Sociali, nazionali, federali: l’Italia che vince e convince

L’Italia andrebbe riorganizzata, su base etno-federale, in poche regioni con un ridotto numero di province. Attualmente abbiamo per le mani 20 regioni (alcune inutili e altre con altrettanto inutili statuti speciali) e un imbarazzante numero di province, 110. Moltissime di queste sono moderne creazioni che non hanno né capo né coda, create solo per soddisfare la mania di campanilismo fiscale che tanto piace agli Italiani, soprattutto del Nord.

Di etno-regioni in Italia ne bastano sei, a mio avviso: Lombardia (Nord-Ovest), Triveneto/Venethia (Nord-Est), Etruria/Tirrenia (Centro), Ausonia (Sud), Hesperia/Enotria (estremo Sud), Sardegna. Di province una ventina, che in sostanza ricalchino più o meno le attuali regioni, ovviamente disegnate con confini seri, non tirate giù col righello, in barba alla Storia, come adesso e con tanto di simboli che sembrano rubati ad un supermercato.

Agli attuali territori italiani vanno aggiunti quelli irredenti, cito qui i principali: Nizzardo e Svizzera italiana al Nord-Ovest, Corsica al Centro, Venezia Giulia storica al Nord-Est (+ Dalmazia, opzionale), isole maltesi all’estremo Sud. La Dalmazia dovrebbe essere una sorta di nostro satellite, protettorato, essendo storica sponda orientale italiana, dalla Liburnia alla cosiddetta Albania veneta. Tra Cattaro e Perasto si concentra la maggior parte degli Italiani dalmati.

La capitale naturalmente rimane Roma, nostra insostituibile fonte d’eterna ispirazione patriottica e spirituale, una città immortale che tutto il mondo ci invidia ma che purtroppo sembriamo non meritare vedendo il trattamento che i politici di laggiù le riservano, con quello scandaloso degrado che pare essere a tratti invincibile. Una metropoli come Roma andrebbe amministrata col pugno di ferro per toglierla dalle grinfie di mafiosi, corrotti, pretaioli, malavitosi, poltronari impenitenti e parassiti vari mantenuti da Romani e Italiani, a maggior ragione perché anche sede del governo centrale.

In una situazione federale, comunque, a Roma spetterebbe innanzitutto la gestione di quelle problematiche che interessano indistintamente tutta Italia, e dunque sovranità politica, sovranità monetaria, politiche migratorie, difesa, alleanze geopolitiche strategiche, politiche sociali e nazionali, e naturalmente la salvaguardia del nostro epos nazionale che passa anche per il recupero della religiosità gentile ario-italica, rinnovato veicolo di orgoglio patriottico e culturale. La grande forza di Roma e dell’Italia sta nell’etnonazionalismo, ovviamente declinato in senso federale.

Il federalismo serve per armonizzare una situazione non certo omogenea, per valorizzare al meglio le peculiarità etno-regionali, e per evitare che si continui con la farsa alquanto deleteria di far pesare al Nord i difetti del Sud e viceversa. Dal mio punto di vista, l’unità naturale d’Italia si valorizza appieno col rispetto delle caratteristiche principali delle varie Italie, che io come detto individuo in sei areali. Ciò non toglie che in certe situazioni di degrado e criminalità urga davvero un minimo di perentorietà ben poco perbenista per porre fine ad annose questioni. Il commissariamento, in certi casi, è doveroso, un commissariamento che sia anche militare e che porti alla valorizzazione di un esercito troppo spesso impiegato solo ed esclusivamente per lustrare gli scarponi agli yankee, nelle loro sporche guerre imperialiste in giro per il mondo.

Quello di riprendersi la sovranità nazionale perduta è un tema molto importante, basilare, anche ai fini etno-federali, perché senza sovranità non siamo affatto padroni del nostro destino. In questo serve la cooperazione di tutti gli Italiani, senza particolarismi e campanilismi, perché battaglia che deve stare a cuore a tutti; l’unica indipendenza seria che dovrebbe interessare a tutti gli abitanti del Belpaese è quella dall’atlantismo e da questa miope “Europa” caricaturale ridotta ad essere null’altro che unione economica senza arte né parte. Il peggio che l’Europa può dare di sé, tanto più che si tratta solo di un’appendice degli Stati Uniti d’America, e della loro concezione geopolitica.

A questo proposito, infatti, non condivido per nulla la retorica legaiola (di un tempo) o duosiciliana, dove si ciancia di secessionismi senza capire che solo uno stato unitario italiano (serio, non questo ovviamente) naturalmente rispettoso della nostra complessa Storia può garantire la fondamentale sovranità politica, economica, militare, strategica che ha assolutamente bisogno dell’impegno di tutti quanti gli Italiani. Senza di esso il divide et impera del nemico apolide e universalista devasta la Nazione riducendola ad uno scenario balcanico dove l’unico scopo è quello di annichilire l’Identità, un po’ come è successo proprio nella Grande Serbia demonizzata e dilaniata dall’Occidente con gli indipendentismi e la creazione di assurdi stati senza senso.

L’Italia unita rappresenta la nostra impareggiabile forza spirituale edificata sul retaggio italico-romano-italiano moderno che accomuna le contrade del Paese; le piccole patrie regionali sono invece il carburante etnico, di Sangue e Suolo, su cui si basa l’Italianesimo patriottico e nazionale verace, non più inflazionato da retoriche vuote che cercano in romanismi di cartapesta, o peggio, nel cattolicesimo il volano spirituale dell’Italia.

Come esiste un’Iberia, una Gallia/Francia, una Britannia, una Germania, così esiste un’Italia, resa unica da quel patrimonio italico-romano, indoeuropeo, che rappresenta tutti gli Italiani, nessuno escluso, dalle Alpi alla Sicilia. Peraltro, senza forza spirituale e culturale “imperiale”, ghibellina, pagana, gentile, nazionale in senso ario-italico, risulta impossibile tutelare al meglio Sangue e Suolo, che rimarrebbero pura materia quasi “animalesca”, con scarsa presa sulla popolazione. Insomma, il Sangue si onora con lo Spirito, altrimenti finisce alle ortiche.

E badate bene: Roma è sì patrimonio europeo ma innanzitutto italiano; il rapporto privilegiato tra Roma e Italia affonda le proprie radici nel glorioso passato antico-romano e non ha eguali in Europa.

Nei prossimi scritti passerò in rassegna i sei areali etnici italiani, etno-regionali, individuati all’inizio, dando uno sguardo anche a quelle che sono loro province storiche.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/07/sociali-nazionali-federali-litalia-che-vince-e-convince.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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