Profilo genetico dell’Italia

La situazione genetica conferma il peculiare quadro etnico dell’Italia, delineato nello scorso post a proposito di sottorazze e fenotipi.

L’Italia, a ben vedere, è una Nazione in un certo senso multietnica (non multirazziale, si badi bene) ma assolutamente europea, per quanto coesa da eventi storico-culturali e politici ben precisi, come la romanizzazione, che ha anticipato di duemila anni il Risorgimento; è dalle Alpi alla Sicilia una terra sud-europea, mediterranea o sub-mediterranea, decisamente più neolitica che mesolitica ed indoeuropea/nordica, ma al suo interno non c’è di certo un granitico blocco di Italiani indistinti.

Il popolo italiano più incontaminato sono i Sardi, la popolazione europea più prossima ai primi agricoltori neolitici, la cui precipua linea genetica paterna è però associata a cacciatori-raccoglitori mesolitici paleo-mediterranei (I2a1). Si tratta comunque di un effetto del fondatore, dal momento che i Sardi sono geneticamente affini a quello che era il famoso uomo dei ghiacci Ötzi.

Il Meridione d’Italia è, logicamente, più neolitico del Centro-Nord e a differenza della Sardegna presenta in maniera palpabile una più recente mistura levantina risalente all’Età del Bronzo, e recata da genti come Fenici, Greci, e altri popoli anatolico-caucasici. Mentre i geni neolitici si associano ad aplogruppi paterni come, innanzitutto, G2a e poi E1b1b, J1, J2 e T, quelli levantini recenti sono primariamente J2. Questo lignaggio, nel Centro-Nord, è imputabile al superstrato anatolico degli Etruschi (che ricordo essere principalmente una popolazione italiana autoctona), ai Bizantini, alle colonie greche dell’Adriatico, e fors’anche ad una immissione di genti levantine da parte dei Romani, discorso che vale anche e soprattutto pel Sud.

Anche i Sardi comunque, in minima parte, hanno una certa eredità fenicia e levantina recente.

Ma l’Età del Bronzo è prima di tutto associata agli invasori indoeuropei dell’Europa, provenienti dalle steppe ponto-caspiche. Ad essi è imputabile la diffusione massiccia di R1b anche in Italia, segnatamente al Nord e al Centro, distribuita a più riprese. La prima ondata è probabilmente quella ligure, che ha diffuso il P312 (guarda caso picca proprio in Liguria, parlando di Italia) nell’Italia nord-occidentale, in Corsica, Toscana, nel Lazio (forse i Rutuli di Turno erano liguri) e in Sicilia, con Sicani ed Elimi. Un ramo ligure era presente anche in Veneto, grazie agli Euganei. Probabilmente, i Liguri erano un popolo a metà strada tra i primi Celti e gli Italici, per quanto inizialmente fossero presumibilmente una gente mediterranea collegata agli Iberi. In Liguria c’è stata anche un’influenza greca.

Una seconda ondata, la più importante, risale all’Età del Ferro, e ha portato con sé il diffusissimo aplogruppo R1b-U152, tipicamente lateniano (celtico/gallico, clade Z36) al Nord e italico-romano al Centro-Sud (clade Z56); al Sud, a onor del vero, questa linea è piuttosto scarsa ed è stata rimpolpata da una terza ondata di R1b, quello L23, recato da Etruschi, Greci e Anatolici. In questa carta, la distribuzione dell’U152 in Italia, confrontato con la dislocazione delle colonie romane:

R1b-U152 in Italia

R1b-U152 in Italia

Sicuramente, la presenza di S28 (U152) al Nord è stata rafforzata dalla deduzione di colonie italico-romane, a scapito ovviamente della presenza gallica nord-occidentale. Anche in Sardegna e Corsica tale aplogruppo è stato diffuso dai Romani, e probabilmente anche dai Toscani (soprattutto nell’isola di Napoleone).

Gli Etruschi sono da sempre ritenuti un popolo misterioso, legato ai Reti delle Alpi. Con tutta probabilità, stando anche alle ultime ricerche genetiche, erano un popolo costituito da uno strato indigeno mediterraneo (neolitico), da uno italico proto-villanoviano, e da uno villanoviano forse arricchito da elementi anatolici.

Popoli italici, al di là delle colonie romane, si sono storicamente stanziati anche al Nord: i Liburni dell’area nord-dalmatica, i Venetici in Veneto, i Proto-Villanoviani nell’area emiliana delle terramare, dove si insediò il primo nucleo di quelli che divennero noti come Latino-Falisci (quindi Latini e Romani) e Osco-Umbri.

Il popolo italico più meridionale era quello dei Siculi, che dal Lazio si spostò nella Sicilia orientale.

Ogni tanto qualcuno usa la leggenda di Enea per affermare che Roma sia nata da genti anatoliche (Troiani); in realtà sappiamo bene quanto fosse ricorrente l’usanza di fregiarsi di natali greci od orientali in genere, nell’antichità, per nobilitare la propria stirpe e, a dirla tutta, se vogliamo proprio cercare un fondo di verità nella leggenda, ci si dovrebbe ricordare del fatto che Dardano, avo di Enea, era originario proprio dell’area centro-italiana, quindi forse etrusco indigeno d’Italia. E la Roma delle origini cos’è se non una miscela di tratti etruschi e italici?

Per quanto concerne il rimescolamento etnico nell’antica Roma e nel Lazio, dovuto soprattutto al cosmopolitismo imperiale, va detto che si è sempre trattato di un fenomeno ingigantito e usato dai detrattori nordicisti dell’Italia per dipingerla come un crogiolo di razze (!), una terra meticcia manco fosse il Brasile; stiamo parlando degli stessi begli spiriti che rivendicavano un Umanesimo e un Rinascimento germanici, dove i principali artisti sarebbero stati, a loro detta, dei “Teutoni”.

Scarso fu l’impatto degli schiavi affrancati, provenienti dal bacino del Mediterraneo, certo più scarso di quello che fu il già di per sé esiguo apporto germanico dovuto alle invasioni “barbariche” del Medioevo.

Popoli germanici come Vandali, Ostrogoti e Longobardi diffusero linee come I1, I2a2, R1b-U106, e le cladi germaniche di R1a. In certe aree d’Italia (Nord/Nord-Est transpadano, Benevento e Campobasso) hanno discretamente influito generando un effetto del fondatore, che arriva anche al 15-20% di tutti gli aplogruppi Y-DNA. A livello autosomico, comunque, l’apporto è stato scarso (eccetto in Alto Adige e altre circoscritte zone del Nord-Est).

Altro interessante effetto del fondatore è quello nella Sicilia nord-occidentale, tra Palermo e Trapani, per opera di Normanni e Svevi.

I Bizantini invece, storicamente stanziati segnatamente nelle aree non longobarde d’Italia quali l’estremo Sud, Napoli, la Sardegna, il Lazio, la Romagna storica (Esarcato di Ravenna), Venezia, hanno certo rafforzato la presenza di J2 ed E1b, essendo di area greco-anatolica.

Infine, da segnalare l’apporto, per quanto anch’esso risibile, di Franchi e altri Germanici al Nord, e di Arabi, Ebrei e Saraceni al Sud, soprattutto in Sicilia. L’impatto di quest’ultimi (J1, E-M81 e Q) è stato ancor più contenuto di quello normanno, sicuramente ben più di poco momento rispetto all’Andalusia.

Da segnalare, soprattutto in Sicilia, la presenza storica di comunità gallo-italiche chiamate dai Normanni per ripopolare le aree interne dell’isola, in seguito alla cacciata dei musulmani.

Ad ogni modo, si tenga presente che popoli come Goti, Normanni/Franchi e Arabi erano rimescolati rispettivamente con Balcanici, Gallo-Romani e nativi europei (al pari degli Ebrei).

Ecco delle mappe sulla distribuzione italiana degli aplogruppi paterni:

Mappe Y-DNA

Mappe Y-DNA

L’I2a1 è sardo e iberico; l’I2a2 è pre-celto-germanico; l’I1 è pre-germanico (nordico); l’R1b indoeuropeo occidentale; l’R1a proto-indoeuropeo orientale; il G caucasico e greco-anatolico; l’E1b1b mediterraneo, balcanico e MENA; il T neolitico mediorientale; il J1 neolitico levantino e semitico; il J2 greco-anatolico e caucasico.

Ecco una tabella con le frequenze Y-DNA a seconda della regione:

Y-DNA italiano

Y-DNA italiano

E una con le frequenze mtDNA, che ricordo essere meno inquadrabile in un’ottica etnica, rispetto al lignaggio paterno:

mtDNA italiano

mtDNA italiano

Al netto delle recenti immigrazioni meridionali al Nord, gli Italiani sono grossomodo gli stessi dell’Antichità, del periodo cioè a cui risalgono le principali differenze etniche della Penisola; deve essere ben chiaro che né il Nord è germanico né il Sud è MENA, ossia Middle East – North Africa.

Offro qui delle mappe relative alle misture autosomiche degli Italiani, che mostrano come sono ripartite le componenti etno-geografiche nel nostro Paese, sovrappostesi lungo i millenni:

Autosomico italiano

Autosomico italiano

La componente europea nord-occidentale si lega ai popoli indoeuropei R1b e germanici; la componente europea orientale a quelli indoeuropei R1a e germanici; la mediterranea agli agricoltori del Neolitico e ai Paleo-Mediterranei mesolitici; quella asiatica occidentale agli agricoltori neolitici e ai Levantini dell’Età del Ferro; la caucasica al Neolitico; la “Mar Rosso” al Medioriente; l’asiatica sud-occidentale alle immigrazioni mediorientali dal Neolitico in poi; la “Gedrosian” riguarda una componente irano-afgana antica recata in Europa dagli R1b; l’africana è una mistura di geni nordafricani e africani orientali (caucasoidi) con una restante parte sub-sahariana, minima.

Qui invece, nel dettaglio, un raffronto tra il DNA autosomico di Nord, Centro, Sud e Sardegna, confrontato con quello di Europei germanici, Francesi, Drusi, Beduini, Palestinesi e Berberi autoctoni mozabiti:

Autosomi

Autosomi

Lo studio di Di Gaetano et al. 2012 usa il viola per la componente nordafricana, il verde per quella continentale centro-settentrionale, la rossa per la mediterranea sud-europea, l’azzurra per quella levantina del Neolitico.

Tutti gli Italiani, pur con le loro differenze, sono una popolazione europea meridionale, in un certo senso isolata, anche geneticamente, dalle Alpi e dai mari: insomma, siamo unici.

Questo spiega come mai gli Italiani settentrionali (i “padani” ovviamente, non le minoranze germaniche e slave) sono geneticamente affini a Iberici e Toscani, più che a Francesi e Tedeschi, anche se va segnalato che tra Nord e Sud esiste un palese stacco che avvicina il primo, appunto, all’Europa atlantica e il secondo alla Grecia. Da questi plot si può capire meglio quanto affermato:

Europei

Europei

Plot genetico

Plot genetico

In quest’altro invece la situazione è ancor più chiara e approfondita, e si può apprezzare al meglio la distribuzione autosomica delle varie genti dello “Stivale”; blocco settentrionale, blocco centrale e blocco meridionale, coi Sardi isolati:

Di Gaetano 2012

Di Gaetano 2012

Il Centro, soprattutto toscano, si sovrappone discretamente al Nord, mentre appare un certo isolamento del Sud nei confronti degli altri due blocchi. In altre parole, il Sud è più “arcaico” e ha ricevuto meno contributi continentali (mesolitici, prelatini e medievali) rispetto al Centro-Nord. I mari sono barriere più severe delle Alpi e degli Appennini.

In questa mappa elaborata da Piazza e colleghi sono ben evidenti le differenze messe in luce sopra:

Italia genetica

Italia genetica

Ad un Nord reso omogeneo dall’eredità celtica, rispondono un Centro italico-etrusco e un Sud contraddistinto dall’eredità greca antica, con l’arcaica isola dei Sardi per conto proprio in virtù di deriva genetica e collo di bottiglia.

Ad ogni modo, le popolazioni italiane sono geneticamente in fila, e seguono un po’ la stessa geografia peninsulare anche grazie al comune strato mediterraneo che accomuna tutta la Penisola. La linea Massa-Senigallia si conferma essere un confine etno-linguistico e genetico tra mondo puramente italo-romanzo e mediterraneo e quello gallo-romanzo subcontinentale tendente all’Ovest europeo, per quanto possa essere sfumata nell’area di contatto tra italici Piceni e gallici Senoni (Ager Gallicus).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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83 risposte a Profilo genetico dell’Italia

  1. Dil ha detto:

    Nella tabella con l’Y-DNA per regione la voce “total” all’estrema destra significa il numero delle persone analizzate?

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  2. Dil ha detto:

    Ho fatto il test con uno dei metodi che avevi consigliato, sto aspettando i risultati.
    Quando ce li ho posso inserirli qui?

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  3. Dil ha detto:

    La provincia di nascita del mio nonno paterno è Padova.
    Grazie Paolo

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  4. Dil ha detto:

    Va bene il cognome te lo scrivo via mail quando ho i dati.

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  5. F. ha detto:

    Paolo ma il MENA è davvero presente nell’autosomico dei sud italiani come vorrebbero far credere gli Atlanto-FAG-adisti ?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      A livello di geni nordafricani ne hanno di più loro, senza dubbio. A livello mediorientale qualcosa c’è, ma si tratta prevalentemente di geni neolitici, non recenti.

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      • F. ha detto:

        Comunque in ogni caso la componente “MENA” nell’autosomico riguarda solo l’estremo sud ? Qualla SSA è totalmente assente invece?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Quella SSA è presente praticamente in Sicilia, ed è scarsissima. Il MENA è concentrato soprattutto a Sud, ed evapora man mano risale la Penisola.

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  6. Dil ha detto:

    Ho visto adesso i risultati, mi attribuiscono un aplogruppo R-L671 che però non vedo nelle tabelle.
    Cosa vuol dire?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Clade di Z36 (U152*), celtico. Ma con che compagnia ti sei testato?

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      • Dil ha detto:

        Ho fatto il Geno 2.0.
        Ma perché nel mio risultato c’è solo la R all’inizio e non per esempio R1a o R1b?
        Comunque nello schema sul sito dove mostrano i risultati c’è scritto come ultimo “branch” U152.
        Spiegami un po’ Paolo per cortesia.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ah ecco, ho capito. Io avevo fatto 23&Me, che è meno approfondito. In sostanza Geno va molto a fondo e risale alla clade più personale, per così dire, che nel tuo caso è L671, clade di Z36 (lateniano). Dunque rientri nella famiglia più nutrita del Nord Italia.

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  7. Dil ha detto:

    Ma nel tuo articolo parli dell’aplogruppo R1b-U152 tipicamente lateniano, con la clade Z36 al Nord Italia.
    Il mio risultato, R-L671, caratterizzato dalla sola R è da intendersi come R1b?
    Grazie

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  8. Dil ha detto:

    Per quanto riguarda la linea materna il risultato è H1A3.

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  9. Dil ha detto:

    Ciao Paolo, nei tuoi articoli parli di aplogruppi R1a e R1b.
    Nel mio caso, con Geno 2.0 che mi ha dato come risultato R-L671, come faccio a sapere se quel R sta per R1a o R1b, dalla clade L671?
    Grazie

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  10. Dil ha detto:

    Quando leggevo libri sui Veneti si parlava di contatti con i Celti e di pacifici insediamenti nel territorio veneto di comunità celtiche.
    Magari il mio risultato è frutto di questo tipo di vicenda.
    È affascinante comunque questo tema, dobbiamo ringraziarti perché contribuisci ad alimentare l’interesse verso le nostre origini grazie a questo Blog.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Per me è un piacere, e questo va al di là del pensiero politico che uno può avere. La realtà etnica italiana non si camuffa con le ideologie. Comunque anche i Paleoveneti erano U152, con un picco però di L2, una clade differente di Z36 (quindi del tuo e del mio) e di Z56, i più diffusi in Italia. L2 è probabilmente legata alla Cultura di Polada, ed è forte nel Triveneto e fuori d’Italia. Ecco un articolo basato su una ricerca di Boattini et al. sempre molto interessante: http://r1b.org/?page_id=242.

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  11. Anonimo ha detto:

    Cosa ne pensi di questo articolo dello studioso Michele Fabbri?(Secondo me sarebbe importante far conoscere le nostre vere origini di noi Settentrionali,soprattutto dei Toscani,poichè gli Etruschi erano Mediorientali e Non parlavano una lingua celto-padanica.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Che articolo? Gli Etruschi non erano mediorientali, non diciamo fesserie: erano primariamente indigeni neolitici con uno strato proto-villanoviano italico e un successivo apporto anatolico (forse lidio). La famiglia linguistica tirrenica comprendeva anche il nord-etrusco (retico), quindi l’area alpina nord-orientale, e non dimentichiamoci che è esistita una Etruria padana che arrivava fino alla Bassa lombarda.

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  12. Dach ha detto:

    Ciao Paolo,cosa ne pensi di quest’articolo: https://michelefabbri.wordpress.com/2015/05/09/noi-celti-e-longobardi/ ?Secondo me è molto ben fatto e fa risalire alle origini vere di noi Settentrionali.I toscani possono essere considerati Nordici?A quanto ammonta l’elemento etrusco(mediorientale) in essi?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ciola era un amatore, non conduceva ricerche in maniera scientifica, e inoltre quel libro è abbastanza datato ormai. Come ho già detto gli Etruschi non erano mediorientali, ma al limite avevano un superstrato levantino del Ferro che potrebbe rafforzare il legame anatolico-caucasico dell’Italia, principalmente da attribuire al Neolitico. Gli ultimi studi comunque propendono per un’origine autoctona dei Tirrenici.
      Dire che i Toscani sono nordici è una cretineria; hanno avuto un discreto influsso longobardo, senza dubbio, ma la Toscana è principalmente italica ed etrusca (anche ligure nell’area settentrionale).

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  13. mauro ha detto:

    i piu distanti come popolo da quello italico sono i sardi

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  14. Mirko ha detto:

    Ma come mai lo studio Brisighelli (2012) rileva una commistione cosi anomala http://2.bp.blogspot.com/-fygMqo7zW6Q/VAQw8yerW-I/AAAAAAAAA0c/OQxaua-yuNk/s1600/Admixture_52_AIMs.png

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      • Mirko ha detto:

        Ah, ecco. Alla fine mi bastava cercare meglio sul quel blog (che tra l’altro seguo spesso).

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      • fxd ha detto:

        io di quei grafici non nè so niente, ma secondo me in italia (come anche nel resto d’ europa, chi più chi meno) abbiamo piccole aliquote di esotico, io per esempio sto nelle marche e vedo: (oltre ai soliti fenotipi in principali: alpino, dinarico e mediterraneo, influssi minori di tipo cromagnoide e nordoide “quest’ ultimo all’ incirca 2/10 persone con alterazione nordoide, data da retaggi ario italici e galli cisalpini e poco barbarici perchè nelle marche non è che abbiamo avuto tanti barbari”; ma per il resto, 1/15 persone circa li vedo influssi extra europidi: medio orientali credo per retaggi da saraceni o diaspora ebraica e retaggi neolitici ancestrali; ma dentro quell’ 1/15 anche extra caucasoidi: asiatico credo per retaggi unni o non sò per residuo lignaggio proto mongolide nei paleo europidi; ma anche sub sariano, non so, credo per residuo lignaggio nei capelloidi del neolitico o anche nei paleo europidi, o magari per qualche raro negroide che si è unito alle migrazioni del neolitico); nel resto d’ italia, oltre ai famosi mezzi armenoidi come alvaro vitali e il trota, mi vengono in mente persone un pò mongoleggianti come Dario Marcolin (turanidi portati dagli unni???); non fraintendere, non solo un troll iberico che vuole scrediare l’italia eh:) non sto mica parlando di enormi quantità, poi ripeto ci saranno anche nel resto d’europa chi più chi meno.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ormai il timore di passare per troll iberici o pseudo-tali è fenomenale. Non si può mai sapere l’origine di certi fenotipi bislacchi in circolazione; conosco una persona piemontese purissima (geneticamente in linea dunque, anzi, più nordica del Bergamo sample) che dando una sbrigativa occhiata ai suoi tratti facciali potrebbe presentare un aspetto bislacco, quasi esotico. Ciò credo derivi spesso da tipi cromagnoidi che più grezzi sono più potrebbero parere estranei alla norma fenotipica: nasi grossi e dilatati, labbroni, visi pesanti, occhi stretti e via dicendo. Per quanto riguarda fenotipi che possono avere del nordafricano o del mediorientale potrebbe essere, certo, per qualche contaminazione esotica recente ma nei casi dell’estremo Sud, più che altro, mentre l’aspetto levantino di molti altri è frutto del Neolitico e in minor parte di Etruschi o immigrati della Roma imperiale, e ancor meno di Giudei e musulmani/Saraceni. Lasciti unni o zingareschi sono del tutto remoti e dall’insignificante importanza.

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      • fxd ha detto:

        esatto, alludevo proprio a quei tratti che danno l’ impressione di non europeo, che a volte non mancano anche contemporaneamente in una singola persona… si è vero è difficile risalire all’ origine di certi fenotipi (considerando anche l’ affidabilità odierna in termini di partner)… comunque è pur vero che si, le razze esistono, ma derivano da antenati comuni, quindi chissà, magari è per questo che nei tipi più arcaici saltano fuori tratti strani…e magari le varie mappe genetiche quando colorano una determinata zona di caucasoide o altro, bisogna vedere quali linee genetiche intende per caucasoide… per quanto riguarda gli occhi allungati, li vedo frequenti in dinarici e cromagnoidi, ma quelli li distingui dagli asiatici, perchè a differenza di questi ultimi hanno ciglia più dritte e non troppo distanti dall’ occhio, ed inoltre l’ occhio non ha quella forma a mandorla, seppure allungato… certo che però seppur molto sporadicamente non mi manca di vedere occhi a mandorla con guancetta sotto l’ occhio, ciglia ad arco e zigomatura forte in concomitanza

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    • Marco ha detto:

      Dario Marcolin è un cromagnoide. Gli occhi pseudo turanidi possono trovarsi in alpinoidi ed secondo me è il segnale di grande quantità di ANE che caratterizzò gli indo-europei. Qualche tribù turcica arrivò con i longobardi, quindi si accompagnava probabilmente molto spesso a contributi nordoidi.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sì, c’erano i Bulgari coi Longobardi (oltre ad altri popoli germanici minori) e moltissimi Alpinoidi hanno occhi pseudo-mongoli essendo un’infantilizzazione dei CM.

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      • Marco ha detto:

        Esatto, sei stato più preciso di me, si può trattare di un’infantilizzazione dei CM nel caso degli Alpinoidi.

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  15. Marco ha detto:

    Paolo, hai già visto le Reference Populations del nuovo Geno 2.0 Next Generation? Interessante, merita una lettura. Per l’Italia ci sono i toscani e i sardi. Meritano un confronto con le altre popolazioni europee a noi vicine, tipo iberici (spagnoli e portoghesi), francesi, greci, tedeschi, britannici. Trovi tutto qui https://genographic.nationalgeographic.com/reference-populations-next-gen/

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì devo averlo già intravisto questo link; peccato non vi siano i settentrionali e i meridionali perché i Toscani non possono rappresentare tutta Italia.

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      • Marco ha detto:

        Si, assolutamente è un peccato. Immagino abbiano scelto i toscani per il solito problema del cline genetico italiano, ovvero come rappresentare tutta Italia e non potevano farla rappresentare da 4 regioni diverse perché sarebbe stato l’unico Paese del mondo nel progetto. Ora i toscani non sono la media italiana che si trova più a sud di loro. Però sulla base di tutte le precedenti ricerche sull’Italia e confrontandole con toscani, sardi, iberici, greci e francesi di Geno 2 Next Generation possiamo azzardare almeno un’ipotesi per i settentrionali. Comunque interessante la netta differenza che c’è tra toscani da una parte, e sardi e iberici dall’altra parte.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sì, soprattutto se si pensa a certe storielle atlanticiste/nordiciste diffuse da alcuni forum, secondo cui gli Iberici sarebbero più a “nord” di Toscani e Padani. Gli Iberici sono nettamente più Southern dei Toscani e decisamente meno Central-Western rispetto a loro, figuriamoci quindi nei confronti dei Padani…

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    • gianluca ha detto:

      come sono calcolate queste componenti? gli iberici hanno il 9% di genoma nord africano! il 4% di asia minore (alla faccia della western facade) e il 5% di geni ebraici! anche i sardi hanno una componente nord africana molto alta, l’11%, il 3% di arabia (Fenici?) e il 2% di asia minore. forse l’isolamento dei sardi è un mito.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Mah, Jewish Diaspora non so a cosa possa alludere, francamente; io di Geno sentivo dire che avesse una poco simpatica tendenza di ficcare dentro in ogni popolo europeo qualcosa di ebraico/levantino, e magari quelle strane componenti derivano da ciò, o da una forzata frammentazione della componente mediterraneo-orientale neolitica. Che poi nei Sardi come negli Iberici o i Siciliani vi sia un contributo fenicio (anche in senso berbero) è pacifico. Gli scambi millenari tra Iberia e Nordafrica non sono un mistero. Non dimentichiamoci poi degli Arabi. No, non è un mito che i Sardi siano isolati, e lo testimonia anche la presenza di certe malattie tra di essi, o la loro linea genetica paterna, pre-neolitica che si è massicciamente distribuita come effetto fondatore.

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      • Marco ha detto:

        Geno 2.0 si caratterizza per fare le analisi più approfondite. Quelle componenti vengono “calcolate” in base alla popolazione che contiene il picco. Non ci vedo niente di strano in Jewish Diaspora, ma probabilmente non tutta questa componente sarà dovuta alla diaspora ebraica. I libanesi ne hanno un valore molto alto, il 14%, questo sembra confermare che solo in parte sia ebraica, perché nei libanesi la possibilità che si tratti di una eredità genetica dei Fenici è molto alta (ma la principale componente nei libanesi moderni è quella arabica con il 44% che li distanzia nettamente da ogni etnia europea). Ad ogni modo i britannici, i toscani e i greci ne hanno il 2%, i sardi e i francesi il 3%, i cechi ne hanno il 4%, i tedeschi, russi, spagnoli, portoghesi e rumeni ne hanno il 5%, i polacchi ne hanno il 6% e questo risulta il valore più alto in Europa. Queste percentuali sono assolutamente in linea con la storia dei contatti di queste etnie e di questi posti con la diaspora ebraica, niente di strano. Mentre in qualche caso specifico può essere il segnale di qualche contributo genetico dei Fenici che da alcuni vengono ricollegati ai Cananei dell’antica Palestina. Quindi nei sardi e negli spagnoli può essere entrambi, segnale fenicio o diaspora ebraica. Probabilmente nel sardi è prevalentemente segnale fenicio, negli spagnoli sarà entrambi. Anche i messicani degli USA hanno un 4% di diaspora ebraica ereditato dai conquistadores iberici.

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    • Mirko ha detto:

      In parte differisce molto dalla maggior parte degli studi autosomici rilevanti.

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      • Marco ha detto:

        Quali studi per esempio? Eurogenes è un blog amatoriale gestito da David Wesolowski un polacco molto discutibile che comunque non è un professionista, tutte le sue mappe sono amatoriali, così come tutti gli altri calcolatori sono amatoriali. Dodecad è amatoriale gestito da Dienekes Pontikos che non ha mai rivelato la sua vera identità. Invece Genographic Project non è un progetto amatoriale e il project manager è uno spagnolo, quindi non possono neanche essere accusati di mancanza di neutralità.

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      • Marco ha detto:

        Mi piacerebbe anche la tua opinione Paolo.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        In merito a cosa?

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      • Mirko ha detto:

        Esempi?
        Behar et al 2012
        Lazaridis et al. 2013
        M. Behar et al. 2013
        Paschou et al. 2014
        Fiorito et al. 2015

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      • Marco ha detto:

        @ Paolo, in merito a quanto afferma Mirko.

        @ Mirko. E in cosa differiscono esattamente?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ah, mah guarda, a me sembra che tra calcolatori amatoriali e test genetici non ci sia mai un risultato univoco che sia uno. Si può giusto trarre delle logiche conclusioni dalle componenti principali, sperando che (visto che sono a pagamento) i test genetici siano un minimo più accurati, ma ne dubito. Geno è ottimo per approfondire le cladi degli aplogruppi; FTDNA analizza egregiamente l’autosomico; 23&Me è invero un po’ carente, ma non costa nemmeno troppo d’altro canto. I test amatoriali propongono calcolatori nuovi che via via smentiscono quelli precedenti e ovviamente ogni autore avrà la sua opinione (e probabilmente anche la sua agenda, visto che Dienekes-Lazaridis tende a de-levantinizzare i Greci…).

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      • Mirko ha detto:

        Li guardi e mi dica lei.

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      • Marco ha detto:

        Li conosco tutti quegli studi. Potresti anche aggiungere Haak 2015, probabilmente il più importante. Non hai ancora risposto alla mia domanda, sei tu che sostieni che differiscono e sei tu che devi spiegarci in cosa e come differiscono.

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      • Marco ha detto:

        Potremmo anche includere Cassidy 2016 che sembra confermare in parte Haak. Questa la classifica delle popolazioni moderne che condividono di più con un campione dell’età del bronzo ritrovato nell’isola di Rathlin (2026–1534 cal BC), isola irlandese nel Canale del Nord a largo delle coste dell’Antrim, contea dell’Irlanda del Nord. Interessante che i toscani si piazzino prima degli spagnoli (ma gli spagnoli non erano i fratelli di irlandesi e britannici?). Tra gli italiani seguono ravvicinati gli italiani del nord. Molto distaccati sia i baschi che i sardi.

        Scottish 36.512
        Ireland 36.313
        Welsh 35.745
        Germany Austria 33.658
        French 32.299
        English 32.213
        Norwegian 31.425
        Orcadian 30.072
        Tuscan 29.202
        Spanish 28.613
        Hungarian 28.995
        Belorussian 28.418
        NorthItalian 27.829
        Lezgin 27.029
        Romanian 26.692
        Polish 26.957
        Finnish 26.431
        Bulgarian 26.21
        SouthItalian 26.127
        Russian 25.537
        Lithuanian 25.067
        EastSicilian 24.689
        Iranian 24.648
        WestSicilian 24.509
        Greek 24.341
        Syrian 23.896
        Turkish 23.886
        Chuvash 23.865
        Basque 23.824
        Cypriot 23.720
        Georgian 23.284
        Armenian 23.060
        Sardinian 22.989
        Jordanian 21.811

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      • Mirko ha detto:

        Mai visto i sardi con cosi alte percentuali extra-europee. Certo, sono più che sicuro che questo agevolerà la “campagna”, tendenzialmente razzista, di voi di italicroot.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Mirko, non credo che chiunque commenti sul mio blog sia di Italic Roots. Peraltro è da un po’ che non sento quelli che commentarono sotto il famigerato articolo sulla Sardegna. Sardi e Baschi sono ciò che sono: popoli isolati. Ma penso che qualcosina di esotico i Sardi l’abbiano.

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      • Mirko ha detto:

        Sapevamo già che le componenti indoeuropee tendono ad essere ovunque più forti nel centro-nord, rispetto alla penisola iberica ed altre regioni isolate. Nulla di nuovo.

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      • Mirko ha detto:

        Il punto è che, curiosamente, ogni tanto trovo sempre qualche frecciatina (come quella dell’utente gianluca, o carlo), in particolari modo agli iberici che, per carità, saranno ridicoli con le loro asserzioni o pretese di nordicismo, ma non meritano nemmeno l’esagerata campagna diffamatoria che subiscono su IT, come non l’hanno mai meritata i meridionali a loro volta, ma questo mica li giustifica. Questo è il classico gatto torvo che si morde la coda.

        Ovviamente qualcosa di esotico (fenicio,berbero, ma anche neolitico, perché oetzi nell’autosomico aveva in certa dose di componenti simili) c’è, non ho alcun motivo di negarlo come faceva l’utente sardo Mauro, è solo che ho trovato leggermente curiosi quei picchi, mai precedentemente riscontrati in altri studi.

        Per il resto, ovviamente gli italiani del centro nord sono più centro europei degli iberici e dei sud italiani (isolani compresi).

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Il problema degli Iberici da forum in questione è che sono OVUNQUE a seminare idiozie atlanto-suprematiste per risciacquare i loro complessi nell’Atlantico (e schifando il Mediterraneo manco fossero danesi), gettando inevitabilmente fango sui loro vicini che chiaramente siamo noi. Francamente di Sardi denigratori dell’Italia (al di là della politica o di qualche passata questione sui rifiuti di Napoli spediti in Sardegna) ne conosco ben pochi, salvo quei 2-3 tizi di TA. Il fenomeno negativo qui è per lo più ispano-portoghese e sarei proprio curioso di vedere se esiste qualche forumista italiano a cui non siano mai girate le scatole di fronte a certe asserzioni, del tipo “L’Andalusia plotta sopra Bergamo” oppure “Il Centro-Sud Italia è Levante” o ancora “C’è più biondismo in Ispagna che nel Triveneto”.

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  16. Marco ha detto:

    I dati di Cassidy 2016 provengono da questo studio

    http://www.pnas.org/content/113/2/368.abstract

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    • Mirko ha detto:

      La ringrazio. Questo studio non l’avevo visto, ed è interessante

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      • Marco ha detto:

        Concordo con te Mirko, uno studio davvero molto interessante. Ballynahatty è una donna vissuta 5000 anni fa nei pressi di un piccolo villaggio del Neolitico a pochi chilometri da Belfast dove è stato ritrovato un antico monumento religioso (Giant’s Ring). Si tratta di una neolitich farmer che fa parte presumibilmente della prima migrazione neolitica degli agricoltori in Europa dal vicino Oriente. Il picco in Italia sembra esserci proprio in Sardegna, nella costa ligure e toscana e più in generale nell’Italia nord-occidentale, mentre nel resto d’Europa il picco è in Spagna e nel sud della Francia. Si può ipotizzare che in Italia si tratti della componente neolitica negli antichi Liguri, o qualcosa di collegato al rifugio Franco-Cantabrico, potrebbe essere anche il residuo dell’antichi cromagnoidi negli agricoltori del Neolitico, il mtda di questa donna (Ballynahatty) è HV0. Per i sardi mi puoi aiutare tu a fare qualche ipotesi. Mentre Rathlin1 è uno dei tre maschi dell’età del Bronzo ritrovati nell’isola di Rathlin, tutti R1b (Rathlin1 Y-Dna R1b1a2a1a2c1g, mtdna U5a1b1e) e si tratta di 3 maschi Celti che hanno una significativa quantità di dna in comune con quello delle steppe euroasiatiche dai quali provenivano i primi indo-europei. Il fatto che il picco in Italia si trovi in Toscana e in seconda battuta nell’Italia nord-occidentale (Emilia, Liguria, Lombardia, Piemonte) è molto interessante. Perché in Toscana non ci sono stati i Celti ma gli Etruschi. Si tratta indubbiamente della componente proto-Villanoviana degli Etruschi che era forse la componente etnica più importante ed era indubbiamente di origine indo-europea affine ai Celti. Questi proto-villanoviani che provenivano dai campi di urne del centro Europa si mescolarono alla prima ondata indo-europea che era già arrivata nel centro-nord Italia attraverso i Liguri (e forse anche nel sud con i Siculi), gli R-P312/R1b1a2 (R-M269) di cui parla Paolo. Questi proto-villanoviani si stabilirono nel nord Italia (tra Lombardia ed Emilia) e in Toscana dove evidentemente si svilupparono molto, tanto da aver lasciato un fortissimo segnale genetico ancora oggi, il più forte che esista in Italia. Dal centro-nord si diffusero nel resto della penisola. Nel nord Italia subirono una successiva celtizzazione, non solo culturale, anche genetica, mentre in Toscana andarono incontro a una fase orientalizzante, anche dovuta ai contatti con i Greci della Magna Grecia e dettero origine agli Etruschi, infine nel centro-sud Italia, dove il segnale è molto più debole più si scende a sud, dettero vita alle tribù Italiche, anche in questo caso probabilmente a causa dei contatti con i Greci della Magna Grecia e gli stessi Etruschi.

        Rathlin1 – 2026-1885 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c1g (= R-DF21/S192)

        Rathlin2 – 2024-1741 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c1 (= R-DF13/S521/CTS241)

        Rathlin3 – 1736-1534 years BC, Early Bronze Age, haplogroup R1b1a2a1a2c (= R-L21/M529/S145)

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      • Mirko ha detto:

        Si, è esattamente ciò che pensavo in merito. Questo studio avvalora la pista indo-europea per gli etruschi, e conseguenzialmente per i romani (a essi legati), a discapito di quella anatolica o addirittura levantina, che viene paventata in ogni dove senza alcuna prova.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Viene paventata per fare propaganda, ovvio, come lo studio più recente sugli Etruschi (di Piazza, se non vado errato) in cui il tale si lascia andare ad autentiche scemenze come “Nei Toscani moderni il DNA dei Turchi”. La base dei Tirreni è indubitabilmente (in parte) proto-villanoviana ed è stata poi modificata da un apporto levantino dovuto alla mediazione con la Magna Grecia. La lingua etrusca invece, non indoeuropea, è da mettere in correlazione col sardo antico, quindi probabilmente risale a qualcosa di neolitico o anche prima.

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    • Marco ha detto:

      Sulla lingua etrusca l’ipotesi più credibile è quella del tedesco Helmut Rix, l’Etrusco è imparentato con la lingua Retica, stiamo parlando quindi di un antico idioma mediterraneo diffusosi cone le primissime migrazioni, e probabilmente collegato anche con un idioma parlato anche tra gli antichi Sardi. Il principale contatto con l’Anatolia risale a oltre 5000 anni fa (Ghirotto 2013), peraltro Otzi, che condivide molto genoma con i sardi moderni, è stato ritrovato in pieno territorio retico vicino al villaggio di Velturno (in tedesco Feldthurns) in provincia di Bolzano. Velturno è decisamente un nome etrusco, anche i linguisti pù scettici riconoscono che quello del villaggio altoatesino sia un nome preromano, la V etrusca diventa spesso in latino F (Vipsul diventa Faesul e Faesulae in latino e Fiesole in Italiano). Velthur è un antroponimo molto diffuso tra gli Etruschi, si cerchi per esempio Veltur Spurinna. Velth, Velz, Velzna… Bologna in etrusco era Velzna e successivamente Felzna da cui il latino e italiano Felsina e l’aggettivo felsineo che è sinonimo di bolognese ancora oggi. Non può essere una coincidenza, tutto il territorio retico è pieno di toponimi che hanno riscontri nell’Etrusco. La presenza a Lemno è isolata e in molti pensano sia dovuta più a una colonizzazione etrusca che viceversa. Non saprei, comunque è poco attestata, saranno 3 o 4 iscrizioni, e nella fase orientalizzante è plausibile che gli Etruschi avessero rotte commerciali con il mondo egeo-anatolico, che all’epoca era senz’altro uno degli hotspot.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Certo, Reti ed Etruschi erano il medesimo ceppo denominato come “tirrenico”, sostanzialmente un fossile paleo-mediterraneo; il problema è che si tende sempre all’ex oriente lux e quindi si ama dipingere gli Etruschi come un unico blocco levantino, e per di più recente (questo perché si vuole interpretare alla lettera certi miti antichi frutto della grecità). La connessione retico-etrusca corrobora l’idea di una certa omogeneità tra Nord e Centro Italia (toscano, principalmente) considerando anche che nel nord-ovest italiano c’è più eredità West Mediterranean rispetto al Meridione, essendo questa una miscela tra geni paleo e neolitici.

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      • Marco ha detto:

        Sì esatto, il problema è che si tende sempre all’ex oriente lux, in parte alimentato dagli stessi popoli antichi che amavano vantare origini da Oriente per darsi un certo tono, e alimentato poi dagli stessi autori Greci che spesso erano proprio di origine orientale (Erodoto era nato in Anatolia). Poi chiaramente un’unica migrazione di massa da Oriente per l’utente medio è più facile da comprendere e quindi tende ad avere più presa, più successo e popolare, perché idea più sempliciotta. Ma non esiste alcuna prova archeologica che la supporti e anche le ricerche genetiche non sono riuscite a dimostrarla. Peraltro l’omogeneità degli Etruschi intesi come unica nazione è stata messa più volte in discussione, era un sistema federato di città-stato alla Greca con differenze marcate, alcuni linguisti hanno osservato addirittura differenze dialettali tra nord e sud Etruria, tutti elementi di discontinuità che contrastano fortemente con l’idea di una civiltà forestiera con una propria forte identità che fece le valigie e si trasferì di punto in bianco in Italia.

        Ora seguendo il filo logico dell’archeologia, il centro nucleare della civiltà etrusca si trovava tra il nord del Lazio e il sud della Toscana con un appendice anche nella vicina Umbria occidentale. Il centro religioso più importante era Volsinii (in etrusco Velzna! ma guarda), che alcuni hanno identificato in Bolsena (nord del Lazio), altri in Orvieto (Umbria). A Volsinii/Velzna si trovava il Fanum Voltumnae, dedicato al dio Veltumna o Voltumna ed era qui che ogni anno si ritrovavano i capi della Lega Etrusca. L’epicentro etrusco era spostato molto a sud rispetto alla Toscana attuale, e comprendeva zone che oggi non si trovano (più) in Toscana, ma comunque anche a tutti i centri dell’Etruria meridionale corrispondeva sempre un precedente abitato villanoviano dell’età del bronzo o della prima età del ferro. Questa corrispondeza tra centri villanoviani ed etruschi è sistematica e quasi implacabile. Chiaramente i proto-Villanoviani che provenivano dai campi d’urne assimilarono gli indigeni mediterranei che erano già stati parzialmente indoeuropizzati. Otzi viene in qualche modo associato alla cultura di Remedello che aveva estensioni anche in Emilia e Toscana. Nel nord del Lazio esisteva quella di Rinaldone. Sia nella cultura di Remedello che in quella di Rinaldone si registra la presenza di elementi della cultura del vaso campaniforme riconducibili a una certa kurganizzazione, ma secondo molti studiosi questi elementi “Bell Beaker” rappresentarono solo una seconda ondata indoeuropea in Italia, perché sia Remedello, Rinaldone che il Gaudio avevano già assorbito una prima possibile avanguardia indoeuropea. Quindi quando questi proto-Villanoviani dei campi d’urne arrivarono in Italia si trovarono di fronte a popolazioni che avevano già assorbito tratti indoeuropei. Resta da capire perché una cultura prevalentemente indoeuropea continuò a usare una lingua pre-indoeuropea di un sostrato precedente e non impose la propria. Forse ci poniamo la domanda sbagliata, perché diamo per scontato che questo non accadeva di frequente, o forse semplicemente è riconducibile a motivi religiosi, una casta sacerdotale che si impose sul resto della popolazione. Seguendo il filo del mito, è possibile che un piccola elite egeo-anatolica in possesso della più avanzate tecnologie metallurgiche arrivò sulle coste dell’Italia centrale alla ricerca di miniere di metalli di cui il nord del Lazio e il sud della Toscana erano molto ricchi. Secondo il mito arrivò a Tarquinia e questa fu la scintilla che permise alla civiltà Etrusca di fiorire in pochissimi anni, così come anni più tardi permise lo sviluppo di Roma, che secondo la leggenda fu fondata da tre tribù: Latini, Sabini ed Etruschi. Ma l’arrivo di questa piccola elite può anche tradursi con dei semplici contatti, certamente importanti, ma che non sconvolsero il quadro generale della popolazione. Proprio sulla base di tutte le recenti ricerche genetiche, l’eredità di questa elite o di questi contatti non sembra superare i pochi punti percentuali.

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  17. Otto ha detto:

    Io penso che il grosso degli Etruschi fosse autoctono(come dimostrato nei recenti studi genetici) e abbia poi contratto la cultura indoeuropea.della varie ondate dei suddetti.

    P.s non sono largamente informato sulla questione quindi potrei sbagliare.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      La base etrusca è paleo-mediterranea (mesolitica e neolitica), certo, si vede bene soprattutto sulle Alpi quanto i Tirreni siano un fossile antico; successivamente sono stati arianizzati dai proto-villanoviani irrotti nella Pianura Padana e poi scesi lungo la Penisola andando a formare, peraltro, i Latini, ed infine hanno subito un’influenza culturale ed elitaria da parte di una classe dirigente egeo-anatolica probabilmente mediata dagli ambienti magno-greci del Sud Italia.

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  18. Otto ha detto:

    Come si può spiegare il fatto che avessero una cultura in parte indoeuropea ma non la lingua da loro parlata?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      La lingua è un antico relitto sopravvissuto nel tempo (per prestigio culturale, suppongo); l’etrusco è correlato al retico, al lemnio (che forse è il residuo di una migrazione da ovest), al sardo antico e magari al basco ed alcune lingue caucasiche.

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  19. Carmine ha detto:

    Questa genetica non dice tutta la verità, io non ci vedo tutta questa differenza tra gli italiani del nord e quelli del sud Italia. Tipi come Caparezza, Beppe Fiorello, Saviano, Zola, Turturro, Cucinotta, Katia Greco, Zaza io li ho visti anche nel nord Italia.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Si dà il caso che nel Nord ci siano milioni di Meridionali o parte Meridionali, perciò lo credo bene che tu possa avervi trovato gente simile ai tizi da te citati. Sulla genetica, ormai lo sanno pure i sassi che l’Italia è il Paese che presenta la più cospicua differenza interna tra aree: Centro-Nord da una parte, Sud dall’altra, più Sardegna e varie minoranze sparse lungo le Alpi.
      Ciao Dawson.

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  20. Pingback: La struttura genetica degli Italiani | Il Sizzi

  21. Andrew Smith ha detto:

    ciao Paolo, volevo chiederti come mai a livello genetico la zona che corrisponde alla Ciociaria-Abruzzo meridionale- Molise sono completamente distaccate dal resto del meridione.
    Grazie in anticipo.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non sono completamente staccate, anzi, son più vicine al Sud che ai Toscani, solo che sono una fascia centromeridionale non ellenizzata.

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  22. Andrew Smith ha detto:

    Paolo, quali sono gli aplogruppi maggiormente diffusi in queste zone?

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  23. The fox ha detto:

    Ciao, parto col dire che sono totalmente ignorante in materia e mi scuso se in caso la domanda sia fuori luogo o non precisa. Leggendo l articolo ho visto che l’ aplogruppo j2 e’ di origine greca e anatolica come j1 e che dopo r1b e il più diffuso quindi ciò vuol dire che comunque almeno buona parte degli italiani ha antenati greci ecc. anche j1, è presente , seppur in minore quantità . Quindi ciò vuol dire che buona parte degli italiani ha origine greca o comunque anche turca. So che come domanda può essere imprecisa e mi scuso ancora per la mia ignoranza in materia. Ah… Inoltre posso notare nei fenotipi comuni in Umbria che ci sono molte persone con aspetto un po’ ” esotico” cioè magari amo adunco ti
    Ecc.Ho fatto questa domanda per sapere se quindi ci possiamo realmente dichiarare europei e simili alle altre nazioni. Inoltre ho notato la presenza in alcuni casi, nn molto frequentemente ma neanche sporadicamente di occhi chiari. Volevo sapere se questi sono una chiara testimonianza di popoli germanici o nordici o sono ancora più recenti. Scusa ancora se in alcuni punti mi spiace no sbilanciato troppo ma sono ignorante in materia

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sei scusato perché ammetti l’ignoranza in materia; non che io sia una cima o un genetista ma quanto hai scritto è un po’ la solita fuffa da leggenda nera che ancor oggi circola e viene furbescamente usata da chi avalla i moti migratori verso Italia ed Europa. L’aplogruppo J2 in Italia non è esclusivamente greco o egeo-anatolico recente (i Turchi nulla c’entrano) ma buona parte di esso è entrato, con J1, durante il Neolitico con l’espansione dell’agricoltura; basta infatti guardare alla sua presenza in Nord Italia che di Greci, salvo qualcosina lungo la costa adriatica e in Liguria, non ne ha avuti. Il J2 delle coste meridionali può benissimo essere greco ma nell’interno appenninico e su su risalendo la Penisola è più facile che sia neolitico, etrusco, retico ovverosia levantino antico, egeo-anatolico-caucasico ma nella sua accezione arcaica, nulla a vedere dunque con le moderne popolazioni di Anatolia, Caucaso e Levante. Geneticamente parlando, comunque, ricostruendo la genealogia di un individuo poco ti dirà l’aplogruppo paterno o materno che è solo l’impronta del capostipite, di uno cioè che poi si è rimescolato con la popolazione locale dando vita alle ascendenze di quel soggetto. Conta in quel senso, infatti, l’autosomico e da questo punto di vista TUTTI gli Italiani formano un cluster a sé stante per quanto variegato grazie al gradiente nord-sud. Ma nessun Italiano confina con Nordafrica o Levante, tanto meno col Medio Oriente: Alpi, Appennini e mari si sono dimostrati – assieme alla forte endogamia italica – veri e propri baluardi identitari, diremmo oggi.
      Il discorso fenotipico è poi un altro paio di maniche ancora: lasciando perdere i cromatismi scuri degli Italiani, che sono spesso e volentieri adattamento climatico ed effetti dell’irraggiamento solare come al Sud, per quanto concerne i tratti cranio-facciali ed antropometrici per lo più si ha a che fare con soggetti europidi di tipo mediterraneo, alpino, dinarico e loro varianti, e solo qua e là in particolar modo a sud si può trovare qualche “faccia strana” vagamente esotica dovuta, chissà, a qualche ibridazione recente. In altre parole, nel suo complesso, l’Italia è europea al 100% e né qualche faccia nordica a settentrione né qualche viso tendente all’armenoide o al saharide a meridione costituisce dato sensibile per affermare che il Nord è primariamente celto-germanico e il Sud primariamente levantino. Chiudo dicendo che l’occhio chiaro, così come il capello o la pelle chiari, non sono affatto correlati per forza a geni germanici-nordici, ma potrebbero essere frutto delle antiche invasioni ariane così come del substrato mesolitico di tipo paleo-europide.

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