L’intervista a “il Post”

El Sizz

El Sizz

Vorrei commentare ora tre documenti che parlano del sottoscritto, tre documenti che mi han reso “famoso” e circolano in Rete, poiché han suscitato del (relativo) scalpore e meritano dunque di essere chiosati. Qui parlerò del primo, il meno recente.

Nel luglio del 2011, in piena temperie lombardista, rilasciai un’intervista ad un giornalista freelance, che poi la fece avere al noto quotidiano online sinistroide “il Post”, che la pubblicò il 12 luglio dello stesso anno.

Uno potrebbe dirmi: “ma sei scemo, rilasci interviste a certa gente?!” Io rispondo dicendo che all’epoca, essendo stato esponente del Movimento Nazionalista Lombardo, avevo tutto l’interesse a farmi pubblicità, sfruttando vari canali, e poco mi importava di venir raffigurato come un pazzo, un pagliaccio, uno problematizzato; del resto, scusate, ma è proprio il gioco di questa gente quello di rappresentare gli identitari come dissociati e casi umani, è così da tempo: chi va contro la vulgata mondialista merita il pubblico ludibrio, una cosa che comunque ha anche i suoi vantaggi. Ho sempre messo nome, cognome e faccia per diffondere quello in cui credo, ed è quello che dovrebbe fare ogni patriota, per concretizzare la resistenza al $istema globale e globalizzante. Delle scomposte reazioni delle acque chete, poco me ne cale. Ovviamente lo farei ancora, anche se il contesto metapolitico è, in parte, cambiato.

Che importa se gli avversari si occupano di te in maniera ferocemente critica o canzonatoria? Se ti prendono in considerazione vuol dire che, a tuo modo, fai pensare e in un certo senso fai anche paura ai benpensanti, e lo dimostra il fatto che sono stato sotto processo e condannato per reati d’opinione (vilipendio del PdR e istigazione all’odio razziale a mezzo blog).

La satira fa poi parte del gioco, e a differenza dei nostri presidenti della repubblica non sono permaloso. Finché non mi si diffama, ovvio.

Queste manifestazioni dei media e del pubblico col paraocchi in genere, sono sintomatiche dei riti apotropaici che la società buonista ancor oggi inscena per esorcizzare i fantasmi del passato, a dimostrazione che, nonostante il mare di ciarle retoriche in cui le istituzioni ci sommergono, non è affatto vero che la gente abbia sviluppato gli anticorpi necessari per combattere il “nazzzismo” e il “razzismo”. Di conseguenza si ripescano tematiche di settant’anni fa per far guardare da un’altra parte, sparigliando le carte in tavola per impedire di capire dove stia il Bene e dove il Male.

Che poi io non sono né nazista né razzista, anche se fa comodo dipingermi così per, appunto, esorcizzare le proprie paure e banalizzare quelle che sono tematiche scottanti che stanno a cuore ad ogni identitario, e che solo i fessacchiotti irregimentati possono derubricare come “deliri” di personaggi isolati e disadattati che “non trombano” (magari qualche bella meticcia sudamericana?).

Che dunque i benpensanti continuino ad occuparsi di noi e demonizzarci, ci fanno solo un favore e le persone genuine e razionali valutano da sé stesse dove stia la Verità.

Nel luglio di quasi 4 anni fa quindi, previo accordo telefonico, si presentarono a casa mia due tizi per intervistarmi e scattare qualche foto nell’agro brembatese, in cui fortunatamente vivo e che ha naturalmente condizionato la mia formazione. E per fortuna. Nell’intervista, nonostante il cambio di alcune prospettive (una cosa ovvia e normale maturando), dico le stesse cose che potete leggere su questo blog; al netto di qualche esagerazione regionalista, io sono quello che emerge dall’articolo (abbastanza fedele a quanto detto), al di là delle idee politiche: una persona rustica, semplice, genuina, vera, terragna, alla mano, fortemente attaccata al proprio Sangue, al proprio Suolo, al proprio Spirito.

Ragazzi, è ovvio: roba come “il Post”, l'”Huffington Post” o “Il Fatto Quotidiano” cerca di presentarti come un caso umano, uno a metà strada tra un matto e un buffone, ma forse non lo sappiamo? Per questo dovremmo nasconderci e darci all’anonimato? Giammai, e ben vengano queste occasioni che permettono di esporci e di dire la nostra facendo valere le nostre ragioni. Spesso smentendo il prevenuto che ci troviamo davanti.

Io ad esempio, da quando scrivo su Internet metto nome, cognome, faccia perché non riuscirei mai a portare una maschera e a celarmi dietro degli avatar: mi prendo sempre la responsabilità di ciò che dico e voglio esporre il mio punto di vista senza nascondermi, anche perché il criminale non sono io ma la società che a volte, va detto, esaspera il nostro malessere di comuni cittadini tartassati da tutti, al punto tale da generare utili idioti che perdono il lume della Ragione e sparano nel mucchio. Il discorso è trasversale e va dalla vittima di Equitalia al KKK di turno. Gente fragile che viene poi sapientemente strumentalizzata dai perbenisti per dare contro ad intere categorie di individui.

Io pazzo e cultore della violenza non sono e quindi chi mi accusa di cose simili la fa fuori dal vaso, in cattiva fede, per portare avanti la sua patetica agenda di servo. Così come ovviamente non sono un pagliaccio e un ciarlatano.

Comunque l’intervistatore si mostrò gentile e ben disposto nei miei confronti, notando divertita collaborazione da parte mia, e devo dire che, nonostante qualche errore di trascrizione e qualche confusione riportata nell’articolo, ha pubblicato fedelmente quanto ho avuto modo di dirgli all’epoca.

L’intervista riguardò la mia biografia, la mia “conversione” etno-nazionalista previa abiura del cattolicesimo e del cristianesimo, il Movimento Nazionalista Lombardo, la mia Weltanschauung, e la mia passione per il Sangue, il Suolo e lo Spirito.

Il titolo dell’articolo è “Non ho mai visto il mare”, ed è vero visto che non ho mai sentito l’esigenza di andare in ferie in località marittime, e anche se potrebbe celare qualche piccola malignità dell’autore, della serie “Questo non solo il mare non ha mai visto…” oppure “Questo ha l’apertura mentale di un talebano”, è un titolo azzeccato e basato su una mia stessa affermazione: non ho mai vissuto il mare, e non ne sento il bisogno, essendo un Lombardo coi piedi ben piantati per terra e amante di laghi, colline e montagne della mia regione. Naturalmente, non avrei alcun problema a visitare Liguria, coste venete o Romagna, si capisce.

Non sono un amante del sole, del mare, dell’ammmòre e della cianfrusaglia da itaglione stereotipato; il mare non fa parte della Cultura e dell’esperienza lombarda, così come non fa parte della Cultura alpina elvetica, austriaca, bavarese e via dicendo.

Un handicap? Direi proprio di no. Io so nuotare e non ho paura dell’acqua, ma al mare preferisco i miei fiumi, i miei laghi, le mie pozze orobiche alpine, i miei torrenti dagli antichi nomi indoeuropei. Anche questo è identitarismo.

Questa mitologia del mare fa un po’ parte del lavaggio del cervello Mezzogiorno-centrico italiano, che prevede abbondanti dosi di pizza, spaghetti, sugo di pomodoro, esaltazione dell’olio d’oliva a scapito dei “barbari” derivati del latte, ‘o sole e ‘o mare, e melodrammi napoletani per farci credere tutti quanti uguali, da Bolzano a Pantelleria. L’Italia esiste, è innegabile, ma è variegata, e solo rispettando l’Identità di tutti senza più appiattimenti sub-culturali si può pensare di far funzionare uno stato italiano, ovviamente etno-federale.

Ma il mare, notoriamente, è anche il simbolo del relativismo, dell’annientamento, dell’annullamento dell’individuo tra i flutti del nichilismo contemporaneo, e di un certo libertinaggio promiscuo ed edonista che vuole estirpare la moralità della Tradizione per travolgere i Popoli col conformismo, e dunque lo sprezzo o l’indifferenza per ogni vero valore degno di essere vissuto sino in fondo.

Non odio il mare concreto, quello che circonda buona parte d’Italia e, isolandola, la rende unica e irripetibile, ma stigmatizzo il “mare mentale” che non è altro che il dilagante nulla che invade la scatola cranica della moderna gioventù europea occidentale.

Altro discorso è la sfera amorosa: all’epoca ammisi tranquillamente di non aver mai avuto relazioni sentimental-sessuali, e che mi frega? L’importante è essere eterosessuali e cercare una compagna di vita europea, meglio ancora se italiana, sperando di trovarla e di poterci costruire assieme una famiglia. Se poi comunque mi fidanzassi con qualcuna non starei qui a coinvolgerla in queste diatribe virtuali.

Uno, l’uomo qualunque, pensa che viaggiare, sguazzare in acque salate e copulare sia la ricetta per non chiudersi in sé stessi e diventare “razzzishdi, nazzzishdi, uait paua”; ma forse qualche deficiente pensa davvero che se io andassi al mare e mi piacesse, viaggiassi in lungo e in largo e “scopassi” come un riccio cambierei Weltanschauung? Sarei l’uomo più miserabile della Terra ed inoltre è una palese aberrazione perché c’è chi ha le mie stesse idee ma ha una vita sessuale di coppia, o una famiglia, e viaggia tranquillamente.

Insomma, sono le solite balle dell’armamentario sinistroide o liberale di chi vuole demonizzare gli identitari perché tendono ad uscire dal coro dei pecoroni irregimentati. E così magicamente diventiamo psicopatici, repressi (meglio se omosessuali), ripieni di perversioni (coprofagia e satanismo acido magari), alcolizzati, drogati, emarginati e chi più ne ha più ne metta.

Se siamo noi ad evadere diventiamo nemici pubblici numero uno, se invece lo fa qualche scrittore “illuminato” è un atto d’amore per la cultura (quale?), e così ogni capriccio radical-shit diventa una moda da imitare.

Mi ritengo disadattato? Nella misura in cui ripudio le schifezze moderniste anti-identitarie e anti-tradizionaliste, assolutamente sì: non mi sento figlio di questi tempi di… buona donna, e non mi conformo in maniera supina agli usi e costumi occidentali che hanno ridotto gli Europei a larve che vivono cibandosi della spazzatura proveniente da Oltreoceano.

Ringrazio quindi chi ha voluto occuparsi di me, al di là dei propri intenti, e per aver garantito visibilità alle mie idee e al mio movimento di allora, e vorrei spronare tutti quanti la pensano come me ad uscire allo scoperto e ad unirsi alla battaglia etno-nazionalista, senza vergognarsi di nulla perché chi, su questa Terra, si deve vergognare e sotterrare, è l’agente internazionalista della globalizzazione, che ci vuole tutti uguali, bastardi, plagiati, imbecilli e buoni solo per rimpinzare il mercato solleticando i bassi appetiti umani.

I pennivendoli vogliono raffigurarci ora come pazzi scatenati ora come fenomeni da baraccone? Facciano pure. La Verità è dalla parte degli identitari e sempre, quando sorge qualcuno con idee forti, nascono trasversali alleanze di mediocri per abbatterlo. Non dico sia il mio caso, per carità, non mi ritengo un genio o un eroe, ma è certamente il caso storico di uomini di indubbio acume ed indubbia levatura che nella loro vita si sono circondati solo di insipidi nemici.

Le onde del mare globalista, universalista, pluralista, multirazzialista, relativista e nichilista che ci vogliono travolgere ed inghiottire, si infrangono sugli scogli della Natura dura e pura e della ferrea Volontà socialista MA nazionalista.

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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3 risposte a L’intervista a “il Post”

  1. Dario ha detto:

    Bell’articolo. Purtroppo personalmente pur avendo idee simili alle tue, per me non dovrebbero più esistere nazioni, ma una confederazione unita con governo centralizzato di stati europei, non riesco ad essere sempre coerente nella vita di tutti i giorni. A volte penso che non abbia molto senso vivere per degli ideali, magari per te sono giusti e ti si calzano perfettamente, ma a me vanno stretti, perché tra il mio benessere e l’ideale scelgo il primo.

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    • Paolo Sizzi ha detto:

      Le nazioni, se sono nazioni, esistono da millenni. Ripensare gli stati, questo sì, ma attenzione al centralismo: se diventa robaccia come la Ue è pattume anti-identitario. L’Italia ormai esiste da millenni, da quando è stata unificata col Sangue da popoli come Italici, Etruschi, Romani. Io, a prescindere dalla politica, difendo questo: l’etno-cultura, e la realtà identitaria. E cerco anche di conciliare il mio benessere all’ideale. Per me il benessere rientra nella difesa della propria Identità, altrimenti la mia esistenza sarebbe svuotata di significato e mi ridurrei ad un automa.

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  2. Paolo. G. ha detto:

    Bravo, ben detto! A testa alta impavido!

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