Così diversi ma così uniti

Devo ammetterlo: non è sempre facile conciliare l’identitarismo etno-culturale con lo spirito patriottico italiano. Per il sottoscritto, che ha un passato da lombardista indipendentista e una sensibilità etnica particolare, non si può certo sorvolare su quelle palesi differenze etniche, linguistiche, culturali, ambientali, geografiche, caratteriali e anche genetiche che intercorrono tra Nord, Centro, Sud e Isole.

Eppure, la mia attuale maturità identitaria mi fa anche comprendere che non si può certo liquidare l’Italia come fuffa ottocentesca inventata da Mazzini e Garibaldi, stante la sua plurimillenaria Storia unitaria in nome di popoli quali Etruschi/Reti, Italici, Romani e pure Longobardi.

L’etnonazionalismo federale, l’etnofederalismo, è la via giusta da seguire, il giusto equilibrio tra istanza etnica, lombardista, e quella nazionale, italica e italianista, col fermo proposito di condannare sempre e comunque quel secolare intralcio alla nostra razionale unità rappresentato dal semitico Vaticano.

Il Lombardesimo indipendentista lascia spazio al Lombardesimo italiano e italianista, rispettando quel vincolo sacrale che unisce tutte le contrade d’Italia in nome del nostro insostituibile epos italo-romano. Che poi, intendiamoci: è un vincolo anche etno-culturale, per quanto in Italia vi siano sensibili differenze.

La linea Massa-Senigallia rappresenta infatti una barriera anche genetica (certo, assai meno severa di quella alpina) che corre lungo lo spartiacque appenninico e distingue il mondo puramente italico da quello gallo-italico e reto-veneto. Separa anche la Penisola genuina dalla parte italiana continentale, e così l’area mediterranea pura da quella subcontinentale. Come risaputo, è anche interessante notare come il Nord sia fisicamente meso-brachicefalo e con input mittel rispetto ad un Centro-Sud meso-dolicocefalo in linea con l’Europa mediterranea, senza dimenticare che da un punto di vista genetico i gruppi alpino-padano, toscano, meridionale e sardo siano ben distinti (e che sulle Alpi vi siano acclimatate minoranze germaniche e slave che in un certo senso smarcano ulteriormente il Nord-Est).

Da un punto di vista linguistico il Nord Italia appare romanzo occidentale, mentre il Centro-Sud è sud-orientale, e sono diversi i fenomeni che distinguono l’antica Gallia Cisalpina dall’Italia romana iniziale.

Le differenze economiche, per quanto in parte anch’esse frutto della mentalità e dunque dell’etnia, sono una questione a mio avviso di secondaria importanza, anche se sono la prima ed unica preoccupazione di leghisti e replicanti dei leghisti.

Nonostante quanto detto, tuttavia, liquidare l’Italia come fosse esclusivamente uno stato ottocentesco senza Nazione sarebbe ridicolo e superficiale, e ovviamente ingiusto nei confronti della Storia di questo Paese; un Paese che prima di essere angariato dall’attuale stato-colonia americano è una realtà millenaria coesa dalla romanizzazione, ma anche dal passato etrusco-italico che accomuna tutte le regioni italiane.

Il Neolitico, la Cultura della ceramica cardiale, le Terramare e la Cultura appenninica, gli Italici, Roma repubblicana e imperiale, e perfino Goti e Longobardi, concorrono all’unità plurimillenaria dell’Italia, e non possono essere ignorati bellamente in favore del particolarismo più esasperato. Il vero problema di questo Paese sta nella separazione di 1500 anni cagione delle mafie vaticane e della litigiosità comunale e che, attenzione, non ha comportato alcuna differenziazione etnica: le differenze italiane risalgono ai tempi preromani, e Germani, Bizantini, Arabi e potentati stranieri come Francesi, Spagnoli e Austriaci non hanno influenzato in maniera concreta Nord, Centro e Sud.

Doveroso dunque, per un identitarismo serio, maturo e completo, recuperare la sua dimensione nazionale, smettendola di alimentare quegli stereotipi anti-italiani molto in voga in quell’accozzaglia di stati d’Oltreoceano che costituiscono il padrone attuale della repubblica partigiana italiana. L’Italiano terrone e polentone, stereotipato, partigiano e campanilista, e interessato più al pallone, alla pizza, alla subcultura televisiva e al settarismo partitico che alla Cultura nazionale fa impazzire gli Americani, che vedono in noi nient’altro che buffo vecchiume museale da colonizzare e tenere in considerazione solo per allegre gite all’insegna della “dolce vita”.

Cerchiamo invece di far impazzire gli Statunitensi in un altro modo, di rabbia: riscopriamoci eredi privilegiati di Ario-Italici, Romani, Longobardi, di romanità e latinità, del Sacro Romano Impero e di Umanesimo e Rinascimento, del Risorgimento, del Fascismo e della Repubblica Sociale Italiana; fenomeni questi, alti e di spirito patriottico, che diedero lustro all’orgoglio italo-romano che ci accomuna tutti.

L’Italia è un sacrale disegno etnico, culturale, antropico, da conservare e difendere gelosamente, perché solo così possiamo degnamente onorare anche quelle radici etno-regionali che caratterizzano le nostre piccole Patrie. Dopo 2300 anni di Cultura romana, romanica, romanza noi Lombardi non possiamo considerarci SOLO celto-liguri, gallici e longobardi (superstrato peraltro esiguo per quanto importante da un punto di vista militare e politico, avversato dagli eterni nemici abramitici dell’Europa), ma dobbiamo inscrivere tutto questo nella latinità e nella romanità già assaporate, prima di Roma, con la calata italica che interessò ANCHE il Nord Italia. Del resto, i Liguri paiono essere un popolo a metà tra Italici e Celti, e i Venetici erano italici, non baltici, slavi, illirici o chissà che altro, come molti pittoreschi venetisti vorrebbero far credere. E non parliamo dell’Emilia, di quella che potremmo definire Lombardia cispadana, che fu la prima stazione italiana degli antenati dei Romani (proto-villanoviani). E, a maggior ragione, pensiamo a come la linea paterna italo-celtica (aplogruppo R1b-U152) sia forte nel Centro-Nord più che nel Centro-Sud.

1500 anni di separazione politica e culturale pesano (la genesi dei nostri volgari e dialetti risale al periodo di transizione che dalla tarda Antichità va al Medioevo, infatti) ma se siamo veri identitari, persone mature, serie, acculturate e concrete, dobbiamo abbandonare il capriccioso e ottuso micro-sciovinismo regionale (anch’esso classicocliché, del resto) per tramutare la nostra sete di Identità in un razionale etnofederalismo italico, che sappia rispettare sia il particolarismo che il nazionalismo.

E che la vicenda linguistica italiana sia per noi un faro: Siciliani, Toscani, Fiorentini, Padani, Romani, Veneti, Lombardi, tutti storicamente uniti dagli sforzi culturali consumati per dare a questo Paese una lingua unitaria che tutto il mondo ci invidia.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/03/cosi-diversi-ma-cosi-uniti.html

Advertisements

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Italia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...