Che cos’è la Lombardia?

Areale granlombardo

Areale granlombardo

Quando oggi si sente parlare di “Lombardia” il pensiero comune va all’attuale regione amministrativa italiana inventata negli anni ’70 del secolo scorso, il cui simbolo (oltre alla cementificazione e ai grattacieli milanesi) è quella triste bandiera da discount che rassomiglia ad una manopola di rubinetto bianca in campo verde (in pratica il povero svastika camuno privato della sua originale valenza solare).

In realtà, il concetto genuino di “Lombardia” riguarda un territorio ben più ampio di quello amministrativo attuale, e abbraccia praticamente tutto il Nord Italia; questo territorio granlombardo nel Medioevo rientrava nel Regno Longobardo di Pavia (568-774) ed era suddiviso in Neustria (ovest), Austria (est), Liguria, Emilia, Tuscia. La cosiddetta Langobardia Maior, con termine usato dai Bizantini per designare il potentato longobardo distinto dalla Romandiola, la moderna Romagna. Quella Minor indicava i ducati di Spoleto e Benevento, nel Centro-Sud.

Ovviamente va scartata la Toscana, come ci suggerisce lo stesso Dante che per motivi linguistici e territoriali teneva separati i Toschi dai Lombardi. Sicuramente essa fu discretamente longobardizzata, più di quanto lo furono terre come Liguria ed Emilia (senza contare che Romagna e coste veneziane rimasero fuori dal dominio longobardo), ma non rientra certo nel territorio settentrionale, il cui confine naturale è posto allo spartiacque appenninico.

La linea etno-linguistica Massa-Senigallia (più grossolanamente nota come La Spezia-Rimini) separa l’Italia continentale da quella peninsulare, il mondo romanzo occidentale da quello orientale, e può rappresentare il confine meridionale lombardo.

Naturalmente, come già segnalato, zone come la Romagna e le lagune venete, ma anche il Nizzardo, la Val d’Aosta, l’area isontina oggi fuor d’Italia, l’Istria furono poco o punto occupate dai Longobardi e longobardizzate, perciò possono essere considerate lombarde solo in virtù del territorio continentale cisalpino, romanzo occidentale, e di sostrato celto-ligure o reto-venetico.

Preferisco di gran lunga chiamare il Nord Italia “Lombardia” che usare etichette vuote come “Cisalpina” o “Padania”, che hanno una mera accezione geografica e sono prive di valenza etnica, linguistica e culturale.

D’altro canto, la nostra più intima Identità non è certo longobarda ma appunto celto-ligure e reto-venetica, preromana dunque, poi inserita nell’organismo italico di epoca romana.

Eppure, dopo l’annessione del Regno Longobardo all’Impero Carolingio (774), si cominciò a parlare di “Lombardia” (forma volgarizzata e contratta per “Longobardia”) per indicare praticamente il Nord Italia. Quando un Transalpino nel Medioevo voleva portarsi in Italia settentrionale, indicava la Lombardia, e così all’estero per riferirsi agli abitanti del Regno d’Italia medievale (781-1014) si parlava di Lombardi (pensate alla famosa Lombard street di Londra, dei banchieri nord-italiani); erano Lombardi da Cuneo a Udine, da Bellinzona a Modena, da Milano a Padova. Quella che dall’annessione sabauda ottocentesca fu ribattezzata Reggio nell’Emilia, era precedentemente nota come Reggio di Lombardia.

Successivamente, con l’avvento del Patriarcato d’Aquileia, di Venezia e della colonizzazione germanica del Tirolo meridionale nel Nord-Est, il termine si restrinse alla parte nordoccidentale del territorio alpino-padano (vedi le marche imperiali del IX-X secolo), designando così in buona sostanza il bacino idrografico del fiume Po. L’etnonimo lombardo rimase appannaggio  degli Italiani nordoccidentali con l’esclusione via via di Piemontesi e Liguri.

La nascita della koinè linguistica lombardo-veneta e della famosa Lega Lombarda medievale, la Societas Lombardiae, rappresentò un motivo d’unione per i territori storici lombardi, che comunque riguardò da vicino sempre l’areale nord-ovest padano, coeso in un secondo momento dalla dominazione viscontea basso-medievale.

La frammentazione politica settentrionale obliò col tempo l’accezione originale di “Lombardia”, riducendone il raggio d’azione a quella che oggi viene denominata “Insubria”, ossia l’area linguistica lombarda occidentale gravitante attorno a Milano.

In età contemporanea, il nome ha trovato impiego per indicare la propaggine cisalpina dell’Impero Austro-Ungarico (il Lombardo-Veneto) e poi, appunto, la regione amministrativa italiana, che appare oggi mutilata di molti suoi territori storici intimamente legati a Milano.

Su questo blog uso l’etnonimo in senso ampio per indicare l’areale etnico celto-ligure/gallo-italico nordoccidentale, e in senso stretto per designare innanzitutto l’etno-regione insubrica (Lombardia transpadana) e quella emiliana/boica (Lombardia cispadana), aree che linguisticamente possono definirsi lombarde.

In Piemonte, Liguria, Romagna c’è una coscienza linguistica, e dunque etnica, a parte, e a maggior ragione il discorso vale per il Triveneto, che non è nemmeno gallo-italico.

Ciononostante, “Lombardia” rimane il miglior nome per rappresentare globalmente l’Italia settentrionale, distinta da Toscana e Centro-Sud (e isole ovviamente), in virtù delle nostre peculiarità: fascia subcontinentale, territorio alpino-padano, anello di congiunzione tra mondo mediterraneo e continentale, natura etno-linguistica galloromanza cisalpina (dunque romanza occidentale), maggiore eredità mesolitica, indoeuropea e nordica rispetto all’Italia propriamente detta (Centro-Sud), caratteristiche fisiche e genetiche peculiari, tratti culturali e socio-economici distintivi rispetto alla Penisola vera e propria, e via dicendo.

La (grande) Lombardia così descritta è anche la patria di simboli intrisi di Storia come la Croce di San Giorgio guelfa e la Croce di San Giovanni Battista ghibellina, che riguardano importanti città come (per la prima) Genova, Milano, Bologna e poi Imperia, Ivrea, Alba, Novi Ligure, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli, Reggio di Lombardia, Varese, Lecco, Mantova, Padova e (per la seconda) Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda, Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Pavia, Fidenza, Bormio.

Insomma, il cromatismo  continentale bianco-rosso, che trova impiego in molti altri stemmi comunali del Nord, contrapposto a quello romano-mediterraneo rosso-dorato.

Colori, quelli bianco-rossi lombardi, che trovano poi degno completamento nel Biscione longobardo-lombardo dei Visconti, emblema etnico dei Lombardi.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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17 risposte a Che cos’è la Lombardia?

  1. Arbogast ha detto:

    Associare Venezia alla Lombardia o alla Longobardia è un bestemmione per uno storico.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Hai letto l’articolo? Ho specificato che Venezia (o la Romagna) sono aree che esulano dal contesto propriamente lombardo (e prima ancora longobardo) ma essendo territori, come il resto, parte integrante del Nord Italia non posso che includerli. Facendo, come ho fatto, le distinzioni del caso.

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  2. Taurus ha detto:

    E’ forse più “lombarda” la Toscana di quanto lo siano la Romagna e Venezia. Peraltro il cromatismo bianco-rosso è tipico anche della Toscana e dei suoi comuni guelfi e ghibellini, ed erano i colori del margravio Ugo di Toscana [“di rosso a tre pali d’argento (bianco)”] poco prima del 1000, e sono ancora oggi i colori della bandiera della Toscana. Capisco ma non sono d’accordo che la linea linguistica Massa-Senigallia (più nota come La Spezia-Rimini) sia anche una linea di divisione etnica. Comunque esistono due linee di separazione linguistica in Italia, della seconda non si ricorda mai nessuno: a nord la già citata linea Massa-Senigallia (o se si preferisce La Spezia-Rimini), a sud la linea Roma-Ancona, con la Toscana, e parte di Marche e Umbria, che si trovano in mezzo, e non fanno parte né della koiné gallo-Italica ma neanche di quella meridionale.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Io direi che la Toscana è longobarda, non tanto lombarda, altrimenti pure Spoleto e Benevento sono lombarde. Lombardia = Italia settentrionale, Dante distingueva chiaramente (pure a livello di lingua) Lombardi e Toscani. Ovviamente l’attuale nome discende da quello longobardo ma son due concetti diversi, e siccome la principale identità settentrionale è, per così dire, galloromanza o quantomeno romanza occidentale, la Tuscia ne è esclusa. Fermo restando che è un piccolo anello di congiunzione tra Penisola e Continente da distinguere dal Sud e anche dal resto del Centro mediano. Su Ugo di Toscana non c’è nemmeno da dirlo: se guardi nella mia pagina “Simbologia” noterai che le sue barre bianco-rosse le ho messe proprio come simbolo toscano, al posto di quella cialtronata partigiana attuale.
      La seconda linea di cui tu parli è meno citata per il semplice fatto che non divide due mondi diversi (Romània ovest da Romània est), come la Massa-Senigallia. Anche la genetica separa in maniera abbastanza chiara Toscani da “Padani”.

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      • Taurus ha detto:

        Hai ragione, ho scritto “lombarda” tra virgolette intendendo ovviamente longobarda, non lombarda nel senso della moderna lombardia gallo-italica. Vero che la principale identità settentrionale è quella gallo-italica ma il veneto, il trentino orientale, il friulano, il ladino, l’istrioto non sono lingue gallo-italiche, e la loro supposta appartenenza, insieme ai gallo-italici, a una allargata famiglia galloromanza è alquanto discussa. Secondo molti linguisti i dialetti galloitalici, veneti, toscani, centromeridionali, e sardi fanno tutti parte anche di una supposta famiglia italoromanza. Sostenitore della famiglia italoromanza era il veneto Giovan Battista Pellegrini. Anche la divisione tra Romània occidentale e Romània orientale, supportata da un paio di linguisti tedeschi, non è priva di insidie, e considerarli due mondi diversi è eccessivo. Davvero vogliamo considerare Ladino e Istrioto parte della Romània occidentale? Che cosa avrebbero in comune con l’Andaluso moderno? La linguistica è un terreno scivolosissimo. Rimaniano ai fatti, la linea La Spezia-Rimini divide le lingue gallo-italiche dal toscano e dai dialetti mediani. Questo è un fatto, così come rimane un fatto che a nord-est della Romagna non si parlano più lingue gallo-italiche. E’ anche divisione etnica? La genetica separa in maniera abbastanza chiara i toscani dai “padani”? I toscani sono posizionati tra gli Italiani del nord (sample di Bergamo) e gli Italiani del centro Italia e la loro posizione rientra perfettamente nella variazione clinale genetica italiana, peraltro più vicini agli Italiani del nord che a quelli del sud Italia se ricordo bene. Non è mia intenzione minimizzare la diversità degli Italiani del nord, ma considerare la linea linguistica La Spezia-Rimini anche una “netta” divisione etnica mi sembra una forzatura. Sono d’accordo invece sul fatto che la scelta del Pegaso sia discutibile, ma non perché legato ai partigiani (in realtà la rivista fu fondata in epoca fascista) ma perché il Pegaso è un simbolo della mitologia greca che non ha particolari rapporti con la Toscana. Se proprio doveva essere scelto un simbolo della mitologia greca era forse meglio la Chimera d’Arezzo d’epoca etrusca che ebbe anche un ruolo nella formazione dell’identità toscana dopo la sua scoperta in epoca rinascimentale. L’uomo vitruviano di Leonardo sarebbe stato semplicemente perfetto ed estremamente riconoscibile.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Il sostrato celtico era presente in tutto il Nord Italia e da un punto di vista di tratti linguistici, fonetici e morfologici anche retoromanzo e veneto rientrano nella categoria romanza occidentale (per quanto il veneto sembri avere un legame, italico presumo, con parlate come toscano, romanesco e napoletano); ovvio che la Romània occidentale non sia qualcosa di omogeneo ma di sicuro il Nord è occidentale non orientale. Parlare di italo-romanzo è usare un’etichetta di comodo, ma contraddittoria: il vero italo-romanzo sono le parlate del Centro-Sud, l’italiano, il còrso e (forse) l’estinto dalmatico. L’istrioto era più verso il veneto, il dalmatico verso il romeno.
        La Spezia-Rimini è una approssimazione regionale: il vero confine è Massa-Senigallia, per quanto il confine sud-est sia sfumato (antica sovrapposizione tra Senoni e Piceni).
        Uno studio citato anche nelle opere di Cavalli-Sforza, a cura di Sokal e Barbujani, mostra un chiaro confine che segue lo spartiacque quindi non è per nulla forzoso parlare di etnia settentrionale “lombarda” ed etnia propriamente italiana del Centro-Sud. Questo, logicamente, con le distinzioni del caso.
        I Toscani hanno molto in comune col Nord ma rimangono distinti, essendo privi del fondamentale sostrato settentrionale che è quello celto-ligure e celto-reto-venetico. Ovvio che siano più vicini al Nord che all’estremo Sud ma rimangono un gruppo a sé stante non sovrapponibile col grosso dei Settentrionali. Sicuramente, comunque, sono più germanici di Liguri, Emiliani e Romagnoli. I Longobardi hanno parecchio colonizzato la Tuscia e di volti nordici tra i Toscani ne ho sempre notati diversi.
        Il Pegaso era l’emblema del CLN toscano, o almeno lo hanno scelto per quello.

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  3. Dil ha detto:

    Per quanto riguarda la somiglianza dei dialetti di area veneta all’italiano, rispetto ai dialetti del Nord-Ovest, la causa secondo me è da ricercarsi nell’influenza di Venezia.
    Credo che prima della conquista veneziana le terre venete avessero dialetti più distanti dall’italiano, ma con Venezia si è imposto il dialetto della città lagunare.
    Città lagunare che è stata promotrice, per così dire, dell’italiano al Nord con personaggi come Bembo.
    A Venezia poi nel Seicento venne stampato il primo vocabolario dell’Accademia della Crusca.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non possiamo saperlo con certezza: a Trento e Verona c’erano le vocali turbate un tempo, ma forse per cagione della koinè lombardo-veneta che si era diffusa in tutta l’Alta Italia. Il venetico era affine al latino (e i Paleoveneti erano alleati dei Romani, guarda caso) denunciando così una stretta parentela dei Veneti antichi col gruppo latino-falisco, italico. I Veneti non erano celti, ma italici. Comunque anche il veneto fa parte del romanzo occidentale, pur non essendo gallo-italico (quanto il retoromanzo dopotutto). Oltretutto, a differenza del gallo-italico, il veneto conserva in alcune espressioni la -s latina tipica della Romània occidentale, così come ladino, friulano e romancio.

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      • Gabriele ha detto:

        Visto che spesso vedo che parli della linea Massa-Senigallia, di mondo romanzo orientale e occidentale, di gallo-italico e reto-romanzo, cosa ne pensi di inserire nel tuo blog una voce di linguistica, magari con focus particolare sulle lingue settentrionali o a questo punto, per usare il tuo termine, “granlombarde”? Naturalmente quello sarebbe un luogo di confronto linguistico coi seguaci del blog piuttosto che di diffusione di tuoi contenuti, idee e proposte.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Grazie per l’idea, sicuramente interessante.

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  4. Adberth ha detto:

    Quali pensi siano i maggiori substrati delle regioni dialettali Italiane(Galloitaliche,toscane,venete,mediane,meridionali e meridionali estreme)?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Celtico un po’ in tutto il Nord, ligure in Liguria, venetico in Veneto, nord-etrusco nelle Alpi orientali, qualcosa di illirico nell’estremo Nord-Est, etrusco in Toscana, osco-umbro nel Centro-Sud, latino-falisco nel Lazio (anche etrusco), illirico in Puglia (messapico nel Salento), italico misto greco nell’estremo Sud, simil-etrusco in Sardegna, simil-iberico in Corsica.

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      • Adberth ha detto:

        Molto interessante…Con il termine Nord-Etrusco descrivi il Raetico(lingua molto affine alla sua relativa peninsulare)?Pensi che esso abbia avuto un’importanza di substrato per la formazione delle odierne lingue parlate nel meridione Germanico(Austria,Baviera etc…)?Da quello che mi ricordo i Raeti vivevano dalle alpi fino ad una parte dell’odierna Germania Meridionale.
        Tra l’altro sono interessanti le connessioni tra Etruschi e Germanici…anche se a dividerli per molto tempo vi sono stati i Galli Cisalpini,ebbero molte cose in comune,come l’Alfabeto,ed addirittura i nomi(ricordo il sovrano Etrusco Lars Porsenna),forse è qualche elemento pre-Indoeuropeo?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Etrusco, retico e lemnio facevano parte della famiglia linguistica tirsenica, insieme di lingue che potrebbero avere un legame col basco ed alcune lingue caucasiche come il georgiano. Anche in Sardegna la lingua degli antichi Sardi poteva avere un nesso con l’etrusco. Gli Etruschi erano con tutta probabilità degli indigeni neolitici d’Italia che nel tempo assorbirono varie influenze (mediterranee, italiche, anatoliche). I nord-etruschi Reti sono arrivati in Isvizzera, Germania meridionale e Austria (Tirolo e dintorni), esatto, e hanno certamente lasciato qualche elemento di substrato nella qualità di alto tedesco che si parla in Austro-Baviera. Le Alpi sono una sacca neolitica importante, in termini fisici e genetici, e di sicuro gli indigeni germanofoni sono meno germanici e nordici dei Tedeschi della Germania interna. La Rezia storica fa anche parte della Romània sommersa, dove un tempo si parlava latino (oggi ci sono le lingue reto-romanze a ricordarcelo).
        Fatto interessante riguarda anche le rune, diventate simboli magici e sacrali in Nord Europa: in origine erano parte dell’alfabeto della scrittura nord-etrusca alpina (e gli Etruschi lo appresero dai Greci, passandolo poi ai Romani), giunto nel Nord con i commerci.

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  5. Martino ha detto:

    Perchè molti meridionali hanno la peluria corporea così sviluppata? E’ una caratteristica tipica dei mediterranei, oppure viene dal medio-oriente?
    Te lo chiedo perchè essendoci in Lombardia molte persone di origine meridionale che dicono di essere lombardi e poi hanno tutta quella peluria mi vien da dubitare, perchè i lombardi non sono così pelosi.
    Tu cosa ne pensi?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      La peluria fitta è un tratto solitamente cromagnoide o grezzo, nel caso meridionale risalta perché molto spesso è scurissima. Nello specifico ricorre nei Mediterranidi grezzi e nei Beridi, ma ovviamente non è esclusiva dei Meridionali. Un altro fenotipo molto peloso è quello tauride (dinaro-armenoide); spesso nel Meridione tira più sull’armenoide che sul dinaride, e questo aumenta la peluria (tratto molto evidente, le sopracciglia).

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  6. Pingback: Bergamo e il suo territorio | Il Sizzi

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