Areali etnici italiani: la Lombardia

Cominciamo la rassegna dei sei areali etnici italiani, individuati soledì scorso, prendendo in esame l’area nordoccidentale del Paese, ossia quella che etnicamente e storicamente rientra nell’ambito celto-ligure. Io la chiamo Lombardia.

Come sapete oggi l’accezione di “Lombardia” riguarda esclusivamente l’attuale regione amministrativa della Repubblica Italiana, che è una Lombardia alquanto mutilata e ridimensionata rispetto alla sua reale portata etnica e storica; nel Medioevo l’areale lombardo riguardava tutto il Nord Italia, e in particolar modo la zona alpino-padana compresa tra le Alpi centro-occidentali e l’Appennino Tosco-Emiliano. Il nome deriva ovviamente dall’etnonimo longobardo ed era così radicato che all’estero gli Italiani settentrionali (e a volte anche i Toscani) venivano proprio chiamati “Lombardi”.

L’etno-regione in questione andrebbe così a comprendere Val d’Aosta, Piemonte (con territori padani oggi sotto la Francia, quali Moncenisio, Valle Stretta e Monginevro), Liguria, antica Contea di Nizza, Lunigiana, Regione Lombardia, Svizzera italiana, Trentino occidentale, Emilia, Romagna, Ager Gallicus.

Preciso: tecnicamente Val d’Aosta, Nizzardo, Romagna storica non sono certo lombardi, ma considerando che i Longobardi hanno comunque lasciato poco ovunque, il collante etnico principale del Nord-Ovest risulta essere quello celto-ligure, in particolar modo ligure, che unisce tutta la zona designata. Anche in Liguria ed Emilia orientale i Longobardi hanno inciso in maniera assai contenuta (hanno sicuramente lasciato di più in Toscana, per dire), ma nondimeno nel Medioevo queste aree erano comprese nella vasta accezione di Lombardia.

La Lombardia così definita è l’areale gallo-italico, celto-ligure, primariamente subcontinentale, alpino-padano, dove “padano” indica qui il bacino idrografico del Po, nonché la Pianura Padana genuina, quella che Dante individuava da “Vercelli a Marcabò”. Da segnalare anche l’importante apporto etno-culturale etrusco (villanoviano) soprattutto al territorio cispadano, e quello retico nell’angolo nordorientale lombardo.

Come sapete è anche l’area economica del triangolo industriale, quella che dal Medioevo è la culla dell’imprenditoria e della borghesia italiane, della ricchezza e del benessere, il fulcro della Civiltà comunale e della Lega Lombarda. Fatti che non sempre portano a sviluppi storici positivi: la cultura del lavoro presente in “Padania” è sicuramente lodevole, ma fino ad un certo punto.

Il suo ethnos principale furono i Liguri, un popolo antico di base mediterranea successivamente arianizzato da Celti e Italici, e arricchito poi da elementi gallici dell’Età del Ferro, che sono quelli che hanno costituito il substrato linguistico celtico delle nostre parlate. La plurisecolare romanizzazione inserì il Nord-Ovest appieno nell’organismo politico, sociale e culturale italico, e le successive invasioni germaniche non lasciarono molto, anche se certo i Longobardi ci hanno ereditato il loro nome e qualche altro elemento culturale (oltre, naturalmente, ad influssi fisici e genetici riscontrabili oggi soprattutto a nord del Po).

Il tessuto etno-sociale originale di questo areale lombardo nordoccidentale è stato scombussolato dagli esodi meridionali e, più recentemente, dalle migrazioni allogene, dei fenomeni che in intere zone (come a Milano, Torino e Genova e loro aree metropolitane) rischiano seriamente di portare all’estinzione del ceppo etnico originale. Anche e soprattutto per colpa dell’indifferenza e dell’omologazione locali, si capisce.

Dovendo ripartire in province questa etno-regione lombarda suddividerei come segue:

  • Liguria – Territori di: Genova (capoluogo), La Spezia, Massa-Carrara (Lunigiana), Monaco, Nizza (Nizzardo), Novi Ligure (Oltregiogo), Oneglia-Porto Maurizio (Imperia), Savona, Liguria linguistica. È l’area etnicamente ligure principale, i cui simboli sono la Croce di San Giorgio e il cigno, animale totemico dei Liguri antichi;
  • Taurasia/Piemonte – Territori di: Torino (capoluogo), Alessandria, Aosta, Asti, Biella, Cuneo, Vercelli + Monginevro, Valle Stretta e Moncenisio. Suoi simboli il Drapò piemontese e il toro, animale totemico celtico, ligure e ovviamente italico;
  • Insubria/Lombardia transpadana – Territori di: Milano (capoluogo e capitale lombarda), Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova (senza Oltrepò), Monza, Novara, Pavia (senza Oltrepò), Sondrio, Varese, Verbania (Intra + Pallanza), + Canton Ticino (Bellinzona, Locarno, Lugano), Grigioni lombardofono (Bivio, Bregaglia, Poschiavo), Mesolcina, Sempione e Gondo, Trentino occidentale (Riva del Benaco con Alto Benaco, Dolomiti del Brenta, Giudicarie, Val di Ledro e Val di Sole). Mantova (con l’eccezione dell’Alto Mantovano) risente tuttavia di forti influssi emiliani. Suoi simboli il Ducale Visconteo con Biscione e Aquila imperiale, e la Scrofa semilanuta, animale totemico insubrico che si ricollega al classico cinghiale celtico;
  • Bononia/Lombardia cispadana (l’Emilia) – Territori di: Bologna/Felsina (capoluogo), Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio di Lombardia, Tortona, Voghera + Oltrepò pavese e mantovano. Tortona, Voghera e Piacenza, tuttavia, sono assai influenzate dall’Insubria. Suoi simboli l’Aquila estense e il maiale/cinghiale, animale base nella dieta celtica e germanica, alla faccia di certi pregiudizi semitici;
  • Senonia/Romagna – Territori di: Ravenna (capoluogo), Cesena, Forlì, Imola, Pesaro, Rimini, San Marino, Senigallia (e antico Ager Gallicus), Urbino. Suoi simboli la classica caveja (parte decorativa del timone applicato ai buoi per l’aratura) e il galletto, animale solare della tradizione indoeuropea.

Dovendo altresì individuare un vessillo, un’insegna globale, per questo territorio opterei per la lombardissima Croce di San Giorgio (croce rossa in campo bianco) arricchita dal Biscione visconteo. La Croce di San Giorgio è stemma di importanti città come Genova, Milano, Bologna e poi Imperia, Ivrea, Alba, Novi Ligure, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli, Reggio di Lombardia, Varese, Lecco, Mantova (e Padova), storica insegna cisalpina e comunale, e della Societas Lombardiae. Il Biscione è invece un antichissimo simbolo longobardo che riveste molteplici significati, non da ultimo quello della potenza milanese che sconfigge il Saraceno ingollato dalla Bissa azzurra, memoria delle gesta di crociati viscontei in Palestina. Vedo nel Biscione un po’ il simbolo del Popolo Lombardo, in particolar modo di quello insubrico, lombardo transpadano.

Altro simbolo degno di nota è la controparte del Sangiorgio, ossia la ghibellina Croce di San Giovanni Battista, che rappresenta località cisalpine come Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Pavia, Fidenza, Bormio.

Il cromatismo bianco-rosso è tipico del territorio alpino-padano, e si contrappone a quello rosso-dorato più spiccatamente romano e mediterraneo. Trattasi comunque sempre di colori imperiali, dal momento che il primo riprende la Blutfahne del SRI e il secondo, per l’appunto, il labaro dell’Impero Romano.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/07/areali-etnici-italiani-la-lombardia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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4 risposte a Areali etnici italiani: la Lombardia

  1. Gabriele ha detto:

    Ciao Paolo, a proposito di retaggi lombardi (o granlombardi) mi sono imbattuto in un libro pubblicato nel 2014 dal titolo “Celti cisalpini. Uno sguardo antropologico” di tale Spagocci Stefano. Pare che tale libro, tra le altre cose, tratti anche l’aspetto genetico. Conosci libro e autore? Consiglieresti tale lettura?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ho incocciato l’autore tempo fa su Facebook, soggetto abbastanza accecato da ideologie padaniste e da livore personale, non so per quale motivo. Suggerirei piuttosto gli scritti di Adriano Gaspani, in merito ai Celti.

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      • Gabriele ha detto:

        ah ho capito, peccato perché il libro sembrava interessante. Grazie comunque per le dritte.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non nego possa contenere materiale interessante (devo aver intravisto anche io qualcosa circa la genetica ma era preso da Cavalli-Sforza e Piazza) ma a me l’autore non piace.

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