1915-2015: il fronte del Sangue

Oggi, 24 maggio 2015, ricorre il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Comunque la si pensi, un omaggio d’obbligo va a tutti coloro che in quella guerra hanno perso la vita, Italiani prima di tutto ma anche Austriaci, Avi delle moderne genti che più che imbracciare un fucile preferiscono baloccarsi con aggeggi multimediali e fregarsene di concetti sacri come Patria, Sangue, Nazione.

Chi è morto sull’Adamello, sul Carso, a Caporetto, non aveva alcuna colpa circa le mene internazionali di Triplice e Intesa, ed è stato mandato ad ammazzare altri Europei come lui e a morire per delle guerre decise dal palazzo (il che comunque non nega certo l’italianità del Triveneto). Di solito si ama raffigurare l’Italia come una traditrice, dimenticandosi però di come gli alleati germanici, sia nel primo che nel secondo conflitto, se ne fossero infischiati del sempre disprezzato camerata cisalpino, agendo di testa propria. Sarebbe bene quindi ridimensionare certi miti da “Krante Cermagna” e spezzare qualche lancia in proprio favore, ogni tanto.

Nel 2015 le guerre da combattere non sono più, fortunatamente, quelle tra Europei, nonostante nell’Est si continui ad ammazzare e crepare per colpa degli intrighi mondialisti americani, che mettono fratelli di sangue (Ucraini e Russi) l’uno contro l’altro; sono piuttosto quelle da combattere contro, appunto, il nemico mondialista, quello che corrompe gli Irlandesi facendogli piegare la testa di fronte all’omologazione omofila e che è lo stesso che sta dilaniando ancora l’Europa orientale (prima nei Balcani ora al confine tra Rutenia e Russia) per fare il gioco del $istema ed esportare “democrazia” a suon di bombe, Coca-Cola, McDonald’s e gay pride. Gli ultimi baluardi contro questa barbarie sembrano proprio essere rimasti nell’oriente europeo: Russia, Bielorussia, Ungheria, esempio soprattutto per quei debosciati delle coste atlantiche che sono coloro che più di tutti assorbono le brutture conformistiche figlie del fronte del nulla americano.

Già, il fronte del nulla americano: il nostro peggior nemico, da combattere con il fronte del Sangue, quel Sangue un tempo versato nelle trincee alpine per difendere confini e riconquistare territori storici italiani, e che oggi “imputridisce” nelle vene di fiacchissimi eredi di quei soldati che si sono sacrificati anche per loro.

Il Sangue europeo gettato alle ortiche ogni volta che si cede all’esotismo, al meticciamento, al marciume d’Oltreoceano, alle droghe e agli stravizi, o anche solo quando ci si volta dall’altra parte di fronte a scottanti tematiche come l’immigrazione, la sovranità nazionale, l’etica identitaria che passa per la sobria morale indoeuropea ed “imperiale”, che ha per secoli caratterizzato i migliori Europei.  

Oggi il nemico non ha più le fattezze dell’Austriaco (che a ben vedere, non le aveva manco all’epoca, sinceramente: il problema sono gli stati, non le genti), perché oggi ha quelle del proteiforme moloc globalista targato USA e dei suoi tirapiedi nemici d’Europa: quelli che vogliono sommergerci e sostituirci con gli allogeni, quelli che vogliono rammollirci e riempire il cervello dei nostri giovani col pattume del politicamente corretto, quelli che vogliono esautorare le Nazioni per gettarle in pasto del tritacarne sovranazionale che ha solo a cuore (ma ce l’ha un cuore?) le sorti del meticciato, l’utilissimo idiota ipertrofico buono giusto per rimpinzare il mercato, abolire confini, ridurre l’Europa ad una filiale degli Stati Uniti d’America e dell’impero del Nulla occidentale.

E in Italia chi è il primo ad auspicare questo tracollo identitario e tradizionalista? Lo stato. Perché questo stato non ha più nulla a che vedere con l’Italia e i suoi popoli storici: nato male nonostante alcune nobili premesse risorgimentali, ringalluzzito dall’epopea fascista che ha saputo infondere un minimo d’orgoglio (pur con molti difetti), affossato definitivamente dalla vittoria alleata e dalla sudditanza democristo-liberal-partigiana sbocciata nella repubblichetta attuale, la cui intoccabile Costituzione viene prima delle stesse sorti degli Italiani.

Ebbene qui si deve andare oltre questa repubblica e questo stato, si deve rifondare il concetto di Italia che oggi i più hanno in testa, e questo concetto passa per il vivo Sangue di Lombardi, Veneti, Toscani, Romani, Meridionali, Sardi. Urge un patto sacrale in nome di Roma e del suo immortale spirito indoeuropeo, e in nome anche del disegno imperiale che, partito da Roma, è continuato col Sacro Romano Impero germanico e sbocciato poi nell’ultimo grande baluardo europeo rimasto, che è la Russia.

Sangue, Suolo, Spirito; impero e ghibellinismo; Identità e Tradizione; morale ario-italica e spiritualità indigena. I  valori eterni ed immortali da cui ripartire e da contrapporre al globalismo, allo strapotere americano e alla sudditanza atlantica, agli stati-apparato come l’attuale italietta e al diuturno avversario abramitico che vessa l’Italia da 2000 anni.

Dall’etnonazionalismo declinato all’italiana, ossia l’etnofederalismo, e dal recupero della guerriera mentalità indoeuropea da inscrivere in un rinnovato Spirito di lotta imperiale contro il nichilismo auto-genocida, parte la nostra Reconquista, in nome dell’Italia più alta, nobile, elevata, aulica, sacrale e del Sangue etno-regionale, che costituisce la più intima essenza di ciascuno di noi, e dei nostri Popoli, coesi da Nord a Sud e da Ovest a Est da quello spazio geografico e antropico plasmato da popoli quali Italici, Etruschi, Romani e Longobardi. E Italiani moderni.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/05/1915-2015-il-fronte-del-sangue.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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