Vocaboli celtici e germanici del bergamasco

Bergamum

Bergamum

Il lessico bergamasco è molto interessante da un punto di vista etimologico poiché, soprattutto se arcaico, presenta un discreto numero di lemmi celtici e germanici.

È interessante rintracciarli e compararli ad altre lingue galliche e germaniche per notarne la parentela e la comune derivazione da un termine originario indoeuropeo.

Naturalmente, il grosso dei lemmi bergamaschi è di origine latina, e quelli germanici ammontano a circa due centinaia.

Sono vocaboli inerenti la vita di tutti i giorni, antica, permeata di Identità e Tradizione, guerra, spiritualità, agricoltura, allevamento, di sapori rustici e genuini profondamente legati alla Natura. Alcuni termini sono espressivi, peggiorativi, di coloritura negativa, come avviene con quelli di origine germanica, sintomatici dei difficili rapporti che potevano essere intercorsi tra indigeni e invasori nordici, nei primi tempi, ma soprattutto di vocabolario umile e quotidiano.

Parlare, scrivere e preservare le nostre loquele lombarde significa proseguire la Tradizione, quasi continuare la discendenza, poiché è un atto di fedeltà alle nostre radici celto-romanze e (meno) germaniche, e a chi ci ha tramandato la sacra linfa vitale, il Sangue (indo)europeo.

È un vero peccato che il bergamasco sia oggi modernizzato e annacquato, perché così molti vetusti lemmi sono finiti inesorabilmente nel dimenticatoio, in attesa di essere ripescati e riportati in voga da qualche linguista di buona volontà.

Voglio presentare ora, a mo’ d’esempio, una lista di termini celtici e germanici tratti dal bergamasco, non solo cittadino ma anche orobico; lo faccio traducendoli e accostandoli a lingue al lombardo imparentate a livello di substrato e superstrato, oppure laddove possibile citando la concreta derivazione che nel nostro caso non può che essere la lingua leponzia (una varietà celtica delle Alpi), gallica, gotica, longobarda e in taluni casi francone o teutisca.

Il ligure, tradizionalmente considerato mediterraneo e anariano, potrebbe invece essere indoeuropeo, relativo ad uno strato più arcaico del celtico o del latino.

Molti di questi vocaboli si ritrovano con variazioni minime anche negli altri dialetti lombardi, a riprova della comune origine gallo-italica di superstrato, soprattutto, longobardo.

Abresiàs: rattristarsi, vedi tedesco abbrechen, “abbattere”.

Aldegadìsia: infingardaggine, da *ald, “servo”, lemma longobardo.

Arènt: vicino, dal celtico *ar-.

Àres: sorgente, vedi celtico var-, “acqua”.

Badòfia (o gadòfia): zuppa, brodaglia, dal longobardo *bisoffjan, vedi basgiòt.

Baga: otre, vedi inglese bag, forse una voce di origine celtica; da ricordare anche il baghèt, la tipica cornamusa bergamasca.

Bala: palla, dal germanico balla.

Balànder: miserabile, vedi germanico wallender, “vagabondo”.

Balcarèla: altalena, dal germanico *balk, “trave”.

Balòss: birbone o furbacchione, dal nome del dio celtico della morte Balor.

Banca: panca, dal germanico *bank.

Banda: parte, dal gotico banda.

Baössa: bava, e per estensione “ciancia”, dal latino volgare bauscia a sua volta dall’antico alto tedesco *bausa, “cattiveria”.

Bar: montone, dal celtico. Berì vale “agnellino” e barbisa, nel gergo dei pastori, “pecora”.

Bara: carro per trasporto di grossi carichi, dal germanico *bāra, “bara”, e in senso lato “grosso carro”.

Barba: zio paterno scapolo, dal longobardo barbaz.

Bàrech: steccato, vedi gallo-romano bersium, “siepe, recinto”.

Barisèl: birbante, dal latino medievale barigildum, una voce di origine longobarda di etimo incerto (forse “torre fortificata”), indicante il capitano di giustizia, e prima ancora il suo palazzo.

Barù: briccone, dal longobardo baro, “uomo libero”.

Basgiòt: marmitta, recipiente, dal longobardo *bisoffjan, “inzuppare il pane”.

Bèdola: betulla, fitonimo di origine celtica.

Béga: lite, gotico bega.

Bèna: carro di montagna, dal celtico benna.

Bér: contadino, vedi tedesco Bauer.

Berciàl: cappellaccio da mandriano, sembra collegarsi al germanico *berkan, “abbaiare” ma anche “sbraitare” (vedi toscano bercio, “grido sguaiato”).

Bèrla: bernoccolo, evoca un celtico *ber- che indica “elevazione, altura”, qui usato in senso figurato di “rigonfiamento”.

Bernàs: paletta raccogli-cenere del camino, vedi tedesco brennen, “bruciare”. C’è anche bernìs, “cenere ancora calda”, da un latino-germanico *brunisia, vedi brasca.

Beschisiàs: bisticciarsi, dal longobardo *biskizzan, “ingannare”.

Biéda: bietola, vedi germanico blaud, “molle”.

Bigarla (o bigaröl): grembiule, vedi tedesco biegen, “piegare”.

Bignù: brufolo, bitorzolo (vedi anche bignòca), dalla radice germanica bug, “cosa curva”; in antico alto tedesco bungo vale “tumore”. Forse trattasi di prestito entrato in germanico dal celtico.

Bindèl: cencio, dal longobardo binda, “striscia”.

Biöm: vedi blösen, voce accostabile al tedesco Blum, “fiore”.

Biót: ignudo, dal gotico *blauths.

Bisöl: alveare, vedi irlandese bech, “ape”, da una radice proto-indoeuropea.

Blach: pallido, smorto, dal longobardo *blaihh, “giallognolo, biancastro”.

Blösen: tritume di fieno, dal longobardo blosem, “fiore”.

Bóga: ceppo ai piedi, pastoia, dal longobardo bauga, “anello di ferro”.

Bògia: ventre grosso, vedi tedesco Bauch.

Bór: abbaiare, dal longobardo burrjan, “stanare la selvaggina coi cani”.

Bóra: tronco, parrebbe voce mediterranea ma in irlandese troviamo borr, “oggetto tondo, rigonfiamento”.

Bórda: maschera di cartapesta di una personificazione della nebbia, forse derivato dal dio celtico Borvo/Bormo, divinità della salute associata alle fonti termali (dalla radice celtica *boru-, “gorgogliare”).

Bordelér: brulichio chiassoso, dalla voce celto-germanica bord, tugurio fatto d’assi (cfr. bordèl).

Bordonài: alari, da una voce germanica in *bord-, col senso di “reggere, portare”.

Bòs: montone, vedi irlandese bocc.

Böss: piffero, vedi francese bois, “legno” (germanismo). Forse vale anche per béssola, “zangola”.

Böt: pollone, dal francone bouton.

Bradèla: asse su cui si inginocchiavano le lavandaie al fiume, dal longobardo *pretil, “assicella”.

Braghér: imbroglione, dal celtico braca, “calzoni”, indumento celto-germanico.

Brasca: brace spenta, vedi voce germanica brasa.

Brata: legna minuta, dal celtico brath, “sterpame”.

Bréch: rupe, dal celtico brig-, altura. Dal significato analogo bréghegn, che indica un luogo brullo e sterile, una grillaia.

Bréda: campo coltivato, dal longobardo braida, “pianura aperta”.

Bréga: tavola di legno, voce celtica, vedi tedesco Brett.

Brègn: casa diroccata, dal celtico breg-, “rottura” e meglio ancora brig- e bren-, “luogo scosceso, rupinoso”.

Brentì: pompa per la vite, dall’indoeuropeo *bhrendh- , “fonte, scaturigine”, sarà voce celtica.

Brévia: ponticello di legno, dal celtico briva, “ponte”.

Broadüra: bollitura, dal longobardo breowan, “far bollire, fermentare”.

Brodgà: lerciare, dal francone brodh, “brodo”.

Brofadèl: grumo della polenta, vedi tedesco Tropfen, “goccia”.

Brögna: obitorio, camera mortuaria, dal germanico brun, “scuro”, col significato di “luogo oscuro”, forse incrociato con l’alto-tedesco (o longobardo) brunja, “corazza, armatura”. Il significato di “camera ardente” potrebbe far pensare anche al gotico branjan e alto-tedesco brinnan, “bruciare”.

Brondóss (a): in gran quantità, “a fiumi”, dal celtico brond-, “scorrere in avanti”, riferito a corso d’acqua.

Brös-cia: spazzola, dal germanico *bruskaz, “arbusti spinosi, boscaglia”.

Brügh: erica, dal celtico bruc.

Brügalècc: luogo desolato e fuori mano, dal celtico brog-, “territorio, brughiera”.

Bülo: gradasso, dall’alto tedesco bule, “amico intimo”.

Burù: turacciolo della botte, dal longobardo *boro, “succhiello”.

Cambrèta: piccolo arpese, vedi gaelico cambraid, uncino.

Camìsa: camicia, direttamente dal celtico essendo tipico indumento dei Celti.

Chigassa: scoria di ferro, vedi tedesco giessen, fondere.

Ciòca (o ciocàl/a): campanaccio, da una voce tardo-latina di origine celtica clocca, da cui anche baciòch, “batacchio”.

Ciöf: ciuffo, dal longobardo zupfa.

Còrna: roccia, vedi bretone corn, “rupe”.

Crèna: fessura, voce celtica.

Cridà: piangere strillando, da voci onomatopeiche germaniche di tradizione celtica.

Cròpa: pelle di bue acconciata, vedi celtico croin, “cuoio”.

Dasa: ramo di abete, voce di origine celtica indicante un tetto di rami per coprire baracche di montagna.

Despiglàs (): trarsi d’impaccio (letteralmente “disimpigliarsi”), dalla radice indoeuropea pik-.

Drèss: tordella, vedi medio alto-tedesco drossel/droschel e tedesco antiquato Dressel, “tordo” (in tedesco corrente è Drossel).

Edrèta: ghiacciaio, vedi scozzese eidhre, “ghiaccio”.

Èrbor: albero, etimo certamente latino, ma forse incrociato col celtico ervo, “campo”.

Fassöl: fazzoletto, dal longobardo fazz(j)o, “cencio, pezzo di tessuto”, accostabile ad un antico germanico fazzil, “fascia, legame”.

Fèrsa: morbillo, da una voce germanica alpina fersse, indicante “esantema”.

Födra: federa, in longobardo significa “sacco imbottito di piume”, quindi “cuscino”.

Futa: stizza, vedi tedesco Wut, “furore, impeto”.

Gaiòfa (o guèfa): saccoccia, tasca, dal longobardo wiffa, “piccolo involto”.

Galavèrna: concrezione ghiacciata, da un composto celtico alpino *galav, indicante il freddo.

Ganf: crampo, dal longobardo krampf, che vuol dire anche “granchio”.

Garb: aspro, acerbo, dal longobardo harwi.

Gass: bosco bandito, da voce longobarda gahagi.

Gatì (o gatìgol): solletico, richiama un germanico *kitilo o *kutilo (tedesco Kitzel) a partire da una base ghit-.

Gèba (o ghèba): nebbia, vedi scozzese ceoban.

Ghéda: grembo, dal vocabolo longobardo gaida, “punta di freccia” che rimanda al gherone, un pezzo di stoffa a punta su di un abito, e quindi a “grembo”.

Ghèl: centesimo/centimetro, sembra accostabile al tedesco Geld, “oro”.

Ghidàss: padrino, voce gotica, forse *gudaz?

Ghìndola: arcolaio, vedi tedesco winden, “girare”.

Ghislù: bacca del mirtillo, da un celtico *glastos, “verde”, alludente ad una pianta presente sulle Alpi e usata  in antico per tingere (glastum).

Gnèch: arrabbiato, fa venire in mente il tirolese Schnegge, “lumaca”, e quindi evoca qualcosa di viscido, mogio, lamentoso.

Gnòch: gnocco, dal longobardo knohha.

Gram: gramo, si ritrova nella medesima forma nel tedesco antico, col significato di “crucciato”.

Grata: grappolo (d’uva), da una voce germanica antica *krap/krapf, “uncino, cosa adunca”, da cui in senso lato “supporto, cosa che tiene”, riferito allo “scheletro” cui sono attaccati i chicchi d’uva.

Grébegn: luogo sassoso, voce di origine indoeuropea.

Grèpola: cicciolo di maiale, dal longobardo *griuba.

Grignà: ridere, da un tema germanico in grin- di tradizione celtica.

Grima: donna energica e risoluta, accostabile al tedesco grimm, “feroce, fiero”.

Gröpia: mangiatoia, dal longobardo kruppja.

Guad: glasto (vedi ghislù), dal longobardo waid.

Guada: rete da pesca quadrata, dal longobardo *wada. 

Guàita: guardia, vedi antico alto tedesco wahta.

Imbrombà: inzuppare, ma anche plagiare/lavare il cervello, da una voce onomatopeica celtica.

Inzacarada: pozzanghera, dal longobardo *zahar, “goccia”.

Irna: edera, a cui Antonio Tiraboschi attribuisce etimo celtico.

Lama: palude, in gotico è “piscina”.

Lapa: lingua, da un verbo longobardo slappon, “divorare, inghiottire”.

Lifròch: pitocco, vedi longobardo leffur, “labbro animale”.

Ligòss: bighellone, vedi celtico lig-, “pigro”.

Ligurù: ramarro, vedi gaelico luachair.

Lóbia: ballatoio, dal germanico lauba, “portico”.

Lögia: scrofa e per estensione prostituta, vedi gaelico liugach, “persona deprecabile”.

Macà: fanciullo, figliolo, vedi irlandese mac.

Magóss: giunco, Tiraboschi richiama il celtico morg-, “acqua stagnante”, magari incrociato con *magos, “piano, campo”.

Magù: ventriglio dei volatili, dal longobardo magō, “gozzo”.

Marasca: strega, dal longobardo masca.

Marca (): annotare, dal germanico marka, segno confinario.

Margnöch: testardo, da mahr, cavallo, e knohha, “gnucca” ossia “testa”, voci longobarde.

Margnüf: sornione, riprende la voce lombarda bargnif, “diavolo”, forse germanica?

Marossér: sensale di cavalli, dal longobardo mahrsloz.

Massér: colono, da un latino barbarico massa, “casa di campagna, podere”, cfr. francese maison e bergamasco masù, “casa”.

Mélsa: milza, dal longobardo milzi.

Mòta: quantità di latticini, ricorda il tedesco Matte, “latte rappreso, separato dal siero”.

Nàves: sorgente, può trovare una connessione col celtico *nava, “conca fra monti”.

Nìstola: fettuccia, dal gotico nastila, “nastro”.

Osdèl: gigante, sembra riprendere il tedesco antico hohsedal, “trono, scranno elevato”.

Pàissa: esca, da un lemma longobardo facente parte il linguaggio della falconeria.

Palcia: fanghiglia, dal celtico baltbolt.

Paröl: paiolo, dal latino volgare *pariolum, di origine celtica.

Pata: pezza, dal longobardo paita, “abito”.

Péss: cima acuta di montagna, vedi tedesco Spitz.

Pigòta: ragazzetta, ma anche bambola di pezza di probabile tradizione longobarda.

Piò: aratro, dal germanico *plog, in latino medievale ploum (vocabolo introdotto dai Longobardi).

Plòch: grosso sasso, da una voce germanica *bloc con rotazione consonantica longobarda p.

Pòta: vulva, dal germanico pot, “contenitore”.

Prand, pé de: dal nome del re longobardo Liutprando, sistema di misurazione medievale. Il nome Liutprando è un composto formato dal germanico *leudi, “popolo” e brand, “spada”.

Ranf: uncino, medesimo etimo di ganf, “crampo”.

Rapa: ruga, dal gotico rappa.

Rebuldù (a): a rotoli, dal gotico valtjan, “rivoltarsi”.

Réch: ricco (in bergamasco si usa maggiormente sciòr), dal longobardo rīhhi, “potente”.

Redusa: mulinello d’acqua, acqua che corre rapidamente, vedi gallese rhedu, “correre”, e rhed, “corsa”.

Resbaldìs: rifrancarsi, dal francone bald, “audace”.

Rie (o rève): da una voce longobarda *wribi, “raspatura, pettinatura” (riferito al lino), voce simile all’italiano rebbio, “punta della forca”, che probabilmente si riferiva in origine ad una sorta di pettine con i denti di ferro.

Rinà: franare, vedi torrenti in rin-, con voce idronimica celtica.

Röfa: forfora, dal longobardo hruf.

Rösca: corteccia, dal celtico *rusk, “scorza d’albero”.

Ròss: gregge, mucchio, dal longobardo (bi)hroff(jan), “accalcare”.

Ròsta: inferriata, dal longobardo *hrausta, “fascio di frasche”.

Rözzà: spingere, vedi gaelico ruathar, “assaltare”.

Ruch: collina, dal celtico ronc.

Sala: sala, dal longobardo sala, “edificio ad una sola stanza, dimora”.

Sapèl: apertura nella siepe, dal longobardo *zippil, “estremità appuntita”.

Sbréch: sbeccato, dal longobardo brehhan, “rompere”.

Sbrinzà: avere diarrea, vedi germanico brint, “fontana”.

Sbroét: bollente, dal germanico bruwejan, bruciare.

Sbrofà: irrorare, vedi tedesco Tropfen, “goccia”, già incontrato.

Scafa: bacheca, dal longobardo skaf, “ripiano in legno”.

Scalabrì: agile, vedi gaelico sgail-breige.

Scamà: rubare, longobardo skamara, “furto”.

Scàndole: assicelle per tetti, vedi tedesco schinden, “scorticare”. Si confronti anche col lemma schintù, “spuntone, scheggia”. 

Scarcaià: scatarrare, espettorare, da una radice germanica, con valore onomatopeico, *hrak, *krak.

Scarpà: lacerare, dal longobardo spahhan, “fendere”.

Scàrsola (o scròssola): stampella, dall’antico alto-tedesco krukja, lo stesso che dà anche l’italiano gruccia o croccia.

S-cèt: ragazzo, figlio, dal gotico slaihts, “schietto”.

Schéna: schiena, direttamente dal longobardo skena.

Schérem: soccio, bestiame in custodia, da skirmjan, “custodire”, longobardo.

Schersà: scherzare, dal longobardo skerzan.

Schinèl: pezzo di legna da ardere, dal francone slaitan, “schiantare”.

Schirpa: corredo da sposa, longobardo skirpa.

Schita: sterco di volatile, voce germanica, forse gotica.

Scòss: grembo, dal longobardo *skauz. Scossàl è il grembiule.

Scagna: sedia, dal longobardo skranna, “panca”.

Scöd: riscuotere, dal longobardo skuld, “debito”, usato anche come “riscattare” (scöd la fam = sfamarsi).

Scür: imposte, dal longobardo skūr, “protezione”.

Sélter (o sìlter): soffitto a volta, tipico di antiche costruzioni rustiche bergamasche, forse dal longobardo scild, “scudo” (vedi inglese shelter, “riparo, rifugio”).

Seriöla: canale d’irrigazione, dal termine celtico *sarrius, riferito anche al fiume Serio, “scorrere”.

Sgarla: parte della gamba, dal celtico garra.

Sghingà: spuntare, dal longobardo *skinko, “coscia, stinco”.

Sgnèpa: beccaccino, vedi tedesco Schnepfe.

Sgrafa: artiglio, dal longobardo hraffon, “strappare con violenza”.

Sgrìsoi: brividi, vedi bretone skrij.

Sguanza: guancia, da wankja, “(parte) curva”, longobardo.

Sguarà: spandere liquido, dal celtico var, “acqua”.

Sìnguen: Zingaro, vedi tedesco singen, cantare.

Slàper: Tedesco, ma letteralmente “divoratore”. Un tempo si usava anche bilòfer per indicare un immigrato germanico protestante (ovviamente dal cognome Bilhofer).

Slèpa: schiaffo, vedi tedesco Schlappe.

Slissà: scivolare, dal longobardo slita, “sdrucciolio”.

Smargài: espettorazione, dal celtico morg-, “acqua putrida”.

Sòch: ciocco di legna, ceppo, dalla voce del tedesco antico schoc, “fascio, mucchio”, da cui derivano anche i verbi choquer, “urtare”, in francese, e forse sbaciocà, “scuotere, sbatacchiare”, in bergamasco, che più probabilmente si riannoda a ciòca (vedi voce).

Sòi: mastello, vedi gaelico soire.

Solèngh: tetra ansietà, da sul, “solo” + suffisso germanico -ing.

Söpa: zuppa, dal longobardo supfa.

Spana: spanna, dal longobardo *spanna.

Spiör: prudere, vedi tedesco spüren, “provar sensazione”.

Squatarà: radere al suolo, vedi tedesco zertreten.

Stafa: staffa, dal longobardo *staffa.

Stèch: legnetto, bastoncino, dalla radice germanica *stic.

Stinch: stinco, da *skinko, “coscia”, longobardo.

Stòch: stocco, parte di legno, da *stok, “ceppo”, longobardo.

Stöch: stucco, da stuhhi, “crosta, intonaco”, longobardo.

Stónda: malumore, nel senso di “luna storta”, accostabile al longobardo stonda/stunda, “breve spazio di tempo”.

Stongarda: steccato, da stodigard, “recinto per cavalli”, longobardo.

Storada: seccatura, noia, fastidio, dal longobardo stauran, “disperdere, disturbare”.

Strach: stanco, da *strak, “stanco, esausto”, longobardo.

Strich: restiera, briglia, da strihha, “striscia”, in longobardo.

Strigòss: cenci, ma anche vagabondo, dal germanico *straupijan.

Strobià: pulire casa, dal longobardo straufinon, “levare strusciando sopra”.

Strossà: strozzare, da strozza, “gola”, in longobardo.

Struss: stronzo, da strunz, “sterco”, in longobardo.

Suga: susta, molla a spirale, dal longobardo soga, “corda”.

Tacla: gracchio, dal longobardo tahhala.

Tacù: toppone per bambini, vedi bretone takon, “pezzo”.

Tamàcol: gonzo, dal celtico tamach.

Tamba: spelonca, vedi gaelico tamh, “abituro”.

Tamìs: setaccio per la farina, dal gallo-romano tamisium.

Tanf (o tanfa): tanfo, da *tampf, “vapore”.

Tapa: schiappa di legno, accostabile al francone tappo.

Tata: babbo, vocabolo nato dall’incrocio tra il celtico tad e il gotico atta.

Tègia: tettoia, termine assai ricorrente nei microtoponimi bergamaschi e lombardi, da un gallo-romano *tegia o *attegia, “capanna/o”.

Ternegà: puzzare fortemente, dal longobardo ternigo, “stordito”.

Tòch: pezzo di stoffa, dal longobardo toh.

Tóma: caduta, da una voce germanica in tom- significante perdita di equilibrio.

Tràpola: trappola, dal longobardo trappa.

Trigà: arrestare, vedi inglese to trig, “mettere in riga”.

Tröcà: urtare col capo, dal gotico thruks, spinta. Esiste anche la voce ströcà, “spremere”, che potrebbe derivare dal longobardo thrukkjan.

Trunà: tuonare, evoca il proto-celtico *Toranos, termine da cui deriva il teonimo del dio celtico del tuono Taranis, associato anche al culto solare.

Vandöl: valanga; in  islandese esiste la voce vöndull che significa “mucchio”, ma in realtà il lemma orobico ha più a che fare col celtico vindo-, “bianco”.

Zàngola: zangola, dal longobardo zainja, “cesto”. Il termine bergamasco più comune per questo arnese è comunque béssola (vedi böss).

Zèca: zecca, dal longobardo zekka.

Concludo questa rassegna ricordandovi che nelle montagne bergamasche i pastori comunicavano tramite un loro gergo specifico, chiamato gaì (che qualcuno vuole far derivare dal germanico gawi, “villaggio”, oppure dal pan-ariano *ghaidos, “capra”), il quale presenta una grande quantità di voci, a noi profani, incomprensibili o quasi, che potrebbero essere antichissimi residui di voci di origine retica, celtica e germanica (o anche prestiti basso-medievali dal tedesco meridionale, dovuti al contatto con pastori di area bavarese-austriaca, come fràula, “donna”, , “sì”, flàis/flèis, “carne” ecc.).

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Informazioni su Paolo Sizzi

Lombardo, Italiano, Europeo per Sangue, Suolo, Spirito.
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