I rami europei dell’aplogruppo Y R1b

Torniamo all’aplogruppo Y R1b e affrontiamo ora le sue principali subcladi europee.

M269, come abbiamo visto, è la forma di R1b più comune in Europa; da essa discendono L23, L51 e L11. Da L11 discende il P312-S116, quello proto-celtico, nato tra il 3500 e il 3000 avanti era volgare in area danubiana. Da questo abbiamo i celtici R1b-L21 e R1b-U152 (S28), il primo nato 4.000 anni fa nell’Europa Centrale od orientale, e il secondo 3.500 anni fa attorno alle Alpi.

Direttamente da L11 invece ecco il germanico R1b-U106 (S21), comparso 3.000 anni fa in Frisia o in Europa Centrale. Scendiamo nel dettaglio.

L21 è il ramo celtico atlantico dell’aplogruppo R1b.

R1b-L21

R1b-L21

Le genti proto-italo-celto-germaniche fondarono, nell’attuale Germania, la Cultura di Unetice (nel 2300 avanti era volgare). In base alla diffusione della lavorazione del bronzo nell’Europa occidentale, si può presumere che questi primi Indoeuropei raggiunsero Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Irlanda e da ultimo l’Iberia portando proprio la clade L21. Essa sembra connettersi alle lingue celtiche Q (goidelico e celtiberico), che si distinguono dal celtico P  (lateniano, gallico, brittonico) espanso a partire da Urnfield e da Hallstatt.

L21 è particolarmente diffuso in Bretagna, Gran Bretagna (Scozia, Galles, Cornovaglia, Isola di Man, Inghilterra occidentale) e Irlanda, mostrando dunque forte correlazione con l’Età del Bronzo atlantica. Si trova discretamente anche in Norvegia e Islanda, grazie alla deportazione di schiavi britannici ad opera dei Vichinghi, mentre la sua presenza in Bretagna è da ricollegare alle migrazioni dei Celti britannici incalzati dagli Anglo-Sassoni. La sua presenza in Italia invece sembra ricollegarsi ai Normanni siciliani (essi provenivano dalla Normandia e dunque erano in parte celtizzati e galloromanzi) e fors’anche ai Franchi.

DF27 è il ramo vascone e iberico dell’R1b.

R1b-DF27

R1b-DF27

L’Età del Bronzo in Iberia non apparve prima del 1800 avanti era volgare. In quel periodo delle élite R1b conquistarono diverse aree della Penisola Iberica, diffondendo la propria linea paterna mediante effetto del fondatore (come tra i Baschi). L’Iberia divenne pienamente “bronzea” solo con i campi di urne e Hallstatt, inserendosi nel contesto del Bronzo atlantico. DF27 comunque potrebbe essere penetrato nell’area pirenaica già con Bell Beaker.

U152 (S28) è il ramo italo-celtico dell’R1b.

R1b-U152

R1b-U152

Nel 1300 avanti era volgare circa, attorno alle Alpi fiorì una nuova cultura del Bronzo, legata alla fondazione della civiltà celtica classica: la successione, ovvero, di tre culture correlate quali quella dei campi di urne, Hallstatt (1200 a.e.v.) e La Tène (450 a.e.v.). Questa successione rappresenta la seconda grande espansione europea di R1b. Con             la tarda Hallstatt e La Tène siamo ovviamente nell’Età del Ferro celtica.

I Celti alpini di Hallstatt erano dunque associati alla mutazione U152. Ma questo era l’aplogruppo anche degli Italici (tra cui gli avi dei Latini e dei Romani), penetrati in Italia nel dodicesimo secolo avanti era volgare (vedi la cultura proto-villanoviana), partendo dall’area danubiana. Nel nord dell’Italia, U152 fu diffuso dai Celto-Liguri e rafforzato da Venetici, villanoviani e Galli cisalpini. In un secondo momento anche dalle colonie romane. In questo senso bisogna distinguere le cladi Z36 (La Tène, celtica) e Z56 (italo-romana).

U152 si lega ai parlanti del celtico P (tra cui il nostro leponzio), differenziato dal celtico Q della Britannia, e a quelli dell’italico, da cui poi il latino, ma anche il venetico.

Questo ramo di R1b è forte in Italia settentrionale e centrale, Svizzera, Francia orientale, Germania occidentale, Belgio, e mostra limpidamente il suo legame coi Celti delle Alpi, i Galli e gli Italici, dunque i Romani. Al Sud, può esser stato portato da Italici e Romani (come per la centrale Corsica e la Sardegna) ma anche da genti gallo-romane francesi assorbite dai Normanni e da Svevi di origine celtica, nonché da coloni gallo-italici giunti dal Settentrione.

Ecco poi U106 (S21), il ramo germanico dell’R1b.

R1b-U106

R1b-U106

Esso rappresenta il principale ramo proto-germanico della famiglia indoeuropea, ed è tipico di Paesi Bassi, Germania nord-occidentale, Inghilterra, Scandinavia meridionale. Ai suoi iniziali portatori si deve lo sviluppo dell’Età del Bronzo nordica (1700-500 avanti era volgare). Questi si fusero con le precedenti genti proto-nordiche e quelle Corded della nota Cerchia Nordica (Germania settentrionale-Scandinavia meridionale) dando così vita ai Germani dell’Età del Ferro. U106 divenne la linea principale presso i Germani occidentali, ma minore presso quelli orientali e settentrionali (tra cui Goti, Vandali e Longobardi).

Con le Volkswanderungen medievali, tale clade finì in diverse parti d’Europa: Anglo-Sassoni e Frisoni la diffusero in Gran Bretagna, creando così l’Inghilterra; i Franchi in Francia e Belgio; i Burgundi nella Francia orientale; gli Svevi nell’area galiziana iberica; i Longobardi in Austria e Italia. Più tardi i Normanni la portarono in Islanda, Britannia, Francia e Italia meridionale. Inoltre, la diaspora tedesca storica verso est la fece penetrare fino all’area russa del Volga, e in diverse zone di Carpazi, Balcani, e Baltico.

In Italia,  U106 picca nel Nord-Est, ovviamente, e si può trovare anche in Pianura Padana grazie a Longobardi e Franchi. Nel nostro Sud ci sono alcune sacche dovute a Longobardi e Normanni: nel primo caso nell’area sannita tra Benevento e Campobasso, nel secondo nell’area palermitana. A sud, potrebbe essere anche dovuto agli Svevi, come all’Aquila e a Catania.

Infine, ecco Z2103, il ramo balcanico e asiatico di R1b, che discende da L23 (anatolico ed europeo sud-orientale).

R1b-Z2103

R1b-Z2103

Nel caso asiatico si può trovare in terre invase da Indo-Ari, Iranici, Tocari. Nel caso anatolico e balcanico si lega a Ittiti, Troiani, Frigi, Armeni, Elleni (tra cui i Dori provenienti da nord). In Grecia, Balcani e Anatolia si possono trovare anche linee celtiche e italiche dovute a Galati e altri Celti, Romani e Veneziani.

R1b-L23 saranno probabilmente stati anche i cosiddetti Popoli del mare, genti piratesche indoeuropee che distrussero le civiltà del Vicino Oriente. Tra di essi i Filistei, gli Shardana, forse gli Elleni, e magari anche gli Etruschi.

Lo Z2103 italiano è di matrice greca, al Sud, e tirrenica nel resto d’Italia. A questo proposito apparirà utile ricordare che gli Etruschi, gente italiana antica legata alla Cultura di Villanova, con tutta probabilità erano, di base, neolitici indigeni e italici (la forte presenza di U152 in Toscana parla chiaro), ma probabilmente con un superstrato “piratesco” anatolico, dovuto proprio ai Popoli del mare.

Come ricordato nel precedente articolo, i portatori originali di R1b europeo, saranno stati piuttosto nordoidi, tolleranti al lattosio e depigmentati, e come gli R1a contribuirono alla distribuzione di questi tratti fisici e genetici in tutte le terre da loro toccate e occupate. Il successo di questa linea in Europa si deve alla poligamia, al nobile rango e al potere, alla preponderanza maschile nei popoli indoeuropei invasori rispetto al genere femminile (che li avrebbe portati ad ammazzare i maschi indigeni per impossessarsi delle loro femmine), alla mentalità guerriera e alla tecnologia di guerra, e alla predisposizione genetica nel concepire maschi.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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31 risposte a I rami europei dell’aplogruppo Y R1b

  1. Taurus ha detto:

    R1b-U152 sembra concentrato in Lombardia, Piemonte, Emilia e Toscana. Correggimi se mi sbaglio.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì, raggiunge il picco nell’area compresa tra Emilia e Lombardia orientale ed è ben distribuito in tutto il Nord-Ovest + Toscana.

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      • F ha detto:

        Nella zona della Romagna etnica com’è distribuito l’aplogruppo R1b-U152? Dalle mappe di Eupedia mi sembrava simile a certe zone dell’Emilia.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ce n’è decisamente meno rispetto all’Emilia, in Romagna è più forte J2, per via dei Bizantini. Ecco un interessante articolo tratto da uno studio di Boattini et al. sulla distribuzione di R1b-S28 (U152) in Italia: http://r1b.org/?page_id=242.

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      • Taurus ha detto:

        E’ come se ci fosse stato un corridoio genetico che dalla Lombardia – passando per l’Emilia – finiva in Toscana. E poi probabilmente dalla Toscana (e dalla confinante Umbria terra degli Italici Umbri) si propagava fino a tutto il centro-sud con un minore impatto perché erano zone più popolate da agricoltori del neolitico. Non trovi?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Certo. Il Centro-Nord è più continentale e indoeuropeo del Sud, che risente più del primo del retaggio neolitico e levantino del Bronzo. Gli Italici, a Sud, sono stati assorbiti lasciando poche tracce, eccetto in zone interne come Abruzzo e Sannio. Ad ogni modo una continuità storica italica esiste in tutta la Penisola, se consideriamo che probabilmente i Liguri del Nord-Ovest erano a metà strada tra Italici e Celti (due tribù indoeuropee peraltro affratellate).

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  2. F. ha detto:

    Dalle tabelle regionali degli aplogruppi di eupedia comunque vedevo che l’ R1b(non solo la clade U152) era l’aplogruppo più comune quasi in tutte le regioni italiane. Non so comunque l’attendibilità di tutti gli studi pubblicati su Eupedia, se sono ormai obsoleti oppure no.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’R1b sì, l’U152 no. Solo in Sardegna, Calabria e Sicilia orientale è lievemente inferiore a J2. Ma nel Sud più che U152 è il greco-anatolico L23.

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      • F. ha detto:

        Grazie Paolo per le delucidazioni, sotto i tuoi articoli si creano sempre interessanti discussioni, potranno servire anche ad altri per capire meglio i concetti.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Proprio quello che auspico, ossia che parlando di queste tematiche si stimoli l’attenzione per l’antropologia, la genetica e la riscoperta delle proprie radici e identità.

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  3. Gairethinx ha detto:

    Come mai gli Italici non vengono considerati Celti se erano entrambi indoeuropei e provenivano dalle stesse zone? Non sono esperto di queste cose, quindi magari è una domanda stupida.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Nemmeno i Liguri vengono considerati tecnicamente celti ma probabilmente erano dei protocelti. Il fatto è che si sono differenziati nel tempo da un punto di vista linguistico, e quindi è sbagliato reputare celtici Latino-Falisci e Osco-Umbri (o i Veneti). D’altro canto non c’è dubbio che l’U152 sia la linea paterna della famiglia italo-celtica.

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  4. Carlo ha detto:

    La frequenza dell’aplogruppo R1b-U106 è del 11% in Molise e del 14% in Catania. Questo non è riportato nella mappa di Eupedia.

    Source: Boattini et al e Sarno et al.

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  5. Carlo ha detto:

    Riguardo alle subcladi del U152, riporto questo da Eupedia.

    “The Sardinian U152 samples can be used to distinguish Roman subclades of U152 from other Italic and Alpine Celtic subclades. All four top level subclades of U152 were found in Sardinia, but in very different proportions from the continent, especially north of the Alps where L2 makes up over two thirds of the lineages. In contrast, Z192 is the main subclade in Sardinia (58.5% of all U152), followed by Z56 (10%, half of being Z144+), L2 (7.8%, exclusively Z49+ and Z347+) and Z36 (5.5%, half of it Z54+).”

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  6. Pingback: I rami europei dell’aplogruppo Y R1b | Misteri e Controinformazione - Newsbella

  7. Marco ha detto:

    Egregio signor Sizzi, il mio aplogruppo è L51-PF7589. Secondo lei come può essere arrivato nella zona Campania/Molise?
    Grazie in anticipo.

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  8. Marco ha detto:

    Lo conosco e neanche lui non ha ancora trovato una risposta.
    Grazie mille.

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  9. Roberto ha detto:

    R1b-df27 a mio avviso è’ legato a popolazioni bianche non indoeuropee, in quanto il suo areale e’ esattamente quello di popolazioni non indoeuropee legate agli iberi ( aquitani, vascones, baleari e iberi in senso stretto). Che poi ovunque, in questa area, siano arrivati guerrieri indoeuropei che poi hanno abbandonato la propria lingua per passare a quella delle loro mogli è’una teoria che non regge. Dato che l’espansione indoeuropea ovunque è stata attuate da bande di guerrieri, che si sono fusi con donne indigeni ed ovunque la lingua che si è imposta e la indieuropea sebbene “creolizzandosi” , ossia assorbendo elementi della lingua indigena delle donne ( e dei pochi uomini superstiti) . “Puzza” che proprio nell’area dove è stato maggiore l’apporto di uomini indoeuropei, non abbia potuto affermarsi la loro lingua e cultura ( i paesi baschi sono , forse, la zona con la più alta percentuale di R1b).La teoria del fondatore mi sa tanto a teoria creata a posteriori per cercare di rappezzare una teoria che altrimenti fa acqua, come quella dell’R1b esclusivamente indoeuropeo. Semmai esclusivamente indoeuropeo e’ l’aplogruppo R1a.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Leggi troppo Klyosov tu, e quello sì che ha tesi ideologizzate e rabberciate, non peer-review. La qualità di R1b forse non indoeuropeo presente in Iberia è V88, che è quello levantino finito tra le tribù pastorali dell’Africa. Non ha senso comunque legare strettamente geni e lingue: ci sono lingue indoeuropee dove non prevale aplogruppo indoeuropeo (Sardegna) e viceversa (Ungheria, zone turcofone, Ebrei). Si tratta di un effetto fondatore, nel caso basco o anche sardo, dove i rami propagatisi sono indoeuropeo (celtico o del vaso campaniforme) e mesolitico (I2 sardo-balcanico); eppure a livello autosomico sia Baschi che Sardi di indoeuropeo hanno poco o nulla, così come gli stessi Sardi pur essendo I2 hanno un genoma del tutto affine alla mummia del Similaun che era G2 balcanico-anatolico, neolitico. Non tutto R1b dunque è indoeuropeo, ma vale anche per R1a: la sacca di tale aplogruppo presente tra gli iberici Pasiegos della Cantabria deve essersi formata nel Paleolitico superiore. Sono due rami affratellati, R1b e R1a, che nascono come linea paterna di cacciatori di mammut siberiani; sono divenuti “ariani” all’altezza delle steppe ponto-caspiche e nella culla protoindoeuropea le sepolture aristocratiche presentano individui R1b, non R1a, come postato poco sopra.

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  10. Pingback: Des origines italo-celtiques ? |

  11. Raffaele Carbotti ha detto:

    Per R-L51* o meglio R-L51/PF7589?

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Arrivato in Europa centrale attorno al 2500 avanti era volgare via steppe pontiche, penetrato a partire dalla Cultura del vaso campaniforme che, stando alla teoria kurganita della Gimbutas, prese le mosse proprio dall’area protoindoeuropea. Pare che i campioni “tedeschi” di quel periodo siano al 50% Jamna.

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      • Raffaele Carbotti ha detto:

        In Italia è arrivato con i Celti e/o Germanici o con gli Italici (latini-falisci e osco-umbri)?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Dipende naturalmente dalla subclade, ma direi che, in generale, tutti i popoli ariani occidentali hanno contribuito alla penetrazione in Italia di tale linea.

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      • Raffaele Carbotti ha detto:

        Io sono R-L51 ->PF7589–>CTS6889->CTS11824->PF7590 … R-PF7590 al momento è stato trovato solo in Italia ossia in Sardegna con la ricerca Francalacci e il mio tra la provincia di Taranto e quella di Brindisi terra di origine dei miei nonni. La mia idea per l’Italia del Sud e la sardegna e’ una esclusione dai Celti e una probabilita minore con i germanici ma collegato alla colonizzazione romana che appunto è il denominatore comune tra Sardegna e Puglia centrale…quindi italico di etnia Latina. Che ne pensi?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non essendoci stati, in Sardegna e Salento, popoli italici (latino-falisci od osco-umbri) penso proprio che – in attesa di altre notizie su quel clade – possa presumibilmente essere frutto di espansione romana (ramo ario-latino).

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      • Raffaele Carbotti ha detto:

        Grazie!

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