Il gentil futuro d’Italia

Non sono molto incline alla vita spirituale religiosa (dico religiosa, perché la vita culturale è anch’essa spirituale), probabilmente perché la trafila cattolica mi ha stomacato, ma appare chiaro che quando si viene a parlare di Spirito è contemplata anche la sfera religiosa tipica del popolo in questione.

Al netto del cristianesimo, cattolico nella fattispecie, questo discorso non può che essere indirizzato alla religiosità italica e romana tradizionale, che unisce l’Italia con grande onore e prestigio e la caratterizza anche grazie alle sfumature regionali. Ad esempio, al Nord si dovrà tenere conto della religiosità celtica, ligure e venetica, al Centro di quella etrusca, a Sud di quella greca. Sfumature che non devono sembrare dispersive e frammentanti ma invece arricchenti, perché l’Italia è proprio caratteristica per via della sua varietà locale.

Il collante naturale è dato dalla gentilità italo-romana, che accomuna tutte le contrade italiane. Una gentilità che contrariamente a quanto qualcuno comunemente crede non è mediterranea ma indoeuropea (per quanto essere mediterranei significhi essere comunque europei, si capisce; lo strato mediterraneo antico è parte integrante dell’Europa, e non ha nulla a che vedere col Levante).

La sostituzione del cattolicesimo in Italia va effettuata dal paganesimo romano, la religione tradizionale di cui lo stesso cattolicesimo s’è impregnato per potere trionfare in Europa, edificando le proprie chiese sulle rovine dei templi romani e greci; a ben vedere, depurando il cristianesimo romano dalla componente ebraica non rimarrebbe altro che il filtro greco-romano grazie a cui esso s’è insinuato in Europa corrompendo e pervertendo le glorie italiche a proprio uso e consumo.

Pensate alla ritualità, al calendario liturgico, alle festività, ai santi e alle madonne, alla gerarchia clericale, ai gesti, al lessico, alla teologia, alla solarità cristologica dello stesso Gesù (un Ebreo europeizzato alla fin fine), e scoprirete un pozzo di rimandi ai culti tradizionali precristiani, di squisito sapore ario-romano.

Lo stesso capo della Chiesa, per dire una nota banalità, viene chiamato pontefice, riprendendo un titolo della romanità pagana.

La Chiesa ha fatto man bassa della gentilità, saccheggiandone riti, ricorrenze, ruoli, calendario, e ha pure camuffato gli antichi dei con i santi e le madonne, rivestendo il falegname nazareno con le solari vesti delle deità indoeuropee uraniche.

Le liti tra identitari pagani e cristiani nascono proprio per questi motivi, poiché i cristiani hanno la scusa della greco-romanità per giustificare la propria religione, senza capire che il cristianesimo nasce come eresia dell’ebraismo e che in un secondo momento, dopo essersi radicato a Roma e aver “vinto” grazie alla complicità dei regnanti, s’è impregnato del paganesimo che è uscito sconfitto dalla lotta con il giudeo-cristianesimo. Ma si capisce, è una vittoria di cartapesta, frutto dei maneggi e degli intrighi tardo-imperiali per mere questioni politiche.

Nondimeno, alla religione romana si credeva sempre meno, mentre il cristianesimo poteva contare su una fanatica carica squisitamente mediorientale che spopolava tra il popolino e gli immigrati.

Un po’ come ora, in cui una Chiesa sempre più in crisi deve ricorrere a trucchetti come madonnine che piangono, miracoli, Padre Pio e altri insulti alla Ragione umana per cercare di tenere buone le masse europee più arretrate, ma che può contare su di un’arrembante ecumene extra-europea che può continuare a riempire chiese, seminari, oratori evitando il fallimento della Vaticano S.p.A.

Proprio per questo la Roma cristiana è terzomondista: la Chiesa ha un futuro solo investendo sul Sud del mondo, e poco importa se questo comporti il genocidio silente e “democratico” di coloro che sopportano da 2000 anni lo strapotere clericale.

Sono del parere che l’antidoto a questo scempio stia nelle fresche e giovani forze identitarie pagane o comunque con forti simpatie per le religioni tradizionali di stampo indoeuropeo. Non dobbiamo continuare a commettere il fatale errore di confondere l’Europa con l’eresia ebraica crociata, che andrebbe rispedita al mittente, assieme ai barconi colmi di allogeni. La Ragione va d’accordo col mondo classico, non con quello abramitico.

O vogliamo forse continuare a votare i nostri destini ad un dio straniero opprimente che nulla ha a che vedere col genuino Spirito europeo? Smettiamola con le acrobazie di certi cristianucci che le inventano di tutti i colori pur di de-semitizzare Gesù e la sua religione. Che abbraccino senza riserve la loro fede e la piantino di inquinare il dibattito identitario con le loro fisime! O si è cristiani coerenti o si è patrioti europei e nazionalisti. Delle due l’una.

Il futuro dell’Europa è l’etno-nazionalismo, e la sua carica spirituale e culturale non può che essere quella gentile che attinge alle vere radici religiose del nostro Continente, principalmente a quelle indoeuropee italiche, greche, illiriche, celtiche, germaniche, slave, baltiche e così via. E quando parlo di etno-nazionalismo non intendo la statolatria ma la salvaguardia delle peculiarità etniche di ogni (macro)regione europea, senza ridurre il tutto a diatribe tra centralisti, federalisti o indipendentisti.

L’Italia è lo spazio naturale della gentilità italo-romana, dove cioè il Sangue e il Suolo si nobilitano ulteriormente grazie alla Tradizione ario-italica che vede i nostri Padri protagonisti nell’opera di unione etnica, culturale, spirituale e territoriale della Penisola italiana. Essi idealmente cedono il testimone a noi, in questa opera, e noi abbiamo il diritto e il dovere di continuare il loro lavoro al fine di assicurare un roseo futuro identitario alla nostra Nazione. Senza micro-sciovinistiche beghe regionali, perché l’etno-federalismo italico garantisce il rispetto di tutte le peculiarità locali ma al contempo irrobustisce l’unità nazionale di un Paese benedetto, ormai da 4000 anni, da un glorioso retaggio mediterraneo, indoeuropeo, romano e (anche se molto meno) germanico.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2015/01/il-gentil-futuro-ditalia.html

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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