Quando l’immigrazione diventa sanguinaria

A Terni un allogeno marocchino già noto alla “giustizia” italiana ha ammazzato per caso un giovane del posto (la banalità del Male si può evocare in casi simili o vale solo per i cattivissimi nazzzisti?), ferendolo mortalmente al collo con una bottiglia rotta. La colpa del giovane Italiano? Averlo guardato mentre, a torso nudo e ubriaco fradicio, faceva indisturbato il suo penoso spettacolino in piazza.

Il Magrebino in questione era già stato espulso dall’Italia nel 2007 ma, contando sulla pietosa situazione italiana dove i criminali vengono più tutelati delle loro vittime, è tornato nel nostro Paese a bordo di uno di quei barconi che infestano le acque del Mediterraneo, sbarcando a Lampedusa.

Nei Paesi di personaggi come questo, che giungono in Italia nella certezza di poter fare il bello e il cattivo tempo, la delinquenza viene spesso repressa nel sangue e le carceri sono l’opposto di quelle in cui fanno la bella vita individui come il norvegese Breivik, tanto che, a mio avviso, molti parassiti stranieri (e non) pensano che finir dentro in una prigione occidentale non sia poi così male, visto che vitto e alloggio sono garantiti, e senza alcuno sforzo.

I criminali allogeni che hanno da perdere delinquendo? Nulla, anzi: sanno benissimo che se finiscono dentro hanno finito i loro problemi, tanto che non rischiano nemmeno di finire ai lavori forzati (e mi parrebbe il minimo, per me che sono favorevole alla pena di morte nei casi estremi).

Cos’è una pena detentiva in Italia se non una sorta di pensione? Tu ammazzi, finisci dentro (e magari nemmeno con l’ergastolo), vitto e alloggio sono gratuiti, e lo stato pensa a tutto (o meglio, le palanche dello stato che provengono dai cittadini, anche dai parenti delle vittime). In galera nell’Occidente europeo si fa la bella vita, e come detto non si rischia nemmeno di finire a spaccare pietre con una palla di piombo al piede.

Che poi, chi mai sconta una pena giusta in Italia? I casi di feccia criminale che sconta qualche anno e poi esce per poter fare quello che faceva prima, si sprecano. Non parliamo poi di questi delinquenti allogeni, che dalla loro parte hanno tutti, essendo intoccabili pedine utili al sistema mondialista. Lo stato italiano ha un talento innato nell’imporre tasse e nel castigare i “reati” d’opinione, per il resto stendiamo un velo pietoso. E così Schettino è a spasso per il suo paese, i pirati stradali sono comodamente ai domiciliari e sanno che non gli accadrà nulla, tossici e alcolizzati che commettono crimini non rischiano perché hanno un’attenuante che invece dovrebbe essere un’aggravante, i politici e i boiardi di stato coperti d’oro godono della loro immunità e fanno ciò che vogliono, e in generale i parassiti criminali gozzovigliano consci del ridicolo garantismo italiano, quello stesso garantismo che viene negato ad un Bossetti (non essendo altro che un muratore bergamasco), che cade vittima di processi mediatici ed esposizione al pubblico ludibrio innescata da quel genio di Alfano nel giugno scorso.

Beh, certo, Bossetti è un misero Italiano, per di più del Nord; quel tal Amine Aaassoul è invece marocchino, allogeno, dunque tutelato a prescindere da tutto, in quanto immigrato utile a chi specula giorno e notte sull’immigrazione per arricchirsi, avere voti, riempire chiese e seminari.

Io a uno così darei l’ergastolo e i lavori forzati, e l’idea della pena di morte è da prendere in considerazione in casi simili: non perché immigrato chiaramente, ma perché tutti i crimini efferati andrebbero puniti in questa maniera. A maggior ragione se poi si tratta di crimini contro la Nazione.

E invece no. Mentre la sua vittima ventisettenne finirà presto nel dimenticatoio e la famiglia riceverà un indennizzo ridicolo, questo finirà mantenuto in un carcere italiano e trattato coi guanti bianchi, perché uccidere non sembra più essere un crimine contro l’umanità, mentre le angherie sugli ergastolani sì. Ormai i carnefici contano più delle vittime. I vivi che non meritano di vivere valgono più dei morti innocenti che meritavano di rimanere al mondo.

I benpensanti salottieri reputano queste posizioni “sfoghi di pancia senza raziocinio e colmi di frustrazione”. Scusatemi, ma a quanto pare il raziocinio è già stato monopolizzato dallo stato italiano, uno stato che non sa farsi rispettare dagli immigrati, incapace del tutto di gestire i fenomeni migratori, e incapace di amministrare la giustizia in maniera seria ed efficace. Uno stato senza Nazione ridotto a colabrodo, Bengodi di tutti i parassiti che calpestano la crosta della Terra. La frustrazione invece può anche starci, dal momento che ogni ideale in Italia viene frustrato dalla dura realtà atlantista.

E non paghi, i salottieri son capaci anche di ripeterti, come ottusi giradischi inceppati, che “Anche gli Italiani sono emigrati e delinquono”. Sì certo, gli Italiani sono emigrati, ma al di là della minoranza mafiosa lo hanno fatto per lavorare e arricchire gli stati beneficiari di questi flussi migratori europei (pensiamo al Brasile o all’Argentina), e dalla loro parte non hanno MAI avuto il coro di buonisti che oggi si scandalizzano se nei CPT non ci sono le briosce alla crema o le carceri italiane non sono come quelle norvegesi, cioè praticamente degli hotel; e inoltre sì, anche gli Italiani delinquono, ma solo un idiota può pensare che questa sia una buona scusa per imbarcarsi anche i criminali degli altri, alla luce del fatto che poi l’Italia è totalmente incapace di gestire l’immigrazione, un fenomeno che diventa cavallo di Troia di malavitosi di ogni risma.

Nel ricordo del giovane Ternano David Raggi, esprimo vicinanza alla sua famiglia, ma non mi unisco a quelli che belano parlando di pace, amore, perdono e altre sciocchezze cristiane. Sarebbe davvero ora di reagire, non per sparare nel mucchio ovviamente, ma per dare un drastico giro di vite all’immigrazione, e così alla certezza della pena e alla sua severità. Espellere i criminali incalliti non serve a nulla, perché questi ritornano, e ai loro Paesi d’origine non interessa punirli per crimini commessi all’estero: puniamoli severamente, e se proprio non abbiamo il coraggio di aprire alla pena di morte, almeno mettiamoli ai lavori forzati, e che si guadagnino col sudore e gli stenti, il vitto e alloggio. Riprendiamoci la nostra sovranità, Italiani.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/03/quando-limmigrazione-diventa-sanguinaria.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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