Che cos’è l’Italia?

L'Italia

L’Italia

Quando si parla di “Italia” si finisce per indicare banalmente l’attuale stato italiano (peraltro monco di diversi territori storici italiani), così come “Lombardia” si riduce all’attuale regione, ed “Europa” all’attuale accozzaglia di stati inquadrati nella sciagurata Unione Europea, che di europeo ha ben poco.

Si confonde insomma il piano storico con quello politico, finendo per ingenerare confusione dannosissima e banalizzazioni da osteria.

Cos’è dunque l’Italia? L’Italia è, in origine, il territorio abitato dagli indoeuropei Italici (latino-falisci e osco-umbri), dunque sostanzialmente il Centro-Sud, escludendo Toscana, Sardegna e Sicilia. I popoli giunti storicamente in contatto con questi Ariani danubiani, vale a dire Etruschi al Centro e Greci al Sud, prendendo in prestito un termine probabilmente osco od umbro (Víteliú) li indicarono come “adoratori di vitelli/tori”, sicuramente per via dei loro animali totemici che come in altre aree indoeuropee erano costituiti da bestie centrali nella vita dei nomadi arii, quali i bovini.

In origine quindi, come ci tramandano anche autori romani, l’Italia designava il territorio peninsulare, mediterraneo, centro-meridionale, appenninico, caratterizzato anche dalla presenza degli Etruschi nell’area toscana e mediana e dei coloni greci in quella meridionale. Ed era soprattutto il Sud, come ci ricorda Ovidio, a essere denominato “Italia”, con particolare riferimento al meridione della Calabria, punto di contatto tra Italici e Italioti. Nord e isole erano esclusi da questa accezione.

C’è un però: le popolazioni italiche hanno caratterizzato anche il Settentrione, sia come Venetici (ramo della famiglia latino-falisca, come i Venetulani del Lazio, e gli antenati dei Veneti erano pure fedeli alleati di Roma) che come Umbro-Liguri (la vicinanza etnonimica tra Ambrones, endonimo ligure, e Umbri è indicativa) e Proto-Villanoviani, forse gli Avi padani e toscani dei Latini; in Sicilia giunsero i Siculi, dal Lazio, Siculi che come i Venetici appartenevano molto probabilmente al ramo latino-falisco. Ne rimane un po’ tagliata fuori la Sardegna, che però pare unita al Continente da un antico legame etrusco, idem per la Corsica che fu anche ligure.

Insomma, per quanto gli Italici interessarono soprattutto la pura Penisola (Centro-Sud), legami etnici e culturali si ritrovano anche negli altri areali italiani, legami corroborati da altri importantissimi popoli come Liguri ed Etruschi. Riguardo i primi, la continuità Nord-Sud era garantita dalla loro presenza storica in Pianura Padana, Toscana, Corsica, Lazio (i Rutuli) e perfino Sicilia (Elimi e Sicani dell’ovest); riguardo i secondi pensiamo alla presenza dei nord-etruschi Reti sulle Alpi orientali, all’Etruria padana, al fulcro etrusco tosco-laziale, alla propaggine campana e all’arcaico legame sardo.

Mi si consenta di ricordare che gli Italici erano anche nella Venezia Giulia storica, grazie ai Paleoveneti, e nel nord della Dalmazia, grazie ai Liburni.

Venne poi la romanizzazione che risalendo la Penisola vinse infine i Galli e annetté la Gallia Cisalpina all’organismo politico italico-romano, ma questo da un punto di vista per l’appunto amministrativo: se la mettiamo sull’etnia, legami italici e/o mediterranei c’erano già, come osservato in precedenza.

Il Nord, più che gallico, era celto-ligure direi, dove la celtizzazione fu più culturale che “biologica” e antropologica. Il grande popolo che interessò l’Alta Italia fu senza dubbio quello ligure, un popolo indoeuropeo affine a Celti e Italici ma con un importante sostrato mediterraneo/neolitico. La genetica delle popolazioni mostra infatti il netto stacco tra Germania e Italia settentrionale, e la posizione intermedia dei “padani” tra Iberici e Toscani. I Liguri erano praticamente in tutto il Nord, anche ad est, per via degli Euganei. I Camuni probabilmente erano un impasto di elementi retici e liguri.

La romanizzazione, che nel Nord durò grossomodo settecento anni, non fu solo culturale, politica e militare: ci furono deduzioni di colonie che travasarono in Pianura Padana Romani, Italici, Etruschi e anche Italioti, Greci dunque, come nel Comasco. Questo ha certo ulteriormente indebolito il sostrato gallico, probabilmente più visibile nel substrato delle parlate gallo-italiche che nel nostro sangue. Facciamo attenzione a non confondere geni e lingue, mi raccomando.

E trattando di lingue va ricordata la distinzione tra Nord romanzo occidentale e Centro-Sud romanzo orientale (la divisione corre lungo la linea Massa-Senigallia), una distinzione formatasi tra periodo tardo-antico e Medioevo a partire dal latino volgare locale alterato dal riemergere dei sostrati prelatini. In questo senso è un po’ una forzatura inserire il galloromanzo cisalpino nel gruppo italo-romanzo, viste le differenze tra Nord e Centro-Sud. Nel caso del veneto il discorso è un po’ diverso, poiché l’antica parentela italica si nota, e alcune caratteristiche, soprattutto del veneziano, accostano i dialetti veneti a idiomi come toscano, romanesco e napoletano. Sia ben chiaro comunque, qualora non lo fosse ancora, che i cosiddetti dialetti italiani non sono figli dell’italiano (fiorentino letterario) ma del latino volgare, quanto l’italiano.

La romanizzazione non fu tuttavia nulla di “sconvolgente”: ancor oggi, fisicamente e geneticamente, si distingue benissimo l’areale “padano” da quello toscano e soprattutto meridionale, con quel suo indubbio retaggio greco-anatolico. Anche senza tirare in ballo particolari popoli storici la differenza sostanziale è che mentre il Nord è più continentale, mesolitico, indoeuropeo e nordico rispetto al Sud, questo è più neolitico, mediterraneo, anariano e levantino rispetto al primo, con il Centro intermedio. Siamo comunque tutti Europei meridionali, anche da un punto di vista genetico. Con buona pace di chi sogna una Padania celto-germanica-e-basta succursale di Francesi e Tedeschi.

Sarà interessante notare come, dal Medioevo, “Italia” finì per designare il Centro-Nord (pensate al Regno d’Italia del Sacro Romano Impero), anche se più spesso si incontrerà il termine “Lombardia”, giustamente esteso a tutto il Settentrione e, meno, alla Toscana. Milano fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente, seguita da Ravenna, e Pavia quella del Regno Longobardo, trasformato poi coi Franchi in Regnum Italicum.

I 1.500 anni di separazione e frammentazione politica dell’Italia non hanno prodotto sensibili cambiamenti fisici e genetici negli Italiani. I Longobardi e altri popoli germanici meno importanti hanno intaccato solo in superficie il ceppo nostrano, e meno ancora Arabi, Berberi e Saraceni hanno influito sull’estremo Sud siciliano, che parimenti conobbe colonizzazione germanica ad opera dei Normanni e degli Svevi, con tanto di colonie lombarde medievali nel cuore della Trinacria.

Le principali differenze etniche tra Italiani risalgono all’epoca preromana, mentre per quelle culturali sicuramente hanno influito anche i secoli e secoli di frammentazione. Dite grazie alla Chiesa e ai guelfi, per questo.

Ad ogni modo esiste un’Italia plurimillenaria, intesa come areale sud-europeo, cisalpino, peninsulare, sub-mediterraneo e mediterraneo grazie a sicuri vincoli etnici italici, etruschi, liguri, romani e pure germanici (anche se deboli) oserei dire, segnatamente longobardi; se i Longobardi avessero unito, in maniera duratura, il territorio italiano forse sarebbe diventato integralmente “Lombardia”, così come la Gallia è divenuta “Francia”.

Questa Italia esiste anche per tramite di vincoli culturali romani, romanici e romanzi, grazie al mito di Roma che prescelse l’Italia come propria terra d’elezione e faro d’Europa. L’eredità latina e romana è rimasta, ovviamente, più intatta qui che altrove.

Nel senso medievale e moderno l’Italia era soprattutto il Centro-Nord, unito al disegno imperiale germanico che continuava la Tradizione romana, e interessato da fenomeni culturali di prim’ordine come la letteratura del volgare di Firenze, la Civiltà comunale e le signorie, l’Umanesimo, il Rinascimento, l’Italianesimo napoleonico e il Risorgimento. Se il Centro è un po’ lo Spirito, il cuore, l’anima d’Italia, il Nord è il suo motore economico e cervello guerriero, in virtù della sovrapposizione celto-romano-germanica e di un più forte retaggio indoeuropeo rispetto al resto della Penisola.

E il Sud, per quanto isolato e in un certo senso levantinizzato dal lignaggio sud-orientale, è il tripudio della verde Italia agricola e degli scenari mediterranei, dell’arcaico tradizionalismo anti-progressista sicura fonte di resistenza alle porcherie moderne occidentali, ma anche il nesso antico con la Civiltà greca, quella che insomma (mediante Roma) ha culturalmente plasmato l’Europa.

L’Italia è quindi un Paese complesso, una realtà storica, culturale, geografica, politica, ma anche etnica in un certo senso, differenziata ma unitaria. È lo spazio antropizzato posto tra Alpi e isole maltesi, e tra il Varo e Fiume, bisognoso oggi più che mai di etnofederalismo per armonizzare la diversità senza farsela pesare a vicenda (come invece è successo fin troppe volte in questi nemmeno duecento anni di stato-apparato italiano), impedendo così di vanificare i secolari sforzi unitari e il Sangue dei nostri Padri sparso per la Patria e per noi.

L’Italia, politicamente unita da Romani e Risorgimento (e quasi dai Longobardi), ritrovi l’unità più concreta (e atta ad impedire banalizzazioni legaiole o duosiciliane) che risale a millenni fa e acquisisce uno squisito sapore indoeuropeo: Nord-Centro-Sud, Rosso-Bianco-Verde, Sangue-Spirito-Suolo, Guerra-Cultura-Agricoltura. La luminosa tripartizione aria coronata dall’intramontabile epos romano e latino, bisognosa di essere riscoperta e valorizzata adeguatamente con delle politiche non più miopi ma patriottiche, e rispettose dunque dell’Identità più intima degli Italiani, che è anche etno-regionale.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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10 risposte a Che cos’è l’Italia?

  1. Dil ha detto:

    Purtroppo come dici tu sul suolo italiano abbiamo la Chiesa cattolica, che ha impedito l’unità già a partire dall’epoca longobarda.
    Sicuramente se i longobardi fossero riusciti nel loro intento adesso vivremmo in una realtà più coesa e forte.
    Invece l’unità è arrivata tardi, e certe incompatibilità tra italiani si erano già consolidate.
    Anche i tedeschi sono arrivati all’unità nello stesso periodo, ma tra di loro credo che le differenze siano minori, anche se quelli del Nord chiamano quelli di Monaco Norditaliani.
    In ogni caso al di là delle differenze che ci saranno anche in Germania, non mancherà di certo il rispetto reciproco, visto che non ci sono in quel paese popolazioni mafiose.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      In Germania non hanno influssi extra-europei (culturali, soprattutto) come invece accade nel nostro Meridione estremo: in Germania non ci sono stati Arabi, Saraceni, Fenici o i Greci col carico di coloni anatolici. Però non sono omogenei nemmeno loro, geneticamente è stato osservato che ci sono più differenze tra Nord e Sud tedesco che tra i corrispettivi italiani. Non dobbiamo mai dimenticarci di cosa sia stata la romanizzazione, anche per la Pianura Padana: 700 anni hanno portato ad una colonizzazione etnica del nostro territorio, con scambi tra Settentrione e Meridione (Italici a Nord, Liguri e Celti a Sud), e Romani ovunque. I legami tra Nord e Sud Italia esistono, anche se sono stati fiaccati da 1500 anni di separazione, e per questioni strategiche, geopolitiche, sovraniste, i secessionismi mi paiono ben poco sagaci: il rischio balcanizzazione è dietro l’angolo. Vogliamo fare la fine della Serbia? Ribadisco la mia convinzione etnofederalista. Peraltro, se la Lombardia andava come un treno negli anni ’80 del secolo scorso (in una situazione meno decentrata di oggi, peraltro) figuriamoci in un contesto seriamente federale.

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      • Gabriele ha detto:

        “Sicuramente se i longobardi fossero riusciti nel loro intento adesso vivremmo in una realtà più coesa e forte.”
        Può darsi, ma non necessariamente. Sembra che oggi i paesi di lingua e cultura germanica siano quelli più rimbecilliti dal politicamente corrotto: dediti al multiculturalismo, al feticismo dell’esotico, al multirazzialismo e alla totale sottomissione alla cultura occidentale, che si potrebbe tranquillamente rinominare ‘accidentale’. Avessimo risentito più dei longobardi e quindi di una mentalità germanica forse non avremmo certe pecche per cui ci disprezziamo e disprezzano, ma forse saremmo anche tanto rincoglioniti quanto certi biondoni più a nord di noi.
        Da italiano settentrionale non amo le conseguenze dell’esodo dal sud, ma preferisco loro e anche la loro mentalità a quella di gente che fa le strade con corsie rosa per la guida esclusiva di donne o si inventa il genere neutro per non “offendere” i transessuali.
        Che poi per dirla tutta come si vede purtroppo anche l’Europa meridionale, e con essa anche l’Italia meridionale, non è scevra dal veleno dell’occidente, epperò cristo: più si sale più l’uso del cervello viene a mancare.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ma che c’entra, i Longobardi erano poche decine di migliaia, non sono irrotti in Italia a milioni, tanto che hanno assorbito il latino prima e il volgare poi, la cultura romana, la fede cattolica, la mentalità “mediterranea” con le sue peculiari sensibilità artistiche ad esempio. Si sono assimilati, non hanno opposto nulla di loro se non la forza politica e militare che era quella di cui qui si sta dibattendo e che sarebbe servita per unificare il Paese. Avevano un loro diritto, che era tutto fuorché buonista, come tutto quello che era antico-germanico. Il binomio era vincente: cultura romana e nerbo militare germanico. Avrebbe comunque vinto l’elemento latino e romanico su quello germanico, e non si sarebbe mai arrivati ad una nazione germanica.
        Che poi più che questione di Germani, l’attuale anarco-individualismo settentrionale (penetrato da tempo in Ispagna) è frutto del capitalismo e dei mortiferi legami atlantici, basta vedere la fine della celtica e cattolicissima Irlanda. Credo che più che Nord il marcio sia Ovest, le coste atlantiche, quelle che per prime subiscono la barbarie mondialista d’Oltreoceano.

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  2. Dil ha detto:

    Sono d’accordo con te quando dici che l’Italia è un’area ben definita nel contesto europeo, e che è giusto quindi che esista uno stato che contenga tutti gli italiani.
    Il fatto è però che, per quanto mi riguarda, accetterei il secondo punto se i meridionali fossero diversi.
    Sia ben chiaro, noi siamo pieni di difetti, ma se pensiamo ai meridionali che hanno creato mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, che sono pieni di falsi invalidi, che truffano ogni ente, italiano o europeo, in grado di erogare finanziamenti, allora dentro di me cresce la consapevolezza che lo stato unitario degli italiani resta un sogno insostenibile, e che è meglio lottare per realizzarne uno nuovo nell’area che tu indichi come Granlombarda.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Nell’area granlombarda si dovrebbe creare un’unica etno-regione (anche se Nord-Ovest e Nord-Est non sono affatto la stessa cosa, a dimostrazione che le differenze in Italia corrono anche tra ovest ed est, non solo tra nord e sud) o al massimo due: Lombardia e Venethia. Riguardo il Sud non vedo di buon occhio una loro indipendenza, per il semplice fatto che, come la storia dimostra, non sanno governarsi e senza una guida diventerebbero facile preda dei parassiti e dei nemici dell’Italia intera. Nel ’43, gli Americani sbarcarono in Sicilia facendo leva su Cosa Nostra (che il Fascismo aveva invece combattuto con Mori), e così nel dopoguerra stuzzicarono le fole indipendentiste del MIS per indebolire la sovranità del Paese (sovranità che solo con Craxi ha peraltro avuto un sussulto, cfr. Sigonella). Inoltre, comunque, pecche del Sud o meno, l’areale italiano esiste e non credo che una frammentazione sia l’ideale per esso, dal momento che da sempre i nostri nemici han goduto di questo aspetto. Il rischio balcanizzazione e una fine analoga a quella della Serbia sono lì ad ammonirci.

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  3. Amatoryi ha detto:

    Come mai il toscano è particolarmente distanziato dai macro-gruppi dei suoi dialetti vicini?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Particolarmente distanziato lo è dal gallo-italico; dal mediano non lo separa poi molto. Però il toscano è un gruppo a sé stante in quanto è la base dell’italiano standard (specificamente, nel caso del fiorentino). Il toscano, rispetto agli altri dialetti italiani con l’eccezione del sardo, è la lingua più vicina al latino proprio perché per i Toschi tirsenici il latino era lingua straniera.

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  4. Mirko ha detto:

    Ma i romani si è scoperto da dove venivano? Erano mediterranei o indoeuropei?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      I Romani erano frutto fondamentalmente di tre componenti: Latini, Sabini, Etruschi. Dunque potremmo dire che erano fondamentalmente degli Italici con influenze etrusche (e dunque, culturalmente, greche). Troia, Enea, Didone, erano semplicemente miti usati dalla propaganda augustea per simboleggiare il primato di Roma sul bacino del Mediterraneo, nonché il passaggio di un’idea culturale, politica, civile da un capo all’altro del Mare nostrum.

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