Il concetto di “Lombardia”

Il concetto di Lombardia è oggi ristretto a quella che è a tutti gli effetti una regione artificiale creata da Roma, troncone di una regione storica originariamente ben più ampia.

L’attuale Lombardia si riduce al cuore, se vogliamo, di quella che nel Medioevo era una regione che andava dalle Alpi Occidentali a quelle Orientali e che racchiudeva la sovrapposizione della Langobardia alla precedente Gallia Cisalpina. “Lombardia” del resto non è che la contrazione di “Longobardia”.

Anche la Toscana faceva parte del Regno Longobardo, essenzialmente concentrato nel Centro-Nord, e in alcuni documenti medievali si può notare l’etnonimo “lambardo” riferito ai signori germanici incastellati nel contado delle città precipue. Sappiamo però bene che il coronimo “Lombardia” si è affermato nel Nord, e soprattutto nella parte occidentale di questo, tanto che chi si spostava dall’area transalpina alla nostra era solito dire “Vado in Lombardia”, e non “Vado in Italia”.

La Toscana all’epoca era Tuscia e col crollo del Regno Longobardo divenne, come il Nord, parte del Regno d’Italia medievale, ma perse l’etichetta longobarda/lombarda. Nonostante questo, va detto, fu forte l’insediamento longobardo nella regione toscana, certo più forte di quanto fu in Emilia o in Liguria.

Sicché la designazione lombarda rimase appannaggio, primariamente, del nord-ovest, anche perché nel nord-est andava affermandosi Venezia, il potere bavarese in Tirolo e il Patriarcato del Friuli nella più estrema area orientale. Capite bene però quanto sia poco sensato chiamare “Lombardia” regioni come Piemonte, Liguria, Emilia e attuale Lombardia, quando l’area più germanizzata d’Italia è certo quella nord-orientale, con l’assai longobardo Friuli.

Peraltro, il coronimo longobardo/lombardo nasce dai Bizantini, e non dai Longobardi, in quanto distinguevano i territori settentrionali sotto il loro controllo (la Romandiola, oggi Romagna) da quelli sotto il controllo dei discendenti di Alboino (la Langobardia). Inoltre (pare scontato, ma forse non troppo), l’eredità germanica in Italia è ovunque minoritaria, al di là dell’Alto Adige, e non è esattamente il massimo designare un territorio romanico con un’etichetta nordica. Eguale giudizio ho sulla Francia, che meglio sarebbe designata se tornasse all’etnonimo gallico.

La mia stessa idea di Lombardia è mutata nel tempo, prima della svolta italianista. Inizialmente comprendeva, oltre all’attuale regione, territori linguisticamente lombardi (Svizzera italiana, VCO, Novara, Trentino ovest), con l’Emilia (tutta), la Lunigiana, e territori piemontesi orientali; successivamente si è estesa a tutto il Piemonte (con la Val d’Aosta), escludendo la parte terminale dell’Emilia al di là del Panaro e la Lunigiana (in pratica il bacino imbrifero del fiume Po); infine ha abbracciato quella che era Austria longobarda, ossia il nord-est ad eccezione delle coste, del Tirolo meridionale e del Goriziano sloveno (che poi sarebbe italiano).

Oggi invece, dopo adeguato ridimensionamento dell’area comprendente il Bergamasco (terra natia), per “Lombardia” o meglio ancora “Insubria” intendo il territorio linguisticamente definibile come lombardo, ossia la regione attuale senza gli Oltrepò, Novarese, Verbano-Cusio-Ossola e Svizzera italiana. In aggiunta, si potrebbero comprendere Trentino occidentale lombardofono, Valsesia e l’area oltrepadana che va da Tortona a Piacenza, sebbene linguisticamente emiliana. Ma per qualcuno, come è risaputo, l’emiliano non è che un ramo del lombardo.

Sono questioni, quelle dei confini etnografici, che rischiano di diventare un guazzabuglio arbitrario dove ognuno dice la sua, senza cavare un ragno dal buco; per questo, oggi, tendo appunto a ridurre il territorio lombardo essenzialmente a quello insubrico, con annessi territori diciamo pure periferici come quelli transabduani, che però non possono certo essere definibili come veneti.

In queste faccende si deve tenere conto del sentimento regionale stesso delle popolazioni interessate: che risposte riceverei dicendo a gente di Verona, Modena o Cuneo che è lombarda e che dovrebbe sottostare a Milano? Credo mi prenderebbero (come già accaduto) a male parole. Senza contare il fatto che i Longobardi, da cui il coronimo lombardo deriva, sono arrivati fino all’alta Calabria e anche in altre zone d’Italia (Toscana, Umbria, Marca Fermana, Sannio, Daunia, Vulture) hanno discretamente inciso.

Inutile anche estrarre la propagandistica Padania, in aree settentrionali fortemente intrise di italianità e di nazionalismo (pensiamo al Triveneto).

L’Italia è quello che mette d’accordo tutti e che anzi è più sentita al Nord che al Sud, basti pensare a cosa si è inteso per “Italia” a partire dal Medioevo post-longobardo.

Pertanto, continuo tranquillamente a designare come lombarda la mia regione, ma penso che l’etnonimo insubrico la definisca meglio, e che quello lombardo sia arbitrario, parziale e approssimativo: “Lombardia” deriva dai Longobardi, e allora buona parte dell’Italia potrebbe definirsi lombarda, a rigor di logica, così come l’antica Gallia si definisce Francia. Ricordo inoltre a chi non lo sapesse che il Bergamasco faceva parte dell’area celto-ligure golasecchiana e che non i Cenomani, bensì i Galli insubrici colonizzarono il nostro territorio.

La cosa importante, comunque, è difendere tutte le Identità che contraddistinguono la mia Patria: quella bergamasca, quella lombardo-insubrica, quella gallo-italica, quella italiana, quella (indo)europea, al di là delle entità amministrative. Ed è l’invito che faccio a tutti gli Italiani, affinché non ci si divida troppo su questioni regionali e campanilistiche ma si badi al sodo esaltando il Sangue, il Suolo e lo Spirito italici ed europei in ogni loro declinazione.

Ave Italia!

http://www.ereticamente.net/2014/12/il-concetto-di-lombardia.html

Advertisements

Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Il Soledì, Lombardia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Il concetto di “Lombardia”

  1. Dario ha detto:

    Volevo riportarti una considerazione che avevo fatto riguardo al territorio della Lombardia (regione attuale) ed il Veneto. In pratica mi sembra che in Veneto ci sia molta più omogeneità linguistica (tolte le inflessioni locali) mentre in Lombardia non ci sia, il milanese mi pare assai diverso dal bergamasco. Cosa ne pensi?

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      In Veneto s’è imposta la koinè veneziana alla fine (a Trento e Verona nel Medioevo si parlava una lingua affine al lombardo); quella milanese solo ad occidente, per via dei ben noti fatti di Maclodio. L’italiano regionale di Bergamo sembra proprio a metà strada tra Milano e Venezia, come ben rilevava Sanga. Ciò nonostante il lombardo orientale rimane un dialetto gallo-italico, mentre il veneto è più italo-romanzo (del resto i Venetici erano italici, non celtici).

      Mi piace

  2. Daniele ha detto:

    La regione Lombardia, come tutte le altre, è stata creata dalla monarchia piemontese, tant’è che il primo ad abolirle fu il Duce. Se continui ad usare Roma e l’aggettivo romano a sproposito, è ovvio che i tuoi vecchi amici padani non abbracceranno mai la romanitas.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      L’attuale “Regione Lombardia” è stata istituita nel 1970, dunque trattasi di invenzione romana. Prima esistevano solo province, quindi mi chiedo cosa avrebbe mai abolito Mussolini. Forse non è chiara una cosa comunque: io non sono un fascista e della “romanitas” di cartapesta di Mussolini me ne faccio ben poco.

      Mi piace

      • Daniele ha detto:

        Nel 1970 hanno reinserito, con pochi cambiamenti, le regioni che furono abolite da Mussolini. I confini delle attuali regioni sono da imputare in gran parte a Casa Savoia.

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Prima del 1970 le “regioni” non avevano che fini statistici. Le prime ad essere istituite furono quelle a statuto speciale nel dopoguerra. Mussolini casomai ha istituito nuove province.

        Mi piace

      • Daniele ha detto:

        Comunque la sostanza di quello che sto dicendo è che confondi il centralismo “romano” con quello giacobino di ispirazione francese, di cui la monarchia sabauda e la destra liberale si fecero portavoci in Italia. Lo Stato italiano è tutt’altro che romano o romanesco.

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Siamo ben lontani dal serio federalismo etnico, italiano. Questo stato è centralista, decisamente romano in senso capitolino (“Roma Capitale” unica trovata “federalista” rimediata coi governi legaioli) e decentrato verso Sud, basti pensare agli statali che notoriamente sono tutti o quasi di origine meridionale. Lo stato italiano deve essere riformato in senso federalista, ma sul serio. O non si verrà mai a capo degli eterni dissidi tra regioni.

        Mi piace

      • Daniele ha detto:

        Scusa eh, ma pure a Roma gli statali sono tutti di origine campana. Continuo a non capire perchè chiamarlo “romano” (o romanesco) questo Stato. Fu creato nella forma moderna dai piemontesi ed è amministrato dai meridionali: che c’entrano i romani? Già i cattolici usano questo aggettivo a sproposito, se ti ci metti pure tu che ti definisci “identitario”…

        Mi piace

      • Paolo Sizzi ha detto:

        Ma non lo uso mica in senso dispregiativo amico. Lo uso in senso realistico. Questo stato è centralista e romano, perché la capitale è a Roma. Inoltre Roma è capitale del cinema e dello spettacolo e anche questo influenza lo stato, così come gli stessi media, in cui l’italiano romano prende il sopravvento su quello toscano. Centralismo romano è un dato di fatto, con indubbie conseguenze negative. E proprio perché identitario auspico che la situazione possa cambiare in senso federale. Altrimenti tra 50 anni saremo ancora qui a questionare su queste faccende.

        Mi piace

  3. Luke T ha detto:

    Mi dispiace ma non esiste nessun popolo italiano, un friulano non ha nulla in comune con un calabrese, regioni come il trentino o l’emilia romagna non hanno nulla in comune con la calabria o la sicilia. Sarebbe come unire la svizzera o l’austria nello stesso paese con la grecia, non avrebbe nessun senso.
    Il Nord Italia (Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino, Friuli) deve costituire una nazione indipendente. Condividiamo la stessa origine linguistica (celto/gallo italica), formiamo un popolo geneticamente distinto allo stresso modo dei francesi/inglesi/spagnoli, abbiamo lo stesso livello di IQ (l’IQ più alto d’europa insieme alla germania, svizzera, austria, e olanda), lo stesso sviluppo economico (l’area piu industrializzata d’europa insieme alla germania occidentale), abbiamo una storia e tradizioni in comune, e siamo geograficamente parte della stessa regione con confini geografici molto definiti, delimitata a nord dalle alpi e a sud dall’appennino. Esistono al 100% i presupposti per un nazione autonoma.

    Mi piace

    • Paolo Sizzi ha detto:

      Seguendo il suo ragionamento: un friulano cosa avrebbe in comune con un ligure? Un romagnolo con un valdostano? Un valtellinese con uno del Polesine? Se lei afferma che non esiste alcun popolo italiano perché a sua detta latita un sentimento comune di appartenenza, mi potrebbe spiegare dove vede il comune senso d’appartenenza (storico, non inventato da Bossi) tra “padani” quando non è mai esistita un’entità politica che comprendesse tutte le genti del Nord? Se mai fosse esistito uno spirito d’appartenenza tra Alpi occidentali e orientali e tra Alpi e Appennino oggi saremmo uno stato autonomo, avremmo una lingua comune, saremmo certo distinti e riconosciuti come tali a livello internazionale rispetto al Centro-Sud. Invece non è accaduto nulla di tutto questo, proprio perché le radici dell’italianità non sono un’invenzione garibaldina ma affondano nella storia preromana e romana. Io e lei stiamo dialogando in lingua “padanese” o italiana? Sorvoliamo sul paragone Austria-Grecia che non ha nulla a che vedere con la situazione Nord-Sud nostrana: lei mette sullo stesso piano la dicotomia tra Settentrione e Mezzogiorno con l’abisso che passa tra popoli germanici ed ellenici, che senso ha? Come ho scritto in questo articolo si può parlare di Lombardia, di Lombardia etnica, di Grande Lombardia perché esistono sicuramente tutta una serie di caratteristiche in comune ma tirar fuori la “nazione lombarda” è del tutto fuori luogo. Una nazione esiste o non esiste, non la si inventa a tavolino perché necessita di comune senso d’appartenenza, e il Nord Italia non ha nulla di straordinariamente aulico, elevato, nobile e condiviso come l’Italia romana che seppur divisa ha conservato nei secoli la memoria della propria primogenitura tra le nazioni romanze.
      Il concetto di Italia è millenario, quello di Padania e affini ha solo vent’anni, spiace a me per lei. Per tutto il resto c’è l’etnofederalismo che io propugno e difendo.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...