L’Italia longobarda

Massima estensione longobarda

Massima espansione longobarda

Nello scorso post mi sono occupato di quella che potremmo definire “Grande Lombardia” (praticamente il Nord Italia). In questo scritto invece farò una panoramica sull’Italia longobarda. Prima però vorrei chiarire ancora una volta il concetto di “Lombardia”.

Oggi, il termine “Lombardia” indica solamente la regione amministrativa dello stato italiano, che conosciamo tutti, e che è questa:

Regione Lombardia

Regione Lombardia

Si tratta di un’invenzione politica, perciò solo in parte corrisponde alla Lombardia vera e propria. Diciamo che è una Lombardia alquanto ristretta, mutilata e parziale.

In questo blog io parlo di areale etnico lombardo (o potremmo dire granlombardo occidentale) che racchiude tutta l’Italia nordoccidentale, ossia la regione geografica e storica frutto della sovrapposizione tra Gallia Cisalpina e Langobardia Maior, dove si parla gallo-italico e c’è un sostrato celto-ligure:

Grande Lombardia ovest

Grande Lombardia ovest

Ci sono, come si intuisce, dei territori non propriamente lombardi, nel senso che non sono stati longobardizzati, ed è il caso di Nizzardo, Valle d’Aosta e Romagna. Rientrano però senza alcun problema nella sfera alpino-padana galloromanza e non reputo dunque “blasfemo” inquadrarli nell’areale etnico lombardo (la cui principale identità è celto-ligure romanizzata, non certo longobarda).

Nel Medioevo, però, ossia quando è nato l’etnonimo lombardo, la Lombardia comprendeva anche il Nord-Est, e a ragione essendo stata la prima area ad essere colonizzata dai conquistatori germanici longobardi. Perciò avremo la situazione inquadrata nel precedente scritto:

Areale granlombardo

Areale granlombardo

Anche qui ci sono delle eccezioni, ossia Venezia, l’area isontina extra-italiana e il Quarnaro, che però son giusto delle sacche all’interno di un territorio senza dubbio plasmato dai Longobardi. In epoca medievale erano lombardi a Trento, Verona, Padova e in Friuli, così come in Piemonte, Liguria, Lombardia attuale ed Emilia.

Sempre in questo mio spazio virtuale, chiamo poi “Insubria” l’etno-regione lombarda transpadana, che sarebbe l’area linguistica comunemente ritenuta lombarda e che si sente, oggi, propriamente lombarda:

Insubria/Lombardia transpadana

Insubria/Lombardia transpadana

L’Emilia la definisco invece Bononia/Lombardia cispadana, etno-regione in cui inserisco anche Tortona, Voghera e l’Oltrepò pavese e quello mantovano. Non ho molta simpatia per il coronimo “Emilia” essendo vuoto e nato dal nome della famosa via romana che collega Piacenza a Rimini.

Veniamo ora all’Italia longobarda. I territori italiani più sensibilmente longobardizzati sono stati l’Austria longobarda (il Nord-Est), la Neustria longobarda (il Nord-Ovest), e la Tuscia, l’odierna Toscana. Questi territori formarono da subito la Langobardia Maior. In essa si inserirono poi il basso Veneto (senza la laguna), tutta la Pianura Padana e la Liguria.

Ma i Longobardi non si fermarono al Centro-Nord, e scendendo lungo la Penisola conquistarono il Centro-Sud fondando il Ducato di Spoleto e quello di Benevento, arrivando fin nel nord della Calabria.

Alla sua massima estensione, il dominio longobardo sull’Italia comprendeva l’Istria, l’Esarcato (per un breve periodo), la Corsica, la Puglia, insomma buona parte del territorio nazionale, escludendo i possedimenti bizantini che resistettero (Venezia, Sardegna, Roma, Napoli, Salento, Calabria centro-meridionale, Sicilia).

Non fosse stato per la Chiesa (che ci tira in casa i forestieri dall’epoca di Pipino il Breve) i Longobardi avrebbero unito l’Italia e come in Gallia avremmo forse un nome germanico (“Francia”, nel caso transalpino), che invece è rimasto a designare fondamentalmente il Nord Italia, e parlo ovviamente dell’appellativo lombardo.

Molti annosi problemi del Sud, probabilmente, oggi nemmeno esisterebbero. In questo senso una cosa mi colpisce: la Sicilia venne colonizzata nel Medioevo da coloni gallo-italici, lombardi dunque, del Nord Italia, chiamati da Normanni e Svevi per ripopolare l’isola dopo la cacciata degli Arabi; essi si insediarono praticamente nella metà orientale della Trinacria, e nell’interno, senza mettere radici nell’ovest (se non in due località palermitane) dove, guarda caso, è nato il fenomeno mafioso da un seme gettato dal rimasuglio arabo permasto negli strati più popolari. Il caos, lo sappiamo bene, nasce dalla società etnicamente rimescolata.

Terre come la Toscana, l’Umbria e il Sannio furono colonizzate dai Longobardi in maniera interessante. La Toscana sotto alcuni aspetti si avvicina al Nord più che al resto del Centro: pensiamo allo sviluppo della civiltà comunale, dell’Umanesimo e del Rinascimento, ma anche alla diffusione di cognomi peculiari sia della Toscana che della Lombardia (ad esempio il mio), e alla presenza di fenotipi nordici tra i Toscani. Molti personaggi noti originari della terra subito a sud dell’Appennino Tosco-Emiliano hanno quest’aspetto “germanico”.

La Toscana, geograficamente distinta dalla Lombardia, è connessa al Nord da precisi vincoli etnici: liguri, etruschi, italici, goti e longobardi. Diffusa l’alta statura e il pigmento chiaro, soprattutto in aree quali Pistoiese, contado fiorentino, Valdarno, Casentino, Val di Chiana. Non la considero Lombardia per i motivi esposti sia qui che nel post precedente, ma certamente è stata più longobardizzata di aree come la ligure, l’emiliana e la romagnola e la veneziana (ovviamente).

Anche l’Umbria ha un discreto contributo germanico (ricordo il Ducato di Spoleto), e i tratti nordici potrebbe averli ereditati anche dagli antichi italici Umbri, indoeuropei. L’area perugina dell’alta valle del Tevere è la più interessante sotto questo punto di vista.

E poi abbiamo il Sannio, la zona compresa tra il Molise e il Vulture, il cui fulcro è nel Beneventano, sede dell’omonimo ducato longobardo. In città come Campobasso e Benevento, la genetica mostra una sensibile diffusione di linee paterne germaniche, unite a una depigmentazione inusuale per gli standard meridionali.

Nelle tre aree suddette si possono incontrare anche diversi toponimi di origine longobarda, in particolar modo quelli in Fara, che indicano stanziamenti di guerrieri longobardi, gli Arimanni capeggiati da un dux. In Irpinia e Beneventano vi sono diverse località che richiamano l’etnonimo longobardo-lombardo.

Sulla dicotomia longobardolombardo sarà il caso di ricordare che, mentre al Nord prevale lombardo, al Sud è più facile ritrovare longobardo, soprattutto nella cognomistica. Fermo restando che al Sud vi è una cospicua diffusione di cognomi come Lombardi e Lombardo. Sono esistite due Langobardie: una maggiore nel Nord e Toscana, e una minore nel Centro-Sud.

Qui sarà utile ricordare la suaccennata “Lombardia” siciliana, composta dalle colonie gallo-italiche giunte da Nord su invito normanno prima e svevo poi.

All’estero, in Inghilterra ad esempio, con l’appellativo lombardo si indicavano banchieri, prestatori di denaro, mercanti e artigiani di origine italiana (settentrionale, nello specifico), in particolar modo provenienti dall’area piemontese, ligure ed emiliana occidentale. Venivano comunque distinti dai Toscani, solitamente.

Esistono dunque una (Grande) Lombardia settentrionale e delle più piccole “Lombardie” centrali e meridionali, differenziate però dal Nord in quanto prive di quel fondamentale sostrato celtico che inserisce l’Italia settentrionale nel mondo romanzo occidentale.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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5 risposte a L’Italia longobarda

  1. Dil ha detto:

    Paolo quando si tratta delle porcherie del Sud tu parli della Sicilia e di mafia, attribuendo un ruolo agli arabi.
    Ma in Campania, dove c’è la camorra, in Calabria, dove c’è la ‘ndrangheta, e in Puglia, dove c’è la sacra corona unita, gli arabi non sono mai arrivati.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Le mafie non sono tutte uguali. In Sicilia può essere cagione araba (anche etimologicamente sembra un lemma arabo nato dunque in Sicilia), e ha trovato terreno fertile nella sperequazione dei beni, in un regime politico dove i Borbone e i baroni (+ clero parassitario) tenevano il popolaccio nell’ignoranza crassa e inchiodandolo al latifondo. Questo in Sicilia e in tutto il resto del Sud, ma in Sicilia sembra avere un preciso legame con la plebaglia di certi quartieri popolari palermitani. Ignoranza, superstizione, miseria, analfabetismo, servitù della gleba (tutte cose che facevano comodo a quegli “eroi” dei Borbone), mettiamoci anche una certa mentalità passiva e omertosa e in un certo senso “levantina”, hanno contribuito al successo del fenomeno, alimentato anche dal neonato stato italiano che ha tratto giovamento dai legami politici con la fallimentare classe dirigente spagnolesca di laggiù. E poi siamo arrivati ai nessi tra stato e mafia recenti, dove c’è un certo continuum meridionale. Comunque gli Arabi, per un breve periodo, sono stati anche a Bari e Taranto.

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  2. Taurus ha detto:

    All’estero a volte anche i toscani venivano chiamati lombardi, vedi per esempio il nome del Collegio dei Lombardi dell’Università di Parigi fondato da un fiorentino (che era per metà piemontese) e frequentato anche da studenti pistoiesi. Probabilmente però nella maggioranza dei casi venivano considerati distinti, non saprei.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Collegio_dei_Lombardi

    Sarà probabilmente solo un fatto linguistico, derivato da comuni influenze onomastiche in epoca medievale, ma ricordo di aver letto alcuni fa (De Felice?) in un libro di linguistica che si occupava di cognomi che la Toscana ha molti cognomi in comune con l’Emilia e la Lombardia, ma non con la vicina Liguria e tanto meno con il Piemonte. Liguria e Piemonte hanno invece alcuni cognomi in comune con il sud d’Italia dovuti alla diffusione di patronimici al singolare (Bianco, Giordano, Leone…).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Probabilmente, per comodità, a volte i Toscani erano inclusi a volte no. All’estero comunque. Dante, primo dialettologo italiano se vogliamo, faceva una netta distinzione tra Toscana e Lombardia e indicava col secondo termine la Pianura Padana in sostanza. Del resto si capisce che siano due territori distinti, la lingua lo testimonia. Distinti ma certo con molti tratti in comune.
      Nel caso dei cognomi bisogna tenere a mente l’italianizzazione, che fa suonare molti cognomi soprattutto veneti alquanto meridionali (-ello, -azzo, -ato, -otto).

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      • Taurus ha detto:

        Si probabilmente a volte erano inclusi perché erano minoranza all’interno di queste comunità “lombarde” all’estero e quindi era più facile chiamarli tutti con un unico nome. Liguisticamente la distinzione è chiara.

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