Biodiversità, ricchezza non maledizione

Con l’avvento del politicamente corretto (leggi corrotto) occidentale nell’Europa ridotta a sgabello delle zampe americane e mondialiste, e quindi parlo di epoca contemporanea post 1945, trattare di razze umane affermando la loro naturale differenziazione assume contorni blasfemi e peccaminosi, anzi criminosi, pur essendo la nostra una società del tutto laica che si ricorda dei dogmatismi del sacro solo quando si tratta di plagiare le nostre menti e stroncare tutto quello che si oppone alla dittatura del pensiero unico.

Il termine “razza”, si badi, può esser tranquillamente sostituito con quello di “subspecie” che anzi è maggiormente scientifico del primo; il termine “razza” s’addice ad un contesto non solo biologico ma anche spirituale, volto ad esprimere al meglio quei valori anche morali e culturali su cui si fonda una determinata società. Un vocabolo degno dunque del massimo rispetto, e che non ha nulla a che vedere con le fantasie suprematiste di quegli sciroccati Americani che ogni tanto impazziscono e fanno stragi, o col becero razzismo da curva calcistica.

Noi siamo animali, l’uomo è un animale, pertanto può essere tranquillamente classificato in razze/subspecie, che tradizionalmente sono 5: Caucasoidi, Mongoloidi, Amerindioidi, Australoidi, Negroidi, ovviamente con le loro relative sottorazze poiché capite bene che tra Caucasoidi europei e afro-asiatici ci sono delle nette differenze, anche genetiche non solo fisiche.

C’è una certa confusione quando si viene a parlare di tassonomie. La mentalità pecoronica corrente, rifacendosi alla sparata di Einstein, continua a confondere il genere e la specie con la razza. Sarà quindi utile ricordare che un essere umano va biologicamente inquadrato seguendo questa gerarchia: genere (Homo), specie (sapiens), subspecie (caucasoide, mongoloide e così via), sub-subspecie (nel caso caucasoide, ad esempio, la distinzione tra Europidi e gli altri gruppi “caucasici”) e poi un ultimo gradino costituito da quelli che oggi sono più che altro dei ben precisi fenotipi, certo regolati anche in parte dal corredo genetico autosomico (parlando di Europidi, i vari Mediterranidi, Alpinidi, Nordidi ecc.). Ad essere comune, dunque, è la specie umana, non la razza.

A questo proposito, l’altra patetica e ridicola confusione (più o meno in malafede) è quella tra antropologia fisica e sue relative branche quali craniologia, craniometria, antropometria, e l’astrologia lombrosiana fondata su fisiognomica e frenologia. Lombroso, il famoso ebreo veronese che invece di badare alla sua gente se la prese col nostro Meridione.

Il frescone di turno pensa che rilevare misure craniche e fisiche non sia parte di importanti campi d’indagine scientifici come medicina forense, anatomopatologia, archeologia e appunto antropologia fisica, bensì irrazionale pratica da fanatici pari pari all’oroscopo, come se studiare fisicamente l’uomo fosse qualcosa afferente alla sfera morale. Peccato che diversi genetisti antirazzisti si avvalgano della stessa craniometria per corroborare i propri studi di genetica delle popolazioni, disciplina che come l’antropologia fisica mette dei definiti paletti per delimitare i gruppi razziali dell’uomo.

Costoro, i genetisti, evitano le ovvie conclusioni (esistenza delle razze umane) per questioni di convenienza e di politica, di politicamente corretto, che con la scienza non hanno nulla a che vedere. La negazione del concetto di razza è assai recente, e fa il paio con le attuali posizioni sull’omosessualità dettate dall’untuoso volemosebbène che vale solo per certe categorie di intoccabili.

Badate bene che io non sto qui parlando delle controverse tesi sulla maggiore intelligenza di alcune razze su altre, e tanto meno dell’eurocentrismo (o forse meglio delwasp-centrismo) che pone l’uomo “bianco” in cima a tutti gli altri. A me colonialismo, suprematismo, imperialismo e roba simile non interessano minimamente; a me sta a cuore la sacrosanta difesa e tutela del nostro retaggio razziale, etnico e poi anche culturale, che si realizzano con un salutare studio razzialistico e poi con le politiche del caso, dall’europeismo völkisch all’etnonazionalismo italiano con attenzione all’istanza federalista. Naturalmente la scienza deve essere libera, e quindi meritano comunque attenzione anche quegli studi controversi che fanno storcere il naso ai salottieri ipocriti.

Le differenze esistono e vanno valorizzate, pertanto il meticciamento e la società multirazziale sono un misero fallimento, un attentato alla biodiversità umana, che va preservata nei propri relativi habitat naturali. Così come è un fallimento l’attuale stato italiano che ha distrutto il Nord Italia e desertificato il Sud, limpido esempio statuale di colonia americana privata della propria sovranità e piegata sulle posizioni dei padroni. Non smetterò mai di sottolineare quanto accaduto ad interi settori alpino-padani, travolti da svariate ondate migratorie che hanno “democraticamente” decimato la popolazione autoctona.

Non si fa politica con le craniometrie e gli aplogruppi, ma una politica che non rispetta il dato etno-razziale, e genuinamente nazionale, non ha ragione di esistere, e diventa una mostruosa forma di oppressione basata su fiscalismo e reati d’opinione, perché riduce lo stato ad una vuota entità senza più nazionalità.

Sarebbe bene educare i nostri figli, i nostri giovani, all’amore per la diversità, ma un amore finalizzato innanzitutto alla difesa delle proprie di radici e dunque al rispetto di Sangue, Suolo, Spirito. Solo chi ama per davvero il proprio retaggio biologico può rispettare quello altrui, perché sarebbe così conscio del pericolo d’estinzione che corrono diversi gruppi etnici umani. Ma questo discorso deve valere per tutti, non solo per i popoli amazzonici, per dire; anzi, questo discorso vale, oggi, soprattutto per la nostra povera Europa, sempre più degradata a fotocopia degli stati senza Nazione per eccellenza, gli Stati Uniti.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/07/biodiversita-ricchezza-non-maledizione.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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