L’unità italiana che nasce dal Sangue

È interessante pensare a come, prima che politicamente, esista un’unità d’Italia a livello di popolamento storico da parte di ben note genti irrotte sullo scenario italiano a partire dall’antichità.

Il territorio che va dalle Alpi alle Isole Maltesi, per quanto eterogeneo, è integralmente sud-europeo, isolato dal bastione alpino a nord e dai mari tutt’intorno, un fatto che rende gli Italiani unici e speciali, anche da un punto di vista etnico e genetico; pur differenziati, tutti gli abitanti del Belpaese sono prevalentemente di retaggio neolitico (mediterraneo-levantino arcaico), figli degli agricoltori neolitici provenienti dal Vicino Oriente, e decisamente meno dei cacciatori-raccoglitori mesolitici che invece hanno assai inciso nel Centro e Nord Europa. Stesso discorso per gli invasori ariani e nordici (tra cui i Germani), che da un punto di vista etno-razziale hanno inciso discretamente mentre, sicuramente, da un punto di vista culturale sono risultati decisivi, e mi riferisco ovviamente a popoli come Italici e Romani.

L’Italia è un Paese mediterraneo e sud-europeo, per quanto in alcune zone come Alpi, Pianura Padana e Appennini il clima non sia ovviamente mediterraneo nel vero senso del termine, e la sua natura rimane nettamente agricola, anche in senso storico. Un popolo come i Liguri, di base mediterranea ma poi arianizzato da Italici (umbro-liguri) e Celti (celto-liguri), hanno interessato il Nord (anche l’area veneta, pensiamo agli Euganei), la Corsica, la Sardegna e la Sicilia (pensiamo ai Sicani), mentre nella Penisola sono giunti in profondità fin nel cuore della Toscana.

Gli Italici sono irrotti in Italia dall’area danubiana, dopo essersi distaccati dagli antichi fratelli celtici con cui condividono la linea genetica paterna, e l’hanno colonizzata con: Paleoveneti (del gruppo latino-falisco), Liburni in area dalmatica, Proto-Villanoviani e Umbro-Liguri in area padana e toscana, Osco-Umbri dall’Umbria alla Calabria, Latino-Falisci dal Veneto alla Sicilia passando per il Lazio, ed è forse possibile rintracciare un legame italico coi cosiddetti Popoli del mare, le genti piratesche che potrebbero aver interessato la Sardegna (Shardana). Questo sia detto anche per smentire quella pacchiana baggianata che vorrebbe i Romani di origine troiana (per via del mito di Enea maldigerito) quando invece è assai più probabile che alcune genti indoeuropee del sud-est europeo siano di origine occidentale. Ah, la leggenda nera dell’ex oriente lux

Suggestiva la concordanza etimologica tra genti come Veneti e Venetulani del Lazio, Taurini (di Taurasia) e Taurasini del Sannio, o tra toponimi lombardi come Ombregno, Ombriano, Castelliere Ombria e l’etnonimo umbro; d’altro canto gli Ambrones liguri rivelano un limpido nesso “idronimico” con gli stessi Umbri. Ho citato questi pochi esempi per rendere l’idea e li chiudo con il caso del torrente bergamasco Romna che ricorda da molto vicino l’antico nome del Tevere, Rumon.

Lo stesso nome “Italia”, per quanto riferito all’estremo Sud in origine, era usato dai Greci (a partire da un calco umbro od etrusco) per designare gli indigeni italici, gli adoratori dei tori/vitelli (animale totemico caro anche ai Celti), che erano stanziati nella Penisola. Per qualcuno invece era usato dagli Etruschi, sempre per designare gli Italici, e nato ben più a nord, nell’area centrale propriamente etrusca.

E poi come ignorare, per l’appunto, la grande civiltà etrusca che ha davvero interessato Nord, Centro, Sud: a Nord c’erano anche i Reti, fratelli tirrenici degli Etruschi, e l’Etruria Padana che arrivava sino a lambire città come Milano, Bergamo e Brescia e il basso Veneto, aveva il suo zoccolo duro nell’area emiliano-romagnola; al Centro il fulcro di questa civilizzazione, particolarmente tra Toscana e Lazio e coinvolgendo Piceno e Umbria; al Sud l’area costiera campana.

Venne successivamente il turno dei Romani, il cui nucleo proto-latino era concentrato nell’area emiliana che fu già quella delle terramare, che conquistarono l’intera Penisola spostando i confini italiani sulle Alpi e romanizzando per settecento anni la Pianura Padana, non solo culturalmente, giuridicamente e militarmente ma anche a livello etnico, deducendo colonie fatte di genti latine e italiche. Questo ha certamente contribuito a de-celtizzare l’area nord-occidentale che d’altro canto è anch’essa romanza, euro-meridionale e probabilmente meno celtica anche di aree come la Penisola Iberica. Del resto, amici, il nostro grande epos è Roma, mica i Galli, i nostri nobili Padri sono i Romani che hanno plasmato politicamente lo spazio geografico italiano rendendolo coeso con le aquile legionarie, ed elevandolo sopra tutti grazie all’acculturazione romana. I Celti hanno interessato mezza Europa, Romani e Italici hanno interessato invece, etnicamente, soprattutto l’area italiana (continentale e peninsulare). Chiaro dunque che il più grande mito identitario italiano sia Roma e non i Celti, i Greci o i Germani.

E veniamo proprio a loro, ai Germani, segnatamente ai Longobardi: essi riuscirono quasi a unificare la Penisola stabilendo il Regno Longobardo nel Centro-Nord (Pianura Padana e Tuscia) e conquistando l’area centrale e meridionale dove fondarono il Ducato di Spoleto e quello di Benevento; non fosse stato per la “mafia” vaticana che per secoli ha impedito la naturale unificazione, quello che ha reso la Gallia “Francia” avrebbe reso l’Italia “Lombardia”, un etnonimo che è rimasto sostanzialmente al Nord, e in particolar modo nell’area occidentale (per quanto invece nel Medioevo designasse tutta l’area alpino-padana), e che serviva per indicare, inteso come demonimo lombardo, gli Italiani centro-settentrionali medievali in genere, dai Toscani ai Padovani, dai Genovesi agli Emiliani. Peraltro “Longobardia” non fu idea dei Longobardi ma dei Bizantini, che così designavano i territori fuori dal loro controllo e dominati dai nordici Longobardi, al Centro-Nord come al Sud (L. maior e minor).

I Germani sono coloro che meno di tutti hanno influito in Italia, anche al Nord, sebbene abbiano avuto una importante funzione politica e militare. Apparirà certo interessante ricordare come i Normanni, nella lotta contro la dominazione araba della Sicilia, chiamarono genti lombarde del Nord per ripopolare l’isola, andando a creare quella che ancor oggi viene denominata “Lombardia siciliana”. E di comunità gallo-italiche se ne trovano anche altrove, nel Sud.

Tuttavia, le vere e proprie differenze regionali italiane nascono dal periodo preromano: Nord-Ovest celto-ligure, Nord-Est reto-venetico, Centro italo-etrusco, Sud italo-greco, estremo Sud magnogreco e Sardegna. Un territorio poi coeso dai Romani (i primi a raggiungere l’unità politica, altro che Garibaldi) e dagli eventi storici che si sono succeduti nella Penisola: la dominazione gotica e longobarda, il Regno d’Italia medievale inserito nel Sacro Romano Impero, Comuni e Signorie del Centro-Nord, Umanesimo, Rinascimento, Italia napoleonica, Risorgimento, Regno d’Italia, Fascismo.

La Nazione Italiana esiste, per quanto eterogenea (relativamente sia chiaro, non siamo l’India), e va solo coesa con delle politiche etnofederaliste che riconoscano il micro come il macro, e non come un ostacolo ma come una ricchezza. In tempi come questi dove il fallimento dello stato “nazionale” italiano ottocentesco è sotto gli occhi di tutti, occorre trovare nuovi modi di convivenza per genti diverse, ma unite dal glorioso passato italico, etrusco, romano e pure longobardo. Senza disprezzare l’identità di ciascuno, ma nemmeno senza più ridurre l’Italia a quegli odiosi stereotipi d’Oltreoceano che raffigurano il Paese come una gigantesca pizzeria popolata da personaggi bassi, tozzi, scuri e baffuti.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/05/lunita-italiana-che-nasce-dal-sangue.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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7 risposte a L’unità italiana che nasce dal Sangue

  1. Dil ha detto:

    Lo stato unitario è fallito, gli italiani hanno dimostrato di non essere fatti per stare assieme.
    Da quando è nato lo stato degli italiani ha collezionato solamente figuracce.
    Non sarebbe meglio se tu mettessi la tua intelligenza e la tua cultura al servizio di qualcosa di più degno, come ad esempio un nuovo stato Lombardo-Veneto?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Hai detto bene: lo stato unitario ottocentesco è fallito, non la millenaria idea di Italia. Politicamente parlando serve un assetto (etno)federale, come lo stesso Cattaneo aveva, in tempi non sospetti, auspicato.

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      • Dil ha detto:

        La millenaria idea di Italia può essere un patrimonio comune di tutti gli italiani, ma non c’è scritto da nessuna parte che gli italiani debbano far parte di un unico stato, centralizzato o federale che sia.
        Non ti piacerebbe se un Asburgo si rimettesse in sella e riaggregasse le terre vicine all’Austria?
        Noi italiani del Lombardo-Veneto potremmo essere la parte meridionale di questa realtà, e verremmo proiettati come modo di vivere verso il centro Europa.
        Parlo di cose piccole che però al tempo stesso sono grandi: la pulizia delle città, il modo trasparente di gestire la cosa pubblica, tutti i benefici insomma che ci verrebbero dal guardare a Nord.
        Continuare a far parte di uno stato italiano unitario ci trascinerà invece sempre più verso Sud, verso il degrado.
        Tu ami la tua Heimat bergamasca come io amo la mia Heimat padovana.
        Amandola non puoi che volere il meglio per lei, e il meglio non glielo può dare un qualsiasi stato italiano.
        Mi ripeto, è un peccato che le tue grandi capacità siano rivolte verso un fine sbagliato.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Dunque tu stesso ammetti che l’Italia esista e se esiste perché mandarla al diavolo quando si può trovare un saggio compromesso che metta d’accordo tutte le istanze identitarie e culturali? Io non ho nella maniera più assoluta il culto dello stato, men che meno italiano, e il concetto che voglio far passare è semplicemente che l’Italia esiste e quindi che deve giustamente esistere un’entità che riunisca tutti i popoli italiani, e non per fare un favore ai Meridionali; un’entità che non deve assolutamente essere centralista ma federale o confederale che sia. Cristo, pensiamo alla Russia: che caspita è l’Italia in confronto alla Russia? O forse dobbiamo ridurre in tanti brandelli pure quella che, giustamente, è una federazione?
        Non credi che sia un atteggiamento servile auspicare di diventare la “terronia” degli Austro-Tedeschi o i cugini sfigati dei Francesi, quando ormai esiste da millenni uno spazio geografico, antropico e culturale denominato “Italia” e patrimonio di tutti gli Italiani? Uno spazio il cui capo, non solo geografico, per ovvie ragioni è proprio il Settentrione d’Italia? Se l’unità è partita da qui e i primi indipendentismi sono fioriti al Sud un motivo ci sarà, e checché ne possa dire il padanismo il Nord si è sempre prodigato per unire, non per dividere, dai Longobardi al Risorgimento. Il problema di questo Paese si chiama repubblica italiana targata 1945, colonia di proprietà americana. Rifondando lo stato e riscrivendo la “sacra” Costituzione si potrà finalmente dare un assetto (etno)federale alla Nazione, nel pieno rispetto di ogni peculiarità etno-culturale ed esigenza socio-economica (col piffero che voglio sacrificare la Lombardia al degrado meridionale; se essa prospera col centralismo figuriamoci col federalismo serio, non solidal-legaiolo), e senza ridurre l’Italia ad uno spezzatino che rischia di regalare il Sud all’Isis o agli Usa e il Nord ai banchieri di Bruxelles, come sorta di sgabello per le loro zampe.
        Urge un patto federale, e ci si deve adoperare per esso. Un patto certo necessita del consenso di tutti ma rimane una soluzione, peraltro, ben più concreta e meno utopica di qualsivoglia indipendentismo padano, lombardo, veneto e via dicendo, rinnegato (nel senso padano) dai suoi stessi artefici.
        Io difendo tutte le mie Identità, senza essere fazioso: Bergamo, Lombardia, Italia, Europa. E va da sé che come la Lombardia non è la Pirellonia, così l’Italia non è la RI e l’Europa non è la UE. Io non sono né a favore di questo stato né dell’attuale UE.

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  2. Dil ha detto:

    Quando noi italiani del Lombardo-Veneto facevamo parte dell’Impero Asburgico eravamo forse i loro “terroni”?
    No, e non lo saremmo neanche adesso.
    Fai un giro nella tua Heimat, “ascolta” i campi, gli alberi, le facce delle persone che incontri per strada: non ti dicono che vogliono stare con il siciliano o il calabrese, con il napoletano o il romano.
    Ti dicono che vogliono migliorare, andare verso un modo di vivere più civile.
    Qualsiasi stato italiano, centralizzato o federale, non li accontenterà mai.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Non esiste più alcun Impero Asburgico, al momento, e francamente non ho mai avuto simpatie per esso: imperi cosmopoliti, cattolici, aschenaziti, senza alcun senso identitario di fondo se non quello della sete di potere di una casata germanica non fanno per me. Meglio un Sacro Romano Impero dove Italia e Germania sono unite da un sacrale vincolo nordico-romano. Oltralpe avranno anche un welfare migliore del nostro, ma in compenso hanno il doppio degli allogeni, il nichilismo e il relativismo valoriali totali, la dittatura dell’anti-revisionismo, lo sprezzo degli eterni valori di Sangue, Suolo, Spirito e una gioventù bruciata dal consumismo peggio della nostra.
      Stai parlando del senso identitario dei Bergamaschi? Devo forse ricordarti perchè la città si chiama “Dei Mille”?

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    • Mirko ha detto:

      “Quando noi italiani del Lombardo-Veneto facevamo parte dell’Impero Asburgico eravamo forse i loro “terroni”?”

      Direi di si. Il cosiddetto impero austriaco si è reso responsabile nei confronti della nazione italiana di una gran quantità di persecuzioni, abusi e violenze, non solo durante gli anni del Risorgimento e dell’Unità. È noto come esso abbia contribuito in modo decisivo a perpetuare il possesso coloniale d’ampi suoi territori sotto dominio straniero, la condizione di sfruttamento economico, repressione culturale, oppressione politica e discriminazione etnica dei suoi sudditi italiani. Massimiliano I compì un massacro spaventoso di ladini in Alto Adige, dando l’inizio alla germanizzazione dell’area.

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