L’aplogruppo Y Q

Aplogruppo Q

Aplogruppo Q

L’aplogruppo Y-DNA Q rappresenta un lignaggio asiatico settentrionale e centrale legato agli Unni, ai Mongoli e ai popoli turchi. Si tratta anche di una minore linea ebraica e scandinava.

Si può trovare in maniera preponderante nella Siberia centrale, nell’Asia Centrale, e tra i Nativi americani (al 90% appartengono a questa linea gli Amerindi pre-colombiani). In Europa è scarso, e può essere trovato nella Svezia meridionale, tra gli Ebrei aschenaziti e in alcune sacche isolate di Savoia, Sicilia, ed Europa orientale.

Q è nato tra 17.000 e 22.000 anni fa in un’area compresa tra l’India e la Siberia; come R, discende da P, e P dal MNOPS che abbiamo già incontrato ieri parlando di N1c. MNOPS è un ramo dell’eurasiatico F, e discende da esso per tramite di K e IJK.

Ovviamente, ritroveremo P parlando di R, R1 e R1a/R1b.

Q non è quindi tipico dell’Europa, e vi è giunto tramite invasioni o immigrazioni storiche. Q si divide in Q1a e Q1b. Il primo ramo è siberiano e americano; in Europa Q1a è giunto grazie a Unni, Mongoli e Turchi, popolazioni dunque mongoloidi, che lo hanno fatto penetrare nelle sacche succitate quali alcune aree della Svezia meridionale, della Savoia, e dell’Europa germanica e di quella slava. Si può reperire anche in Turchia, ovviamente, e dintorni.

Q1b invece è centro-asiatico, indo-iraniano e levantino (Libano soprattutto). In Europa si può trovare segnatamente tra Ebrei sefarditi e aschenaziti, ma anche a Creta, in Sicilia, e nell’Iberia sud-occidentale, e questo sicuramente grazie ai Fenici.

È stato probabilmente assorbito da Indo-Ari e Iranici R1a e redistribuito da essi in India, Asia, Medioriente e Levante, poiché in aree come Libano e Palestina era presente ben prima delle invasioni unne et similia.

Sicuramente Q è comunque fortemente legato alla razza mongoloide e a quella amerindioide che dalla prima discende, grazie alle migrazioni mongoloidi da Asia ad Americhe mediante lo Stretto di Bering ancora ghiacciato (attraversato tra 16.500 e 13.000 anni fa dai Q1a).

Tornando all’Europa, oltre a Q possiamo trovare altri aplogruppi Y-DNA atipici per il nostro Continente e dunque scarsamente presenti. Essi sono:

  • C: una linea estremamente antica apparsa prima o poco dopo l’uscita dell’Homo sapiens dall’Africa (70.000 anni fa). Oggi è un aplogruppo tipico in Asia settentrionale e orientale, Oceania e Americhe. In Europa può essere cagione arcaica (pare essere il primo aplogruppo penetrato nel nostro Continente 45.000 anni fa), ma più probabilmente unna e mongola come Q1a;
  • L: aplogruppo presente per lo più nell’Asia occidentale e in quella meridionale. Si può trovare anche in Medioriente, Levante, Caucaso, e in isolate sacche europee come nell’Italia nord-orientale.  Con tutta probabilità è penetrato in Europa durante il Neolitico;
  • H: picca tra i Dravidici del subcontinente indiano e in Europa si può quasi esclusivamente trovare tra gli Zingari o nelle aree storicamente interessate dai loro spostamenti;
  • A: il più antico di tutti gli aplogruppi Y, tipicamente africano. Si è originato nell’Africa sub-sahariana 140.000 anni fa, ma 340.000  se teniamo conto del supposto A00 precedente. Oggi picca tra Khoisan (come i Boscimani) e Sudanesi meridionali. I rarissimi A europei sono frutto di immigrazioni neolitiche o più recenti dal Levante, oppure, caso ancor più raro, di relitti paleolitici.
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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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14 risposte a L’aplogruppo Y Q

  1. Anonimo ha detto:

    Ai tempi di fine ottocento e inizi novecento, ci si ponevano le stesse domande che ci poniamo noi (quanto siamo differenti e perché siamo differenti?), ma non si disponeva che di tecniche arcaiche per rispondere. Oggi ne sappiamo molto di più ma, da quello che lei riporta, vedo che c’è gente rimasta appunto ai tempi di un secolo fa.
    La invito ad aggiornarsi e a rinnovarsi.

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  2. Anonimo ha detto:

    Il suo sito è rimasto concettualmente fermo ai primi del Novecento, e chi lo cura ci ha attaccato sopra qualche chiacchiera a vanvera sul cromosoma Y. Era giusto precisare.

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  3. Anonimo ha detto:

    La classificazione razziale che compare nel suo sito, ha fallito ed è stata ripudiata almeno 50 anni fa, quando si è capito che non esistono tipi ideali a cui corrispondono approssimativamente tutti gli umani viventi, ma una variabilità continua. Il concetto di «razza» non ha alcun valore scientifico: né per l’antropologia fisica o biologica né per l’antropologia culturale. Più che di pseudoscienza, si tratta di semplice arretratezza.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ecco un articolo di un giornale che lei sicuramente stimerà: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/03/22/razza-gli-scienziati-negano-che-esista-ma.html
      Sa, probabilmente lo ignora, ma se dà un’occhiata a “Storia e geografia dei geni umani” di Cavalli-Sforza, dopo la captatio benevolentiae iniziale in cui, come da copione, nega che le razze esistano per mettersi al riparo dalla censura che ha colpito uno Watson ad esempio (sì, uno scemo qualsiasi), egli difende l’antropometria e la craniometria dei viventi, che permettono di studiare le razze umane, e inoltre si avvale più e più volte di termini come “caucasoidi” e “negroidi”, ma anche “mongoloidi”. Si parla tranquillamente di craniometria nel ’94 in altri studi di altri scienziati e CS riconosce pure il valore di autori novecenteschi come Ripley o Coon. Non vorrei infrangere i suoi sogni demogradisci ma l’antropologia fisica non è nulla di demoniaco e serve proprio per demarcare gruppi razziali, corroborata dalla genetica delle popolazioni. Poi non mi stupirei sicuramente se lei pensasse che le uniche differenze sono di pelle… Aggiungo che le opere di antropologia fisica non si sono fermate a 50 anni fa ma sono state aggiornate fino agli anni ’70-’80. Poi beh, si sa che aria tiri nell’Occidente, e quanto sia poco conveniente parlarne.
      Ad ogni modo questo articolo non c’entra nulla con l’argomento in questione.

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  4. Anonimo ha detto:

    In passato, hanno proposto da 2 a 200 razze umane differenti, e sempre più con l’andare del tempo, man mano che nuovi viaggi di esplorazione portavano a conoscere nuove popolazioni che non si riusciva a far catalogare nelle razze preesistenti. Lo studio della morfologia porta a cataloghi razziali contrastanti. Emerge un paradigma scientifico alternativo: variabilità continua. Gli abitanti del nostro continente, sono solo un po’ più simili a noi dei membri di comunità molto lontane. Noi siamo i discendenti di un piccolo gruppo africano che ha colonizzato tutto il pianeta. Siamo dunque tutti africani!! Piccola precisazione: biologicamente non siamo tutti uguali; siamo tutti diversi; ma siamo diversi per sfumature, non come le moto, che se sono Kymco non sono ne Kawasaki e ne Peugeot.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Quel che conta per davvero sono i macro-gruppi razziali, che sono 5/6: caucasoide, mongoloide, negroide, capoide, australoide, amerindioide. Al loro interno dei sottogruppi ben precisi, quelle che sfumano sono le sottorazze, ma anche lì gli autori concordano a grandi linee. Oggi abbiamo anche la genetica delle popolazioni e lo stesso Cavalli-Sforza ci mostra come gli Europei siano geneticamente omogenei e distinti dagli altri. “Discendenti di un piccolo gruppo africano” “siamo tutti africani”: ma che sta dicendo? Gli Africani sono Africani, gli Europei sono Europei, essere usciti 100.000 anni fa dall’Africa nord-orientale, tramite un nostro antenato comune, non fa di noi degli Africani e soprattutto dei fratelli delle altre razze, come la negroide. E si sbaglia sul paragone con le moto: un Caucasoide europeo è ben distinto da un Caucasoide indiano, figuriamoci da altre razze. La variabilità genetica all’interno di popoli catalogati accademicamente è sempre relativa, tanto che nella stessa Italia un Padano non sconfinerà mai nel gruppo meridionale, se Padano “purosangue”. Non siamo tutti uguali ma i Bergamaschi sono geneticamente più vicini ai Toscani che agli Etiopi.

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      • in cauda venenum ha detto:

        Questo leit-motiv che in passato hanno proposto da 2 a 200 razze umane differenti è dettato dalla pura disinformazione.
        Nessun antropologo ha mai proposto 200 razze umane.

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  5. Anonimo ha detto:

    Nel corso del tempo, sono state fatte divisioni in razze e sotto-razze, di volta in volta diverse e sempre più numerose. Tali classificazioni furono del tutto arbitrarie e artificiose. Anche le divisioni in sotto-razze, della presunta razza “Caucasica” non sono confermate (nordica, mediterranea, alpina, atlantica, dinarica ecc..). Esempio: un dinarico (brachicefalo) e un mediterraneo (dolicocefalo), possono considerarsi come appartenenti ad una stessa razza? La risposta è no. La razza è un concetto meramente umano che non esiste in natura. Quindi il concetto di razza riferito agli uomini, è appunto una mera invenzione.

    Cordialità.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Prima di tutto le suddivisioni caucasoidi sono regionali (grazie anche alla genetica): europei, anatolici, caucasici, nordafricani, mediorientali, irano-afgani, indiani. Qualcuno ci ficca dentro anche gli etiopici ma sono intermedi. Se stai parlando di mera nomenclatura tutti i nomi di flora e fauna sono arbitrari, e grazie tante. Ma pur senza usare etichette basta aprire gli occhi e osservare le differenze craniometriche, antropometriche, antroposcopiche, e, oggi, anche genetiche, che ci mostrano come tutti i popoli d’Europa siano distinguibili e differenziati l’un l’altro, e dunque a maggior ragione differenziati da altri Caucasoidi e altre razze. Un Med e un Din (europei) per prima cosa sono europidi, e di sottorazza differente, non di razza differente. Ci sono caratteristiche generali che distinguono i Caucasoidi dalle altre razze, e caratteristiche che distinguono i Caucasoidi europei da quelli indiani. Di media queste differenze esistono e qualsiasi idiota è capace di distinguere un Indiano da un Còrso. Vedi, il tuo/vostro problema sta nella perenne confusione di specie e razza: la specie è sapiens moderno in tutti gli uomini ma la razza non è unica, altrimenti saremmo tutti negroidi, mongoloidi o caucasoidi. E la razza non è che un insieme di caratteristiche fisiche e genetiche trasmissibili geneticamente che caratterizzano un’etnia più o meno grande. Poi oh, se “razza” non vi piace perché vi va bene nei cani, nei gatti, nei conigli, ma non negli uomini (come se essi fossero creature angeliche) usate “subspecie”, termine più scientifico ma che non cambia la morale: non siamo tutti uguali, ma soprattutto non sono tutti uguali i popoli della Terra, perché i valori medi fisici e genetici dimostrano in maniera lampante quanto si possa parlare di gruppi razziali umani ben delimitati. Ricordo inoltre che genotipo =/= fenotipo, pertanto un Alpinide bergamasco sarà geneticamente imparentato a un Dinaride bergamasco ma saranno entrambi europidi (Caucasoidi europei) e geneticamente dello stesso cluster nord-italiano. Ovviamente se si parla di indigeni. Infine pensiamo ai geni neanderthaliani: presenti nei Caucasoidi, soprattutto europei, ma assenti nelle altre razze. Magia? No. Ibridazione arcaica di uomini anatomicamente moderni con loro precursori locali, che variano da continente a continente e che marcano un’ulteriore distanza tra razze.

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    • in cauda venenum ha detto:

      Anonimo, non è di certo cambiando una parola nella frase che smette di essere una frase ripetuta a pappagallo da molta gente che non si è nemmeno presa la briga di controllare se è vera. Le loro subvarietà regionali, come può essere ad esempio il “keltic nordid”, sono piuttosto soggettive ed in contrasto tra vari antropologi, ed è proprio qui che si può parlare di semplici speculazioni. Ma nessun antropologo è andato oltre le 6 razze mondiali (la cui distinzione è sempre più confermata anche geneticamente) e tutti quelli che hanno studiato dal vivo le popolazioni europee erano d’accordo sul fatto che è possibile distinguere le 6 tipologie principali: mediterranei, nordici, dinarici, baltici, alpini e cromagnoidi. La sua ignoranza a riguardo è confermata dal fatto che secondo lei l’appartenenza a una razza è stabilita da un determinato indice cefalico, e crede che un mediterraneo dolicocefalo non può appartenere alla stessa razza di un dinarico brachicefalo per questo motivo.

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