L’eterna italietta caricaturale

I cliché sull’Italia e gli Italiani li conosciamo tutti: succhia-spaghetti, mangia-pizza, maccaroni, mandolinari, mafiosi, mammoni, gesticolatori, amanti passionali, pallonari e via dicendo. Sono degli stereotipi per lo più meridionali estesi a tutta la Penisola, e sono stereotipi di matrice eminentemente americana, ossia relativa a coloro che dal 1945 sono i proprietari, anzi i padroni, della repubblica partigiana tricolorita.

Anche i nomignoli si sprecano e riguardano particolarmente la qualità etnica di migranti che sono stati assorbiti dagli States: guidos, dagos, goombah, mozzarella-niggersmaffiamen, wogs, wops, greasers, guineas, e altre amenità consimili. Riguardano, come detto, i Meridionali giunti negli Stati Uniti nel ’900, e come tutti i cliché sono ridicole estremizzazioni di alcune qualità tipiche del nostro Meridione. Ma ce n’è anche per i “padani”, tranquilli, e questo principalmente in ambienti come quelli svizzeri, francesi e tedeschi: Maiser, pellagrosi, cretini, gozzuti, francesi di Cuneo, Itaker, rital, ecc.

Ricordo infatti che i primi ad emigrare e a divenire giramondo (Italia-Itaca, famoso gioco di parole molto caro ai “crucchi”) furono proprio i “polentoni”, segnatamente i Veneti, che conobbero solo nel secondo dopoguerra inoltrato un certo impetuoso sviluppo industriale. Questo sia detto per chi crede che le aree depresse fossero solo quelle del Sud. Anche i miei Bergamaschi sono da sempre un popolo di migranti: a Venezia e Genova come facchini, a Milano come esuli politici e manovali, in Ticino o nelle vallate del Piemonte come boscaioli, calderai, bergamini, e poi in Svizzera, Francia, Belgio, Brasile con moltissimi altri Lombardi e Settentrionali.

Le prese in giro contro gli Italiani vengono da genti per nulla esemplari, e che oggi sono la culla del degrado occidentale più estremo: America, Francia, Regno Unito, Germania, stati che gareggiano in auto-genocidio, immigrazionismo, sovversione valoriale, olocaustomania, nichilismo, materialismo e desertificazione spirituale.

Sono gli stessi che guardano dall’alto verso il basso i Russi, liquidati come comunisti barbari “mongoli”, e che mentre ironizzano sugli Italiani amano rimescolarsi con donnine non proprio europee (sempre che siano femmine, beninteso). Ma la cosa peggiore è che parecchi connazionali alimentano i loro stereotipi mettendosi ad idolatrarli e partecipando agli insulti contro i connazionali.

E qui entrano in gioco gli eterni dissidi tra Nord e Sud, l’eterno micro-sciovinismo degli Italiani che invece di far fronte comune litigano frammentandosi in mille orticelli, facendo così il gioco del forestiero di turno che viene in Italia e a momenti si compra tutto lo Stivale. Il campanilismo, il provincialismo, l’egoismo comunale, anche queste classiche peculiarità del Belpaese, che nei secoli hanno fatto il gioco di parassiti come quelli di San Pietro finendo per darsi spontaneamente agli stranieri, dai Francesi agli Spagnoli, dagli Austriaci agli Americani.

La carrellata di stereotipi coloniali, appiccicati ad un’italietta incapace di sentirsi Nazione (e quindi facilmente manovrabile da forze esterne, grazie all’anarchia interna), mirano a ridicolizzare e a fissare per sempre la presunta indole italiana, un’indole da melodramma che fa ridere tanto i turisti d’Oltreoceano o d’Oltralpe quanto gli altri Europei e stranieri in genere; bene che vada, l’Italia è colonia da considerare per l’arte, il cibo, il mare, il sole, una terra che non conta nulla perché i primi a fregarsene sono i suoi abitanti, e che quindi ha un cartello con su scritto “Vendesi” attaccato al groppone.

A ciò contribuisce la nostra ottusa e corrotta classe dirigente, una classe dirigente (o digerente?) composta di utili idioti e camerieri ben pagati sul libro paga della NATO, la cui unica preoccupazione è quella di arricchirsi e tenersi stretta la poltrona sotto le terga, e fa nulla se questo esonda spesso e volentieri nel crimine vero e proprio: i padroni americani sono sempre lieti di constatare come l’italietta sia mafiosa e corrotta, e quindi bisognosa di essere farcita di basi americane che la controllino e che la ricattino privandola della propria sovranità legittima. Ma dopotutto a che serve la sovranità in un Paese disprezzato innanzitutto dai suoi stessi indigeni? Un Paese dalla Storia plurimillenaria confusa con nemmeno duecento anni di alti e bassi politici?

Quando lo capiremo che i guai mondialisti che ci riguardano si potranno risolvere solo facendo fronte comune tra Italiani piantandola di alimentare i suddetti stereotipi, che amano ritrarre un Nord egoista, laborioso ma ottuso, polentone, consumista e materialista, che ama credersi mitteleuropeo facendo ridere chi mittel lo è davvero (che poi Mitteleuropa è una roba da Aschenaziti)? Un Centro mesmerizzato dal Pd, e ancora oberato dall’imbarazzante eredità papalina? Un Sud “levantino”, rassegnato e pigro, indipendentista, troppo spesso trainato come peso morto, e che guarda alla Grecia più che a Roma e al resto d’Italia?

Le fantasie pseudo-identitarie degli Italiani sono tremende, guardate: al Nord si preferisce credersi i fratelli sfigati dei Francesi o Tedeschi di serie B, piuttosto che il cervello, il capo d’Italia; a Sud si alimentano miti greculi e a momenti pure nordafricani e arabi piuttosto che difendere fieramente le proprie radici italo-romane, etrusche, autoctone. Siamo dei veri campioni di fantasia nell’inventare identità alternative a quelle che sono le vere nostre radici, vergognandoci di essere Italiani. E guardate che essere Italiani non significa mica Roma-e-basta. Significa molte cose, ma coese dalla romanità e dall’italicità, e scusate tanto se è poco eh.

Una Nazione ridotta a stato di proprietà USA e UE, che si vergogna dei propri natali e dell’Identità nazionale condivisa, non può che essere lo zimbello d’Europa e il fanalino dell’orgoglio patrio, aprendo così le porte a tutti i parassiti che vedono nell’Italia il paese di Bengodi da succhiare, mungere, spolpare e occupare, una cosa che riesce bene a chiunque dai tempi del crollo di Roma. Tanto qui trionfa l’individualismo e il menefreghismo, i “tengo famigghia”, e le medievali lotte campanilistiche tra città delle medesime regioni.

E perché questo succede? Beh è semplice, perché i primi a odiare l’Italia, e dunque sé stessi, sono gli Italiani medesimi. Se poi come rappresentanti ci troviamo dei galoppini che parlano più di America e Unione Europea (+ Israele) che di Italia, auspicando la caricatura europea degli Stati Uniti dove l’Italia sia una sorta di dormitorio turistico estivo utile solo ad alimentare i soliti noiosissimi stereotipi, l’opera è compiuta. Li abbiamo eletti noi e per certi versi sono il nostro specchio, comunque, quindi, se non c’è un’analisi a 360° della situazione, non ha nemmeno senso la demagogia grillina.

Piantiamola di fare gli Italiani caricaturali che tanto divertono i nostri nemici e facciamo finalmente fronte comune di fronte alle sfide dell’oggi e del domani. Piantiamola con l’esterofilia (altra nostra pecca) e guardiamo in casa nostra: non ci manca nulla signori, nulla, manca solo la voglia di riscoprirsi Italiani, eredi dunque di una plurimillenaria Storia che sotto sotto tutto il mondo ci invidia ma che proprio noi siamo troppo spesso incapaci di riconoscere perdendoci in un mare di balle e di scuse pseudo-identitarie. Un mare di balle e di scuse che fa il gioco del forestiero e del parassita, e che si nutre di orrendi motti come “Mi vergogno di essere Italiano”, “Italia paese di m….”, o anche peggio “Noi non siamo Italiani”. Lo siamo invece, ma troppo spesso non ce lo meritiamo.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/03/leterna-italietta-caricaturale.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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11 risposte a L’eterna italietta caricaturale

  1. Dil ha detto:

    Gli italiani sono fatti per vivere in tanti stati diversi tra loro.
    Quando questo accadeva eravamo più creativi e rispettati che durante questi 150 anni di unità.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ah, meglio un’Italia divisa in decine di realtà politiche dominate da Francia, Spagna, Austria e Vaticano? Rispettati? Ma se la Penisola era ridotta a un andirivieni di popoli di ogni estrazione? Basta solo pensare a quante scorribande germaniche si sono succedute in Italia dal crollo di Roma ai lanzi del Manzoni. Senza dimenticare ovviamente quelli di Vienna. I 150 anni di unità sgangherata sono frutto di squilibri regionali; se ci fosse una struttura federale ad armonizzare il tutto la situazione sarebbe molto, molto diversa. Bastava seguire la via indicata da un Cattaneo, a dimostrazione anche del fatto che il leghismo nulla c’entra col federalismo.

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  2. Dario ha detto:

    Sono completamente d’accordo col tuo discorso, finché si parla all’interno è giusto rimarcare le proprie differenze e cercare di correggere gli errori altrui, ma all’esterno si dovrebbe trasmettere la propria identità italiana senza star li a specificare cose che lo straniero manco conosce facendogli balenare l’idea che ci si vergogna di essere italiani.
    Vorrei anche far presente che il campanilismo sfrenato è quello che ce lo ha fatto prendere in culo anche dal lato economico (non solo culturale); ad esempio (tralasciando le grandi marche) cosa ci vuole a consorziarsi tutti i produttori di un dato alimento tipico esportandolo con un’unica marca riconoscibile? Poi ci si lamenta delle imitazioni, e grazie al cavolo, come fa un argentino a capire con tremila marche diverse cosa è vero e cosa è falso? Senza trascurare il fatto che l’Italia non possiede una grande distribuzione, ad esempio Carrefour c’è anche in Cina, Esselunga è già tanto se arriva alla Romagna.
    In ogni caso non credo sia tutto da buttare, ma certamente è necessario ben più di qualche sterile riformuccia.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Già l’italietta è ridotta ad uno stato-burla che vale poco o nulla e che si fa colonizzare (e comprare) da chiunque; figuriamoci se si dovesse tornare ad una situazione pre-unitaria, dove il controllo di tutto era direttamente sotto gli stranieri. Bisogna sconfiggere il complesso del cameriere, del servo, del lustrascarpe, che affligge ancora troppi Italiani, compresi quelli che vorrebbero tornare sotto Vienna o sotto la Spagna. Ogni volta che uno si lagna dicendo che nulla può cambiare si perde una buona occasione per corroborare lo spirito patriottico che dovrebbe ispirare ogni azione politica. Serve cameratismo nazionale tra tutti i popoli italici, affinché, quantomeno da un punto di vista politico, economico, militare vi sia vera unità, un vero consorzio peninsulare che tuteli la sovranità di questo Paese. Ovviamente nel rispetto delle peculiarità regionali.

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      • Dario ha detto:

        Certamente, anche se le peculiarità regionali non devono diventare gli alibi per i propri handicap. Per fare un esempio: la mentalità meridionale prevede l’indolenza o cose simili.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Per i vizi nessuno sconto: ora che i Meridionali camminino con le proprie gambe senza più pesare sulla schiena degli altri, promuovendo una seria riscossa identitaria della propria terra. Non voglio fare un discorso razzista ma laggiù solo il pugno di ferro potrebbe sbloccare la situazione. Quindi magari, inizialmente, una fase di commissariamento (anche militare) non sarebbe male.

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      • Dario ha detto:

        Non saprei. Il pugno di ferro fu usato con tutta la faccenda dei briganti o con l’inquinamento intenzionale da parte dei piemontesi delle saline salentine (mi è stato raccontato non sono sicuro). Non mi pare abbia portato a grandi risultati. A mio parere bisogna permettere alla gente del sud di espellere di suo conto la malapianta che si sono generati in casa (mafia), ma ovviamente i settentrionali devono smetterla di foraggiarla (rifiuti industriali, droga, appalti vari…).

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Certe magagne non le risolvi con le pacche sulle spalle. O finalmente prendono in mano loro la loro situazione, oppure il governo centrale deve intervenire radicalmente. Fermo restando che esiste sicuramente un torbido intreccio tra finanza settentrionale, governo centrale e mafie meridionali. Insomma, ognuno deve prendersi la propria responsabilità e impegnarsi per migliorare il Paese, in senso innanzitutto identitario e culturale. Sui miti duosiciliani stendiamo comunque un velo pietoso.

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  3. Dario ha detto:

    Non intendevo affatto di non usare il pugno di ferro, ma devono essere loro ad usarlo. La storia insegna che i provvedimenti calati dall’alto (per quanto giusti che siano) non hanno mai portato nulla di buono, la ferita resta e può essere sfruttata dai nemici per dividere. A parte i miti e le leggende, i briganti ci furono e le violenze settentrionali pure, gli inciuci vari tra i primi governi e i latifondisti del sud e mafiosi non sono leggende. Per non parlare di adesso, in cui il modello mafioso è una consuetudine del sud sicuramente, ma si sta radicando bene anche in altre zone, basta pensare a Mafia Capitale, dove delle mafie storiche non c’era manco l’ombra, ma la logica e l’organizzazione era la medesima.
    Comunque questo è un mio parere, probabilmente in certe zone il controllo militare servirebbe (terra dei fuochi, Sila…).

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì ma se non si decidono ad usarlo loro deve per forza intervenire qualcun altro, o gli indipendentismi riusciranno a trovare sempre argomenti (invano comunque, perché tanto il loro massimo effetto è il disfattismo, ed è questo il vero pericolo). Le leggende riguardano vicende, in parte vere, ingigantite e strumentalizzate dai meridionalisti per portare avanti la solita lagna: Nord ladro, nazzzista, rapinatore, povero e arricchitosi con la “terza potenza mondiale”, massacratore di innocenti e via andare. Comunque il Risorgimento è nato a Nord, e a Sud c’erano i Borbone: giocoforza che fosse una guerra di conquista per scacciare gli occupanti, con conseguenze non molto piacevoli. Ma anche la Reconquista spagnola non fu fatta “democraticamente”.

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  4. Mirko ha detto:

    Nei video esteri dove si denigrano i siciliani, a commentare positivamente ci trovi lombardi o veneti. Nei video o topic dove gli svizzeri se la prendono con i frontalieri, ci trovi i meridionali a esultare.

    L’italiano medio, per sopprimere questi stereotipi, non sa fare altro che incolpare il suo vicino. La propaganda di regime statalista ed esterofila da il colpo di grazia.

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