L’aplogruppo Y I1

Aplogruppo I1

Aplogruppo I1

L’aplogruppo Y-DNA I1 è la linea paterna originale dell’Europa settentrionale. È stata propagata in tutta Europa dalle migrazioni medievali degli antichi popoli germanici e da Vichinghi e Normanni.

La datazione e il luogo d’origine presunti di I1 si collocano 5.000 anni fa in Scandinavia; esso discende da un clade pre-I1 distaccatosi da I 20.000 anni fa, pertanto I1 si è sviluppato in isolamento nella penisola scandinava in tempi neolitici. L’aplogruppo I è quello più antico dell’Europa, dunque dei sopravvissuti cromagnoidi del Paleolitico superiore, ed è nato 25.000 anni fa nei Balcani (da dove si è poi diffuso verso nord).

I rami di I sono I1 e I2, ed esso discende dall’aplogruppo IJ, nato in Medioriente tra 40.000 e 30.000 anni fa: in altre parole l’Uomo di Cro-Magnon che irruppe in Europa apparteneva a IJ o I. Al pari dell’aplogruppo G, anche IJ discende dall’eurasiatico F come IJK (sorto 45.000 anni fa tra India e Vicino Oriente): 35.000 anni fa circa, I e J si distaccarono, e mentre I penetrò in Europa, J si diffuse nel Levante e in Medioriente. K sorse 40.000 anni fa e si diffuse in Eurasia in vari rami (tra cui T e N che vedremo più avanti).

I1 e I2 si dispersero in Europa durante il Mesolitico: I1 è peculiare del Nord Europa, I2 (che vedremo nel prossimo articolo) ha diversi rami che interessano i Balcani, la Sardegna, l’area dinarica e danubiana, e l’Europa centrale pre-celto-germanica.

Da I1 discende I1a, che è il clade caratteristico di questo aplogruppo proto-nordico e pre-indoeuropeo.

La diffusione di I1, aplogruppo nativo e tipico dell’Europa assieme al fratello I2, interessa soprattutto la Scandinavia, la Finlandia, e in secondo luogo altri paesi di lingua germanica. È stato disperso dalle cosiddette “invasioni barbariche” anche nel resto dell’Europa, tra cui l’Italia: Goti, Vandali, Longobardi, Franchi, Normanni e altri minori diffusero nel nostro Paese questa linea paterna, che può essere rintracciata soprattutto nel Nord-Est (a Vicenza arriva quasi al 18%), tra Modena e Bologna grazie ai Taifali, in alcune sacche montagnose tra Lazio e Abruzzo (a Cappadocia e Filettino vi sono incredibili picchi di I1), nel Sannio (Campobasso, di fondazione longobarda, arriva a quasi 15%), nel Palermitano (a Caccamo il 20% quasi ha questa linea paterna) e nel Trapanese (a Trapani e Alcamo si arriva quasi a 10% a testa). L’Aquila presenta un 13% di linee associabili ai Germani (I2b1, R1a e R1b-U106) ma 0% I1. Il capoluogo dell’Abruzzo fu fondato dagli Svevi, Tedeschi meridionali, nel XIII secolo.

La Sicilia è molto interessante da studiare perché Normanni, Longobardi provenienti dal Nord chiamati dai primi per ripopolare l’isola liberata dagli Arabi, Vandali, e gli Svevi di Federico II, incisero discretamente sulle linee paterne della parte nord-occidentale dell’isola. Si possono trovare anche diversi campioni di altri aplogruppi recati da Germanici (tra cui I1b, un ramo minore di I1) tra il Palermitano e il Trapanese, ma anche nella parte centrale della Trinacria (Enna ad esempio), grazie alle famose colonie gallo-italiche della cosiddetta “Lombardia siciliana”. Un retaggio svevo è rintracciabile pure a Catania.

Naturalmente l’area italiana più germanizzata è, come è logico che sia, il Nord-Est, grazie innanzitutto agli Alto-Atesini di etnia germanica, alle varie minoranze germaniche sparse lungo le Alpi, ai Cimbri, e a diversi immigrati di etnia tedesca giunti in Veneto e Friuli nel Medioevo. Ovviamente grazie anche ai Longobardi, la cui colonizzazione interessò prima di tutto l’Austria longobarda del Triveneto, segnatamente la Carnia di Cividale.

L’aplogruppo I1, come detto, non nasce indoeuropeo (e dunque germanico), ma proto-nordico pre-germanico in Scandinavia. Esso raggiunge, come pre-I1, questa terra dell’estremo Nord grazie ai cacciatori-raccoglitori mesolitici ma, a quanto pare, non in epoca mesolitica bensì neolitica, quando questi giunsero in contatto, nel Continente, con la Cultura neolitica della ceramica lineare e la successiva Cultura dei vasi ad imbuto, assorbendo lo stile di vita agricolo e pastorale. E naturalmente giungendo in contatto con le genti aurignacoidi neolitiche dell’Europa Centrale, geneticamente affini ai moderni Sardi.

Cultura della ceramica lineare (circa 5600-4250 avanti era volgare)

Cultura della ceramica lineare (circa 5600-4250 avanti era volgare)

Cultura del vaso ad imbuto (circa 4200-2650 avanti era volgare)

Cultura del vaso ad imbuto (circa 4200-2650 avanti era volgare)

Una mutazione generò l’I1 vero e proprio in Scandinavia e, come nel caso di I2, I e IJ, i primi ad avere questo lignaggio saranno di certo stati individui dal fenotipo cromagnoide (paleo-europide/proto-europide). Nel caso di I1 sicuramente Cromagnoidi di tipo settentrionale quali il Brünn scandinavo, il Dalo-Falide, il Borreby.

I1 divenne poi germanico grazie alle invasioni ariane R1b del Nord, che seguirono quelle della Ceramica cordata di genti R1a.

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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26 risposte a L’aplogruppo Y I1

  1. Alfio ha detto:

    Quindi l’aplo I nacque nei balcani, ma allora è per questo che gli albanesi, kosovari ecc.. sono alti, alti, in pratica sono mezzi nordici. E come mai sostieni che è un aplo pre germanico, forse per il fatto che la razza nordica non si era formata, in assenza degli indoeuropei, giusto &

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sì, è nato nei Balcani, una zona molto cromagnoide e dinaride, pertanto molto “alta”. “Mezzo nordico” è improprio, dal momento che i Nordici nulla c’entrano. Si trattava di cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, che si sono poi spinti verso il Nord. I1 non nasce germanico, non è indoeuropeo, ma è stato diffuso in epoca medievale da popoli germanici originari della Scandinavia.

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      • Alfio ha detto:

        Non nasce germanico ma nord cromagnoide si. Tu dici che non nasce germanico, perchè i nordici si sono creati dalla fusione dei nord cromagnoidi con gli indoeuropei. Da questa fusione nacque, la razza nordica. Quindi possiamo dire che gli I erano nord cromagnoidi, ma quindi secondo te i primi che lo portavano nei balcani erano quindi come gli odierni irlandesi, depigmentati e con capelli chiari. Eppure alcuni vecchi antropologi dicevano che la razza dinarica era una fusione dell’elemento alpino e meditteraneo. Credi che questa tesi è superata. giusto.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Prima di fare il consueto casino tra fenotipi, aplogruppi e aree geografiche, invito a rileggere gli scritti precedenti. Non ho voglia di ripetere ogni volta concetti già chiariti svariate volte negli articoli precedenti. I Nordidi sono un ramo depigmentato e progressivo della famiglia mediterranide nato dall’incontro tra Neolitici danubiani e invasori Corded. Gli I1 erano Cromagnoidi settentrionali, non tutti gli I. I Cromagnoidi depigmentati erano solo quelli dell’Europa settentrionale/nord-orientale, non tutti i CM europei, tanto che la forma originaria si ritiene essere stata di pigmento scuro (non negroide, ovviamente). I Dinaridi non sono una combinazione di Med + Alp, per il semplice fatto che tale fusione non darebbe certo vita a genti molto alte, brachicefale, dal naso prominente e aquilino, dal viso lungo e duro, angoloso, scavato, e con cranio ipsicefalo.

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  2. Dario ha detto:

    La concentrazione di questo aplogruppo nella zona di Roma come si spiega? Io ho pensato alle invasioni dei lanzichenecchi.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Nel Lazio c’è una media dell’8,5% di I1, sicuramente gotico o longobardo, ma in alcune località di montagna tra tale regione e l’Abruzzo vi sono impennate vere e proprie, come il 35,2% di Cappadocia (AQ) o il 23,5% di Filettino (FR). I picchi medi di I1 in Italia, tuttavia, sono in Trentino Alto-Adige (21%) e FVG (21,5% contando tutti gli I).

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  3. Lombardo ha detto:

    Ciao. X te gli antichi nord africani erano europidi o no, (intendo i berberi), prima dell’invasione araba e dall’Africa centrale. Grazie se xpondi.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Ci sono sempre stati scambi tra Europa e Nordafrica, anche dalla prima verso la seconda. Prima dell’invasione araba c’erano sicuramente più tipi Mechta-Afalou di oggi, e c’erano anche nelle Canarie. Tipi fisici tradizionalmente fulvi, con occhi chiari e pelle chiara e molto simili ai Borreby. Oggi in Nordafrica si possono trovare Saharidi, varietà mediterranide indigena, e Berberidi, miscela Med + CM anch’essa indigena. Da un punto di vista morfologico sono molto affini ai tipi nostrani ma risentono di influssi afro-asiatici e anche SSA.

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      • Lombardo ha detto:

        ok, però io sapevo k il biondismo è una caratteristica che nasce il climi freddi, come è possibile che fosse frequente in Nord Africa, boh, puoi soltanto dirmi il motivo.

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ascolta Sergio/Ettore/Dawson/Italo-Argentino, ti ho detto che ci sono stati diversi scambi tra Europa e Nordafrica, anche dalla prima verso la seconda e dunque eccoti il rutilismo, gli occhi chiari e la pelle chiara in Nordafrica. Tratti oggi ridotti ai minimi termini, dalle Canarie sono scomparsi da tempo. I Cromagnoidi interessati da questo fenomeno provenivano dall’Europa, non erano nativi del Nordafrica.

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  4. Vincenzo ha detto:

    Per quanto ne sappiamo, l’aplogruppo paterno più antico in Europa è C1a* (Kostenki 14, 37000 anni fa), non I

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Sarà, ma C non è un aplogruppo peculiare dell’Europa.

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      • Vincenzo ha detto:

        Mai affermato il contrario, infatti.

        In ogni caso almeno fino al Neolitico era abbastanza presente in Europa occidentale e centrale (nella forma di C1a2-V20), la sua drastica diminuzione nelle popolazioni europee è, quindi, dovuta a causa relativamente recenti (buttandola lì, non posso non pensare all’invasione indoeuropea come causa principale)

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Sì, se consideriamo tutti gli aplogruppi C è probabilmente il primo ad essere penetrato in Europa 45.000 anni fa.

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  5. Carlo ha detto:

    No l’aplogruppo più antico in Europa è F* appartenuto a Oase1. Kostenki è quasi in Siberia comunque.

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  6. franco liloni ha detto:

    sig.Sizzi,meriterebbe un monumento poiché riesce a dare con una certa facilità nozioni estremamente importanti per la conoscenza della Nostra storia anche a chi è digiuno di preparazione specifica e apre nuovi interrogativi.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Troppo buono, signor Liloni! Ho sempre pensato che prima della politica venga la metapolitica, e quindi la cultura militante, anche su tematiche assai delicate che non esiterei a definire razziologiche: antropologia fisica, craniometria/antropometria, genetica delle popolazioni. E ci aggiungo anche lo studio dell’indole dei vari popoli, dunque un po’ di sana etno-antropologia, da non confondere con le boiate neomarxiste dell’antropologia culturale postbellica, ossia di ciò che nega la scientificità del concetto di razze e l’esistenza delle razze umane.

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  7. franco liloni ha detto:

    D’accordo.

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  8. Cristina ha detto:

    Buonasera Paolo e complimenti per il blog!
    Ho fatto fare a mio padre il test con Family tree ed è risultato essere IM253. La mia famiglia è di Firenze ed il mio avo in linea maschile più lontano era nato a Firenze nel 1680, come ho potuto scoprire dalla mia ricerca geneologica documentata, iniziata 4 anni fa. Mii farebbe piacere avere una tua opinione a riguardo visto che questo aplogruppo in Toscana non è molto diffuso.
    Grazie mille!

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Buonasera a te, e grazie. I-M253, dunque I1 generico, sarebbe interessante analizzarlo più a fondo per scoprire il clade specifico, così avere maggiori informazioni. Ad ogni modo la sua presenza in Toscana (che ammonta ad un 4%) va di certo ricollegata alle invasioni germaniche, soprattutto ai Longobardi.

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      • Cristina ha detto:

        Grazie per la tua risposta! Sto aspettando l’esito completo del backbone che dovrebbe arrivare a giorni..da lì dovrei risalire al clade più specifico se non sbaglio! Non sono molto esperta in materia e il backbone lo hanno fatto loro come test in più per potermi confermare l’aplogruppo. Anche se quello lo hanno già confermato, il risultato completo me lo devono ancora dare. Anch’io avevo pensato ai Longobardi, anche se Firenze non era la loro sede preferita, ma anche agli Anglo-Sassoni che so essere scesi insieme ai Longobardi in Italia. Mio padre risulta avere 7 matches a 12: 4 in USA, 2 in Svezia,1 in Scozia. A 25 invece non ha nessun matches. A questo proposito mi consiglieresti di fare l’upgrade a 37 oppure pensi che non servirebbe?

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      • Paolo Sizzi ha detto:

        Non mi intendo di FTDNA, io mi ero testato con 23andMe e avevo fatto poi un piccolo test per determinare il clade del ramo paterno (con YSEQ). Potresti fare anche tu qualcosa del genere, oppure optare per un test come LivingDNA o Geno 2.0 che mi sembra proprio approfondiscano l’indagine della linea paterna. Comunque sì, i Longobardi preferivano Lucca a Firenze ma vi sono comunque stati. In alternativa si potrebbe pensare ai Goti, a qualche altra gente germanica scesa in Italia coi Longobardi (Gepidi, Sassoni, Rugi ecc.), o magari anche a qualche colono tedesco stabilitosi a Firenze in epoca imperiale. Avevo trovato uno scritto di un certo Lorenz Böninger che indagava l’immigrazione tedesca a Firenze nel Quattrocento (“Die deutsche Einwanderung nach Florenz im Spätmittelalter”), quindi si potrebbe anche pensare a qualcosa di più recente rispetto alle calate germaniche dell’Alto Medioevo.

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  9. Cristina ha detto:

    Potrebbe essere..come ti ho detto io sono arrivata fino al mio avo nato nel 1680 anche se conosco il nome del padre che è un nome italiano. E’ vero che il mio cognome è un cognome tipico che si trova solo in Toscana ma è anche vero che i cognomi sono diventati stabili solo dopo il Concilio di Trento per cui magari,anche se fosse stato di origine tedesca, magari all’epoca già si era “latinizzato”. Purtroppo però non so se riuscirò mai ad arrivare con i documenti ad un’epoca così lontana come il Quattrocento!

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Eh sì, è molto difficile, bisognerebbe avere molta fortuna, oppure natali nobili, talché si possa riuscire a ricostruire la genealogia, ma sempre grazie alle carte. Purtroppo archivi e registri parrocchiali risalgono fino ad un certo punto, e i documenti più antichi sono andati perduti o distrutti. Comunque sia, avendo oggi la genetica, con un test commerciale serio si può davvero approfondire con dovizia, scandagliare la propria linea paterna o materna (molto meglio quella paterna perché, a differenza della materna, ha molte cose in più da rivelarci, da una prospettiva etno-geografica e genealogica).

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