ha detto:

    Non sono d’accordo su Orbetello, nonostante la posizione di confine e la storia travagliata rimane decisamente toscana (e comunque non credo che gli orbetellani accetterebbero mai di passare sotto un’amministrazione romana, sanno benissimo che Roma e tutto il Lazio sono amministrate molto male mentre la Toscana in confronto è un gioiello). E poi l’ultimo borgo toscano prima del confine è la frazione di Pescia Fiorentina nel comune di Capalbio che confina con la laziale Pescia Romana, frazione di Montalto di Castro. Come vedi, anche nei nomi, la linea di demarcazione è chiara. 🙂

    Interessante tutto il viterbese, che comprende anche la parte meridionale della Maremma: ha molti elementi storici, a partire dagli Etruschi, in comune più con Toscana e Umbria che con il resto del Lazio, ma ha subito una fortissima e radicale romanizzazione. Il Lazio nel suo complesso è il vero rebus, una regione che non sarebbe sbagliato definire artificiale. Per esempio gran parte del Lazio del sud (province di Frosinone e Latina) non può essere più definito Italia centrale, perché ha fatto parte del Regno di Napoli, vi si parlano ancora oggi dialetti più vicini al napoletano e anche tra i cognomi prevalgono quelli di origine campana.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Se la mettiamo sul discorso delle amministrazioni, campa cavallo: nemmeno i Ticinesi accetterebbero di finire sotto Milano, pur essendo lombardi. Il confine tra Lazio e Toscana, modernamente inteso, è linguistico e in questo il laziale (o meglio umbro-laziale) arriva sino a Orbetello. Se restringiamo troppo l’accezione di Lazio vien fuori che solo la provincia di Roma (e nemmeno tutta) e parte di quella di Littoria possono definirsi laziali, dal momento che il nord era Tuscia, l’est Sabina e il sud – per l’appunto – terra campana meridionale. Nello scritto ho comunque evidenziato quali sarebbero a mio dire i territori facenti parte Toscana, Lazio, Umbria, Piceno e Corsica. Ognuno ha la sua idea.

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      • Lorenzo ha detto:

        Infatti i Ticinesi non accetterebbero mai di finire sotto Milano o sotto l’amministrazione politica dell’Italia, anche di un’amministrazione solo lombarda, per quanto i Ticinesi si sentano culturalmente ancora oggi fortemente Italiani, in particolare affini ai Lombardi. Anzi, i Ticinesi, e gli Svizzeri più in generale, sono proprio la dimostrazione che possano esistere entità nazionali che funzionano bene svincolate da legami etnici e culturali. Comunque non è il caso di Orbetello, non so se tu ci sei mai stato. Certamente a Orbetello non parlano il fiorentino classico ma non parlano neanche un dialetto romano e, in realtà, neanche un dialetto viterbese. Orbetello storicamente è stata governata, oltre che dai Toscani e dai Senesi in particolare, anche dagli Spagnoli, dagli Austriaci e per un periodo direttamente dal Regno di Napoli (e ci sono ancora oggi famiglie che discendono da Spagnoli, Austriaci e Napoletani), ma quello di Orbetello è ancora un dialetto toscano con alcune influenze laziali. E’ vero che esistono cartine, anche su wikipedia, che inseriscono Orbetello in un areale umbro-laziale, ma verifica tu stesso con questi esempi video. Il sindaco di Orbetello (che è orbetellana) https://www.youtube.com/watch?v=tUQj0dvbKL8 ed ecco il sindaco della confinante Montalto di Castro https://www.youtube.com/watch?v=XnceGaL6f-4 Per me che per motivi di lavoro mi divido tra Roma e la Toscana, è evidente la differenza, il sindaco di Orbetello parla toscano occidentale (con qualche influenza laziale), mentre quello di Montalto di Castro parla viterbese (con qualche influenza toscana). Ecco invece il sindaco di Viterbo https://www.youtube.com/watch?v=gUC4JethvHE qui l’influenza del romano sul viterbese sembra ancora più forte. Ed ecco infine un esempio di Toscano orientale/Fiorentino https://www.youtube.com/watch?v=tBWShp3GNNg

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Gli Svizzeri comunque sono solo quelli dei cantoni alemannici, parte a mio dire della stessa Germania. La CH funziona bene perché piccola e virtuosa su alcuni aspetti (molto meno su altri), e libera di decidere senza condizionamenti esterni riguardo importanti faccende esterne. La Svizzera ad ogni modo, non è certo una nazione, è solo una confederazione di comodo tra “4 gatti”.
        Sulla questione linguistica dell’area tosco-laziale, non conoscendo in prima persona quella realtà non posso che rifarmi alle mappe in circolazione, che mettono tutte l’area di Orbetello nel settore mediano dei dialetti italiani. Superfluo aggiungere che debbono essere gli interessati ad esprimersi in merito, in ultima istanza, e non certo io.

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  2. Lorenzo ha detto:

    Dimenticavo. Il cromatismo rosso-dorato del mondo mediterraneo di impronta romana non ha alcuna tradizione in Toscana e sarebbe percepito come alieno.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Alieno o non alieno la Toscana come il Lazio è peninsulare, centrale, mediterranea, romanza orientale, etrusca, e collegata linguisticamente al Lazio mediante la toscanizzazione del romanesco (un tempo più simile al napoletano che al toscano). Fascio e aquila inoltre legano simbolicamente i due territori in questione. Dovendo inserire la Tuscia in un areale etnico non la inserirei certo col Nord-Ovest o col Nord-Est, ma con l’area centrale tirrenica.

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      • Lorenzo ha detto:

        Certo, la Toscana è – anche geograficamente, per almeno 3/4 – centrale e mediterranea, e non può essere inserita con il Nord-Ovest Italia, ma il cromatismo più diffuso in Toscana, con poche eccezioni, è il bianco-rosso. La Toscana è terra di tradizione ghibellina e poi guelfa (più bianca che nera) e comunque terra di liberi comuni, caratteristiche che condivide con le Marche e l’Umbria e gran parte del Nord Italia, ma non con il Lazio (i liberi comuni nella storia del Lazio furono davvero pochi). Il punto è che la Toscana è la cerniera tra il Nord Italia e il Centro Italia (e in maniera indiretta tutto il restante centro-sud Italia), senza questa cerniera non sarebbe esistita l’Italia come la conosciamo oggi, mentre il Lazio invece è la cerniera tra il Centro Italia e il Sud Italia. In pochi chilometri, il salto è enorme, credimi. Roma è una città fortemente meridionalizzata e nel degrado ricorda a tratti Napoli (la piaga dell’abusivismo edilizio diventa fortissimo proprio a partire dal Lazio). Senza il dominio cinquecentesco dei papi fiorentini non solo il romanesco sarebbe ancora oggi più vicino al napoletano, ma anche architettonicamente Roma sarebbe più simile a una città del sud. Mentre Firenze ricorda invece più Bologna, dalla quale dista, al netto dell’Appennino, solo 80 km. Questo per dire che esiste senz’altro un’area centrale tirrenica, che tu hai ben descritto, ma è molto meno omogenea di quanto si pensi. Basti pensare alle Marche, una regione al plurale dove si parla, incredibilmente, quasi tutto lo spettro dei dialetti italiani, dal gallo-Italico, passando per il mediano e per finire a quelli più propriamente meridionali.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Certo, la Toscana ha delle sue peculiarità che la caratterizzano e la distinguono dal resto di questa Tirrenia, l’ho anche scritto nello stesso articolo. I Toscani sono il ponte tra Nord e Centro-Sud, e hanno una propria Identità ben precisa a metà tra l’areale continentale del Nord e quello puramente mediterraneo peninsulare. In comune col Nord hanno la linea ligure, protovillanoviana ed etrusca, la dominazione del Regno Longobardo sin dai primi istanti di vita, il fenomeno dei liberi comuni (reazione, se vogliamo, al forte incastellamento longobardo del contado), le signorie, e prima ancora l’espansione del fenomeno bancario e mercantile (che all’estero identificava gli Italiani come “Lombards”), l’annessione al SRI come Regno d’Italia medievale, le diatribe tra guelfi e ghibellini, una certa ricchezza ereditata ai Toscani moderni. Molti sono i casati in comune tra Lombardia e Toscana, e queste due aree condividono anche un certo nordicismo evidente in molti volti famosi della Tuscia. Poi anche il più volte ricordato fenomeno del cromatismo continentale bianco-rosso contrapposto a quello rosso-dorato mediterraneo di tradizione romana. Sono sicuro, peraltro, che la Toscana è più germanica e “nordica” di terre come Liguria e Romagna, o lagune venete.
        Tuttavia, come areale, per i motivi su elencati precedentemente, ha più senso la Tirrenia, il che non deve far pensare che la Toscana vada asfaltata e privata di ciò che la rende Toscana. La Toscana esisterebbe, nel mio quadro, anche in senso politico perché diverrebbe una provincia di questa Etruria/Tirrenia; dovendo suddividere l’Italia, e pensando anche a come suddividerei altre importanti aree europee, più che privilegiare il quadro regionale attuale (magari senza province) ho preferito pensare appunto ad una suddivisione etno-culturale in 6 zone, che comunque non devono appunto indurre a credere che sia contro la precisa fisionomia di quelle che sono propriamente etno-regioni storiche che nei secoli si sono forgiate la propria carta d’identità.

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  3. Gairethinx ha detto:

    Che ne pensi di un ulteriore areale etnico nel centro-nord? Formato da Toscana, Emilia Romagna (meno Parma e Piacenza) la provincia di Pesaro e le aree di Senigallia e Città di Casello. Secondo me ci starebbe bene.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non vedo il nesso tra un areale gallo-italico settentrionale (ancorché di transizione, nel caso gallo-marchigiano) e uno centrale romanzo orientale, anche se con visibili influssi germanici o pure liguri (alta Toscana). Piuttosto è bene rimarcare come la Toscana sia l’anello di congiunzione ideale tra Nord Italia (subcontinente) e Penisola italiana propriamente detta.

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    • Enrico ha detto:

      L’idea di unire Emilia-Romagna alla Toscana ha sempre avuto più sostenitori a Bologna che a Firenze. Anche di recente, questa idea è stata rilanciata da alcuni politici emiliani, come Stefano Bonaccini o il ministro Galletti.

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  4. Gairethinx ha detto:

    Etruschi e Longobardi hanno avuto una forte influenza da entrambe le parti dell’ Appennino, manca la componente gallo italica in Toscana, questo è vero.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Quello è vero, ma la Toscana è una realtà peninsulare e mediterranea, romanza orientale, priva di celtizzazione e intensa presenza ligure.

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      • Enrico ha detto:

        Sono d’accordo con voi, alla Toscana è mancata una cetlizzazione come accadde invece nelle confinanti Liguria ed Emilia. Anche se incursioni gallo-celtiche arrivarono fino alla Toscana meridionale (ci sono ritrovamenti nel Chianti e nel senese) e l’Umbria (credo il ternano). Mentre nell’Appennino Tosco-Emiliano ci sono esempi di insediamenti Celto-Etruschi, nel senso di popolazioni celtiche (Galli-Boi) che convissero con quelle etrusche negli stessi villaggi, in particolare maschi Celti guerrieri che si integrarono in insediamenti etruschi abitati da donne e bambini. Credo si possa parlare così di infiltrazioni celtiche, nel senso che non dovrebbe sorprendere trovare in una minoranza di toscani e umbri anche linee patriarcali di Y-DNA riconducibili a origini celtiche, anche favorito dai numerosi scambi di popolazioni che avvennero in epoca medievale tra regioni confinanti. Ma una vera e propria celtizzazione non avvenne mai. Da un punto di vista genetico, secondo uno studio della Di Gaetano e altri del 2012 (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3440425/), in cui sono stati analizzati sample del Piemonte, della Toscana, della Sicilia e della Sardegna, non esiste però una distinzione netta tra Italiani del Nord (Piemonte) e quelli dell’Italia Centrale (Toscana), mentre una maggiore differenziazione si registra con quelli dell’Italia del Sud (Sicilia) e della Sardegna.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sì, ho ripreso il lavoro di Di Gaetano in altri scritti, e viene trattato anche in questo sito: http://italianthro.blogspot.it/search/label/Genetics. Padani e Toscani confinano geneticamente anche con qualche sovrapposizione, seppur grossomodo tenuti distinti dalla barriera geografica appenninica. Il vero stacco è tra Nord e Sud (com’è logico, dato che non confinano), e grazie ai lavori di Cavalli-Sforza si possono pure notare i contributi genetici celtici (Nord), etruschi (Centro), magnogreci (Sud), riassunti nelle famose mappe su Europa e Italia con le varie componenti principali.

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  5. 14parole ha detto:

    Ciao cosa ne pensi delle teorie riguardo alla origine indoeuropea dei popoli italici e soprattutto alla origine non indoeuropea degli etruschi? Ho letto inoltre che il dna etrusco si è conservato al 75% della popolazione nella città toscana di Volterra. Ma tuttavia se gli etruschi non sono indoeuropei, quale posizione occupano nella razza europea?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Quelli che noi chiamiamo “Etruschi” sono un insieme di popoli che di etrusco, come viene inteso oggi ossia egeo-anatolico, hanno giusto la cultura (Villanova, lingua, religione, costumi); trattasi infatti di un agglomerato di genti paleo-mediterranee, neolitiche, italiche (protovillanoviane) con un superstrato appunto egeo-anatolico recato da delle piratesche élite “recenti”. Non si può escludere, comunque, che l’aspetto levantino recente degli Etruschi sia una mediazione culturale-commerciale avuta con la sviluppata Magna Grecia.

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