La Tuscia e la Lombardia

Longobardi in Italia (572-575)

Longobardi in Italia (572-575)

La Toscana è un’area geografica interessante perché rappresenta un po’ il ponte tra l’Italia centro-meridionale e quella settentrionale, tanto che per svariati motivi è un’area a sé stante.

La possiamo considerare tranquillamente Italia centrale, ma si distingue dal Centro puro perché ha una propria identità per certi versi differente da zone come Piceno, Umbria e Lazio. Anche linguisticamente infatti la Toscana ha delle lingue che rientrano in un gruppo proprio definito “toscano” e, grazie a Firenze, ha dato all’Italia una lingua nazionale basata sul fiorentino letterario delle tre corone.

Il resto del Centro rientra nelle parlate mediane, che presentano alcuni tratti che le accostano più a quelle del Sud che al toscano, per quanto si stia comunque parlando di romanzo orientale al di sotto della linea Massa-Senigallia.

La Toscana si lega al Nord Italia per questioni culturali, storiche e anche etniche. I Liguri, la principale etnia dell’Italia nordoccidentale, giunsero in profondità arrivando sino a Pisa, e lasciando in eredità alla Toscana la linea paterna che caratterizza il Nord: R1b-U152* (clade Z36). La Z56 invece dovrebbe essere proto-villanoviana (italica ma forse pure etrusca) perché scarsa in Lombardia e in pari con Z36 in Toscana.

I Liguri interessarono soprattutto l’area centro-settentrionale della Tuscia: a parte la zona apuana, propriamente ligure, terre come Versilia, Lucchesia, Garfagnana, Pistoiese, Prato, Firenze, Pisa e Arezzo furono interessate dalla presenza degli Ambrones (come i Liguri solevano chiamarsi), che comunque si saranno sicuramente spinti anche più a sud, tanto che probabilmente i Rutuli di cui ci parla anche l’Eneide erano proprio liguri.

Il popolo in questione andava dalla Provenza alla Toscana, concentrandosi in particolar modo nel Nord Italia (dove venne celtizzato), e ha caratterizzato anche la Corsica e forse pure la Sardegna. Ricordo anche la presenza di Sicani ed Elimi nella Sicilia occidentale, tribù anch’esse affiliate ai Liguri.

L’altro importante nesso tra Toscana e Nord è quello etrusco. Gli Etruschi erano parte della famiglia tirsenica come i Reti delle Alpi orientali, e con tutta probabilità erano un popolo autoctono d’Italia che col tempo assorbì diverse ondate culturali: mediterranee, italiche e anatoliche. Il loro zoccolo duro era tra Toscana, Umbria e Lazio, ma ben note propaggini hanno esteso l’egemonia etrusca alla Pianura Padana (fino alla Bassa lombarda attuale), alla Corsica e pure alla Sardegna, e alla Campania. Liguri ed Etruschi sono stati due popoli fondamentali nella Storia etnica dell’Italia, che come vedete uniscono tutte le italiche contrade da Nord a Sud.

Gli Italici proto-villanoviani, inoltre, hanno unito Emilia, Romagna, Liguria e Toscana, prima di calare nel Lazio e dare vita alla componente latina della romanità.

L’altro importante legame tra Nord e Toscana risale al Medioevo ed è di impronta longobarda e in un certo senso anche “lombarda”.

I Longobardi colonizzarono la Toscana prima di diverse aree settentrionali (Liguria, alcune città padano-venete, Emilia), mentre altre rimasero inviolate (Nizzardo, Aosta, Romagna, Venezia, Quarnaro); si innamorarono di quella terra e misero radici influenzandola in termini di genotipi, fenotipi, superstrato linguistico, toponomastica, usi e costumi. Aree particolarmente longobardizzate all’interno della Tuscia sono Garfagnana, Pistoiese, Valdarno, Casentino, Val di Chiana, dove si riscontra discreto biondismo accoppiato con occhi azzurri. La Toscana, oltretutto, è la terza regione più “alta” d’Italia dopo Friuli e Veneto. Se pensate ai “vip” toscani sono sicuro che vi verranno in mente parecchi personaggi dai tratti nordici.

La Toscana era inserita nella Langobardia Maior col grosso del Nord Italia, un fatto storico che influenzò i secoli successivi al periodo 568-774 (durata del Regno Longobardo). Da Ducato longobardo la Tuscia passò a essere contea franca (marca) e poi margraviato/marchesato. Erano gli anni del feudalesimo e dell’incastellamento dei signori germanici. La Tuscia medievale era inserita nel regno d’Italia assieme al Nord, un regno che non era altro che la continuazione, franca, del regno dei Longobardi.

Ruolo storico importante venne svolto dagli Attoni di Canossa, nobili di origine longobarda che funzionarono da cinghia di trasmissione tra la Lombardia padana e la “Lombardia” toscana; nei documenti medievali non è insolito trovare i signorotti appartenenti alla nobiltà di sangue e spada, proprietari terrieri incastellati nel contado delle principali città, indicati come “lambardi”.

E che dire della successiva civiltà comunale? Fenomeno tanto toscano quanto padano, nato come adunanza dei vicini, come vicinia, all’ombra dell’olmo (albero sacro per i Longobardi come il tiglio per i Teutoni) e divenuto poi il motore economico e culturale dell’Italia centro-settentrionale. Un fenomeno che nasce dunque dalle assemblee di origine germanica, prima in campagna e poi in città, dalla necessità di mutuo soccorso e di solidarietà tra uomini egualmente vessati dallo strapotere dei castellani.

Da questa temperie si ebbero Pontida e Legnano, in Lombardia, tappe sicuramente importanti nella formazione di una coscienza panlombarda ma che politicamente furono armi a doppio taglio che finirono per favorire guelfi, stranieri e papi (per quanto, certo, il trattamento riservato dal Barbarossa a Milano e città alleate fu durissimo).

La Toscana medievale è caratterizzata da comuni dai colori bianco-rossi proprio come in terra alpino-padana, e dal fiorire di cognomi terminanti in -i (genitivo latino) proprio come nella Lombardia cispadana (Emilia) e in quella transpadana (Insubria); non solo, ci sono diversi cognomi che ricorrono sia in ambito toscano che in ambito padano, testimonianza di rapporti stretti tra le due regioni italiane, e spesso a partire da nomi di persona germanici, frutto di influenze etniche ma anche della moda onomastica. Sia d’esempio il mio, uno dei primi cognomi della città di Firenze, di origine fiesolana, trapiantatosi nel Bergamasco nel ‘200 per via di una fuoriuscita guelfa dopo Montaperti.

I rapporti tra Lombardia e Toscana continuarono nei secoli grazie a fenomeni condivisi come signorie, diffusione di modelli letterari toscani in Pianura Padana, Umanesimo, Rinascimento, ed esperienze formative politiche all’interno delle lotte d’indipendenza italiane.

Dai Longobardi e coi Longobardi, l’antico nesso preromano tra Lombardia alpino-padana e “Lombardia” toscana si è rafforzato, ed è un nesso che accomuna questi due grandi areali italici anche in termini regi e imperiali: Regno d’Italia inserito nel Sacro Romano Impero.

Toscana e Lombardia si ritrovarono unite anche sotto la Repubblica Sociale Italiana, l’ultima parentesi del Fascismo, in una riproposizione di quella che nel Medioevo fu la propaggine italiana, longobardizzata, dell’impero latino romano-germanico: il Regnum Italicum.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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8 risposte a La Tuscia e la Lombardia

  1. Grinis ha detto:

    Pensi che la Gorgia toscana sia un superstrato Germanico?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non credo, più facile sia etrusco. Anche tra Bergamo e Brescia si tende ad aspirare la “s” sorda, così come in Toscana “p”, “t” e “k”, un fenomeno che mi fa pensare ai Reti, fratelli degli Etruschi.

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  2. EUR ha detto:

    http://www.lindipendenzanuova.com/toscana-germanica/ Che ne pensi?Io non lo so,ma mi sembra un po’ una castroneria definire i toscani come “Germanici-Celtici”…

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Già qualificare come mediorientali gli Etruschi fa ridere i polli. Gli Etruschi erano un popolo composito ma fondamentalmente autoctono d’Italia, quindi mediterraneo-neolitico, con successivi apporti. Ed erano in connessione coi Reti delle Alpi, loro fratelli settentrionali. Nessuno poi nega l’apporto germanico alla Toscana, che si può vedere sovente anche nell’aspetto fisico della popolazione, ma da qui a dire che i Toscani (o i “padani”) sono in massima parte longobardi, ne passa. Il grosso del popolo italiano è quello dei tempi preromani, pertanto i Toscani sono un popolo sostanzialmente mediterraneo con contributi italici centro-europei e, forse, qualcosina di anatolico molto leggero. Ma rimango dell’idea che la levantinità etrusca sia qualcosa di puramente culturale. Il superstrato germanico, come nella lingua, agì superficialmente interessando soprattutto la classe dirigente. Non capisco poi che c’entrino i Celti con la Toscana; furono i Liguri casomai ad influenzare la parte settentrionale della regione.

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  3. Aretino ha detto:

    >Il resto del Centro rientra nelle parlate mediane, che presentano alcuni tratti che le accostano più a quelle del Sud che al toscano, per quanto si stia comunque parlando di romanzo orientale al di sotto della linea Massa-Senigallia.

    Su questo richiedo una fonte.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Il toscano è una famiglia linguistica distinta dalle parlate mediane. Quest’ultime hanno alcune caratteristiche in comune coi dialetti meridionali, che ovviamente non ci sono nei dialetti toscani. Si prenda il caso dello stesso romanesco: fino al ‘500 parlata tendente al napoletano ma poi toscanizzata in epoca rinascimentale, tanto che oggi quasi è più toscana che mediana, per qualcuno.

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      • Aretino ha detto:

        Il romanesco non ha nulla in comune col napoletano. Hai una fonte per quello che affermi?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ma sai leggere? Ho detto che era simile al napoletano nel Medioevo, non in epoca moderna e contemporanea; è stato toscanizzato nel corso del Rinascimento. Informati.

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