Le grandi realtà etniche italiane

Il territorio italiano storico e geografico, dal Brennero a Lampedusa (includendo Malta) e dal Varo al Monte Nevoso, presenta un aspetto variegato sotto diversi punti di vista, non da ultimo quello etno-culturale.

Per questi motivi l’Italia può essere suddivisa in sei grandi areali etnici, che un domani potrebbero divenire le grandi realtà etno-regionali, senza più inutili regioni disegnate col righello e con simboli da supermercato (con annesse centinaia di province inventate spesso di sana pianta), coese dal federalismo etnico italiano.

Queste aree, a mia detta, sono sei e comprendono: Gallo-Italici (Celto-Liguri, Nord-Ovest), Reto-Veneti (Reto-Venetici, Nord-Est), Centrali (Italo-Etruschi, Toscana e Italia centrale), Meridionali (Italo-Greci, Italia meridionale), Meridionali estremi (cosiddetti “Siciliani”, estremo Sud), e Sardi.

Naturalmente all’interno di queste aree ci sono delle realtà particolari ma di poco momento, come le minoranze galloromanze e germaniche del Nord-Ovest, quelle baiuvariche e slovene del Nord-Est, quelle greche, slave e albanesi del Sud, le influenze iberiche in Sardegna.

I Gallo-Italici riguardano il territorio italiano nordoccidentale, storicamente abitato da Celto-Liguri e poi Galli (con un contributo alpino retico): Val d’Aosta, Nizzardo, Piemonte, Liguria, Lombardia attuale, Svizzera italiana, Trentino occidentale, Emilia e Romagna (le ultime due con un certo contributo etrusco); un areale etnico che potrebbe essere denominato “Lombardia storica occidentale”, per via dei Longobardi di Neustria ed Emilia (anche se l’attuale Lombardia orientale “orobica” era Austria longobarda, e la Romagna non era longobarda). Il Nord-Ovest è la terra della Croce guelfa di San Giorgio, un simbolo storico che ricorre frequentemente e che è lo stemma di città come Genova, Milano, Bologna e poi Imperia, Ivrea, Alba, Novi Ligure, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli, Reggio di Lombardia, Varese, Lecco, Mantova (e aggiungo Padova, che però è in Veneto).

I Reto-Veneti riguardano il territorio italiano nordorientale, storicamente abitato da Paleoveneti, Reti e Celti (ma anche Liguri, gli Euganei): Veneto, Trentino centro-orientale, Alto Adige, Friuli, Venezia Giulia storica (con area isontina, Istria, Quarnaro e per certi versi anche l’area dalmatica, dove ci sono ovvi influssi illirici ma anche italici per via di Venetici e Liburni); un areale etnico che potrebbe essere denominato “Lombardia storica orientale” per via dei Longobardi dell’Austria “nostrana” (nonostante le sacche bizantine). Nel Nord-Est c’è spazio per la Croce ghibellina di San Giovanni Battista, altro importante simbolo storico che ricorre comunque anche nel Nord-Ovest e che riguarda città come Vicenza, Treviso, Castelfranco, Ceneda e ad ovest Susa, Aosta, Mondovì, Cuneo, Asti, Novara, Lugano, Domodossola, Como, Pavia, Fidenza, Bormio. Il bianco-rosso sembra essere un’accoppiata cromatica assai ricorrente nel territorio alpino-padano, mentre in quello mediterraneo prevalgono gli imperiali colori romani rosso-oro.

Il territorio settentrionale d’Italia ha delle sue importanti peculiarità che lo distanziano dal Centro-Sud: la linea Massa-Senigallia che corre lungo lo spartiacque appenninico separa il mondo puramente italico, romanzo orientale, mediterraneo, peninsulare e “italiano” nel senso arcaico del termine, da quello galloromanzo cisalpino, romanzo occidentale, sub-mediterraneo, continentale e “granlombardo”, nel senso che nel Medioevo era noto proprio come “Lombardia”, etnonimo oggi ridotto alla parte centrale del Settentrione. Nel Medioevo erano Lombardi i Piemontesi come i Padovani, i Bresciani come i Piacentini, i Liguri come i Friulani. E anche i Toscani, per via della Tuscia longobarda, erano noti come “Lambardi”.

Sotto lo spartiacque si apre il mondo centrale di retaggio italo-etrusco, che riguarda la Toscana, l’Umbria, il Piceno, la Corsica, il Lazio, la Sabina. Non tutto questo territorio è etrusco: Piceno, Sabina e diverse aree laziali sono puramente italici, ma tutte le terre centrali sono linguisticamente romanze orientali mediane, anche se il toscano tecnicamente fa gruppo a sé. Nella Tuscia c’è anche un certo retaggio longobardo che si concretizza in diversi fenotipi nordici che caratterizzano particolarmente aree come Pistoiese, Valdarno, Casentino, Val di Chiana (la Toscana ha invero molto in comune con la Pianura Padana, avendo partecipato sovente alle medesime vicissitudini storiche). Pure l’Umbria settentrionale ha un certo retaggio germanico. Questa è la terra di aquile e fasci littori, un simbolo il fascio di squisita origine etrusca.

Ecco poi l’areale etnico meridionale, che ho chiamato italo-greco. Anche qui occorre precisare che le vere e proprie aree greche di quella che potremmo chiamare “Ausonia” sono praticamente quelle costiere, mentre terre come Abruzzo, Sannio, regione appenninica sono italiche, osco-umbre. Il Sud propriamente detto, di retaggio italico e greco, riguarda dunque il basso Lazio, la Campania, l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, la Lucania, un’area dove si parlano dialetti cosiddetti “napoletani”, meridionali, dal forte substrato osco. In Campania ci sono influssi etruschi, mentre in Puglia troviamo il substrato illirico degli Apuli. Da segnalare l’interessante superstrato longobardo dell’area sannita (Benevento, Campobasso, Irpinia, Vulture), e l’antico culto del toro, del vitello sacro, l’animale totemico che sta alla base dell’etnonimo italiano e che rappresentava il simbolo delle tribù italiche alleate contro Roma.

Abbiamo poi l’estremo Sud, la Magna Grecia greco-italica, dove l’identità italica di Bruzi e Siculi (e illirica dei Messapi) si fonde con quella italiota e siceliota; il territorio interessato riguarda Salento, Calabria centro-meridionale, Sicilia e anche isole maltesi direi (nonostante semitizzate), dove si parlano lingue cosiddette siciliane, del Meridione estremo, che risentono del substrato greco. Interessante la regione nordoccidentale della Trinacria, dove gli influssi continentali di Liguri (Sicani ed Elimi), Romani, Normanni e Svevi distanziano Palermo e Trapani dal resto del profondo Sud. D’altro canto, nel cuore della Sicilia si trova la cosiddetta “Lombardia siciliana”, fatta dalle colonie medievali gallo-italiche nate dall’iniziativa normanna per ripopolare il cuore dell’isola abbandonato dagli sconfitti Arabi.

Infine l’arcaica Sardegna, isolata sotto molti aspetti, dove si parla una qualità peculiare di romanzo orientale, il più prossimo al latino, definibile come romanzo meridionale. I Sardi sono il popolo più prossimo agli agricoltori-pastori neolitici come l’uomo dei ghiacci Ötzi, aventi linea paterna paleo-mediterranea, e gli Indoeuropei sembrano non avervi lasciato traccia, sebbene ultimamente siano rivalutati gli apporti dei Liguri e degli Shardana (Popoli del mare), con alcune connessioni etrusche. I Sardi sono gli Italiani più “puri” perché arcaici, ma rimangono connessi alla Penisola grazie alla lingua romanza più vicina al latino, anche rispetto al toscano. La Corsica, area italiana centrale, è più vicina a Toscana e Liguria che alla Sardegna, e la sua identità è decisamente italiana. Di francese, si capisce, non hanno un’acca.

La bellezza dell’Italia sta anche in questa multiforme natura etnica del Paese, che non va stroncata con fanatismi anti-identitari e statolatrici, ma valorizzata adeguatamente con uno strumento politico che sembra fatto su misura per l’Italia, quale il federalismo etnico. Senza comunque dimenticare che un’italianità unitaria esiste e passa per l’intreccio antico di relazioni tra i principali attori sullo scenario della comune Identità italica: antichi Mediterranei, Italici, Etruschi, Romani, Longobardi e Italiani moderni.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/05/le-grandi-realta-etniche-italiane.html

Advertisements

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Italia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

19 risposte a Le grandi realtà etniche italiane

  1. Dil ha detto:

    Ma non è che alla fine la linea Massa-Senigallia, che divide gli italiani, è più significativa delle Alpi che dividono gli italiani dal resto d’Europa?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Assolutamente no. Le Alpi sono una barriera genetica ben più severa, tanto che i “Padani” plottano tra Toscani e Iberici, non tra Toscani e Germanici. Da un punto di vista genetico dunque, il Nord Italia non è un anello di congiunzione tra Mediterraneo e Germania, ma tra Mediterraneo ed Europa occidentale.

      Mi piace

      • Dil ha detto:

        Anch’io tengo, come te, alla mia italianità, che è però settentrionale.
        Guarda i ticinesi, italiani di Svizzera, quanto bene stanno.
        Si può essere italiani senza far parte per forza di un unico stato.

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        I Ticinesi non fanno parte di una Nazione infatti, ma solo di uno stato senza identità. Per le questioni politiche, sociali ed economiche esiste il federalismo. Gli spazi geografici millenari come l’Italia, l’Iberia, la Gallia, la Germania ecc. vanno rispettati.

        Mi piace

    • Taurus ha detto:

      I ticinesi, italiani di Svizzera, stanno bene perché sono pochi, 500 mila, e sono all’interno di una delle nazioni più civili ma anche paracule d’Europa.

      Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non sono nemmeno una nazione, sono una confederazione fatta di popoli diversi. Per quanto civili, ordinati e virtuosi siano, io per gli “Svizzeri” non ho stima. Che poi gli Svizzeri son solo quelli dei cantoni alemannici.

        Mi piace

  2. Dil ha detto:

    In Corsica secondo te perché la resistenza all’assimilazione da parte dei francesi ha preso la strada del tentativo di farne un stato indipendente, e non una parte dell’Italia?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’isolamento fa sentire centro del mondo, un po’ come in Sardegna. Aggiungiamoci l’occupazione fascista dell’isola che può aver reso malvista una filiazione all’Italia (sempre, puntualmente, confusa con lo stato italiano). Eppure, il “padre della patria” Paoli era un italianista. Che la Corsica sia italiana è fuor di dubbio: è una terra a metà strada tra Liguria e Toscana ed è fortemente affine a quest’ultima per questioni di lingua e storia.

      Mi piace

  3. Dil ha detto:

    Se ho capito bene nello spazio geografico italiano andrebbero incluse terre come la Corsica, l’Istria, il Canton Ticino e altre.
    Credo che tu, nella tua Italia ideale, le comprenda nell’assetto etnof-federale del quale parli.
    Ma come le ingloberesti, con aggressioni militari?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Macché, son finiti i tempi delle politiche di potenza. Si tratterebbe di un’opera di missionarietà culturale, seguita dall’azione diplomatica. Va da sé poi che il territorio principale ove attuare il disegno (meta)politico in questione sia quello italiano attuale.

      Mi piace

  4. Stefano ha detto:

    Provo a riscriverlo ,io onestamente paolo preferisco la tua visione di un Italia etno federale divisa in regioni/stati che in areali.
    In particolare nel caso del mio territorio preferisco parlare di “Repubblica di genova” che di liguria e in questo breve articolo c’è spiegato il perchè.
    http://www.francobampi.it/zena/intra/zeneize_ligure.htm
    Bisogna salvaguardare l’identità locale.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ognuno ha la sua sensibilità e le sue posizioni; riguardo la Liguria c’è da dire che a volte nel periodo tardo-antico e medievale indicava tutta l’Italia nordoccidentale, come ad esempio nel “Ligurinus” di Gunther di Pairis, cronista medievale che frequentava la corte degli Hohenstaufen. Il concetto base è comunque quello di Italia etno-federale costituita da entità etniche; le soluzioni potrebbero essere due: Italia in sei “macroregioni” federate e suddivise in 22 province (23 con la Dalmazia), oppure Italia suddivisa in 22 (23) regioni senza province.

      Mi piace

  5. Stefano ha detto:

    Sicuramente nel periodo antico quell’area veniva denominata liguria ma a partire dal XII secolo Genova ha creato in questa area la sua civiltà ,che durata per ben 7 secoli.
    Io preferisco la seconda soluzione:un Italia suddivisa in regioni incluse quelle che mancano al unità definitiva (istria,Nizza,corsica,svizzera italiana).
    In questa ipotesi le provincie private di autorità andrebbero ad assumere soltanto un ruolo geografico e non politico ,utile per poche cose come ad esempio le targhe automobilistiche.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Al di là della suddivisione, ad ogni modo, degli areali etnici esistono; per quanto la Liguria sia davvero un mondo a sé stante (settentrionale ma mediterranea e con una lingua non esattamente gallo-italica essendo di un’area meno celtizzata della Lombardia) può rientrare tranquillamente nell’areale nordoccidentale di stampo celto-ligure e (meno) longobardo. Ovviamente romanizzato.

      Mi piace

  6. Stefano ha detto:

    Gli areali etnici esistono la penso esattamente come te.
    Volevo solamente evidenziare la suddivisione politica e un pò di storia della mia area.

    Mi piace

  7. Gairethinx ha detto:

    Iberico-toscani, hai centrato il punto, sono d’accordo con questa definizione per noi Padani. Peccato che tu Paolo abbia sempre trattato malissimo l’idea di Padania (Lombardia) nazione.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      No, ho detto che da un punto di vista genetico i Settentrionali (tranne alcune eccezioni mittel del Triveneto) ricadono geograficamente (a livello autosomico insomma) tra Iberici a nord e Toscani a sud, il che sta a significare che la romanizzazione in 700 anni ha certamente livellato la nostra indoeuropeità celtica/venetica immettendo nella Pianura Padana coloni del Centro-Sud. Altresì l’elemento germanico medievale ha scarsamente intaccato il patrimonio genetico degli indigeni cisalpini di allora. Alla luce di ciò il Nord potrebbe essere classificato come sudoccidentale, mentre il Sud come sudorientale (con Toscana e Centro che fan da ponte). Però questo non vuol dire che noi siamo ibero-occitani e i Meridionali greco-levantini, una Nazione ha bisogno di nerbo culturale e spirituale, ed ecco l’Italia nel senso più nobile ed elevato.
      La Padania non mi piace perché vuol dire poco in termini etnici e culturali, e le preferisco “Lombardia”, che quantomeno ha una certa attestazione storica medievale. Andrebbe bene anche “Liguria” ma si confonderebbe con quella che oggi è la Liguria tout court. L’idea di Padania non mi aggrada perché non ha alcun precedente storico alle spalle, nessuna lingua unitaria, nessuno sforzo passato unitario per darsi uno stato e un esercito, e questo perché gli sforzi sono andati in direzione italiana. L’Italia non può essere decapitata perché il Nord è il suo motore e cervello, il suo nerbo, colui che dal Medioevo è il propulsore dell’iniziativa politica. Non vedo perché dividere un organismo sì eterogeneo ma coeso da secolari eredità italiche, latine, romane, romanze, banalizzando quello che invece serve realmente: un ordinamento seriamente federalista, che tagli la cancrena anti-italiana rappresentata da uno stato senza Identità. E poi, parliamoci chiaro: se assecondassimo le manie indipendentiste, andrebbe a finire che nessuno più si sentirebbe italiano e ci ritroveremmo gente che parla di nazioni piemontesi, lombarde, venete, friulane, toscane, sarde, corse, “neapolitane”, siciliane. Non sarebbe dunque davvero meglio conciliare l’italianità col particolarismo etno-culturale mediante (etno)federalismo? Se si fosse seguito il consiglio di un Cattaneo non saremmo arrivati al punto di vergognarci di essere Italiani, facendo ridere un bel po’ di gente all’estero, e questo perché incattiviti a tal punto da non saper più discernere l’Italia (il bambino) dallo statalismo “romano” (acqua sporca).

      Mi piace

  8. Gairethinx ha detto:

    Grazie per la risposta. Sono d’accordo con te su Carlo Cattaneo, ci fosse stato lui a guidare i primi anni di unità… L’etno-federalismo è ok ma la vedo dura farlo accettare alle masse.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Varrà sempre la pena battersi, affinché la suddivisione etno-culturale italiana sia preservata e la stessa valenza positiva di Italia (ben distinta dallo stato italiano) sia difesa da quanto invece deriva dalle magagne figlie di questa repubblica-colonia americana, o comunque da quel che esiste da nemmeno 200 anni di unità politica. Esiste attualmente un concetto sbagliato di Italia, frutto sicuramente della statolatria: quello della retorica stantia del “fratelli d’Italia” o dell'”unica famiglia dalle Alpi alla Sicilia”. Queste sono banalizzazioni. In realtà l’Italia esiste e ha senso come areale storico, geografico, culturale, come subcontinente europeo dotato di sua propria fisionomia, ma non è naturalmente un blocco monolitico rappresentato da un unico popolo. Esistono insomma diverse “Italie”, accomunate da una incommensurabile eredità che risponde al nome di Roma. E quando io parlo di Roma intendo il suo immortale valore primigenio, che nasce dall’incontro tra i popoli indoeuropei della Penisola e l’elemento autoctono della stessa. L’Italia tutta è la figlia privilegiata della latinità e della romanità. Si pensi allo ius italicum.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...